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Il cammino della foresta

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Consegna prevista Novembre 2026
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Ambientato negli anni ’50, Il cammino della foresta è una fiaba d’avventura e rinascita rivolta a bambini dai 7 anni in su e ad adulti dal cuore sensibile. La storia segue due percorsi paralleli: quello di Marco, esperto pilota dell’aeronautica italiana segnato dalla perdita della moglie e da profonde fragilità interiori, e quello di sua figlia Agnese, bambina vivace e sensibile alle prese con difficoltà e solitudine. Un viaggio porterà Marco tra le valli innevate del Canada, dove incontrerà un misterioso personaggio capace di accompagnarlo in un percorso di trasformazione interiore. Nel frattempo, anche Agnese affronterà prove e incontri che la aiuteranno a crescere e a riscoprire la propria forza. Attraverso allegorie, animali parlanti e una natura carica di significato simbolico, il racconto esplora temi universali come gli affetti, la famiglia, la rinascita e la dimensione spirituale dell’esistenza, fino al ricongiungimento finale tra padre e figlia.

Perché ho scritto questo libro?

Questo libro nasce dal mio cammino personale e dalla cura educativa che sento verso i bambini. Ho scritto per dare voce alle fragilità, alla solitudine e al desiderio di rinascita che accomuna piccoli e grandi. Non è un insegnamento dall’alto, ma il racconto di un’esperienza interiore, un modo per condividere ciò che ho incontrato lungo il mio percorso e offrire una storia che possa accompagnare e far sentire meno soli, ed essere come una carezza gentile.

ANTEPRIMA NON EDITATA

CAPITOLO 1

Il pilota e la bambina

Marco passeggiava tranquillo nel giardino, le scarpe un po’ consumate si posavano ora sul terriccio e ora sull’erba verde, andando avanti e indietro, mentre un passero cantava nascosto tra le fronde del gelso.

Era una primavera fresca e serena: in quell’anno l’albero stava facendo molti frutti, tanto che era facile vedere il sorriso di Agnese con le labbra colorate di viola che faceva capire quanto fossero gustosi quei piccoli gelsi.

Agnese teneva per mano Marco, i suoi dolci occhi color smeraldo si muovevano di qua e di là osservando le piante e i fiori colorati, e i passi leggeri pareva che accarezzassero la terra.

Agnese: “Quindi questa piantina non vuole troppa luce?”

Marco: “Si, per questo è qui, sotto l’albero, così da poter godere di un po’ d’ombra, per crescere forte e bella.”

Agnese: “Qual’è la tua piantina preferita?”

Marco: “Non è facile rispondere! Sono tutte molto belle, e sembra che, insieme, formino un arcobaleno di colori.”

Agnese: “Si, è vero!”

Marco si fermò davanti ad una piccola pianta grassa contenuta in un vaso di terracotta: era verde e robusta, i suoi rametti pieni di foglie scendevano fino a terra. Sembravano tante roselline verdi e rigogliose.

Marco: “Questa è tanto tempo che è qui: una signora che conoscevo, la teneva in grossi vasi di pietra da più di ottant’anni. Un giorno mi diede qualche ramoscello, e da allora è diventata così bella! In inverno fa anche dei fiorellini dorati, ti ricordi?”

Agnese: “Si, mi ricordo! Papà, mi piacciono tanto le piante, vorrei conoscerle come te.”

Marco sorrise, prese in braccio la fanciulla e le diede un bacio sulla fronte, e poi soffiò delicatamente sui suoi capelli ricci.

Marco: “Diventerai anche più brava di me, amore mio.

Ora entriamo in casa, fra poco dobbiamo preparare la cena!”

Agnese: “Ei, guarda Fiocco!”

La piccola rise divertita, e si strinse al collo del papà.

Fiocco era il gattino di casa: faceva capoccella tra i fiori col suo musetto bianco e nero e i grandi occhi verdi.

Aveva un pelo soffice e pulito, con la pancia e le zampette bianche e il dorso e la coda nere. Era una piccola peste, ma era anche dolce e affettuoso, insomma sapeva come farsi voler bene.

Anche Marco si mise a ridere e scuoteva la testa come per dire:

“Sei sempre da tutte le parti, vero?”

Papà e figlia rientrarono in casa per preparare, insieme, la cena.

Marco si occupava della cucina, con i grossi pentoloni e il fuoco da tenere sempre accesso perché, una volta spento, era difficile far riprendere.

Agnese si dedicava alla tavola, apparecchiando per bene e spazzando a dovere il piccolo saloncino.

Il pavimento era in legno, così come tutti i mobili che vi si trovavano.

La casa, pur non essendo molto grande, era abbastanza spaziosa:

due piani con mansarda, e il giardino tutto intorno.

La stanza della fanciulla aveva la finestra che si affacciava di fronte al grande albero di gelsi: quando la bambina era ancora più piccola, Marco aveva costruito una sorta di inferiata di legno, per evitare che la golosità di quei frutti spingesse Agnese ad arrampicarsi sui rami della pianta.

Da qualche anno l’inferiata non c’era più, ormai la piccola Agnese era diventata una bambina responsabile.

La stanza della bambina era ordinata e pulita, con alcuni peluche di animali sopra i due mobiletti, e un modellino di un aeroplano rosso sulla scrivania.

Di fianco al letto, sul pavimento, c’era un soffice tappetino blu, su cui Fiocco amava riposare. Spesso era proprio lui che, la mattina presto, veniva a svegliare la sua padroncina, con le piccole testate affettuose che gli dava sulle guance.

Agnese: “Papà, dove hai messo la scopa?”

Marco: “Al solito posto!”

Agnese: “Ohh come sei preciso!” Disse ridendo.

Agnese era una bambina molto graziosa: aveva i capelli ricci di un castano chiaro, gli occhi grandi e verdi come lo smeraldo, le guance erano soffici e delicate, era magra e di media statura.

Portava sempre un cerchietto bianco sul capo, con una piccola rosa bianca di stoffa. Era un vecchio regalo della mamma.

Fra pochi giorni avrebbe compiuto otto anni.

Aveva un carattere dolce, una sensibilità fuori dal comune e lo spirito curioso e avventuriero.

Sembrava non avesse paura di nulla!

Una volta, durante una gita in fattoria con la scuola, si accorse che un bambino si era allontanato dal gruppo. Senza esitare si staccò dalla comitiva per andare a cercarlo e lo trovò dentro un recinto dove un grande toro adulto stava mangiando del fieno.

Tranquillizzò il bambino, lo aiutò a scavalcare il recinto e, prendendolo per mano, lo ricondusse dalla maestra tra lo stupore dei compagni.

Marco quando seppe del fatto lodò il suo gesto di altruismo, ma gli disse, da buon papà, che in una situazione simile è meglio essere accompagnati da un adulto.

Agnese voleva tanto bene al suo papà.

Tutto il suo cuore sembrava che battesse per lui: ogni volta che veniva a prenderla a scuola o dalla nonna quando era via per qualche missione,

gli correva incontro con un sorriso così grande e sincero, che Marco non riusciva mai a frenare qualche lacrimuccia.

Agnese gli saltava sul petto e lo stringeva con tutta la sua forza e il suo amore, appoggiando la piccola guancia su quella del papà.

La bambina amava giocare con la barba di Marco, accarezzandola come se toccasse la soffice lana di una pecora.

Marco prese il grande cucchiaio di legno, lo immerse nella pentola e se lo portò alla bocca per assaggiare il brodo di pollo che stava preparando.

Soddisfatto, lo risciacquò con acqua e lo ripose al suo posto.

Agnese: “Papà, io ho finito le pulizie. Vado a dar da mangiare a Fiocco.”

Marco: “Va bene, fra cinque minuti è pronto. Oggi c’è il pollo!”

Agnese: “Davvero? Non me l’aspettavo!”

Ad Agnese piaceva molto il brodo di pollo, e anche le cosciotte che Marco aveva preparato: erano il piatto preferito della mamma, che veniva preparato per il pranzo della domenica, quando la famiglia tornava dalla messa nella chiesa del quartiere.

Il profumo si era già diffuso nel saloncino.

Agnese era già al suo posto quando Marco portò in tavola la pentola col brodo fumante e un piatto abbastanza grande con le cosciotte.

“Vanto di tutta l’Italia!” Disse Marco scherzosamente, riferendosi alle portate che aveva preparato.

Padre e figlia fecero, lentamente, il segno della croce. Marco stava per aprir bocca quando la bambina lo interruppe:

Agnese: “Papà oggi tocca a me la preghiera!”

Marco: “Oh, si hai ragione…quasi dimenticavo!”

Agnese: “Caro Signore Gesù, benedici questo cena che facciamo, perfavore dacci anche tanta salute e felicità.

Saluta la mamma da parte nostra, e portale il nostro bacio.

Amen.”

Marco: “Amen.”

Francesca, la moglie di Marco, se ne era andata due anni prima, a causa della tubercolosi. Aveva un cuore gentile, e amava tanto la sua famiglia: Francesca era bellissima, magra con i capelli ricci e gli occhi azzurri come il cielo. Agnese le somigliava molto.

Marco l’amava davvero, e la sua scomparsa lo aveva lasciato in uno stato di profonda tristezza. Ma era riuscito a risollevarsi, a ritrovare la gioia di vivere: tutto questo per Agnese. Lei era la sua ragione di vita.

Agnese: “Buon appetito papà.”

Marco: “Anche a te, amore mio.” disse accarezzando la guancia della piccola, che gli era seduta accanto.

Quando era a tavola, Agnese pensava sempre alla mamma, la immaginava accanto a loro col suo sorriso e la sua veste colorata, che mangiava contenta e che, tra una cucchiaiata e l’altra, dava uno sguardo d’affetto a lei e al papà.

Sapeva che Marco pensava la stessa cosa: lo leggeva nei suoi occhi, e nel respiro tranquillo.

Marco: “Com’è il pollo?”

Agnese: “Buono come sempre, papà…domani mangiamo la polenta?”

Marco: “Ma l’abbiamo mangiata ieri! Tu consumeresti tutto il mais del pianeta per mangiare polenta!”

La bambina scoppiò a ridere, e con lei anche il papà.

Terminata la cena, il Sole era già andato a riposare, nascondendosi al di là della terra. Agnese si alzò per far entrare il gatto in casa, e per aiutare a sparecchiare la tavola.

Marco andò a sedersi sulla sedia di vimini di fronte al camino, che d’inverno era sempre acceso, mentre ora con la primavera riposava.

Come sempre, Agnese gli venne incontro e gli salì sulle ginocchia, poggiò la testa sulla spalla di Marco, che le cinse dolcemente la vita per abbracciarla. Marco poteva sentire il respiro della piccola, le diede un bacio sulla fronte e con voce quasi commossa disse:

Marco:  “Ti voglio bene, mio piccolo tesoro”

Quel momento era speciale, tutte le volte:

Marco sentiva che il suo cuore era sereno…

Era felice.

Quando si trovava in viaggio in qualche posto lontano, pensava al momento in cui avrebbe riabbracciato la figlia, la luce dei suoi occhi.

Anche Agnese:

Il suo era un cuore gentile, pieno di affetto, e aveva un’empatia fuori dal comune: percepiva quello che il padre provava, sapeva leggere in lui tutte le sue emozioni…

Dopo una mezz’ora, Agnese salì su in camera per andare a mettersi il pigiama, e prepararsi così all’evento che attendeva da tutta la giornata:

il momento della storia.

Tutte le sere il papà raccontava una storia, quasi sempre diversa dalle altre: a volte si trattava di racconti fantastici di re e di cavalieri, altre volte erano storie incredibili ma vere, accadute nel passato, ogni tanto si trattava di un racconto della Bibbia o la vita straordinaria di qualche santo.

Non solo: spesso, Marco narrava dei suoi incredibili viaggi e dei posti che incontrava, culture diverse e affascinanti, bellezze naturali e città lontane…

Agnese ascoltava sempre con grandissima curiosità,

i suoi occhi brillavano per l’emozione, fino a quando non si arrendevano, stanchi, al sonno.

A quel punto il papà la prendeva tra le braccia e la portava a letto,

le rimboccava le coperte e, dopo averle dato un bacio sulla fronte, lasciava che riposasse in attesa di un nuovo giorno.

La bambina tornò giù dal padre, col pigiamino bianco indosso e con il suo orsetto di pezza tra le mani.

Agnese: “Devi dirmi qualcosa papà? A cosa stai pensando?”

Il volto di Marco sembrava immerso nelle strade infinite del pensiero,

e Agnese voleva sapere quale sentiero ora stesse percorrendo con l’immaginazione.

Marco: “Si, c’è una cosa di cui ti vorrei parlare prima di raccontarti la storia di questa sera.”

La fanciulla si sedette per terra, sul tappetto, con le gambe incrociate.

Inclinò lievemente la testa, come per dire al padre di cominciare.

Marco: “Stamattina il colonnello mi ha chiamato in privato perché voleva parlarmi. Sono andato nel suo ufficio, mi ha fatto sedere,

ha chiesto ad un giovane soldato di portarmi un caffè, ed ha incominciato a parlare di una speciale missione che vuole propormi.

Anzi, da quanto ho capito, l’idea sarebbe addirittura partita dal generale!”

Gli occhi di Agnese stavano già cominciando a brillare.

Agnese: “E di che missione si tratta?”

Marco: “E’ stata chiamata il “Giro dei Ghiacci”, dovrei fare il giro del mondo in pieno inverno, volando sopra il Polo Nord, partendo dall’Islanda in direzione ovest e ritornando dopo aver percorso tutta la circonferenza.

E tutto con un vecchio aeroplano della prima guerra mondiale!

Un evento incredibile, farà notizia in tutta l’Italia e oltre…”

Agnese spalancò i suoi grandi occhi smeraldi, e il battito del cuore aumentò la sua velocità:

provava ad immaginare l’incredibile viaggio che il suo papà avrebbe compiuto, i posti meravigliosi che avrebbe sorvolato con il suo aeroplano,

le emozioni provate alla vista di luoghi sconosciuti e di popoli lontani.

Era come incantata al pensiero di una simile avventura, quando…

Marco: “Ma non penso che accetterò.”

Agnese: “Che cosa? Ma perché!”

Il papà non rispose, ma cominciò a guardala negli occhi con l’espressione di chi vuole che l’altro rifletta.

Agnese pensò…

Agnese: “Ho capito. Il viaggio sarà lungo…vero?”

Marco: “Si, sarà molto lungo, dovrei far ritorno a casa sei mesi dopo la partenza…

E’ tanto tempo, e non vorrei lasciarti…”

In verità sei mesi non erano davvero così tanti, ma la percezione di Marco gli diceva che si trattava di un eternità:

un tempo molto lungo lontano dalla sua piccola, dal suo fiorellino bianco che faceva crescere con tanto amore.

Anche per Agnese non sarebbe stato affatto facile.

Avrebbe pensato a lui in continuazione…

Agnese cominciò a riflettere.

Marco: “E’ ora che incominci a raccontarti la storia di questa sera.”

Agnese non rispose nulla, ora era il suo volto ad essere immerso nei pensieri.

Agnese: “Io potrei stare dalla nonna. Mi accompagnerà lei a scuola.

Come sempre quando sei in viaggio.”

Marco: “Agnese, credo sia meglio lasciar stare, non si tratta di uno dei soliti viaggi.”

Agnese: “Lo so. Ma il colonnello ed il generale contano su di te, vero papà?”

Marco: “Si.” disse con un leggero sospiro

Agnese: “E poi sarebbe un viaggio bellissimo, che ricorderai per tutta la vita. E io vorrei tanto che me lo raccontassi…”

Marco si portò una mano sulla barba, e fece un altro sospiro, stavolta più lungo. La bambina, in fin dei conti, aveva ragione…

Agnese: “Papà: mi mancherai tanto, e non farò che contare i giorni che mancheranno al tuo ritorno…piangerò un po’, ma ricorderò che hai fatto la cosa giusta. E penserò al momento in cui ti riabbraccerò, e tu mi racconterai la storia del tuo viaggio…”

Marco sorrise, e rimase qualche istante in silenzio, guardando il volto dolce e deciso della figlia.

Marco. “Ce la farai, mio piccolo tesoro?”

Agnese: “Si. E tu mio eroe del cielo?”

Il papà allargò le braccia, e Agnese, alzandosi subito, lo abbracciò.

Marco: “Si. Lo farò per te.”

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Simone Sciubba
Sono nato a Roma nel 2002.
Sono uno studente di Formazione Primaria all'università Roma 3, e insegno in una scuola primaria di Roma.
Da anni faccio volontariato come capo scout in un branco di Roma.
La cura e la crescita dei bambini sono per me allo stesso tempo "sogno e missione", e uno degli aspetti che più contribuisce a rendere le mie giornate felici.
Le mie passioni vanno dalla natura ai videogiochi, dalla lettura alla filmografia.
Quando possibile, mi dedico ad escursioni in montagna, gite fuori porta o "immersioni naturalistiche".
Una delle mie opere letterarie preferite è senza dubbio "Il Signore degli Anelli", e in generale le varie opere tolkeniane a esso legate. Ho anche la passione per l'etruscologia.
Simone Sciubba on FacebookSimone Sciubba on Instagram
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