Andrea ha 8 anni ed una passione per pietre e minerali che tiene nascosta. Quando un passaggio inatteso lo conduce in un mondo di cristallo, scopre un luogo affascinante e fragile, dove qualcosa di importante sta lentamente andando perduto. Per rimettere in equilibrio quel regno, Andrea dovrà intraprendere un viaggio che nessun bambino ha mai affrontato prima. Al suo fianco avrà due compagni molto diversi tra loro, insieme ai quali attraverserà paesaggi scintillanti e territori costellati di pericoli. Durante il suo viaggio incontrerà creature inattese e singolari, ma soprattutto affronterà sfide che metteranno alla prova la sua fiducia e determinazione.
Perché ho scritto questo libro?
Ho scritto questo libro perché mio figlio come tanti altri bimbi ama le storie, ma preferisce ascoltarle piuttosto che leggerle da solo. Quando arrivava il momento di andare a dormire, speravo che il racconto scelto piacesse anche a me, per poter essere davvero coinvolta nel momento della lettura insieme. E’ stato questo a darmi la spinta per scrivere una storia che piacesse ai bambini, ma che allo stesso tempo fosse interessante anche per chi legge a voce alta.
ANTEPRIMA NON EDITATA
Accanto ai lavatoi, leggermente spostato verso sinistra, si apriva l’ingresso di una grotta. Doveva essere stato ampio un tempo, ma alcune pietre erano crollate ed ora si poteva passare solo una persona alla volta. Andrea entrò lentamente, assicurandosi ad ogni passo che nessuna pietra si muovesse col rischio di fargli male. Le pareti della grotta erano umide, con sottili radici che pendevano dal soffitto come fili. Aveva fatto solo pochi metri ma già si trovava in mezzo al buio più completo.
Non aveva messo in conto che quel posto potesse essere così pauroso! Stava per uscire e si era già voltato quando la pietra della sua collana iniziò a vibrare, prima lievemente, poi sempre più forte; la prese in mano per guardarla e vide una minuscola luce al suo interno, come una piccola fiamma. Poi all’improvviso si illuminò, una luce azzurra che avvolgeva tutta la grotta. Le pareti tremarono, ed all’improvviso la terra sotto i suoi piedi scomparve.
Andrea chiuse gli occhi e fu come cadere in un sogno. Non sentiva più il corpo, né il peso, né il freddo. Solo luce ed un suono lieve, come campanelli lontani.
Quando li riaprì, lo circondavano alberi dai tronchi trasparenti, fiori di vetro colorato e laghetti che sembrano fatti di diamanti liquidi. Era in piedi su un sentiero di terra morbida, illuminato da una luce dorata che non sembrava provenire né dal sole né dalla luna.
“Dove sono?” sussurrò.
Fece un passo avanti ed un fruscio improvviso lo fece sobbalzare. Qualcosa, o qualcuno, si era nascosto dietro un cespuglio. Poi un altro movimento, più lontano. Un minuscolo drago lucente, lungo quanto il suo braccio, spiccò il volo con un colpo d’ali, lasciando una scia di fumo argentato.
Mentre ogni creatura che lo intravedeva fuggiva via, Andrea continuava a guardarsi intorno, confuso, il cuore che batteva forte.
“Non volevo spaventarvi…” disse, ma nessuno rispose.
Dove si era cacciato? Era un sogno?
Strinse la cassiterite al petto, ma ora non brillava più, pulsava piano, come se respirasse con lui.
Fu allora che sentì una voce, non veniva da fuori, ma dalla pietra che stringeva.
“Il Portale si è aperto. Il Prescelto è arrivato.”
Dalla foschia tra gli alberi emerse una figura. A prima vista sembrava una volpe di cristallo, ma troppo alta, troppo magra. Il suo manto era di un azzurro lunare, e lunghi fili di luce le scorrevano lungo la schiena come una criniera liquida. Aveva occhi dorati che scrutavano intensamente. Poi parlò:
“No… questo non è possibile.”
Andrea fece un passo indietro. La creatura avanzò con lentezza verso di lui “Tu… sei il Prescelto?”
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“Io? No, io mi sono solo perso…” rispose Andrea, mostrando la pietra come un talismano. “Questa pietra mi ha portato qui. Io…non so dove mi trovo. Voglio solo tornare a casa”.
La creatura lo fissò a lungo, poi piegò leggermente il capo da un lato, con un’espressione quasi divertita. “Un cucciolo d’umano, ma la Pietra del Varco non sbaglia mai.” Poi continuò: “La leggenda parlava di un prescelto dai mille poteri, di qualcuno che avrebbe riportato l’equilibrio nel regno. Non… di un bambino con le ginocchia sbucciate.”
Andrea arrossì ed abbassò lo sguardo.
La creatura si fermò davanti a lui. “Eppure… la pietra che porti al collo ti ha scelto. E allora…”
Si inchinò. “Benvenuto, Prescelto. Il Regno di Pietraluce è sull’orlo del silenzio eterno, e tu sei l’ultima luce prima che la magia svanisca.”
Andrea deglutì. Non sapeva cosa significasse tutto questo, le gambe gli tremavano.
La creatura si sollevò con grazia e si presentò:
“Io sono Miralen, Custode degli Inizi. Sono secoli che ti attendo, ti condurrò da chi ti parlerà delle prove che dovrai sostenere.”
“Prove?” chiese il bambino, con un filo di voce.
Miralen annuì lentamente. Il cielo sopra di loro sembrò oscurarsi appena, come se il mondo stesse ascoltando.
“Il Regno di Pietraluce è legato a cinque Pietre dell’Equilibrio. Quando furono forgiate, contenevano la linfa viva della magia: Saggezza, Coraggio, Forza, Verità, Fantasia. Ma ora, le pietre sono sparse, protette da antichi guardiani e dimenticate dal cuore degli abitanti.”
Si voltò verso una radura, con il solo sguardo fece disperdere la nebbia e cinque grandi archi di pietra si rivelarono, intrecciati in quello che sembrava un fiore. Un sesto arco solitario puntava verso il cielo. Ognuno era inciso con simboli che sembravano muoversi lentamente sotto gli occhi del bambino.
“Per ritrovare queste pietre, dovrai affrontare cinque prove, ognuna diversa, ognuna creata per piegare chi non è pronto. Ed ogni prova è custodita da un essere antico e solitario.”
Andrea si avvicinò agli archi e si pizzicò a lungo un braccio, fino a lasciarsi un profondo segno rosso. Quando fu abbastanza sicuro che non fosse un sogno si fece coraggio e parlò con il custode.
“Perché io?” chiese. “Io non so fare niente di speciale.”
Miralen lo guardò, non tentò minimamente di mascherare la delusione che provava da quando Andrea era apparso, evidentemente nemmeno lui capiva perché fosse stato scelto.
“Come ti ho già detto, la Pietra del Varco non sbaglia mai. Ora seguimi.”
Andrea era sempre più confuso, non voleva stare lì, quella specie di volpe gli faceva paura, non lo avrebbe seguito.
Come se il custode gli avesse letto nella mente rispose:
“Puoi tornare indietro se vuoi, ti basta desiderarlo e sarai riportato all’istante in quella grotta.”
“Ci sto provando da quando sono arrivato qui, non succede niente!”.
“La pietra comprende cose di te che nemmeno tu sai. Se sei ancora qui significa che non sei del tutto sicuro di voler tornare indietro. Seguimi e ti spiegheremo tutto, qui non siamo al sicuro”.
Andrea fece un respiro profondo, raccolse il suo zaino e si incamminò dietro quella strana creatura.
Seguì Miralen in silenzio. La creatura, alta e severa, non aveva più parlato. Avevano camminato per ore attraverso una foresta che sembrava fatta di vetro e corteccia luminosa, finché all’improvviso l’albero era comparso.
Non era un semplice albero, sembrava una enorme quercia con foglie che brillavano come smeraldi sotto la luce del tramonto. Una scala di rami si avvolgeva attorno al tronco, portando ad una fenditura nella corteccia che faceva da ingresso. Il custode non disse nulla, si limitò a spingere la porta ed Andrea entrò.
Un’intera città si mostrò ai suoi occhi: c’erano chiocciole con il guscio di vetro, libellule grandi quanto gatti e funghi che cambiavano colore se toccati. Andrea non riusciva a smettere di guardarsi intorno.
Gli abitanti, esseri minuscoli, fatti di pietra sfaccettata e muschio, si muovevano come in un sogno tra case di corteccia e cristallo. Alcuni parlavano con gli alberi, altri accarezzavano rocce che cantavano piano.
“E’ tutto… assurdo” sussurrò debolmente.
“No”, disse il guardiano, “E’ solo diverso da quello che conosci.”
Lo condusse in una grande capanna fatta di rampicanti intrecciati, proprio al centro del villaggio. Appena entrato vide una lunga tavola ed un trono basso e scolpito, sul quale sedeva il ghiro più strano che avesse mai visto: era alto quasi quanto Andrea e sembrava fatto interamente di vetro, con il corpo sfaccettato che rifletteva la luce delle candele che illuminavano la stanza.
Parlò con voce amichevole, a differenza di Miralen sembrava aver capito di avere un bambino impaurito davanti a sé.
“Benvenuto piccolo prescelto, sono felice che tu sia finalmente arrivato. Io sono Crio, il custode dei ricordi e delle prime pietre. Ti trovi a Lucenova, una delle ultime città di Pietraluce”.
Il ghiro gli fece cenno di sedersi e gli porse una ciotola di zuppa calda, nella quale galleggiavano fiori mai visti. Appena Andrea sentì il profumo si ricordò che non metteva nulla sotto i denti dal mattino, ed anche se la zuppa di fiori non ricadeva certo tra i suoi cibi preferiti, iniziò a sorseggiarla, mentre Crio cominciava il suo racconto.
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