Comunque non facciamo solo cose in due, spesso usciamo con gli amici di Ianis e con la coppia delle meraviglie, Sara e Giorgia. In quei casi ci comportiamo in maniera più normale, accettiamo inviti per andare al bowling e partecipiamo a serate danzerecce in zona Navigli. Ma la verità è che adoriamo stare fra le mura domestiche; dato che Sara, ormai, è sempre da Giorgia nell’appartamento al piano di sopra, Ianis sta sempre da me, cioè a casa di Sara. E quindi si è creato un piccolo traffico tra il terzo e il quarto piano; c’è sempre uno di noi sulle scale che va giù e su portando vaschette di gelato, borse piene di vestiti, o caricatori del telefono o del pc. Il via vai è così intenso che io temo che gli altri condomini, tutte delle discrete serpi, possano insospettirsi.
«Non è che pensano che ci sia un giro di prostituzione nel palazzo?» ho chiesto una volta a Ianis bussando alla porta di Giorgia.
«… che coinvolge solo noi quattro?!»
«Certo, potrebbe trattarsi di un circolo esclusivo»
«… un élite di privilegiati che si incontra in un appartamento di sessanta metri quadri in Corvetto?»
«Per sviare, no? Poi all’interno lo spazio sarebbe lussuoso, con una reception, dei divanetti, una piccolissima spa e le varie stanze per gli incontri»
«È inquietante il fatto che tu lo descriva in maniera così dettagliata… e dimmi, chi fra noi donerebbe il suo corpo per soldi?»
«Non lo so. Come tu mi insegni bisognerebbe prima fare una ricerca di mercato, individuare il target e capire il tipo di richiesta»
«Beh di solito c’è più domanda tra la popolazione maschile»
«… motivo in più per buttarci su quella femminile e crearci una nicchia»
«Quindi toccherebbe a me fare il gigolò?»
«La mia è solo un’ipotesi… »
Intanto Giorgia, dopo secoli, ha aperto la porta e ci ha invitato a entrare nel salone.
«Di cosa stavate parlando?» ci ha chiesto con espressione curiosa.
«Di chi tra noi dovrebbe prostituirsi» esclamo ridacchiando mentre scorgo seduta sul divano una distinta signora sui sessant’ anni.
«Ragazzi, questa è mia madre» ha annunciato serafica Giorgia, cercando di contenere l’imbarazzo.
La donnina mi guardava con gli occhi sgranati, forse chiedendosi se aveva davvero sentito pronunciare quelle parole. Ricordo di aver sperato di essere colpita in testa da un frammento di meteorite.
«Ehm piacere signora – ho sussurrato porgendo la mano tremante – ovviamente stavo scherzando… stavamo parlando di… economia circolare».
In seguito Giorgia mi ha detto che sua madre ha espresso la volontà di incontrarmi il meno possibile in futuro.
Ad ogni modo i miei timori sulla reazione dei vicini si sono rivelati infondati. Imbattendosi con più frequenza in noi quattro, i condomini hanno familiarizzato di più con le nostre facce e, con grande sorpresa, si sono rivelati carini e socievoli. A quanto pare abbiamo aperto una breccia nei loro gelidi cuori, in particolare in quello della signora Teresa, la dirimpettaia di Giorgia. Quando ci vede ci rifila sempre qualche piatto di pasta oppure frutta e verdura che suo marito coltiva nel suo orto in zona Forlanini. Ecco, un’altra attività a cui ci dedichiamo un paio di giorni al mese, di solito al giovedì, è l’orticoltura in compagnia del signor Mario, che è sempre ben felice di spiegarci quando è il caso di trapiantare i pomodori o di raccogliere le zucchine. In realtà è Ianis quello che ascolta e poi si mette all’opera; io sto lì solo perché mi sento molto sexy a togliermi i ciuffi di capelli davanti al viso mentre, a carponi, ricopro con un strato di terra i semi di rapa cinese.
E quindi io e Ianis viviamo così, ci divertiamo con poco ed evitiamo di fare troppi progetti, cercando di goderci il più possibile il presente. Almeno fino a oggi, 20 agosto, quando, durante il nostro ultimo weekend di mare a Jesolo, Ianis smette all’improvviso di giocare con Paolino, mi si avvicina con un agile balzo e sorridendo mi dice:
«Marta, credo che noi due dovremmo essere in tre»
ore 18
Sono ancora in stato confusionale. Quando Ianis mi ha fatto quella proposta non ho reagito, sono rimasta immobile come una di quelle statue di sabbia che si vedono sul lungomare e che ritraggono sirene poppute adagiate su fazzoletti di terra. Impossibilitata a emettere alcun suono, mi sono limitata ad annuire con la testa e a farmi travolgere dalle urla di gioia e dagli abbracci che sono seguiti. Non sono abituata ad agire senza riflettere e so che forse è prematuro per noi fare un passo del genere, ma l’entusiasmo di Ianis mi ha contagiato e io lo so che ameremmo alla follia il nuovo arrivato o la nuova arrivata. E poi lui, dopo essersi ricomposto, mi ha fatto un invito a cui era impossibile sottrarsi.
«… e se cominciassimo a lavorarci appena tornati a casa?» mi ha chiesto ammiccando e sporgendosi verso di me.
«Perché non qui in spiaggia, ci troviamo un angolo in cui nessuno può disturbarci…» lo provoco ricambiando lo sguardo.
«Preferisco la comodità, voglio prendermi del tempo…»
«Ci sta» ribatto cominciando a raccattare la roba in giro.
Nel giro di un nanosecondo abbiamo ritirato ombrellone e asciugamani e ci siamo subito incamminati. Il tragitto dalla spiaggia al camping lo abbiamo fatto a mille all’ora perché entrambi stavamo morendo dall’impazienza. Paolino invece si muoveva con lentezza e piagnucolava perché aveva fame. Appena arrivati non abbiamo resistito un secondo di più, ci siamo appartati e ci abbiamo dato subito dentro, senza neanche aspettare di fare la doccia. E così sdraiati sull’amaca piazzata in un punto strategico dietro la nostra tenda, passiamo in rassegna con curiosità famelica tutti i siti possibili dedicati all’adozione di cani. In un silenzio irreale, mentre Paolino ci gironzola intorno addentando il suo osso, esaminiamo con dovizia una quantità enorme di foto e profili diversi. Dopo la morte della mia amata Lulù mi ero ripromessa di non prendere più animali domestici e in effetti poi la vita mi ha portato ad attraversare situazioni poco adatte alla presenza di un altro essere vivente. Compresa quella attuale. Ma questo caso è diverso; il proprietario sarebbe in tutto e per tutto Ianis, che si porterebbe il cagnolino a lavoro, e io interverrei solo quando lui è impossibilitato a tenerlo o ha qualche impegno che lo occupa tutto il giorno. Starà ovviamente nel suo appartamento, anche se Sara mi ha già detto che per lei non è un problema ospitare qualche volta il nuovo arrivato. Certo, bisognerà abituarlo alla presenza di Paolino, che è il cane di Giorgia ed è un buffissimo golden retriever incrociato con un barboncino. Ma non credo sarà un problema: Paolino è una specie di monaco buddista canino, va d’accordissimo con tutti e, in questi giorni in cui lo stiamo tenendo con noi, non l’ho mai sentito né abbaiare né ringhiare. Insomma, la nostra nuova vita a tre, con la giusta organizzazione, può davvero funzionare. Ma la strada è ancora lunga, il terzo componente non si è ancora palesato. Quando, durante le rispettive ricerche, io e Ianis troviamo qualche candidato interessante, rimaniamo impassibili, quasi ipnotizzati e ci limitiamo ad allungare il braccio verso l’altro sbattendogli in faccia la foto del prescelto. Ianis lo cerca cucciolo, di massimo un anno, con il muso simpatico e un carattere socievole. Per me invece l’importante è che abbia una vita drammatica alle spalle. Deve essere stato abbandonato in autostrada o strappato a un circo che lo obbligava a intrattenere la gente saltando dentro cerchi di fuoco. Voglio una storia del genere, che scuota nel profondo le persone che la ascolteranno.
«Ma che bestiolina deliziosa!» mi direbbe un inconsapevole sconosciuto per strada.
«Vero? – risponderei io – si chiama Whiskey (nome provvisorio). L’abbiamo riscattato da una banda criminale che voleva trasformarlo in un corriere della droga».
Esatto: voglio sganciare una bomba durante un normale scambio sui cani con l’ intento di scioccare il mio interlocutore ed erigermi moralmente sopra di lui.
Ma Ianis, come sempre, ha un’idea un po’ diversa.
«Forse l’ho trovato – mi dice a un certo punto – si chiama Maxi, ha cinque mesi ed è una specie di Jack Russell»
«Sì vabbè ok – taglio corto io – concentriamoci sulla sua biografia»
«Eh qua arriviamo al punto dolente – risponde lui un po’ intimorito – è nato in un’enorme casa di campagna e ai proprietari piacerebbe semplicemente regalarlo a qualcuno».
«E quindi? – chiedo con voce carica di indignazione – Cos’è ‘sta roba?! Dov’è la parte strappalacrime?»
«Beh se ci pensi è una specie di diseredato – ribatte Ianis convinto – viene da una famiglia ricca, agiata, ma per qualche motivo ne viene allontanato e finisce nelle mani di gente a caso»
Mi sta provocando, è fin troppo chiaro.
«… con gente a caso intendi io e te, suppongo? Quindi il risvolto drammatico della sua storia sta nel fatto che viene dato a noi?»
«Esatto – replica lui con un sorriso beffardo – se ci pensi, peggio di così non gli può andare»
La sua ironia un po’ mi ferisce, ma per il bene della nostra relazione decido di soprassedere e chiudermi in un silenzio che spero gli risulti molto pesante. E in effetti la cosa funziona perché Ianis, dopo un tentativo di decifrare il mio sguardo di ghiaccio, sembra fare marcia indietro e si rimette a smanettare col telefono, guardandosi bene dal menzionare ancora una volta Maxi e la sua famiglia abbiente. La ricerca, dunque, continua, e nel giro di pochissimo entrambi veniamo risucchiati da un vortice inarrestabile fatto di annunci, foto, pagine di adozione sui social, siti di rifugi, video di cuccioli che giocano e così via. E puntualmente succede che il cane che potrebbe piacere a me (quindi con un passato da romanzo ottocentesco) non vada per niente a genio a lui. E viceversa. Senza contare che le poche volte che siamo d’accordo su uno, mandiamo subito messaggi Whatsapp che però cadono nel vuoto. Oppure scopriamo, dalle risposte dei volontari, che siamo stati battuti sul tempo dalla classica famigliola con bambini che sogna un amico a quattro zampe (bambini che poi, una volta diventati adolescenti, metteranno da parte senza pietà la povera bestiola, preferendole i videogiochi e le droghe leggere). Demoralizzati, confusi e saturi di informazioni, col passare delle ore perdiamo entusiasmo e ottimismo, ma non molliamo e andiamo avanti. «Vedrai Marta – mi rassicura Ianis – prima o poi lo troveremo. Così l’estate prossima affittiamo un camper e ce ne andiamo noi tre in giro per l’Europa, dormendo un po’ dove capita. Che te ne pare?». Quello scenario ci galvanizza entrambi e ci incoraggia a continuare la nostra ricerca. La nostra ostinazione ci premia: dopo una mezz’oretta mi posa una mano sulla spalla e, senza distogliere lo sguardo dallo schermo del telefono, proclama: «Forse ci siamo Marta. È una femmina, si chiama Teodora, ha circa un anno e sta a Milano»
«Fantastico»
«Al momento sta facendo una cura per un problema alla zampa – continua – Ma fra qualche settimana sarà come nuova e potremo andare a conoscerla».
Do un occhio alla foto: è una cagnetta deliziosa, difficile resisterle. Ha il muso di tre colori e orecchie giganti che le pendono ai lati della testa come due foglie di lattuga. La descrizione dice che è un incrocio tra un boxer e un beagle. Si comporta bene con gli altri cani, con le persone invece è molto selettiva. Altro lato un po’ problematico: soffre molto i viaggi in automobile, ma nulla che non si può risolvere con un po’ di pratica. Per il resto sembra gestibile. In effetti sulla carta Teodora potrebbe andare; ma a me non basta, manca un dettaglio fondamentale. Non faccio in tempo ad alzare il ditino e a dire la mia che Ianis mi precede: «… ha vissuto per anni legata fuori da un casolare»
Non ho nient’altro da aggiungere.
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