Arden Fayr si era sempre definito abbastanza normale, ma lo avrebbe fatto ancora per poco e, di sicuro, non dopo gli incredibili avvenimenti che gli avrebbero cambiato la vita di lì a qualche giorno, tra cui la misteriosa scomparsa del suo vicino di casa.
Ma andiamo con ordine. Quella sera di agosto in cui ha inizio questa storia, un vento caldo entrò dalla finestra socchiusa, accompagnato dal dolce suono delle onde del mare che si infrangevano sulla riva. Arden si sedette sul letto, spense la lampada sul comodino e si distese, osservando il soffitto in legno scuro. Si passò una mano tra i suoi capelli castani, corti e sempre un po’ ribelli, e chiuse gli occhi, ma proprio in quel momento accadde qualcosa che catturò la sua attenzione. Oltre la finestra sentì voci in lontananza, poi un colpo sordo su una porta… e infine un cigolio. Si alzò e, incuriosito, osservò al di fuori tra le ombre della sera. A pochi metri di distanza, oltre la staccionata del giardino, c’era la casa del vicino, il signor Benton Smith. Il signor Benton era un uomo a modo, giovane e con capelli castani lunghi e ricci. Arden non sapeva di cosa si occupasse o che lavoro facesse, ma questo poco importava. Era anche lui appassionato di lettura e spesso gli prestava alcuni libri o si intratteneva a chiacchierare di storie e mondi fantastici mentre innaffiava il giardino o potava le siepi, lontano da sguardi indiscreti. Non riceveva mai ospiti e da una certa ora della sera nessuna luce o rumore provenivano dalla sua casa.
Fu proprio questo avvenimento insolito a cogliere l’attenzione di Arden quella sera. Sotto il porticato d’ingresso, due figure avvolte in mantelli scuri stavano osservando il signor Benton, che faceva capolino sulla soglia tenendo una candela accesa in una mano. Arden strabuzzò gli occhi, convinto di non aver visto bene e si sporse in avanti per ascoltare.
«Salute a te, amico» disse uno dei due.
«Presto, entrate» rispose a bassa voce il vicino.
I due entrarono e l’uomo, dopo un rapido sguardo a destra e sinistra, li seguì chiudendo la porta alle spalle. La curiosità era troppo grande per lasciare correre. In tutti quei mesi, una simile stranezza non si era mai vista da quelle parti!
Arden si diresse in corridoio in punta di piedi, dando un rapido sguardo alla camera da letto dei genitori. La luce era spenta. La sua corporatura minuta, inoltre, giocava a suo favore perché rendeva il rumore sulle assi in legno del parquet appena percettibile. Scese le scale, aprì la porta d’ingresso e corse scalzo lungo il giardino. Un’altra onda si infranse sulla riva e una folata di vento mosse le foglie degli alberi, che frusciarono al suo passaggio. Superata la staccionata, si acquattò sotto la finestra del signor Smith. Dall’interno provenivano le voci degli sconosciuti e Arden protese l’orecchio, in ascolto. Quello che stava parlando aveva una voce profonda. Arden sollevò la testa e osservò la scena da sopra il davanzale. Il salotto era immerso nel buio e solo la candela del signor Benton illuminava l’ambiente.
«Volete forse dirmi che…» sentì dire dal vicino, che era chino sul tavolo.
«Dobbiamo fare presto, credo che qualcuno ci abbia seguito» disse lo sconosciuto più alto.
Il signor Benton si portò una mano alla bocca, mentre la candela illuminava un piccolo tavolo al centro della stanza sul quale era appoggiata una grossa pergamena.
«Ne sei sicuro?»
«È così» disse l’uomo alto.
«Ma che buio c’è qua dentro?» disse l’altro sconosciuto.
Arden notò che era di bassa statura, quasi quanto quella di un bambino. Uno scherzo dell’immaginazione dovuto al buio, di sicuro.
«Avanti, un po’ di luce, per mille stelle!» disse saltando sul tavolo.
«No, potrebbero vederci!» disse il signor Benton.
«E allora?» replicò l’altro, poi toccò il lampadario al di sopra del tavolo. «Come funziona già? Bisogna dargli fuoco?»
«Per l’amor del cielo, no!» disse Benton rizzandosi in piedi. «E non credo sia un bene fare tutto questo baccano a quest’ora, qualcuno potrebbe insospettirsi!»
«Ha ragione, Nibbo» disse l’individuo alto. «Dobbiamo essere prudenti»
«Ah, e va bene» rispose l’uomo basso con uno sbuffo di disapprovazione. «Almeno una soffiola mi sarà concessa!»
Con un gesto rapido della mano, tirò fuori dalla tasca un oggetto che iniziò a fluttuare sopra le loro teste, brillando di una delicata luce giallognola.
Arden spalancò gli occhi. Magia!
«Tornando a noi…» disse l’uomo alto. «Verdalia e il Sidhe potrebbero essere in pericolo»
Verdalia? Sidhe?, si domandò Arden corrugando la fronte.
Il vicino li osservò, poi corse fuori dalla stanza e tornò con piccoli quaderni e una sacca in cui iniziò a mettere tutto dentro alla rinfusa.
«Se è come dite, dobbiamo sbrigarci» disse infine.
Proprio in quel momento, qualcosa sfiorò la caviglia di Arden. Si voltò di scatto, urtando un vaso che cadde con un tonfo sordo.
«Chi è là?» grugnì l’ometto basso.
Arden si buttò a terra, il cuore in gola. Il gatto del signor Smith balzò fuori dal buio, miagolando, e saltò sul davanzale.
«Oh, è solo Felix!» disse il vicino con una nota di sollievo nella voce.
«Ecco, io… credevo… ma che strano animale è questo?»
«Sarebbe meglio andare ora» disse lo sconosciuto alto.
Pochi istanti dopo, la porta si aprì e le tre figure uscirono. Procedettero a passo spedito e si diressero verso il grande albero al centro del giardino, che si stagliava come un’ombra scura nella sera. L’uomo alto sollevò una mano verso l’albero, e accadde qualcosa che lasciò Arden senza parole. Udì un lungo scricchiolio, come di legno vecchio che si piega, e il grande albero iniziò a muoversi. Le radici si contorsero nel terreno, strisciando ai lati come serpenti finché, alla base del tronco, si aprì una cavità nera. L’erba si inclinò verso di essa e, nel giro di pochi istanti, comparve una piccola scala di terra e foglie. Arden osservò, incredulo. Gli scalini scendevano a chiocciola attorno al tronco, sprofondando nel buio.
Il vento si era fatto più intenso e il chiarore della luna illuminava di una luce tenue il giardino. L’ometto saltò sul primo gradino con un balzo agile e tese la mano verso il signor Smith in un cenno sbrigativo. Arden vide il vicino passargli la sacca, voltarsi un istante e poi seguirlo. L’uomo alto chiuse la fila. Quando fu sceso tanto da lasciar sporgere solo la testa dall’erba, agitò lievemente la mano. L’albero gemette ancora, le radici si mossero e l’erba si richiuse, cancellando ogni traccia degli scalini e dei tre uomini.
Arden non riusciva a credere a quello che aveva appena visto. Non solo quella sera erano comparsi due bizzarri sconosciuti, ma il signor Smith era appena sparito assieme a loro tra le radici dell’albero della sua casa. E non sapeva ancora che questo sarebbe stato soltanto l’inizio di una serie di strani avvenimenti.
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