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Più che reale

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Consegna prevista Gennaio 2027
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Non si erano mai visti, eppure vivevano a pochi chilometri di distanza. Le loro vite si erano sfiorate senza incontrarsi, fino a quando non è stato il momento giusto.
Quando succede, si riconoscono. Da quel momento inizia un percorso fatto di incontri, scelte e momenti condivisi, in cui ciò che nasce tra loro cresce nella vita di tutti i giorni. Un legame che si costruisce passo dopo passo, tra emozioni autentiche, silenzi che parlano e paure da affrontare.
Non è una storia perfetta, ma è vera. Attraversa dubbi, distanze e fragilità, mettendo alla prova ciò che stanno costruendo e trasformando ogni esperienza in qualcosa di più profondo.
“Più che reale” racconta un amore che non nasce per caso, ma nel momento giusto, e che cambia il modo di vedere le cose, dentro e fuori.
E quando succede, non torni più indietro.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo libro perché alcune storie non possono restare solo vissute. Avevo bisogno di custodire le emozioni e dare loro una forma. Se anche solo una persona riuscirà a sentirle, sarà una vittoria. Vorrei che chi legge capisse che un amore così è raro, ma possibile, e che esiste ancora per chi sa davvero sceglierlo.

ANTEPRIMA NON EDITATE

“Nel 2020, mentre il mondo intero si fermava, io trovai qualcosa che non mi aspettavo. Il COVID aveva chiuso le porte e i cuori, ma proprio in quel periodo di incertezze e distanze, Graziano entrò nella mia vita. Non c’era un motivo preciso, non c’era un piano, ma c’era una sensazione che non potevo ignorare. Quando ci siamo incontrati, sentii immediatamente che lui era il mio preciso incastro, la mia meta più che la mia metà. Non era solo una persona con cui stare, ma un compagno di viaggio, un’anima che si adattava perfettamente alla mia, come se fosse stata sempre lì, anche prima che ci incontrassimo. La sensazione di aver trovato qualcosa che era destinato ad accadere nonostante tutto, mi pervase subito. Eppure, era REALE ed era solo l’inizio.”

Mi chiamo Elisa, e la mia vita, come quella di molti, è un intreccio di scelte, esperienze e incontri che, a volte, sembrano capitare per caso.

Quando il mondo si è fermato nel 2020, mi sono trovata in un periodo di riflessione, ma anche di incertezze. È stato proprio in quel momento che Graziano è entrato nella mia vita, cambiando tutto. Da allora, ogni passo che ho fatto mi ha condotto verso un destino che non avrei mai potuto immaginare.

Con Graziano al mio fianco, ho imparato a vivere ogni momento con un sorriso, a scoprire la bellezza dei piccoli gesti e a esplorare luoghi lontani. Ma soprattutto, ho imparato cosa significa essere davvero compresa. Con lui, non solo ho trovato un compagno di viaggio, ma anche qualcuno con cui condividere ogni pensiero, difficoltà e sogno, senza paura di giudizi. La nostra connessione va oltre le parole; è una comprensione reciproca che rende ogni sfida più affrontabile. In lui ho trovato la libertà di essere me stessa, di crescere e di scoprire chi sono davvero.

In queste pagine, troverete il racconto di come il nostro legame si è intrecciato con la nostra avventura comune, di come insieme abbiamo imparato a superare gli ostacoli e a vivere pienamente ogni momento, facendo di ogni passo un’opportunità di crescita e di scoperta.

*” La nostra relazione è stata come un tornado: improvvisa, travolgente, inarrestabile. Un vento potente che ha spazzato via tutto il resto, lasciando solo noi due al centro del caos, stretti l’uno all’altra. In pochi mesi, la mia vita si è ribaltata, come se qualcuno avesse premuto il tasto “reset” e poi “play”, ma a velocità doppia.

I giorni si rincorrevano rapidi, col fiato corto, come se dovessimo recuperare anni perduti o come se il destino ci avesse concesso un’unica, irripetibile occasione per viverci fino in fondo. C’era un’urgenza silenziosa nel nostro amore, una fame di noi che non lasciava spazio al resto.

Le cene erano un pretesto per ridere, per raccontarci, per guardarci negli occhi anche con la bocca piena e ridere di gusto. I viaggetti improvvisati, presi al volo come treni che non tornano, erano piccoli mondi in cui ritrovarci ogni volta più complici. Ogni weekend fuori porta diventava un’avventura, anche quando si trattava solo di una fuga in macchina con la musica alta e le mani intrecciate sul cambio.

E poi c’erano le serate a casa, quelle che profumavano di risotto e vino rosso, di risate soffuse tra una padella e un bicchiere. Cucinare insieme aveva un sapore speciale, come se ogni piatto parlasse di noi: dei nostri tentativi, delle nostre differenze, del nostro modo unico di stare al mondo. Ogni gesto era una carezza, ogni forchettata un frammento della nostra storia, fatta di semplicità e passione.

Una mattina disse solo: “Ti va una gita?”, “Ti porto da mia mamma!”

Mi stava aprendo il cuore e io mi sentivo privilegiata per tutto questo.

Non sapevo ancora che quel giorno mi avrebbe toccata nel profondo ma fu cosi’.

Parcheggiammo all’inizio di un sentiero. Il bosco si arrampicava dolcemente sulla montagna, silenzioso e profumato di resina. Salimmo a piedi, lui davanti, ogni tanto voltandosi per vedere se stavo bene. Non si poteva arrivare in auto — era come se quel luogo volesse essere raggiunto solo da chi fosse disposto a meritarselo.

Alla fine del sentiero, il bosco si aprì all’improvviso in un prato grande, luminoso, abbracciato dalla montagna. Lì c’erano i resti di una casa: poche pietre, un angolo di muro, una memoria che resisteva al tempo.

“Qui è cresciuta mia mamma,” mi disse. E poi tacque.
Mi guardai intorno, e chiusi gli occhi.

In quel silenzio, vidi una giovane donna stendere i panni al sole. Vidi bambini che correvano tra l’erba alta, con le ginocchia sbucciate e le mani sporche di felicità. Vidi una famiglia serena, semplice, che si divideva il pane e le stagioni. In quel prato senza tempo, la vita che era stata tornava a respirare. E io, in silenzio, mi sentii ospite e testimone di qualcosa di sacro.

Pranzammo al lago del Serrù, in un ristorante immerso nella quiete. Poi riprendemmo l’auto e salimmo verso il Rifugio Savoia. I tornanti si susseguivano lenti, e a ogni curva la montagna si faceva più maestosa, più intima.

Guardavo fuori dal finestrino e, senza capire davvero perché, cominciai a piangere. Non era tristezza, era qualcos’altro. Una commozione profonda, fisica, che mi prendeva alla gola.

“Mi vergogno,” gli dissi a voce bassa. “Mi sento stupida… non so nemmeno perché sto piangendo. Ma non riesco a fermarmi.”

Lui staccò una mano dal volante e me la posò sulla coscia, con delicatezza.

“Non smettere,” disse. “È bello piangere. Non ti vergognare. Sei solo te stessa.”

Quelle parole mi attraversarono come il sole tra le nuvole. Nessuno me l’aveva mai detto . In quella frase c’era tutto il suo amore muto, quello che non sapeva dire con i “ti amo”, ma che riusciva a farmi sentire a casa.

I mesi trascorrevano veloci, come se il tempo si fosse messo a correre insieme a noi. Ma non ci faceva paura: eravamo felici, pieni di piccole cose che crescevano, come radici che si intrecciano sottoterra senza fare rumore.

Spesso, guardandolo, dicevo: “Siamo fortunati.”
Lui mi correggeva sempre, con quel tono deciso e dolce insieme, che era solo suo.
“No,” diceva. “Siamo stati bravi. A riconoscerci.”

E ogni volta che lo diceva, mi si stringeva il cuore.
Perché era vero: ci eravamo visti, davvero. In mezzo al mondo, tra le ferite, le difese e il rumore di tutto il resto… ci eravamo scelti.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Elisa Francesca Torre
Elisa Francesca Torre nasce e vive in un piccolo paese dell’entroterra genovese e lavora come impiegata in un’azienda metalmeccanica. È madre di due figli e da sempre ama leggere e scrivere, trovando nelle storie un modo per dare voce alle emozioni.
I viaggi rappresentano per lei una fonte di ispirazione e crescita continua: luoghi in cui osservare, ascoltare e sentire davvero.
"Più che reale" nasce da un’esperienza vissuta e condivisa con il suo compagno, senza il quale questo libro non esisterebbe, e dal desiderio di raccontare qualcosa di autentico, trasformando il viaggio più importante — quello vissuto dentro sé stessa — in parole.
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