Esistono luoghi in cui si fondono i confini naturali delle cose e le anime delle persone; dove un saluto, un caffè e gli sguardi rappresentano ancora il cuore della vita.
Tutto questo ritrova la protagonista del romanzo in Questo Posto Dimenticato da Dio e il cercare di risolvere un mistero che affonda le sue radici in tempi lontani, diviene occasione per un profondo viaggio dentro se stessa.
Perché ho scritto questo libro?
Rapita da una Musa nel tardo pomeriggio di un novembre pieno di sole, la mia mente ha cominciato a dar corpo ad una storia nata dall’affermazione dell’host di un b&b: “Quest’estate ho ospitato tre americane che cercavano 3 uomini di cui si innamorarono 30 anni fa”.
Scrivere questo romanzo è stato un viaggio inaspettato, meraviglioso e profondamente catartico.
ANTEPRIMA NON EDITATA
Quando ero piccola e a scuola mi chiedevano dei miei genitori tra le mete scelte per il loro viaggio di lavoro importantissimo, c’era spesso la California.
Tutti, bambini e insegnanti, all ‘inizio mi credevano e mi guardavano ammirati.
Quando nonna poi andava ai colloqui e raccontava loro la verità, lo capivo sempre dallo sguardo compassionevole che mi riservavano il giorno dopo.
E’ incredibile quanto un pregiudizio possa distorcere una sensazione perchè io ero felice, per me mia nonna era il mio tutto, ma sapendo che non mi avrebbero capita, inventavo: la California, il Sud Africa , il Cile…
Il posto dipendeva dal documentario che nonna metteva in sottofondo il pomeriggio mentre lavorava a maglia, stirava o cucinava in caso di un attacco atomico!
Io stavo li, facevo i compiti e intanto viaggiavo in tutti i continenti.
“E’una bambina molto fantasiosa che con l’immaginazione affronta la vita e la dura realtà” .
Se fossi stata oggi quella bambina, mi avrebbero sicuramente sottoposto a mille test in qualche centro specializzato per ADHD.
Mia nonna sapeva che la mia era una fantasia razionale, un modo per proteggere gli altri e non me.
Le favole a volte sono utili ad affrontare la realtà per chi pensa che questa debba per forza seguire un percorso definito normale. Ma cosa è normale?
Per me lo era mia nonna e la sua casa di mobili vecchi e puliti; il piatto in tavola appena uscita da scuola, la sua cura per me in ogni piccolo particolare; i suoi racconti sulla guerra e la fame; la sua intransigenza verso certi aspetti della modernità ma anche la sua accoglienza.
Nonna era la nonna di tutte le mie amiche, quella che all’ultimo potevi chiamare per dire che arrivavi a pranzo con dieci compagni e lei non si scomponeva.
Questo per me era normale, non mamma e papà.
Credo che la memoria che lentamente l’ha abbandonata, sia stata un modo per lasciarmi piano piano, perché entrambe non soffrissimo…così voglio credere.
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