“Ecocene” nasce dal desiderio di riscoprire il legame profondo che unisce la mente umana e la vita della Terra; in un’epoca segnata da crisi ambientali e disconnessione, è un invito ad un viaggio tra biologia, psicologia ed ecopsicologia, per capire come i principi dell’ecologia possono guidarci verso nuovi stili di vita più armonici. Tramite teorie come la Panarchia Ecologica e la Biosemiotica, e dodici semplici esercizi da fare nella natura, “Ecocene” ci ricorda che non dobbiamo riconnetterci con l’ambiente: ne siamo già parte, ci serve a ricordarci della nostra appartenenza alla biosfera, riscoprendo il senso di equilibrio e cura e che ci lega a tutto ciò che vive.
Perché ho scritto questo libro?
Ho scritto Ecocene come risposta al bisogno profondo di ricucire il legame tra noi umani e la Terra. Dopo aver studiato per anni processi psicologici, biologici ed ecologici, ho sentito il desiderio di offrire un percorso semplice e autentico per ritrovare l’equilibrio e l’appartenenza al mondo vivente: “Ecocene” si radica sulla mia esperienza come formatore e coach, e su solide basi scientifiche, per avvicinare il più possibile il pubblico e questi principi, e contribuire ad una nuova era.
ANTEPRIMA NON EDITATA
“Sara si stava recando al lavoro, consapevole di essere tra le poche fortunate ad aver trovato un buon posto subito dopo la laurea conseguita l’estate scorsa; orgogliosa del suo bel voto. Lei aveva tutto, stipendio e contratto, una comoda stanza in affitto vicino ai trasporti pubblici, una relazione amorosa stabile e duratura, amicizie che erano praticamente una seconda per lei. Ma qualcosa la turbava, non riusciva a godersi appieno le sue gioie, fortune e meriti, ma perché? Da quando negli ultimi anni di liceo si era unita ai movimenti ecologici mondiali aveva sviluppato una forte coscienza ambientalista, persino il suo posto di lavoro lo aveva scelto dopo aver letto delle loro politiche sulla sostenibilità. Eppure, sentiva che società, cultura e specie avanzavano con passo spedito verso il baratro, che a lei e ai suoi figli, se ne avesse voluti, sarebbe toccato un futuro di stenti, di catastrofi ambientali, di guerre per le scarseggianti risorse. Nessuno sembrava accorgersi che stiamo procedendo verso un burrone, e chi se ne è accorto ha deciso che non può farci nulla, trascinato dalla massa, e allora ha deciso di godersi il viaggio finché durerà. Proprio come faceva lei, sveglia, colazione, lavoro, panino con i colleghi, lavoro, casa, cena, film e libro, finché durerà. Nel suo profondo sentiva che l’umanità ed il mondo con sé fossero condannati, e questo la rattristava, aumentando il suo senso di colpa ogni volta che si sbagliava a buttare un tovagliolo, tenere la luce accesa più del dovuto, od una lunga doccia ogni tanto. Ormai è tardi.”
Il presente in cui viviamo, sotto molti aspetti è incerto, a volte può persino sembrare di vivere in una prolungata agonia, in un’infinita transizione tra diverse epoche, laddove ci è chiara la fine di un’era ma non riusciamo a comprendere ancora bene la nuova epoca che si sta affacciando all’orizzonte. Questo comporta le insicurezze ed incertezze che sembrano dominare quasi ogni aspetto della vita della nostra specie oggi, dalla cultura alla società, dall’economia alla politica. Siamo ben consapevoli che è arrivato il tempo di fare delle scelte importantissime per il nostro presente e futuro, scelte obbligate, ma siamo anche consapevoli che queste scelte ci porteranno verso un futuro ignoto, qualcosa che coscientemente non abbiamo mai fatto prima; il rinnovamento del patto tra la nostra specie ed il pianeta Terra, che ci ha offerto le condizioni per sopravvivere, vivere ed evolverci in quanto organismi viventi.
Eppure, abbiamo abusato di questo dono, riducendo a brandelli la nostra casa, portando danni incommensurabili ed alcuni irreparabili purtroppo. Nei millenni della nostra evoluzione e crescita culturale e scientifica ci siamo convinti di essere superiori alla natura, di essere organismi trascendenti dalla natura animale, dubitando anche della nostra appartenenza alla biosfera, fino a sviluppare una logica distorta che ci ha convinto che la biosfera ci appartiene di diritto e che quindi possiamo farne ciò che ci pare e piace.
Allo stesso tempo, grandi menti ed anime, di ogni continente in ogni epoca della nostra breve storia hanno espresso l’importanza del mondo naturale, della nostra connessione con il creato, su quanto sia importante vivere in armonia con tutto il resto della vita in questo pianeta. Ma questi richiami giusti e saggi si sono perduti nelle nebbie della storia, riposti sui polverosi scaffali delle librerie e biblioteche di atenei ed università per l’uso e consumo di menti accademiche e del mondo della ricerca, ma fin troppo distanti dalle sale dei bottoni dei governi mondiali, e soprattutto lontani dalle case, dalle menti e dai cuori dei miliardi di esseri umani.
Non c’è bisogno di tuffarsi nelle onde dei millenni di filosofi, pensatori e scienziati; per ora basta guardare al turbolento XX secolo, specialmente la carismatica e profonda biologa americana, Rachel Carson, la prima a lanciare l’allarme scientifico sulla necessità di salvaguardare il nostro pianeta e che ha dato un forte impulso al movimento sia umanistico che scientifico che echeggia le sue parole, lanciando molteplici appelli e avvertimenti. Da questa scintilla sono nati i movimenti “Verdi” sia nella società civile che nella politica, sono nate organizzazioni di fama mondiale come Greenpeace o il WWF, si sono sviluppati partiti politici come araldi dell’ambiente e della natura, si sviluppano opere di filosofi come Shepard e molte altri che riconoscono nel comportamento umano verso la natura una sorta di follia clinica, osserviamo nuove correnti scientifiche come l’ecopsicologia coniata da Theodore Roszak, si affermano discipline come la biosemiotica tramite le ricerche di Hoffmeyer, Kull e Von Uexkull, e vediamo che il campo delle neuroscienze ci dimostra i benefici dell’affiliazione con la natura. Nonostante ciò, per qualche motivo oscuro, fatichiamo ancora ad apportare i cambiamenti necessari, come se l’esistenza stessa della nostra specie non fosse a rischio. Qui ci tengo a sottolineare della “nostra specie” non del pianeta come sostengono alcuni. La nostra roccia blu che ruota nel sistema solare è molto più resiliente della nostra fragile vita. Ha passato milioni di anni coperta di fuoco, poi di ghiaccio, colpita da asteroidi e cataclismi di ogni sorta, eppure si è sempre rigenerata, trovando le risorse per reinventarsi, e probabilmente lo farà ancora molte nel futuro, imparando a rigenerarsi anche dall’antropocene, a prescindere dai danni che siamo capaci di fare.
Un altro paradosso è che oggi abbiamo tutta la scienza e la tecnologia necessarie per porre rimedio ai danni che abbiamo fatto agli ecosistemi terrestri; dai potenziamenti fotovoltaici come risorsa energetica a tutti gli studi, ricerche ed applicazioni sull’utilizzo delle fonti rinnovabili, processi di economia circolare, modelli di società sostenibili e rigenerative. Ma da moltissimi anni possiamo vedere l’avanzare dell’Overshoot Day (la data quanto le nostre società consumano più risorse di quante ne fornisce il pianeta. Nel 2024 è successo ad agosto, nel 2023 a settembre e via dicendo.)
Dobbiamo ammettere che siamo terrorizzati, e quando abbiamo paura i nostri istinti ci dettano delle reazioni condizionate, che ironicamente sono nella nostra natura animale; una delle possibili reazioni è la lotta, ma ci sono anche altre opzioni istintive come la paralisi o la fuga, e qui “fuga” può essere intesa come negazione. Non ci servono studi sociologici e psicologi per comprendere come soprattutto tra i più giovani serpeggia una specie di rassegnazione verso un inevitabile futuro distopico; infatti, possiamo ben vedere la crescita di un movimento cospirazionista che nega l’esistenza della crisi climatica, un movimento che è riuscito ad entrare in diverse cancellerie e palazzi di potere delle nostre società. Ignoranza? Stupidità? O forse malvagità? Non saprei, ma non possiamo negare la possibilità dell’estinzione della nostra specie come risultato delle nostre azioni.
La sensazione di incertezza ci sprona istintivamente a cercare certezze, ovunque esse siano, e nel nostro caso specifico queste certezze si trovano nel passato, nei modelli disfunzionali politici ed economici che ci hanno portato fino a questo punto; pertanto, vediamo una parte consistente dell’umanità ansiosa di far ritorno a quel passato, un passato fatto di forza, di violenza, di tribalismo frammisto con un forte individualismo, insostenibile per il nostro pianeta. Come se fosse una specie di colpo di coda di un drago morente.
Dai primi scritti di Rachel Carson negli anni 30, fino alla nascita e crescita dei movimenti ambientalisti fino all’affermazione di diverse figure professionali che si definiscono ecoterapeuti è cambiato molto poco. Eppure, qualcosa si sta muovendo, molte persone richiedono sempre a più gran voce prodotti sostenibili, investimenti pubblici nelle fonti rinnovabili, nuove strategie agricole, manifatturiere e di pianificazione urbana che siano sostenibili, si richiedono maggiori investimenti sulla ricerca per trovare soluzioni al degrado ambientale. Un ottimo segno, ma non è abbastanza, seppur leggermente rallentata la marcia verso il baratro continua, ed alcuni danni sono ormai irreparabili. Ci sono isole equatoriali che si sono già rassegnate alla certezza che da qui a poco verranno inghiottite dai crescenti oceani; in qualche paese si sta già pianificando lo spostamento di intere città verso località meno vicine alla costa. Anche se sottovalutato, alle radici di alcuni dei conflitti armati odierni troviamo il controllo delle scarseggianti risorse idriche. Lo scioglimento dei ghiacciai che nel breve termine porta alluvioni distruttive e nel lungo termine promette siccità e desertificazione. La crisi climatica non è un rischio per il futuro ma è già qui, e se da un lato possiamo adoperarci per riparare alcuni dei danni fatti, dobbiamo prepararci a convivere con alcuni aspetti di questa crisi, avviando fin da subito le azioni necessarie che possono rigenerare la biosfera ed i nostri ecosistemi. Dev’essere un progetto a lungo termine, che richiede cambiamenti e sacrifici alla generazione odierna a beneficio di quelle future, per dar vita al processo di rigenerazione.
La domanda principale è; perché tutta la ricerca e letteratura generata in questi ultimi decenni ha avuto un impatto così limitato sulle nostre società e politiche? La risposta è molto semplice; tutti questi modelli, teorie e scoperte troppo spesso parlano soprattutto ad un pubblico che è già d’accordo sul fatto che bisogna fare qualcosa, l’utenza è già sensibile a questi temi ed è pronta ad investire le proprie risorse per comprare quel libro (elettronico o di carta riciclata), partecipare ad un seminario od una formazione, Inoltre, esiste anche una diffusa credenza che sostenibilità e rigenerazione siano un lusso che possono permettersi in pochi.
Da un lato abbiamo una marea di dati scientifici e ricerche che solamente una nicchia è capace di comprendere ed assimilare, poiché richiede qualifiche o almeno qualche tipo di studio in questi campi; dall’altra parte abbiamo movimenti che hanno associato l’ecologia ad una sorte di pseudo-spiritualità, appropriandosi di dubbie tradizioni antiche decontestualizzando la cultura di provenienza; la natura romanticizzata come una specie di arcadia perfetta e la benevolente madre natura, che spesso sfocia in espressioni come alcuni eco-villaggi, che certe volte possono assumere la parvenza di rifugi per scappare dalla società e dai nostri doveri come partecipanti alla biosfera.
Per questo bisogna trovare una quadra, rendendo sia l’approccio scientifico, che l’approccio allo sviluppo e crescita personali, accessibili ad un pubblico più vasto possibile. Gli strumenti per mettere in pratica la sostenibilità e la rigenerazione non ci mancano, quello che ci manca è la mentalità e questa può nascere tramite l’informazione e l’istruzione, e questo è lo scopo principale di questo Ecocene, fondere insieme nozioni semplici e fondate su dati empirici, e processi di crescita, sviluppo e apprendimento personale, per favorire la rinnovata affiliazione con il mondo che ci circonda.
Commenti
Ancora non ci sono recensioni.