Questo libro descrive alcune recenti e incredibili scoperte nel territorio più selvaggio degli immediati dintorni di Roma, l’Agro Prenestino-Tiburtino, in cui lunghi e profondi canyon, con cascate alte fino a 50 metri, sono scavalcati da enormi ponti-acquedotto romani.
Io e alcuni miei amici abbiamo individuato in questa zona tre cascate sconosciute o semi-sconosciute, tra cui una doppia cascata che si getta in una grotta, un misto di ambiente naturale e opera idraulica romana.
In questo libro troverete informazioni su come abbiamo scovato questi luoghi e come arrivarci, con l’avvertenza che si tratta di ambienti particolarmente impervi e di ecosistemi particolarmente delicati.
Questo libro descrive anche varianti più avventurose di itinerari già frequentati in zona.
Questo libro e’ il frutto di una meticolosa esplorazione di molte forre della zona durata tre anni, in cui ci siamo imbattuti in luoghi incredibili e in cui potrebbe esserci ancora altro da scoprire!
Perché ho scritto questo libro?
Ho scritto questo libro in qualità di esploratore e “sentinella del territorio” dell’area suburbana a est di Roma e con lo scopo di far conoscere un’area di eccezionale valore naturalistico e archeologico non ancora dichiarata parco naturale e minacciata da cementificazione e captazioni di acqua, con la speranza che si prenda coscienza del fatto che questa città non può andare nella direzione dell’ulteriore urbanizzazione.
ANTEPRIMA NON EDITATA
L’agro Prenestino-Tiburtino e’ un’area di eccezionale valore naturalistico ed archeologico, in cui profondi valloni, in cui scorrono torrenti che formano rapide e cascate alte fino a 50 metri, sono scavalcati da enormi ponti-acquedotto di epoca romana, noti come “giganti dell’acqua”.
Io e il mio amico Bruno Pastori abbiamo trascorso gli ultimi tre anni girando in lungo e largo una quantità impressionante di forre dell’Agro Polense, individuando luoghi che hanno persino destato l’interesse dei media nazionali e individuando tutti i possibili modi per accedere a questi luoghi.
In questo libro troverete sia varianti più avventurose di itinerari già noti e frequentati da tempo, che itinerari percorsi, o quantomeno divulgati, per la prima volta in maniera sistematica, dal sottoscritto.
Tra questi itinerari ci sono tutte le possibili vie per raggiungere luoghi fino a poco tempo fa totalmente sconosciuti, come la doppia cascata di Corcolle, quella di Passerano e quella grande dell’Acqua Rossa, che, grazie alla divulgazione che ne ho fatto sui vari social, sono state raggiunte da molti. In questa guida troverete tutti i possibili modi per arrivarci che io e il mio compagno di avventure Bruno Pastori abbiamo individuato.
Il Fosso della Mola di Pance, tra Gallicano e la borgata di Corcolle a Roma Est, e’ la più grande miniera d’oro per gli scopritori di luoghi segreti vicino Roma.
Si tratta di un fosso tra i più lunghi della zona, che per oltre due km e’ profondamente incassato, i pendii sono quasi verticali e pieni di vegetazione particolarmente intricata.
In questo ambiente cosi’ intricato e selvaggio si nasconde di tutto: il fosso non e’ scavalcato da nessun gigantesco ponte-acquedotto ma e’ caratterizzato da una elevata concentrazione di opere idrauliche romane, in particolare dighe e cunicoli.
Ed e’ stato proprio nel Fosso di Pance che io e il mio amico abbiamo scoperto il luogo più incredibile dei dintorni di Roma, secondo solo, forse, alla cascata dell’Olgiata.
In un angolo molto remoto di uno dei torrenti più inforrati dei dintorni di Roma, e in un punto molto complicato da scovare, si trova un luogo dove il torrente scorre in un stretta gola e si sdoppia, dando luogo a due cascate, una che si getta in una grotta e l’altra in un foro comunicante con la grotta (e accessibile dalla stessa), caratterizzato da altissime e incombenti pareti di tufo, e alla cui base c’e’ un condotto in cui l’acqua della cascata, alla sinistra rispetto al verso della corrente, confluisce ad altissima pressione per andare a finire chissà dove.
Questo luogo lo abbiamo scovato io e Bruno Pastori, dopo aver percorso la forra in lungo e largo, in parte via acquatrekking e in parte costeggiandola per campi e scendendo per tutti i pendii possibili.
I miei post sui social su questo luogo attirarono l’attenzione del noto divulgatore Luigi Plos, che venne con me a vederlo, portandoci anche Marco Placidi, presidente di “Sotterranei di Roma”, il quale avanzo’ l’ipotesi che il luogo fosse una diga romana.
Il luogo attiro’ pure l’attenzione di Canale 5 che venne con me e Luigi Plos a realizzare un servizio per il programma “L’Arca di Noe’”.
E ulteriori scoperte e sorprese in questa lunga forra potrebbero continuare a saltare fuori: pur credendo di averla percorsa nella sua interezza sia via acquatrekking che per campi, scendendo all’alveo per tutti i pendii possibili, continuano a saltare fuori ipogei, opere murarie ecc. distanti svariate centinaia di metri dalle dighe romane citate nei capitoli precedenti.
La gola di Ponte Lupo e’ il segmento più lungo della lunga gola del Fosso dell’Acqua Rossa e in questa gola si trovano la più grande arcata di ponte-acquedotto romano al mondo, il “gigante dell’acqua” di Roma est per eccellenza, e la cascata più alta del comune di Roma, alta ben 50 metri!
Ci sono tre possibili itinerari, da fare rigorosamente via acquatrekking, per raggiungere la cascata: da monte, dal ponte romano della Selciatella e da via Gallicanense passando attraverso un affluente del fosso dell’Acqua Rossa.
Il grande fascino dell’Agro Prenestino-Tiburtino e’ legato al fatto che lunghi tratti di forre, solo in parte raggiungibili tramite sentieri ufficiali, nonché una gran quantità di affluenti, sono totalmente inesplorati e, a motivo dell’intricatissima vegetazione, anche abbastanza complicati da esplorare.
E come scrisse Luigi Plos in un suo post, il sottoscritto e il suo compagno di avventure Bruno Pastori, hanno messo a punto uno schema per cui: “ti infili in un fosso qualsiasi (non ancora esplorato) dell’Agro Prenestino-Tiburtino e saltano fuori cascate e opere romane a iosa”.
In altre parole, l’Agro Polense è un territorio unico dove, chiunque abbia voglia e pazienza di combattere con rovi e arbusti, può diventare scopritore di luoghi segreti: nella peggiore delle ipotesi si torna a casa avendo scoperto resti di opere romane sconosciuti,
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