Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors

Antibiotici

Copia di 740x420 - 2026-03-03T104429.572
10%
181 copie
all´obiettivo
99
Giorni rimasti
Svuota
Quantità
Consegna prevista Dicembre 2026
Bozze disponibili

La poetica del romanzo “Antibiotici” verte su una estetica dell’azione e dell’eccesso, in una declinazione pulp e minimale allo stesso tempo.
L’etica dei contenuti esprime un nichilismo profondo, dove la spietatezza e il soggiogamento, attraverso tecnologie sempre più sofisticate, sono i binari lungo i quali si sviluppa la narrazione.
Colpi di scena e repentini cambi di rotta scandiscono lo sviluppo cronologico degli eventi, che si succedono fra le maggiori città europee e vedono delinearsi linee di condotta estremamente violente e inquietanti. L’inizio del romanzo è dirompente nelle azioni eclatanti dei giovani killer e dei sicari.
Ci si ritrova in dimensioni impreviste, alla ricerca di un vissuto ormai cancellato, di un’identità anagrafica che non esiste più.
Il panorama dei personaggi propone il Grande Capo che domina, la femme fatale che tutto ottiene con cinismo spietato. Quindi l’Ispettore Interpol e la sua squadra, che giorno dopo giorno portano la verità sempre più vicino.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo libro nell’arco di qualche anno. Nel frattempo sono riuscito a scrivere altro e a osservare l’evoluzione tecnologica dell’essere umano. Scrivere Antibiotici è stata una sfida con me stesso, con la quantità narrativa: tanti personaggi, tanti luoghi, tante situazioni che si susseguono e si intrecciano. Un immaginario profondo, un passo oltre la realtà contemporanea, ma prevedibile. Le tecnologie mi davano ragione, le redini narrative tenevano bene e sono arrivato a destinazione.

ANTEPRIMA NON EDITATA

 

PROLOGO 

Il Portoghese

Lisbona. Aeroporto Internazionale Humberto Delgado

Il Boeing 747 proveniente da San Paolo era atterrato e il notaio Vasco da Costa era in attesa della propria valigia presso il nastro bagagli. Chiamò subito la propria segretaria e le disse di trovare i contatti di Luiz Daniel, un ventenne di Coimbra soggetto di una grossa eredità da parte di una prozia, sorella della nonna, una ricca portoghese che viveva in Brasile, la cui famiglia si era arricchita nell’arco di un paio di generazioni con la produzione e l’esportazione di frutti esotici dai loro vastissimi latifondi nello Stato di San Paolo. Milioni di real investiti nella borsa paulista che nel giro di qualche decennio erano diventati miliardi. E tutto questo malloppo era ora destinato all’unico erede rimasto. E lauta parcella per lo studio notarile. Mentre il notaio tornava a Coimbra in taxi, la segretaria lo informò che l’ultima residenza di Luiz Daniel era stata la casa della nonna deceduta già da tre anni, lasciandolo quindi unico erede. Ma di lui si erano però perse le tracce, in quanto all’indirizzo di Rua Antero de Quental, quartiere signorile di Coimbra, non vi abitava più nessuno da almeno tre anni. La segretaria sottolineò che la ricerca dell’erede non risultava così semplice. Di Luiz Daniel, a parte la data di nascita e l’ultima residenza, non aveva altre informazioni. Il taxi si diresse direttamente allo studio notarile, un ampio appartamento in un palazzo storico di Coimbra. Il notaio si accomodò alla propria scrivania e fece un paio di telefonate. Ebbe la conferma che il palazzo di Rua Antero de Quental era stato l’ultimo indirizzo civico del giovane erede, quello successivo era il carcere minorile di Coimbra, dove Luiz Daniel era stato recluso per omicidio. All’età di diciassette anni aveva accoltellato a morte due suoi coetanei durante una rissa scoppiata per la devastante alterazione subita dai loro cervelli a causa dell’assunzione di una particolare droga che rendeva estremamente aggressivi. Quando Daniel fu arrestato stava addentando il viso di una delle sue vittime, travolto da un insano istinto cannibalesco. Raggiunta la maggiore età, fu destinato ad una struttura che non risulta in alcun documento. Dopo le due telefonate, il notaio da Costa era rimasto impietrito alla scrivania con la segretaria che lo guardava preoccupata.

Continua a leggere

Continua a leggere

-Non si sente bene? Il viaggio è stato particolarmente pesante?

-No no, Manuela, il viaggio è andato bene. Un po’ più complessa è la questione dell’erede. Lei vada pure a casa, è tardi, la staranno aspettando per la cena.

-Va bene, grazie Signor da Costa. Ci vediamo domani.

Prima Parte – One day bloody one day 

Madrid

Madrid, parco cittadino del Buen Retiro, ore 10.00. Il cielo è terso, segnato dagli scarichi dei Boeing che sorvolano la città. Gli uccellini mattutini sono già scattanti, cani bassotti e barboncini anticipano i vecchietti lungo le siepi e presso le panchine. Si scorge anche qualche passeggino e un paio di veicoli per la pulizia del parco. Ogni tanto passa un podista, qualcuno brioso, qualcuno pesante. Sara e Pilar, in versione atletica, saltellano presso un ampio salice piangente, sorridenti e coordinate nelle figure ginniche. Verso le 10.15 si vede arrivare, lungo il vialetto, Francisco Blanco con incedere sicuro e regolare. Lui percorre sempre lo stesso vialetto e alle 10.15 passa tra il grande salice e il laghetto con i cigni, è l’unico laghetto con i cigni, negli altri ci sono le anatre. Oggi Francisco Blanco è particolarmente eccitato, pregusta già il trionfo televisivo. Nel suo programma avrà ospite il primo ministro del governo. Sono previsti ascolti record, l’apice della sua carriera televisiva. I suoi passi si rendono sempre più presenti sulla ghiaia, il suo sorriso rivela tutta la sua nauseante voracità. Già da una trentina di metri ha iniziato a fissare le due ragazze, le quali lo indicano scambiandosi sorrisi. Siete mie, pensa Francisco Blanco, io sono un latin lover che conduce i talk show come rapporti sessuali, io sono la sensualità maschile del salotto televisivo, io sono il più grande amatore di Spagna. Quando è ormai a pochi metri da loro, le due ragazze lo salutano con la mano e gli chiedono un autografo. Lui ferma la corsa mantenendo un saltellare atletico, loro gli porgono una penna e una foto in cui il Grande Conduttore è in posa da macho sulla prua del suo yacht. Lui immagina sesso orale fra loro tre. Ha appena concluso la dedica che la sua testa si stacca di colpo dal corpo. Francisco Blanco riconosce per un attimo una delle due ragazze ma ormai è decollato. Dal salice è uscito Dakar con una katana affilatissima. Giunto alle spalle del saltellante Francisco Blanco, gli ha inferto un potentissimo colpo di lama che dalla colonna vertebrale ha raggiunto la carotide alla velocità di un flash. Il corpo ha continuato a saltellare per qualche secondo poi è crollato a terra rilasciando litri di sangue sul selciato. La testa rotolò sull’erba mantenendo il sorriso allupato e gli occhi intrisi di sangue con un inconsapevole ghigno di dolore e di rassegnazione. Francisco Blanco ebbe il tempo di capire che il suo talk show non sarebbe mai più stato trasmesso. Accanto alla testa fu lasciata la confezione di una potente colla adesiva: Super Attac offre le soluzioni sicure per tutte le esigenze di incollaggio domestico. Original. Forza istantanea. Attenzione: provoca grave irritazione oculare.

Un oggetto che risultava come una macabra rivendicazione.

Colonia – Amsterdam

Strade deserte, solo qualche bus quasi vuoto. Il fruscio della pioggia, giorno ventoso, ancora un po’ oscuro. Alice cammina rasente ai muri, avvolta in un soprabito grigio, jeans attillati e stivali neri quasi anfibi. Le acque del Reno scorrono livide sotto il Ponte Deutzer al cui termine un’auto la attende. Alice vi entra, scrollandosi i capelli bagnati. Fred abbaia e avvia il motore. Alice apre la borsa: sotto una sciarpa gialla, due pistole mitragliatrici ad alta prestazione, nello specifico Spectre M4. Fred, in tenuta elegante, apre la giacca: sulla destra una Glock 18, cadenza di tiro 1200 colpi al minuto. A sinistra l’arma gemella, di un grigio un po’ più scuro. Alice sorride, guarda fuori dal finestrino, il sole è a mezzo cielo.

-Vai, arriveremo che ci sarà già traffico intenso.

-Che hai? Ti vedo nervosa.

-Ieri ho mangiato carne cruda con limone e sale grosso.

-Era buona?                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                           

-Non riesco a digerirla.

-Troppo sale.

Autobahn direzione Amsterdam. Fasci di sole attraversano nuvole scure. Il silenzio lungo l’autostrada, pneumatici rotanti e bipedi. Dopo quasi tre d’ore una città all’orizzonte, un milione di persone dentro un accumulo di vuoti e luoghi. Traffico intenso, rallentamento. Alice guarda l’orologio.

-Che ore sono?

-L’ora del sedativo.

-Obbligatorio.

-Continuativo.

Alice, direzione? Tempi?

-Direzione West, uscita Slotermeer. Se non vi saranno altri intoppi, tra 52 minuti raggiungeremo Trippenhuis. Tra poco ci fermiamo. Io abitavo in questa zona.

Fred la guarda e rimane sospeso. Lui non ricordava assolutamente dove abitasse prima. Gli mancava proprio. Slotermeer nord, quartiere densamente abitato. L’auto viene parcheggiata lungo un ampio viale. Scesi dall’auto, Fred si stira gambe e braccia, accenna qualche figura ginnica quindi si blocca in piedi, ritto con gli occhi chiusi. Alle sue spalle, Alice fissa un passante negli occhi, un signore sui sessant’anni con un cane al guinzaglio e la busta della spesa piena di prodotti da bagno: saponi, shampoo, creme idratanti, dentifricio, colluttorio verdissimo smeraldo, liquido che conduce Alice verso buchi neri della memoria, dove scompare la realtà e si precipita nella secchezza della galassia, senza acqua e senza aria, una vertigine nell’abisso di una pellicola cinematografica di suoni senza immagini, fotogrammi ripieni di acari e protozoi. Fred apre gli occhi. Alice parla con un signore il cui cane abbaia bizzoso. Lungo il viale si susseguono negozi, case basse, grandi finestre e assistenza sociale. Sono circa le nove del mattino, l’auto più che parcheggiata è stata abbandonata dentro gli spazi consentiti eccetto la domenica dalle 07 alle 16 per il mercatino rionale. Oggi è sabato. L’auto era stata presa in prestito da un ipotetico cliente di un’ipotetica prostituta. Ma senza entrare ora nei dettagli, presso un maestoso cantiere che ingabbia la luce del mattino, Alice e Fred salgono sul tram diretto in centro. Mezz’ora sul mezzo pubblico e nuovamente in cammino. Procedono lungo un canale, quindi si fermano davanti a Trippenhuis, edificio del XVII secolo, attualmente Accademia Olandese delle Scienze, dove verrà consegnato un premio al Professor Jakob Martens e al suo collaboratore più importante, il dottor Otto Lager. La facciata, nel classico stile classico, è brulicante di smoking e di abiti lunghi, giornata di gala. I taxi si susseguono, molta polizia, grossi azionisti, scienziati e aristocratici. Alice e Fred, muniti di pass, si confondono nel folto pubblico mondano e accademico. Ci sono professori e alte cariche istituzionali, politici e padroni, giornalisti e catering. Sull’altra sponda del canale qualche centinaio di contestatori sono tenuti a debita distanza dalle forze dell’ordine. Si appostano presso una parete vicino al guardaroba. Alice è disinvolta e attenta, simula di leggere una rivista. Fred invece è concentrato sul programma della cerimonia. Commenta serioso.

-Devo dire che oggi ci sono proprio un po’ tutti. Non lasciamoci però prendere dall’entusiasmo. Il professor Jakob “Paranoia” Martens sarà premiato alle 11.30. Il programma parte alle 10.30.

-La sbirranza è alquanto presente, come previsto.

-Guarda chi c’è lì a sinistra.

-Però, l’assistente del Professor “Paranoia”: il dottor Otto Lager.

-Gli vado a chiedere se il professore è già arrivato, se c’è modo di salutarlo. Mi presento come un tesista di Bruxelles che studia le sue teorie.

-E se ti riconosce?

-Impossibile.

-Va bene. Ti aspetto qui.

Alice si appoggia al muro e mentre guarda i fogli fra le sue mani, trascende gli atomi della carta che sta leggendo, 4+4 44, paralleli informi, il numero del brodo, mirtilli curiosi imbrattano la vista.

Fred si avvicina al dottor Otto Lager, scambio di sorrisi e di parole, rapide informazioni. Fred torna.

-Paranoia Martens arriva alle 10.15. Lager mi ha detto di seguirlo così potrà presentarmi al Professore Emerito.

-Ottimo. Gentilissimo l’assistente Otto Lager.

-Ci sta guardando, sembra turbato. Sorridiamogli.

-Non riesco.

Il pubblico è ormai tutto dentro, il ciambellano di turno sta inaugurando la giornata. Nell’atrio vi è solo Otto Lager con un paio di studentesse e alcuni inservienti. All’esterno la security. Alice riassume.

-Uscita di sicurezza 4, quella che porta al vicolo sul retro.

-Esatto, l’uscita di fronte a noi.

Sono le 10.15. Otto Lager è nervoso scalpitante, quelli della security, sul marciapiede, parlottano con agenti di polizia. Otto Lager guarda l’orologio, gli squilla il telefono, risponde e si fionda all’entrata seguito dalle studentesse. Fa cenno a Fred di seguirlo. Fred si avvia lentamente, Alice lo segue a qualche passo di distanza. Si fermano. Otto Lager prosegue, un taxi parcheggia, scendono il professor Jakob Martens, una ragazza e un altro luminare. Lager li accoglie con le dovute cerimonie, fa cenno alle due studentesse le quali salutano e si avviano tutti verso l’entrata. Security e agenti non badano a cose così banali. Il professor Martens si muove scattoso e ha fretta di entrare. Alice e Fred retrocedono di una decina di metri, fino all’uscita di sicurezza 4. Otto Lager guarda Fred ma fa finta di non vederlo. Alice sfodera le due Spectre M4: con la sinistra, a colpi singoli, spara al professor Jakob Martens. Con l’altra, cinque colpi all’assistente Lager. Infine due colpi di grazia al professore. In parallelo, Fred, con la Glock 18 destra sistema a raffiche due security e un agente che stavano entrando. Mentre l’intero caricatore della sinistra viene scaricato verso l’entrata della sala, da dove accennava qualcuno di qualche scorta. Delirio in sala e sul marciapiede. I due killer escono dall’uscita di sicurezza 4 e si ritrovano in un vicolo. Lo percorrono in pochi secondi. All’angolo, una persona li sta aspettando, la seguono, pochi metri e un furgone con lo sportellone laterale aperto li inghiotte. Chiusura immediata. Il furgone parte. Buio. Una voce.

-Come è andata?

-Bene.

Londra 

Londra ovest, Acton, zona residenziale a varianti sociali. Nuvole scure schiacciano il giorno. Main street: Marco, Milla e Kevin camminano in mezzo al traffico, si guardano intorno. Una donna alla guida di una Polo bianca accosta al marciapiede, mette le quattro frecce, scende ed entra in un negozio. Loro la seguono con lo sguardo, si avvicinano all’auto. Kevin la apre e in maniera disinvolta entrano tutti e tre. Kevin si mette alla guida e rubano l’auto. Kevin conosce perfettamente le strade di Londra. Lui e gli Stray Kids ogni settimana andavano in qualche quartiere a sfidare altri kids a calcetto. Squadre da cinque, uno in porta quattro fuori. Campi di cemento, alcuni belli, ma molti un disastro. Mentre giocavi, inciampavi su cocci di bottiglia o ti arrivava una lattina schiacciata come una stella ninja, lanciata da qualche indigeno del quartiere avversario. Marco e Milla guardano la città che scorre dentro i finestrini. Non erano mai stati a Londra. Oltre la fila di auto, un grande parco. Kevin racconta, trascinato da una memoria che emerge all’improvviso.

-Questo è Holland Park, un posto hippy. Ci sono quelli che meditano al rallentatore. Con la squadra degli Stray Kids lo attraversavamo spesso. Venivamo da Stockwell, Londra sud.

Marco e Milla percepiscono la voce di Kevin, lasciando all’orizzonte una coppia intenta in esercizi di tai-chi. Lungo Oxford street un susseguirsi ipnotico di auto, bus, pony express, i semafori sonori come cicale nell’invisibile rumore dei processori.

-A Stockwell vivono centinaia di adolescenti anarcoidi e violenti. Quando si accendono le rivolte, i disordini, da queste zone partono bande dedite al saccheggio. “Fino qui tutto bene”, si urla nelle strade in fiamme: welcome to the riot.

Gli Stray Kids si erano formati in un campo di cemento fra lotti di social housing: Kevin, Nelson, Pow, Kabul e Marysun. Marysun era l’unica femmina della squadra ed era un portiere formidabile. Per anni, gli Stray Kids avevano giocato in tutte le zone di Londra, sfide all’ultimo sangue, in cui la singola partita era l’intera guerra.

-Questa era la nostra indole, si giocava solo per vincere. Ovviamente non vincevamo sempre, ma sapevamo accettare le sconfitte dopo esserci scambiati un po’ di calci e pugni con gli avversari.

Un giorno, una partita si trasformò in riot. Dopo una sconfitta 7 a 5 a Lewisham, sempre nel sud di Londra, si scatenò una rissa enorme al centro del campo. I supporter degli Stray Kids di Stockwell, solitamente una ventina, contro altre decine di Lewisham. La baruffa si spostò nel parcheggio di un multistore. La prima pietra rimbalzò contro una vetrina, mentre un’automobile di chissà chi, guidata da Kevin in retromarcia, aprì un grosso varco di schegge di vetro. La security arrivò in forze, ma fu accolta da uno tsunami di pietre e di bottiglie. Immediatamente si fermò una pattuglia della polizia ma i due agenti dovettero scendere dall’auto e ripararsi dietro una colonna di cemento armato. Mentre la loro auto si riduceva sotto meteoriti di mattoni e di vetro, i due sbirri spararono alcuni colpi contro quel veicolo con il baule dentro la vetrina.

-Una pallottola mi ferì gravemente alla testa. Due ragazzi di Lewisham mi soccorsero, mi fecero uscire dall’auto e mi portarono a distanza di sicurezza. I miei compagni di squadra diedero fuoco al veicolo e tutto il multistore divenne un enorme falò.

Nel giro di pochi minuti, si sparse la voce che Kevin degli Stray Kids di Stockwell fosse morto, ucciso dalle pallottole degli sbirri: “luridi bastardi”. La High street di Lewisham divenne immediatamente un campo di battaglia con centinaia di giovani che assaltavano la polizia fra devastazioni e razzie.

-Io fui operato d’urgenza e la ferita risultò meno grave del previsto. Fui intervistato da molti giornalisti. Chiedevano se mi sentissi responsabile di tutti quei disordini che avevano provocato tre vittime, due ragazzi e un poliziotto e milioni di pound di danni. Io risposi di sì, ero fondamentalmente io il responsabile e se io fossi morto sarebbe stata necessaria la testa della regina.

Solo una tv mandò in onda questa ultima parte dell’intervista e comunque Stockwell e Lewisham furono militarizzate per due settimane. Poi la cosa si spense e tutto tornò alla quasi normalità. Kevin Starridge Muntari venne dimesso dall’ospedale e andò in una Struttura Rieducativa Minorile. Di lui non si seppe più nulla.

-E se la partita fosse finita in pareggio?

-Il pareggio non c’era. Finito il tempo, chi segnava, vinceva.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

Ancora non ci sono recensioni.

Recensisci per primo “Antibiotici”

Condividi
Tweet
WhatsApp
Filippo Landini
Filippo Landini è nato nel 1969 a Ferrara. Durante gli anni ‘90 ha viaggiato, studiato e vissuto in giro per il mondo. Studente di Lettere a Bologna, ha trascorso un anno come Erasmus a Utrecht in Olanda. Ha poi vissuto ad Amsterdam, quindi Spagna e Londra per qualche anno e alcuni mesi a New York con la troupe cinematografica del film "Kids" di Larry Clark, scritto da Harmony Korine. In questo periodo ha scritto e prodotto documentari, fiction, video-poesia e video-arte, collaborando a livello internazionale con video-maker, musicisti, artisti e collettivi vari. Reading e slam poetry hanno caratterizzato questo periodo. Nel 1999 inizia a lavorare nel Centro Multimediale dell'Università di Ferrara. Nel nuovo millennio, dopo anni di poesia, si dedica alla scrittura di romanzi e di racconti, pubblicandoli con vari editori.
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors