ANTEPRIMA NON EDITATA
Capitolo I
La finestra era nuovamente aperta.
Con un gesto secco che lasciava trasparire nervosismo, Silvia la chiuse.
Il vetro sottile vibrò nella cornice. L’aria cessò di entrare.
Il semplice zittirsi dei rumori esterni (caprimulghi che si stavano già svegliando dal sonno diurno ed il tardivo frinire di grilli) procurò a Silvia un vago palliativo senso di piacere.
A perorare la causa di questo labile piacere, il suo cuore rallentò la folle corsa di quei giorni e le fece pregustare quello che sarebbe stata la possibile pace nelle settimane a venire. Inoltre, il disperdere lo sguardo sul panorama che vedeva fuori dalla finestra, le permise di trarre profondi respiri che si addensarono sul vetro reso freddo dal clima autunnale: file di pini verdi, disposti in maniera quasi ordinata, ondeggiavano spinti dalla leggera brezza serale infondendole, col loro disordinato ritmo, un ulteriore senso di calma.
Le montagne brulle all’orizzonte, che pareva quasi vegliassero sui pini ed una spolverata di bruma serale, trasformava quell’immagine in un quadro.
Sotto a Silvia faceva capolino parte del vasto giardino della sua nuova proprietà; la luce morente del sole illuminava a malapena i possedimenti adiacenti alla magione. Alberi, siepi e statue, vessilli di un’epoca ormai passata, giacevano nella semi oscurità.
Staccando gli occhi da quella scena di tranquillità, Silvia spostò lo sguardo all’interno della stanza dove si trovava: scatoloni, polvere ed impegni urgenti le si pararono davanti.
Muovendosi un po’ controvoglia, si diresse alla porta della camera che collegava la stanza col corridoio principale del secondo piano. Si muoveva con cautela fra le pile di scatole, siccome ormai la luce esterna scarseggiava e l’allacciamento alla corrente elettrica non era ancora stato effettuato. In mattinata si era recata all’ufficio comunale per chiedere informazioni sul perché nessun operatore fosse ancora passato per effettuare l’allacciamento.
“ Lei è la nuova acquirente della magione, giusto ?” l’occhiale appena appoggiato sulla punta del naso, il tono acuto della voce e lo sguardo freddo dell’impiegata comunale fecero capire di primo acchito a Silvia che non avrebbe ricavato nulla da quell’incontro.
“ Sì, esatto. Silvia Alfieri.” l’ordine della scrivania dell’addetta comunale, portato probabilmente ad un livello eccessivo, spingeva Silvia a pensare al marasma che l’aspettava fra le mura dell’immobile appena acquistato. Ma tutto quel disordine era nulla rispetto agli ultimi mesi; gli scatoloni e la polvere e le ragnatele e le stanze vuote da riempire della magione recentemente acquistata indicavano un accenno di solida normalità in dirittura d’arrivo dopo quelli che per lei erano stati mesi di vacua disperazione.
“ Molto bene, signora Alfieri.” la donna immetteva dati nel Suo computer senza staccarvi lo sguardo. “ Purtroppo non abbiamo ancora una data di disponibilità da parte di un operatore della compagnia elettrica, ma posso dirle che…”
“ Ma io sono ormai entrata in casa… Non posso stare senza corrente…” la voce lasciava trasparire una malcelata nota di delusione. “ Se ci fosse un ufficio di qualche compagnia elettrica mi rivolgerei direttamente a loro ma essendo che l’asta giudiziaria è stata tenuta da voi in comune, sono obbligata a venire qua… ed avevamo concordato che sarei entrata oggi.”
Lentamente, senza particolare enfasi, l’impiegata voltò il capo in direzione di Silvia; un’occhiata, nessuna parola, gelo fra le due.
“ Le stavo dicendo che potrebbe liberarsi un operatore per settimana prossima.” l’enfasi ed il tono posti sulle prime tre parole fecero capire a Silvia che l’impiegata stava cercando di prendere le redini della conversazione. “ E comunque un ufficio di una compagnia elettrica c’è qua in paese.”
“ Ah…” Silvia non era mai stata a Vegliate d’Aggio se non quella singola volta, mesi prima, per vedere con mano lo stato della magione. Ergo il suo essere forestiera non l’aiutava affatto in quella situazione già di per sé complicata: staccarsi da tutto e tutti e finire in un paese fuori dal mondo era un’impresa difficile di base e le sue condizioni delicate giocavano a suo sfavore. “ E desumo di dover obbligatoriamente fare tramite i vostri operai ?”
“ La prego di chiamarli tecnici…” puntualizzò immediatamente la dipendente comunale.
“ E io non posso usufruire di un altro tecnico ?” prosegue Silvia dando poco peso alla correzione della donna.
“ Potrebbe… potrebbe.” mentre la donna scartabellava in un cassetto, Silvia si sentì quasi beffata da tutta quella burocrazia.
Dopo un attimo la donna emerse con un foglio ed una penna prontamente stretta in mano. “ Se lei compila qua, declinerà qualsiasi responsabilità al comune di Vegliate D’Aggio in caso di manomissioni da parte di terzi…”
“ Va bene !” tagliò corto Silvia afferrando il foglio e la biro. Iniziò subito a compilare i dati richiesti chiedendosi se, appoggiandosi ad una compagnia privata avrebbe potuto accelerare le tempistiche dell’allacciamento alla rete elettrica.
Restituito il modulo la donna lo analizzò per controllare che ogni singolo elemento fosse stato correttamente compilato.
“ Potrebbe gentilmente indicarmi dove si trova l’ufficio della compagnia elettrica ?” il silenzio fece seguito alle parole di Silvia mentre la donna continuava ad esaminare il modulo.
“ Viale Mozart.” sentenziò la donna tutto a d’un tratto ed in maniera talmente veloce che Silvia la udì a stento.
“ Viale Mozart.” ripeté subito Silvia come appuntandosi l’indirizzo fra i suoi pensieri. “ Sa per caso dirmi se stamattina è aperto ?”
L’altra donna non rispose, continuando a controllare il foglio compilato da Silvia; dopodiché, una volta visto che tutto era in regola, si alzò dalla sua postazione e si diresse ad una fotocopiatrice. Tornata al suo posto porse la copia del foglio compilato a Silvia. “ Questa è la sua copia…” dopodiché si sporse verso di lei e disse sorridendo: “ Siamo molto contenti di averla qua a Vegliate d’Aggio !”
Lasciata la camera scese lentamente le scale con gli occhi che a poco a poco si abituavano al buio. Era ormai ora di cena e, dopo che la mattina era passata all’ufficio della compagnia elettrica aveva fatto tappa nel piccolo supermercato di Vegliate.
Tempo di arrivare al piano terra, gli occhi si erano almeno in parte abituati all’oscurità. Sempre con calma si spostò verso la cucina; doveva per forza muoversi lentamente perché la casa era disseminata degli scatoloni del trasloco e non aveva assolutamente fatto mente locale sul dove aveva abbandonato le varie scatole.
Entrò finalmente in cucina e, d’istinto, cercò e premette l’interruttore della luce, ovviamente senza successo.
“ Ma perché ho premuto ?” si chiese Silvia.
Presentarsi quella mattina all’ufficio della compagnia elettrica aveva sortito l’unico risultato di far arrivare un operaio (o tecnico!) per il giorno seguente.
All’interno dell’ufficio della compagnia elettrica regnava il caos, in totale contrapposizione con la calma degli uffici del comune; telefoni che squillavano, gente che camminava rasentando la corsa e porte che sbattevano lasciavano trasparire una frenesia che non si poteva notare dall’esterno dell’edificio, una piccola struttura grigia con alle spalle, più in lontananza, incassata verso le montagne, una sempre piccola centrale elettrica.
Silvia rimase spaesata da tutto quel trambusto; c’erano almeno quattro persone in vista che lavoravano ma erano tutte prese dai loro compiti. Mossa dall’istinto, si avvicinò a quello che sembrava il bancone principale. Una ragazza, all’incirca dell’età di Silvia, era presa in una fitta conversazione telefonica mentre continuava a spostare fogli ed aprire cartelle.
“ Non me ne frega un cazzo se non avevi con te il tester… Torna là e sistemale quel contatore !” avvicinandosi Silvia notò che non era seduta ma bensì in piedi e leggermente china in avanti; i jeans attillati sul sedere erano quasi in contrapposizione della maglietta che invece le si abbandonava larga sul busto; si trattava di una ragazza minuta. Con relativa titubanza, Silvia provò a rivolgersi a lei.
“ Buongiorno, avrei bisogno di un’informazione…”
Dopo alcuni istanti, la ragazza, senza posare il telefono, reggendo fogli con entrambe le mani e la cornetta stretta fra la testa e la spalla, posò lo sguardo su Silvia, fissandola per qualche secondo e squadrandola dalla testa ai piedi. Dopodiché alzo un dito per chiederle un attimo di tempo, probabilmente quello di chiudere la telefonata.
“ Fai come vuoi Vincenzo…” tagliò corto. Appoggiò disordinatamente i fogli sulla scrivania ed afferrò la cornetta e solo allora si rese conto di essere completamente avviluppata dal cavo del telefono; si rivolse a Silvia. “ Posso aiutarla ?”
“ Sì…” ripose lei assistendo alla lotta fra ragazza e cavo; probabilmente per via del contatto col filo telefonico, i capelli tendenti al rosso avevano preso una leggera carica elettrostatica ed erano leggermente sollevati. “ Sono entrata oggi a casa mia ma non ho la corrente. Dovevo aspettare dei dipendenti comunali che però non si sono presentati… Mi chiedevo se potessi rivolgermi direttamente a voi.”
Finalmente libera dal cavo, la ragazza agganciò la cornetta sul ricevitore. “ Dove abita? Qui a Vegliate d’Aggio?”
“ Sì, ho acquistato la magione nella parte ovest del paese.”
“ Ho capito… E per quando avrebbe bisogno di qualcuno a casa sua ?” ora che si era rivolta a lei, Silvia poté vedere una targhetta appuntata sul petto della ragazza; il nome Giorgia campeggiava a caratteri rossi su sfondo dorato.
“ Il prima possibile, per cortesia. Come le ho detto sono entrata oggi perciò necessito di avere la corrente. Sa… Il frigorifero, la lavatrice…” nel nominare il frigorifero Silvia si ricordò che doveva assolutamente anche passare in un supermercato per comprare qualcosa da mangiare.
Giorgia si voltò verso il computer del bancone ed iniziò ad immettere dati; lanciava ogni tanto a Silvia delle veloci occhiate.
“ La fortuna di essere forestiera.” pensò Silvia notando le occhiate fugaci che le arrivavano da dietro lo schermo. “ Ho comprato una magione abbandonata e vecchia di chissà quanti anni, ergo in paese tutti si staranno chiedendo chi mai l’avrà acquistata…”
“ Domani in tarda mattinata o primo pomeriggio ?” domandò Giorgia tenendo ora gli occhi fissi sullo schermo.
“ Beh, ma direi che è perfetto !” sentenziò Silvia malcelando il suo entusiasmo. Nonostante fosse finita in un piccolo paese come Vegliate d’Aggio non credeva comunque di avere la fortuna di trovare disponibilità già per il giorno dopo.
“ Dunque, mi serve cortesemente un suo indirizzo ed un suo numero di telefono, per cortesia.” Giorgia allungò un ennesimo modulo verso Silvia.
“ Un telefono ancora non ce l’ho…” sempre per colpa di quella maledetta fretta che aveva avuto nel trasferirsi, alcuni aspetti pratici erano stati almeno momentaneamente tralasciati. Ed il telefono era uno di questi. Ma tanto che se ne sarebbe fatta del telefono? Chi doveva davvero chiamare? A chi voleva trovarla in quella che sarebbe stata la sua nuova vita aveva già lasciato il suo indirizzo; a tempo debito avrebbe aggiunto anche un numero di telefono. Ma ora come ora un briciolo di solitudine non le avrebbe sicuramente fatto male.
“ Se crede che la troveremo sempre in casa, per il momento non è un problema.” la giustificò l’addetta della compagnia elettrica.
“ Sì, certo… In questi giorni di impegni non ne ho… Passerò praticamente il mio tempo tutto in casa.” afferrando una biro da un vicino portapenne iniziò a compilare pure quel modulo. “ Sa, ho tanti scatoloni da aprire e tante stanze da pulire e riempire…”
“ Sì, ma messa così sembra che mi sto vantando di avere una casa enorme !” pensò rammaricata Silvia. Delusa da quella frase, serrò le labbra e proseguì nella compilazione del modulo.
“ Perciò se lei mi conferma che verrete domani, mi troverete lì a qualsiasi orario.” concluse Silvia restituendo il formulario.
“ Dammi pure del tu…” disse Giorgia ed a Silvia parve di intravvedere del rossore sulle guance. Dopo una scorsa del documento Giorgia aggiunse: “ Dopotutto abbiamo quasi la stessa età.”
“ Va bene…” Silvia distolse lo sguardo per un attimo rendendosi conto che effettivamente era lei ad arrossire.
“ Ecco qua tutti i dati che ti servono.” Giorgia le porse un tagliando appena compilato, con segnati i suoi dati e la data dell’intervento.
“ E per il pagamento ?”
“ Potrai pagare direttamente l’operatore domani, una volta che avrà terminato i lavori.”
“ Molto bene.” non volendo sembrare scortese e di conseguenza non sapendo come chiudere il discorso, Silvia si trovò a fissare il tagliando che le era appena stato consegnato.
Poi, dopo aver compilato il secondo modulo della giornata, si trovò a domandare per la seconda volta le indicazioni per qualcosa: “ Sapresti dirmi dove posso trovare un supermercato ?”
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