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Ed ecco, precipite, nei morbidi capelli suoi d’argento nella personcina svelta e serena, che la Cannovale, la mia professoressa di latino e greco al liceo torna viva e non con il “suo” Orazio, ma recando tra braccia incrociate un altro grande poeta romano: Lucrezio. Noi, sedute sui banchi, tornate fanciulle, la ascoltiamo recitare l’inizio del […]

Ed ecco, precipite, nei morbidi capelli suoi d’argento nella personcina svelta e serena, che la Cannovale, la mia professoressa di latino e greco al liceo torna viva e non con il “suo” Orazio, ma recando tra braccia incrociate un altro grande poeta romano: Lucrezio.
Noi, sedute sui banchi, tornate fanciulle, la ascoltiamo recitare l’inizio del libro secondo del De Rerum Natura. E morbida, carezzevole, dolce è la sua voce che ci fa quasi assopire: ” Suave mari magno… “. Uno zefiro in esametri che culla il cuore e l’anima.
Sì un passo stupendo che ben racconta come mi sento oggi che la mia amatissima Cecilia, dopo la sua – e mia – odissea nei mari agitati dai mostri marini e dalle erinni furiose, ha quasi toccato la riva del riposo (e della pubblicazione). Vabbè Benedetta, via, non tutti conoscono la Cannovale e Lucrezio per molti è il nome di un liceo romano. E allora non in latino lo riporto qui per tutti quel passo stupendo di poesia pura e subito senza perdere altro tempo vado a cominciare: “È dolce, quando sul vasto mare i venti turbano le acque, assistere da terra al gran travaglio altrui, non perché sia un dolce piacere che qualcuno soffra, ma perché è dolce vedere di quali mali tu stesso sia privo” Ed è solo l’inizio della meraviglia!

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