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The Heirs of Darkness: il risveglio della fenice oscura

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Consegna prevista Dicembre 2026
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In una civiltà restaurata, portata alla distruzione dopo alcune scoperte tecnologiche, continua la persecuzione da parte di civiltà aliene tradite dalla stirpe terrestre mentre parte di quest’ultima, sopravvissuta alla “Guerra Solare” cerca il modo di vivere una vita normale. Nati poco dopo su un pianeta gemello della Terra, due cugini, Louis e Styga, progenie di esperimenti militari si addestrano da tutta la vita per controllare al meglio i loro poteri e prendere il loro posto alla protezione di ciò che è rimasto della vita umana. Riusciranno a porre fine al conflitto e impedire lo sterminio della stirpe terrestre? La storia segue due giovani cugini che, fin da piccoli, si ritrovano a proteggere ciò che resta della civiltà terrestre, quasi distrutta da scoperte tecnologiche tanto rivoluzionarie quanto pericolose. Tra intrighi, amori complicati, poteri straordinari e antiche profezie, incombe la presenza di una creatura mitologica dormiente, pronta al risveglio.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo libro per dare voce alle storie che inventavo da bambina, a quei mondi che allora vivevano solo nella fantasia e che oggi trovano finalmente spazio sulla pagina. Lo dedico a mia nonna, che mi ha insegnato a inseguire i miei sogni e a credere nella magia dell’immaginazione. Questo romanzo è il mio modo di custodire ciò che mi ha donato e trasformarlo in qualcosa che possa continuare a brillare nel tempo.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Il Dopoguerra – 4068

“Solo il coraggio dei degni la riporterà alla luce.”

Tra l’anno 4017, tra i popoli del Sistema Solare regnava la pace, almeno fino a quando la nostra specie non decise di rovinare quel delicato equilibrio. Erano passati un paio di secoli dai primi contatti e dalla scoperta di altre forme di vita altrettanto sviluppate sugli altri pianeti del nostro sistema.

Jacob Andrew Dion, il mostro dell’ingegneria spaziale del 3600 d.C., insieme al suo team, dopo anni di esperimenti e denaro bruciato, riuscì a realizzare la prima spedizione con navicella spaziale di ultima generazione pronta a partire per Saturno. La chiamò proprio in suo onore “Saturnia” e incredibilmente fece ritorno con tutti i passeggeri e non solo… La nave tornò carica di doni e manufatti “alieni”.

Da lì partirono altre spedizioni per pianeti fino ad allora irraggiungibili. Furono stretti accordi, alleanze e per un po’ sembrava essere tornati all’età del baratto, per il continuo flusso di scambi interplanetari che partivano ogni mese. Inutile dire che il periodo di prosperità e il rispetto che le popolazioni ottennero fu longevo e intenso, ma non poteva durare per sempre.

Alcune popolazioni scambiarono con noi terrestri tecnologie completamente nuove e ben presto la superbia e l’ingordigia del genere umano le trasformarono in vere e proprie armi di autodistruzione. Furono realizzate macchine che rendessero l’uomo “perfetto”, capace di cose incredibili.

Per insabbiare la realtà dei fatti, questo processo, destinato ad alcune cavie estratte proprio dagli eserciti militari di ogni paese, fu chiamato “P.P.U.” (Processo di Perfezionamento Umano). Il progetto venne portato alla luce come “scoperta rivoluzionaria”, colei che avrebbe permesso la cura di numerose malattie e la ricostruzione completa di organi e arti del corpo.

La notizia, confermata dal governo, fece il giro del mondo in pochissime ore e destò molti sospetti. Hacker da ogni dove cercarono di entrare nei file top secret e ci riuscirono, iniziando così a far circolare un insieme di fake news e documenti reali.

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Si venne a scoprire dopo poche settimane che in realtà questa nuova tecnologia era capace di fare ben altro ed era al di fuori del nostro controllo. Tra queste capacità particolari c’erano la telecinesi, psicocinesi, metamorfosi, epimorfosi e tante altre. Il vero intento fu quello di selezionare determinate categorie di uomini al servizio militare di alto grado e conferirgli la possibilità di possedere queste capacità, o come dico io “costringerli a diventare macchine da guerra e mantenere il segreto”.

Colto in flagrante, il governo accelerò il processo, distruggendo ogni alleanza e accordo con le altre popolazioni, preparando d’anticipo il piano d’attacco. Per arrestare la futura aggressione ai pianeti, i rappresentanti di questi ultimi si riunirono ancora una volta in un’assemblea solare per parlare della questione e salvaguardare i loro popoli.

Solitamente le assemblee si svolgevano su Giove, il pianeta più grande. Dopo ore di riunione, lo stesso venne assaltato dai missili, che purtroppo fecero numerose vittime innocenti. Il presidente del consiglio solare diede l’ordine di distruggere la Terra e di organizzare immediatamente spedizioni di salvataggio per coloro che vivevano sugli altri pianeti.

I militari in possesso di questi “doni” si ribellarono al progetto, mediando la situazione ma senza successo. Questi ultimi eliminarono i terrestri che diedero inizio al piano d’assalto e scapparono con alcune navicelle di riserva e miliardi di sopravvissuti, dopo aver emanato un vero e proprio protocollo di salvataggio improvvisato.

Alcune navicelle non resistettero agli attacchi e solo una decina riuscì a partire alla ricerca di una nuova terra. Circa due miliardi e mezzo di persone si ritrovarono sperdute nello spazio, con poche risorse e alla ricerca di un pianeta da abitare. Famiglie distrutte e senza più una casa cercavano di andare avanti in questa tragedia accaduta ancora una volta per colpa nostra.

Dopo la fuga, l’assemblea decise di lasciarci andare, facendoci provare a sopravvivere con quel poco che avevamo, ma non tutti si mostrarono d’accordo. Kodagon Belial, rappresentante venusiano, si oppose, dicendo che una volta recuperate le forze avremmo sicuramente cercato di riattaccare e riprendere il controllo del sistema.

Non venne ascoltato e decise di agire per conto suo una volta tornato sul suo pianeta. I venusiani avevano dalla loro parte una potente creatura mitologica: un’enorme fenice dalle piume nere, bluastre e violacee. La leggenda narra che sia stata lei a dare la vita su Venere e perciò veniva trattata come una vera e propria divinità. Kodagon però aveva ben altri piani.

Fece realizzare una spada, ma non una spada qualunque. Era intrisa di una forza demoniaca mai sentita prima e, nonostante tutto, era ancora incompleta. Chiese alla Fenice di immergerla nelle sue fiamme, il che gli avrebbe conferito la possibilità di utilizzare parte dei suoi poteri, a noi sconosciuti.

La signora oscura cercò di farlo ragionare e di fargli abbandonare il folle piano che, anche se fosse riuscito, avrebbe inevitabilmente portato alla morte di molti dei suoi uomini. La richiesta si trasformò in una forte discussione che sfociò in un litigio, durante il quale la Fenice si rese conto che i suoi poteri erano nulli contro di lui. Non poteva nulla contro i suoi figli: si impediva da sola di fargli del male. Kodagon contrattaccò.

Il dolore di vedersi attaccare così vigliaccamente dal suo figlio prediletto lasciò nel cuore della signora oscura una ferita indelebile. Fuggì per la prima volta dal suo maestoso tempio, andando in lungo e in largo in cerca d’aiuto.

Kodagon, grazie ai poteri della spada, riuscì a concentrare nelle sue mani il consenso del suo popolo, che iniziò ad odiare la loro “madre” perché non aveva permesso loro di salvaguardare il pianeta e se stessi. Questo fu il movente creato da Kodagon che portò i venusiani ad odiare a morte la Fenice.

Venne organizzata così una spedizione di milioni di venusiani, con a capo Kodagon e la sua spada. Attaccarono le nostre navicelle pochi anni luce dopo la partenza e ci fu uno scontro senza precedenti, dove per fortuna le cavie militari riuscirono ad avere la meglio e a sconfiggere l’esercito venusiano.

Durante la battaglia però la Fenice cercò di intromettersi e di fermare l’attacco, ma senza risultati. Quando il potere della spada si ritorse contro di lei, inibita dal dolore, mia nonna, una dei militari sottoposti al P.P.U., la protesse. Contrastò gli attacchi e uccise Kodagon.

I pochi superstiti che fecero ritorno a casa raccontarono l’accaduto, giurando vendetta per aver ucciso il loro leader e aver protetto l’ignobile creatura.

Guidavo con impazienza per poter tornare presto a casa. Louis mi tormentava con i suoi discutibili gusti musicali, mentre riflettevo su cosa avrei dovuto dire all’assemblea del giorno dopo. Ancora non capivamo il motivo degli attacchi sempre meno frequenti.

Doveva essere una cosa buona, ma non faceva altro che metterci sempre più in allerta.

Qui a Svart, gli abitanti sembrano prenderla sempre più alla leggera, con festeggiamenti di ogni genere per la “liberazione di Kepler” dagli strascichi della guerra solare, ma a noi non quadrava la situazione.

«Scendi e aspettami fuori.» Spensi la musica e parcheggiai l’auto nel garage sotto casa. Aveva un’aria strana, pensierosa.

«A cosa stai pensando?» chiesi.

Rivolse subito il suo sguardo verso di me. «Ho paura per la nostra gente.»

«A cosa ti riferisci?»

Sospirò prima di rispondere. «Sento che qualcosa non va, come se ci stessimo preparando ad affrontare qualcosa di più grande… come la quiete prima della tempesta.»

Mi lesse nel pensiero: provavo le sue stesse emozioni.

Mi avvicinai a lui di qualche passo. «Gli altri pensano che sia tutto finito, ma a quanto pare entrambi sappiamo che non è così.»

Guardai il cielo sbuffando.

«Forse è meglio parlarne davanti a una pizza» disse.

«Beh, questo è certo. Sai sempre come distrarmi, Louis.»

Ci avviammo così verso l’atrio. Estrassi le chiavi dalla tasca del pantalone e aprii la porta. Stava per chiudersi nella sua stanza quando lo chiamai:

«Louis! La prepari tu la pizza?»

Lo sentii urlare da dietro la porta: «E se la ordinassimo?»

Sospirai ridendo. «Ovvio, le mani sai usarle solo quando sei da solo!»

La sua risata gracchiante contagiò anche me e persi il respiro.

Salii le scale, raggiunsi la mia camera e lasciai che le tensioni svanissero appena toccai il morbido lenzuolo del mio letto, abbandonandomi a un po’ di riposo.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Simona Accadia
Pacata, tranquilla e disponibile fin quando non sono in sella alla mia moto. Piena di ambizioni, obbiettivi ed hobby tra cui disegno, scultura, modellazione, scrittura poetica ed in prosa. Ciliegina sulla torta sono una gamer appassionata da quando nel lontano 2010 mi hanno messo il primo joystick in mano giocando a Pac-Man.Un bel giorno ho raccolto tutte queste mie passioni e ho provato a racchiuderle in un libro. Quale sarà il prossimo capitolo?
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