Un uomo che ha dedicato tutta la sua vita alla musica e a valori come la libertà, la giustizia e l’amore per la natura, arriva a 65 anni a fare i conti con le proprie scelte. Per anni ha raccontato emozioni e sentimenti attraverso le sue canzoni e quelle dei grandi cantautori italiani; ora si trova a misurare ciò che ha sacrificato per inseguire il suo sogno. Ma il bilancio si trasforma presto in una sfida: un’ultima, dura battaglia contro l’ingiustizia, incarnata dal potere del denaro e dall’avidità di uno spietato speculatore. Nel corso di questo cammino riuscirà a fare pace con chi ha deluso? E come può un semplice chitarrista vagabondo, che non ha mai inciso un brano, aspirare a diventare “immortale”? Tra la Valle Gesso, il Monregalese e le Langhe — luoghi in provincia di Cuneo profondamente legati al suo cuore — prende vita una storia intensa e coinvolgente, capace di intrecciare musica, memoria e riscatto.
Perché ho scritto questo libro?
Questa storia, di pura fantasia, mi è stata ispirata da alcune canzoni che ho nel mio repertorio di cantautori italiani, e che in qualche modo rispecchiano i miei valori o alcuni momenti della mia vita, canzoni che mi hanno trasmesso “qualcosa” toccandomi il cuore. Una specie di “autobiografia metaforica”, di cui nulla è realmente accaduto, ma invece sì, anche se in modi diversi. E chi legge saprà sicuramente coglierne i valori morali, oltre a vivere una storia in cui si troverà coinvolto.
ANTEPRIMA NON EDITATA
8. Notte di vecchi fantasmi e di falò.
La notizia dell’imminente demolizione colpì Maui come un pugno allo stomaco. Sentì mancare la terra sotto i piedi, la stessa terra che aveva calpestato con tanta devozione durante tutto il suo viaggio. La strategia di Carlo era chiara: usare la scusa della sicurezza pubblica, alimentata dalla recente frana, per accelerare i tempi e mettere tutti davanti a fatto compiuto. Se la casa fosse caduta, anche la prova fisica del legame con il passato sarebbe svanita.
«Dobbiamo arrivare lì prima dell’alba», disse Maui con la voce resa roca dall’urgenza. «Non importa se siamo stanchi. Oscar, sai se c’è un modo più veloce per attraversare la valle?»
Oscar consultò freneticamente le mappe digitali. «Se tagliamo per il sentiero dei vecchi mulini, risparmiamo almeno tre ore. Ma è un percorso difficile, specialmente di notte.»
«Non abbiamo scelta. Andiamo.»
Il viaggio notturno fu un’odissea di ombre e suoni misteriosi. La luna, una falce sottile d’argento, offriva poca luce, costringendoli a fare affidamento sulle torce e sull’istinto di Maui. Il sentiero dei mulini era una traccia dimenticata, invasa dalla vegetazione e interrotta in più punti da piccoli smottamenti. Il rumore dell’acqua che scorreva vicina era una presenza costante, un mormorio che sembrava commentare la loro fretta.
Verso mezzanotte, mentre attraversavano una radura vicino a un antico borgo di pietra, videro un bagliore in lontananza. Avvicinandosi, scoprirono un grande falò attorno al quale si erano radunate diverse persone. Erano pastori, boscaioli e alcuni giovani del posto che sembravano aver organizzato una sorta di veglia spontanea.
Quando Maui e Oscar entrarono nel cerchio di luce, si fece silenzio. Gli sguardi si posarono su di loro, curiosi e sospettosi. Un uomo anziano, con il volto solcato da rughe profonde come i sentieri della montagna, si alzò lentamente.
«Siete voi quelli che scappano dal progresso?», chiese l’uomo, non con ostilità, ma con una sorta di solennità antica.
«Non scappiamo», rispose Maui, fermandosi stanco davanti al fuoco. «Cerchiamo di proteggere ciò che resta della nostra anima.»
Oscar fece un passo avanti. «Lui è Maui, il chitarrista. Forse hai sentito la sua musica.»
Un mormorio corse tra i presenti. Alcuni giovani iniziarono a consultare i loro telefoni.
«È lui!», esclamò una ragazza. «La canzone che è stata caricata oggi… è bellissima. Sta facendo migliaia di visualizzazioni.»
L’atmosfera cambiò istantaneamente. La diffidenza lasciò il posto a un’accoglienza calorosa. Offrirono loro del pane caldo, del formaggio e un sorso di grappa forte che bruciò piacevolmente nella gola di Maui, ridandogli un po’ di energia.
«Suona per noi, Maui», chiese il vecchio pastore. «Suona per scacciare i fantasmi di questa notte e per darci la forza di affrontare il domani.»
Maui esitò.
Le sue mani erano doloranti, il suo corpo implorava riposo. Ma guardando quei volti illuminati dalle fiamme, sentì che non poteva rifiutare. Era quello che aveva fatto per tutta la vita: trasmettere emozioni, creare un legame attraverso il suono.
Prese la chitarra e si sedette su una grossa pietra vicino al fuoco. Iniziò con una melodia lenta, una danza di note che sembravano rincorrersi tra le scintille che salivano verso il cielo stellato. Poi, spinto da un’ispirazione improvvisa, decise di suonare una canzone che non toccava da trent’anni. Era una ballata che aveva scritto per Jessy quando era nata, una promessa di protezione e amore che sentiva di aver tradito.
Mentre suonava, sentiva una presenza familiare ai margini del cerchio di luce. Un’ombra che non si muoveva, che restava immobile nell’oscurità. Maui continuò a suonare, chiudendo gli occhi e lasciando tutto il suo rimorso e la sua speranza in ogni accordo. La musica riempì la radura, sovrastando il crepitio del fuoco e il soffio del vento.
Quando riaprì gli occhi, la figura si era avvicinata. Era una donna, con i capelli scuri raccolti, e un’espressione carica di una rabbia compressa che sembrava pronta a esplodere. Maui smise subito di suonare, il cuore gli batteva all’impazzata.
«Jessy…», sussurrò.
Sua figlia rimase lì, a pochi metri da lui, illuminata dai riflessi arancioni del falò. Il silenzio che seguì fu più pesante di qualunque tempesta avessero mai attraversato. Le persone intorno si accorsero della tensione e si allontanarono discretamente, lasciando padre e figlia in un cerchio di solitudine forzata.
«Cosa ci fai qui, Jessy?», chiese Maui, cercando di mantenere la voce ferma.
«Ti stavo cercando», rispose lei, e la sua voce era fredda come l’acqua del ruscello. «Ho visto i video online. Ho sentito la tua canzone. E ho saputo della casa. Pensi davvero che una canzone possa rimediare a tutto, papà? Pensi che basti suonare bene per cancellare anni di assenza?»
«No, non lo penso», disse Maui, alzandosi. «So di aver sbagliato, e so di non essere stato il padre che meritavi. Ma sono qui ora. Sto cercando di salvare l’unica cosa che ci resta di tua madre, della nostra famiglia.»
Jessy scoppiò in una risata amara.
«”Tua madre”, sempre lei. Usi sempre il suo ricordo come scudo. Quella casa è solo un mucchio di pietre, Maui. Quello che conta è quello che c’è dentro le persone, e tra noi non è rimasto nulla se non il silenzio.»
Oscar si avvicinò cautamente.
«Jessy, scusa se intervengo, ma abbiamo delle prove. Abbiamo una lettera di Silva che dimostra che Carlo sta agendo illegalmente. Tu lavori in amministrazione, puoi aiutarci a fermarlo.»
Jessy guardò Oscar con sospetto, poi tornò a fissare il padre.
«Una lettera? Dopo trent’anni spunta fuori una lettera? Sembra la trama di una delle tue vecchie ballate, Maui. Sempre in cerca di un colpo di scena drammatica per evitare la realtà, per evitare di affrontarla, per fuggire via.»
«È la verità, Jessy. Leggila tu stessa.»
Maui le porse la busta ingiallita.
Jessy la prese con riluttanza. Si allontanò leggermente per leggere alla luce della torcia del suo telefono. Maui e Oscar aspettavano col fiato sospeso. Videro l’espressione di Jessy cambiare, passare dall’incredulità alla sorpresa, fino a una sorta di cupa consapevolezza.
«Se questo documento è autentico…», mormorò lei, riconsideriamo tutto. «Se è davvero firmato dal padre di Silva e dal nonno di Carlo… allora l’intera acquisizione dei terreni della valle è nulla. Non solo per la tua casa, ma per tutto il progetto del resort.»
«Puoi fare qualcosa?», chiese Maui con un filo di speranza.
Jessy sospirò, passandosi una mano sul viso. Sembrava improvvisamente esausta.
«Posso provare a presentare un’istanza di sospensione d’urgenza domattina presto. Ma serve un giudice disposto a firmarla in poche ore. Carlo ha molti amici in tribunale.»
«Dobbiamo provarci», disse Oscar. «La canzone di Maui sta diventando virale. La gente sta iniziando a fare domande. Se Carlo demolisce la casa ora, con tutta questa attenzione mediatica, sarà una specie di suicidio per la sua immagine.»
Jessy guardò suo padre, e per un istante Maui vide nei suoi occhi la bambina che gli chiedeva di suonare ancora un’altra canzone prima di dormire. Quella scintilla di connessione fu breve, ma bastò a dargli la forza di continuare.
«Va bene», disse Jessy. «Verrò con voi. Ma non pensare che questo cambia le cose tra noi, Maui. Lo faccio per la giustizia, e per quella casa. Non per te.»
«Lo capisco», rispose Maui. «Grazie, Jessy.»
Si prepararono a ripartire insieme. Ma proprio mentre stavano spegnendo il fuoco, un rumore di elicottero si udì in lontananza. Una luce intensa iniziò a perlustrare la radura dall’alto, accecando i presenti.
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