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Anni senza nome

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Consegna prevista Ottobre 2026
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“Anni senza nome” è uno scorcio del passato recente che lotta per non essere frainteso o dimenticato. È una raccolta di racconti scritta dal 2021 al 2024, con l’ultimissimo racconto arrivato a dicembre 2025. Parla in maniera fantastica di tre paesi in cui ho vissuto o vivo e che mi hanno formato come persona: la Francia, la Lituania e l’Italia, a cui pensavo non avrei mai fatto ritorno. I racconti tra di loro sono di generi diversi: si spazia dal racconto intimistico alla distopia passando tramite il racconto umoristico. L’unica cosa in comune è che i personaggi non hanno un nome. All’inizio la scelta è stata casuale, visto che nemmeno a me piace mettere etichette, ma poi questa è diventata una necessità per rendere più libera la lettura, immedesimandosi e immergendosi nella storia a prescindere dai ruoli di genere

Perché ho scritto questo libro?

Questo libro risponde a un mio bisogno di ricerca di senso che non riuscivo più a trovare in spiegazioni logico-razionali, che sono quelle secondo le quali vivo. La pandemia prima, la guerra in Ucraina e il genocidio in Palestina, poi, mi hanno spinto a cercare una via differente, unendo luoghi in cui ho vissuto con elementi fantastici e personali rielaborati, sperando che possano risuonare ed essere attuali anche per le altre.

Immagine di banner di Wild Atlantic Woman (Michela Strippoli)

ANTEPRIMA NON EDITATA

Italia

Piove. Piove ancora. Ha piovuto ieri, piove oggi e pioverà domani. È così che nella città a quadrato passa il mese di novembre. Un bonus per la nebbia. Ormai di nebbia vera, di quella che, come dicono gli anziani, si taglia con un coltello, non ce n’è più. C’è solo questa leggera foschia, smog misto ad umidità. Da quando la temperatura è aumentata di 2,5° C, ormai dieci anni fa, gran parte del Nord è diventato una jungla con industrie. C’è poco da fare. Da quando sono cambiati i venti e le spore si sono diffuse hanno attecchito ovunque: edifici in cemento, in vetro e acciaio, palazzi storici. Il problema è che le spore sono difficili da gestire: in una notte possono arrivare fino alla cima della Mole, come possono metterci trent’anni. Spore totipotenti dicevano i primi servizi sull’invasione verde. Nessuno sapeva ancora nulla di questo ma neanche adesso, dopo dieci anni, ci si capisce più di tanto. Si convive, ecco tutto. […]

Il Formicaio – Torino

Francia

[…] E poi, ancora, casa mia. Già lo so che i guardiani del politicamente corretto non si sono ancora ripresi dal fatto che ho osato dire che i neri e i maghrebbi menano. Certo che menano, soprattutto se pesi di più di quel che dovresti e la tua pelle è bianca. No, non li ho perdonati. O meglio, li ho perdonati per un po’, perché i miei mi hanno detto che era il sistema che li spingeva a fare così. Che io dovevo capire. Che io dovevo comprendere e lottare perché questo non accadesse più. E per un po’ me la sono fatta andar bene questa scusa penosa ma poi, crescendo, ne ho avuto abbastanza. Perché sempre io devo scusare gli altri e mai gli altri possono scusare me? […]

Haut les  cœurs– Strasburgo

Lituania

[…] Ho visto sfilare gli edifici del mio quartiere, chiamato A. Una volta era composto solo di un grande ospedale con poche case di legno sparse qua e là, mi raccontava mia nonna e il suo nome deriva dal fatto che si trova in cima a una piccola collina. Quando ero ragazza io c’erano già questi palazzi alti e grigi, un po’ tutti uguali. Accanto o al piano terra di quei palazzoni adesso ci sono tanti supermercati o negozi con luci abbaglianti pieni di cose che non mi posso permettere. C’è una strana dolcezza in quei brutti palazzi, o forse sono solo io che invecchio. Se hanno un negozio nuovo al pian terreno mi piace pensare che la facciata del palazzo sia come una faccia umana, magari di un vecchio signore dai mille occhi che sfoggia la dentiera nuova sorridendo a tutti.  Guardare i palazzi mi diverte e imparo cose sempre nuove che poi annoto sul quaderno. Se devo esprimere una preferenza, mi piacciono molto i vecchi palazzi decorati dai ragazzi. Per esempio, sulla via del parco dove sto andando adesso, c’è un condominio che trovavo particolarmente brutto: grigio scuro fuori con il numero 21 nero su fondo bianco sulla destra dell’entrata. Qualcuno è passato e il 21 è diventato un lupo che guarda la luna in un turbinio di scritte fluorescenti che non significano nulla, ma non importa. Nessun adulto avrebbe fatto niente del genere. Adesso il numero 21 è il mio palazzo preferito del quartiere.  Mi piace pensare che significhi che tutto prima o poi sboccerà, anche quando non ci si spera più. […]

A’ rebours – Vilnius

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Francesca Gennari
Emiliana di nascita, cresciuta europea, Pisa mi ha adottata ed è stato inutile opporre resistenza. Da sempre ascolto e racconto storie e mi interrogo sul mondo. Forse è per questo che la ricerca mi sembrava l’unica cosa che potessi fare da adulta. Curiosare tra libri, imparare, offrire alle altre una mia visione utile sui grandi temi di oggi: diritti fondamentali e nuove tecnologie, senza dimenticare il viaggiare in Europa e nel mondo per trovare risposte alle mie domande. Sembrava tutto perfetto. Forse troppo. La pandemia è stata una soglia. Ho compreso che la scrittura accademica non era il mio unico modo di raccontare il mondo, e quindi ho chiesto aiuto a una Francesca passata, che credevo non esistesse più. Dal 2021 ho ricominciato a scrivere per me e non ho intenzione di smettere.
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