Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors

Es, una storia dalle tenebre

banner Federico Cerioni
5%
191 copie
all´obiettivo
99
Giorni rimasti
Svuota
Quantità
Consegna prevista Dicembre 2026
Bozze disponibili

Due orfani vivono a Roma, non hanno amici poiché considerati inquietanti: Adam con una amnesia del periodo in cui iniziavano a chiamarlo “il deforme”, una ossessione per la morte e il rifiuto di ferire chiunque. Eris con mani e braccia coperte di bende e ferite, una sensazione di freddo cronico e una tendenza alla violenza. Lasciano passare i giorni tenendosi compagnia in modo disfunzionale, mentre vengono bullizzati, specialmente da Elly, una ragazza che nasconde un segreto dietro il suo bullismo. Ma un giorno arriva Rem, misterioso e più grande di loro e il destino dei tre ragazzi deraglierà su una strada che nessuno aveva desiderato e che porterà sofferenza ad un numero incalcolabile di persone. Tra morte, fiamme e insetti porteranno il caos in un’avventura che avrebbe dovuto essere già conclusa. E tra superpoteri, fazioni in lotta, e una guerra da cui il pianeta si stava riprendendo, il mondo in cui il cui cattivo è stato già sconfitto vedrà sorgere un nuovo male.

Perché ho scritto questo libro?

Questa ode alla fantasia è nata da un pensiero casuale fatto per mitigare la noia nel tragitto da casa a scuola e non pensavo fosse di più; era la scuola di cinema e tv, e speravo di trarne una trama per un film o una serie, quando ho capito che era un libro; in seguito, mentre scrivevo e rivedevo le pagine immaginando le seguenti è sorto un desiderio: che le persone vessate dalle difficolta della vita, mentre vedono, leggono, o giocano a ciò che creerò, dimentichino i problemi per un attimo

ANTEPRIMA NON EDITATA

Capitolo 1: il solito inizio

Si svegliò di soprassalto e sbatté la testa sulla rete del letto di sopra. Senti chiaramente il metallo freddo sbattergli sulla fronte mentre si sposto verso sinistra con il busto per non sbatterci di nuovo, ma il piede si impigliò nel lenzuolo e cadde sbattendo la testa.

-ahia- disse, con voce sconfitta.

Rimase con la fronte verso terra per un minuto “cominciamo bene” penso tra sé e sé.

-stai bene?! – disse una voce femminile con tono preoccupato.

-si, tranquilla Eris… –

Rispose mentre si massaggiava la testa.

-di nuovo quel incubo, Adam? –

Ancora con la fronte sul pavimento, gli fece cenno di sì con la testa.

Poi Si alzo e si mise in piedi, la luce che entrava dalla fessura delle tende della finestra gli andò sulla parte sinistra del viso infastidendolo, aveva ancora gli occhi socchiusi godendosi l’ultimo poco di tepore sul corpo, poi li apri. davanti a lui, a un metro dalla sua faccia c’era quella di Eris, che si stava sporgendo dal bordo del letto di sopra, vide i lineamenti leggeri del suo viso gli occhi grandi con le sue iridi grige e lo sguardo curioso, il naso piccolo e le labbra sottili come le sopracciglia, con i suoi capelli neri e corti, vide anche che si stava aggrappando con le dita ancora bendate, poi la sua attenzione andò sul suo pigiama color banana a righe.

come tutte le mattine i suoi capelli erano ordinati come se selli fosse appena sistemati, Adam aveva sempre ritenuto l’acconciatura di Eris come qualcosa che sfidava le leggi della fisica “come fanno a essere cosi ordinati di primo mattino?”, guardo per qualche secondo il suo pigiama, poi fece una faccia tra il disgustato e l’indignato.

-e basta! – disse Eris.

-non è necessario fare quella faccia ogni mattina quando vedi il mio pigiama, capito? –

-non è necessario nemmeno indossarlo ogni notte da quando avevi dodici anni, eppure lo fai! –

-invidioso, sei solo invidioso del mio gusto estetico! –

-no, no, no, il tuo gusto in fatto di vestiario è perfetto, ineccepibile, proprio per questo e ancora più insopportabile vederti indossare un pigiama che di norma chi lo indossa dovrebbe andare nel braccio della morte! e andarne anche fiera, oltretutto! –

Scesa dal letto di sopra e comincio a prenderlo a pugni sulla spalla destra urlando di rabbia.

-invidioso, invidioso, invidioso! –

Adam vide i bendaggi sulle sue dita che si stavano allentando e per evitare che si togliessero la accontento.

-ok, ok, basta! – Lei si fermo.

Adam si massaggio la spalla indolenzita, ora oltre che la testa anche le spalle gli faceva male.

-e io che mi preoccupo pure per te… – disse Eris mentre lo guardava.

-scusa- disse Adam sospirando con gli occhi al cielo.

Lei si mise a sorridere, mise il suo orologio da polso, gli diede un’occhiata e andò al ciglio della porta della stanza con fare vittorioso.

-sono le otto e mezza, cambiati che tra mezzora è pronta la colazione! – poi usci dalla stanza.

Adam prese i suoi vestiti dal armadio ai piedi del letto e si cambio, poi vide il suo pigiama verde mimetico piegato e penso ”invidioso di cosa?” si scrollo la testa e si mise davanti lo specchio e si vide come era, con i capelli neri tutti disordinati, le occhiaie sotto ai suoi occhi grigi, indossava una maglietta grigia a maniche corte, scarpe nere con le chiuse a strappo e jeans verde scuro con quattro tasche due ai lati dei fianchi e due all’altezza delle ginocchia, non aveva mai capito del perché delle tasche sulle ginocchia “se ci metto qualcosa dentro e poi se mi siedo o corro si strapperanno le tasche o cadrà qualunque cosa ci metto all’interno” pensava con un cenno di fastidio.

-hai finito? –

-si! – disse con voce infastidita.

Andò verso la porta, ma prima si giro verso la stanza, è da quando ha compiuto otto anni che stava in quella stanza, che, tutto sommato gli piaceva: era molto larga (almeno per i suoi standard) circa quattro metri per sei, avevano un letto a castello a destra dell’entrata con un armadio unico per tutti e due e un’unica scrivania per studiare. Poi si rigiro e Uscì dalla stanza mentre Eris entro, non passarono neanche due minuti contro i dieci messi da Adam e uscì tutta pronta e vestita “ora ditemi se è normale, una ragazza che ci mette poco a vestirsi va contro le leggi della natura!” penso ironico Adam mentre la vedeva, indossava un giacchetto e dei pantaloni di jeans, sotto al giacchetto indossava una maglietta nera, Adam la guardo imbambolato per qualche secondo, come ogni mattina ”la femminilità non sa dové di galassia, non di paese ” penso tra se e se, avevano entrambi sedici anni, ma lei sembrava proprio una bambina di dieci, non tanto per l’altezza visto che era solo di poco più bassa di lui ma per il fatto che era magra e sottile, inoltre era del tutto priva di seno e i tratti tanto leggiadri del suo viso la rendevano ancora più infantile.

-andiamo! – disse, correndo verso il salone con Adam che la seguiva.

Si diressero verso il salone camminando nel corridoio, passando per le porte aperte delle stanze dei loro compagni, che ovviamente erano vuote, e scesero le scale a chiocciola fino all’entrata dell’orfanotrofio, era un entrata modesta con una porta di vetro con i bordi in legno, cera una porta aperta con dentro una scrivania curva su cui era seduta la signora moira, la contabile, vestita con un maglione a maniche lunghe, aveva i suoi capelli biondi legati dietro a coda di cavallo, con un paio di occhiali a lenti quadrate sugli occhi, stava firmando le ultime scartoffie della mattina, era così impegnata da non notarli nemmeno, non dissero niente per non distrarla, ai lati della scrivania c’erano due porte con due cartelli con su scritto ”sala da pranzo” a sinistra e “direttore” a destra, le porte erano fastidiosamente identiche, se non fosse stato per le targhette, chiunque sarebbe rimasto confuso di dove andare. Eris e Adam andarono a sinistra aprirono la porta e si ritrovarono in un salone quasi del tutto vuoto a parte tre tavoli lunghi di legno con delle banchine al posto delle sedie, una porta infondo a destra con su scritto “cucina” e due finestroni dalla stessa parte dei tavoli e un orologio a parete al centro.

Adam la trovo desolante come al solito, di quelli che dovevano essere circa trenta posti c’erano solo nove ragazzi, tre femmine e sei maschi, i quali stavano aspettando da mangiare separati ai lati di un unico tavolo, Adam si mise dalla parte dei maschi e eris si mise di fronte a lui lontana dalle altre tre ragazze e iniziarono a parlare.

-va tutto bene? – chiese.

-fai tu, appena svegliato e già vorrei tornare a dormire! – rispose Adam con voce irritata.

-ancora quell’incubo? –

-si, e devo ancora capire cosa mi spaventa di quell’incubo, insomma, sono a scuola sono da solo e poi… finisce con qualcuno che mi chiede scusa! di cosa poi?!-

-boh, forse è la tua coscienza che ti sta dicendo qualcosa? – rispose con voce ironica.

-Sarà…- prima che finisse di parlare dalla porta della cucina usci il cuoco con il carrello.

-ciao, Joe! –

dissero tutti a parte Adam, in coro quel saluto, e contro intuitivamente l’uomo grugni arrabbiato. era un uomo sulla quarantina di anni con un grembiule bianco e una rete per i suoi capelli rossi e una mascherina, era magro e alto con un paio di occhiali e gli occhi marroni, sul grembiule cera una targhetta con su scritto “Joe” anche se non era il suo nome, infatti l’orfanotrofio ha solo un grembiule per cucinare e il primo cuoco, che pare si chiamasse Joe aveva scritto il suo nome sulla targhetta e l’aveva incollata sul grembiule, per cui quando se ne andò nessuno riuscì a togliere il cartellino senza rompere il grembiule, per cui si era presa l’abitudine di chiamare Joe tutti i cuochi, tranne Adam il quale trovava triste che si burlassero di lui, anche se in effetti la cosa lo faceva divertire e neppure il cuoco migliorava la cosa visto che nessuno sapeva il suo nome e lui non sembrava intenzionato a dirlo. con il carrello con sopra tutti i piatti si avvicino al tavolo e cominciò a servire delle ciotole con dei cucchiai annegati dentro. Adam guardo dentro il suo piatto, c’era del latte con dei cereali a ciambella al miele inzuppati, tutti mosci e mezzi sciolti e, come ogni mattina, comincio a ingurgitare quella brodaglia “il latte e anche freddo” avrebbe voluto dire, ma non ne aveva il coraggio. mentre mangiavano, dalla porta entro il direttore, che Prese un fazzoletto e sello passo sulla testa sudata mentre faceva dei lunghi respiri. evidentemente aveva corso fin qui dal suo ufficio, Adam trovava il direttore molto simpatico’ a parte il suo vestiario elegante, con addosso un completo a panciolle grigio chiuso con i bottoni, con una cravatta a pois blu e i pantaloni tenuti da una cintura di cuoio, aveva un carattere e un fisico molto buffi, era molto paffuto e con la testa pelata e a forma di anguria e i vestiti che indossava lo facevano notare molto. Nonostante questo però era una persona molto buona e cordiale che si preoccupava sempre dei bambini dell’orfanotrofio.

-buon giorno ragazzi! – disse con il fiatone.

-buon giorno direttore! – gli risposero tutti in coro.

Il direttore prese un altro lungo respiro e ripose in tasca il fazzoletto.

-sono qui, come ogni mattina, per darvi le notizie giornaliere: per prima cosa per oggi alle quattro verrà una coppia per l’adozione quindi mi raccomando cercate di essere tutti pronti, inoltre vi avviso che per domani sera verrà tolta l’acqua calda verso le undici! –

dopo quella parola si tenne le mani e sorrise con un’aria molto triste, Adam, eris e gli altri lo guardarono serissimi con le facce abbattute.

-è confermato che alla fine di questa settimana, ovvero dopo domani, l’otto giugno l’orfanotrofio chiuderà definitivamente e tutti voi ragazzi sarete trasferiti in strutture per tutto il paese! –

Adam e eris si guardarono negli occhi con le facce abbattute, nel mentre il direttore riprese a parlare.

-purtroppo, come sapete l’orfanotrofio e pieno di debiti, e per quanto sia crudele dirlo non abbiamo più abbastanza ragazzi per poter restare aperti… –

prese fiato guardando i tavoli vuoti accanto a noi poi continuo

-finora sono riuscito a aggrapparmi al buon cuore e pietà, ma ormai non so più che pesci pigliare, perciò almeno che chi di voi dovesse essere scelto spero che avrà un buon ricordo di questo posto. ah, eris, Adam con un po’ di fatica, ma sono riuscito a mettervi in un orfanotrofio, insieme, per fortuna le persone di lì erano abbastanza ragionevoli-

eris abbozzo un sorriso mentre Adam teneva un’espressione pensierosa, finirono di fare colazione e salirono nella loro stanza, Adam si comincio a preparare per andare a scuola, mentre eris si sedette sul letto per poi mettersi a prendere a pugni il cuscino dalla rabbia.

-buon cuore e pietà? Ma fammi il favore, siamo pieni di debiti proprio perché quei polpi non hanno dato un centesimo al punto che per poco non ci chiedevano loro di pagare! – eris continuo a lamentarsi stringendo i pungi così forte che i bendaggi cominciavano a cedere finché Adam non prese parola.

-dovresti smettere di fare questi discorsi! E colpa del fatto che il comune non da soldi a questo postaccio! –

appena finito di parlare eris lo fulmino con lo sguardo, ma Adam resto calmo e continuò.

-non fare cosi, anche io non lo digerisco, ma i fondi, tra darli a un orfanotrofio con meno di un terzo dei ragazzi che dovrebbe avere e uno affollato, la scelta è ovvia, non credi? – eris abbasso lo sguardo e scese dal letto.

-dai prepariamoci, fidati di me, andrà tutto bene! –

Detto questo eris abbozzo un altro sorriso e si comincio a preparare, si avvicino all’armadio e tiro fuori due zaini neri, uno dei quali era pieno di sticker di squali di tutti i tipi; squali bianchi, squali goblin, squali tigre e uno con i bordi dorati che raffigurava uno squalo che sembrava avere una lama circolare sul muso.  Adam invece prese uno zaino vecchio di color grigio scuro con niente disegnato a parte il logo sopra, mise all’interno i libri, i quaderni e l’astuccio. Una volta preso tutto il necessario si diresse al cancello dell’orfanotrofio insieme a eris. Una volta però arrivati lo trovarono completamente deserto.

-beh, ci hanno lasciato indietro… di nuovo-

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

Ancora non ci sono recensioni.

Recensisci per primo “Es, una storia dalle tenebre”

Condividi
Tweet
WhatsApp
Federico Cerioni
Sono Federico e ho vent’anni, sono diplomato alla scuola di cinema e tv e vorrei fare lo sceneggiatore. Amo immergermi in ciò che mi suscita interesse, libri, fumetti, cartoni, film, serie, videogiochi, e i miei personaggi preferiti sono i cattivi, fin da piccolo ho amato in maniera sempre più stratificata ogni genere di antagonista. Sono curioso, e mi entusiasmo quando posso buttarmi a capofitto in tutto ciò che solletica la mia fantasia. Ho dei gusti in po’ macabri, anche se non amo gli horror perché non mi fanno dormire. Non ho grandi capacità sociali, mi danno fastidio i luoghi troppo affollati, ma ho delle persone care che mi sostengono. Adoro le sigle dei cartoni e i temi musicali dei videogiochi, che uso come sottofondo quando scrivo. Sono ossessivo su alcune cose, mi danno fastidio i numeri dispari e provo una forte irritazione quando qualcosa di mio si rompe o si danneggia.
Federico Cerioni on FacebookFederico Cerioni on Instagram
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors