«Sì, hai capito benissimo, per me non sei nient’altro che uno sciocco!» urlò il professore ormai esasperato.
Rubio, un ragazzo di carnagione scura con i capelli arancioni rispose «Ma prof! Sono sicuro che con abbastanza ricerche si potrebbe trovare una soluzione!»
La conversazione stava andando avanti da più di un mese; gli altri studenti si davano occhiate rassegnate a vicenda ogni volta che Rubio risollevava l’argomento.
L’arcimago Xones rispose: «È stato già appurato più volte che nella regione Monolita è impossibile lanciare magie; la tua testardaggine non cambierà le regole naturali del mondo.»
Rubio ritornò all’attacco: «L’esistenza di una zona come il Regno Monolita è già un’eccezione alla regola di per sé, inoltre sono stati registrati degli avvenimenti simili alla magia in passato all’interno del regno.
Sono sicuro che ci sta semplicemente sfuggendo qualcosa.»
«Si la mia pazienza!» esclamò un ragazzo in fondo alla classe.
L’intera classe si inondò di risate finché l’arcimago non richiamò l’ordine con un pugno sul tavolo.
«Basta, basta! Se fate troppa confusione, la professoressa che in questo momento sta insegnando nella classe a fianco alla nostra verrà qua a lamentarsi, poi non vi prenderete una ma ben due punizioni.»
Un silenzio di tomba ritornò nella classe… Che durò pochi secondi prima che Rubio si risollevò dalla sedia.
«Sono stati avvistati anche degli elementari all’interno della nazione monolita, creature nate dalla magia!
Se loro possono vivere lì perché non-.»
Xones tagliò di netto il ragazzo in preda alla frustrazione con un secondo forte pugno sulla cattedra.
«Il Regno Monolita è rimasto immutato per migliaia di anni, nessuno è mai riuscito a lanciare una magia al suo interno. Pensi veramente che non ci abbiano provato in passato? Cosa ti rende così speciale?»
Rubio rimase in silenzio, non aveva una risposta a questa domanda, ma la sua determinazione non dava segni di cedere.
(Avrò perso la battaglia ma non la guerra) pensò tra sé Rubio, mentre si risedette al suo posto.
Rubio non era particolarmente talentuoso per quanto riguarda la magia: aveva perfezionato solo incantesimi base di fuoco e acqua, ma faceva una gran fatica a imparare magie più avanzate.
Nonostante i costanti tentativi del professore di dissuaderlo, la tenacia di Rubio rimaneva incrollabile, fino al giorno in cui gli venne in mente un’ idea.
~~~
Katrina, una ragazza con i capelli rosso fuoco, rispose a Rubio con uno sguardo incredulo.
«Non credo che nessuno dei professori approverebbe.»
Paulus, un ragazzo castano molto alto, continuò ridacchiando:
«Pensi veramente che i professori ti manderebbero nel Regno Monolita durante il Cammino di Nox? L’unico luogo dove la magia non funziona?»
Il Cammino di Nox, un’attività scolastica nella quale gli studenti possono partire in gita per luoghi esotici, con lo scopo di imparare nuove magie e formare agganci con maghi all’estero.
[Il nome derivava da Nox, un potente mago che viaggiò per tutto il pianeta in cerca di nuove magie da aggiungere alla sua collezione, nonché autore del grimorio più vasto mai scritto. La sua leggendaria avventura ispirò alcune delle più facoltose scuole di magia a finanziare i suoi studenti per intraprendere viaggi simili.]
Ovviamente nessuno studente della scuola di magia aveva mai chiesto di visitare il Regno Monolita.
«Ti rideranno in faccia come questo scemo qui» disse Katrina indicando Paulus, «per favore ti scongiuro, vieni con noi!»
Paulus continuò con voce beffarda: «Ho anche sentito che se un mago entra nel Regno Monolita può sentire il proprio mana lasciare il suo corpo. Dovrebbe essere una sensazione orribile.»
Rubio esclamò offeso: «È solo una leggenda! Andate pure ad accecarvi nella città dorata, io andrò a scrivere la storia!»
Rubio rimase per qualche secondo a petto in fuori, mentre Paulus e Katrina si guardavano negli occhi con uno sguardo che poteva essere meglio descritto come un misto di incredulità, sorpresa e soprattutto, frustrazione.
Katrina rispose scrollando la testa: «Fai come ti pare, non lamentarti se poi passi la vacanza più noiosa di sempre in uno dei posti più inospitali al mondo.»
Nonostante Rubio non fosse d’accordo con la loro opinione, i suoi amici avevano ragione su una cosa: nessun professore avrebbe approvato di mandarlo nel Regno Monolita.
~~~
Passarono settimane, e la data per l’inizio del Cammino di Nox si stava avvicinando.
Sfortunatamente, Rubio non era ancora riuscito a farsi venire un’idea su come convincere i professori a lasciarlo andare. Il suo umore iniziò a precipitare giorno dopo giorno angosciato da quella che sarebbe dovuta essere una delle esperienze migliori della sua vita.
La disperazione aveva spinto Rubio a pianificare una fuga segreta dalla scuola, al fine di intraprendere la sua avventura. Era disposto a far arrabbiare un sacco di persone pur di ottenere una possibilità di riscatto.
Ormai era convinto che il disonore di arrendersi dopo aver fatto tante storie sarebbe stato peggiore dell’infrangere le regole.
I preparativi erano quasi terminati grazie a un piccolo furto dalla cucina della scuola, rifornendosi di provviste per il viaggio che lo aspettava, però qualcosa di inaspettato accadde durante una delle lezioni quotidiane.
Xones gli si avvicinò e gli sussurrò «Dopo la lezione, vediamoci nel giardino dell’accademia.»
Rubio era terrorizzato: (Ha scoperto il piano? Come?! Qualcuno ha fatto la spia? Scommetto che c’è lo zampino di Paulus.).
Questi pensieri lo perseguitarono fino alla pausa pranzo, dove il professore lo stava aspettando sotto un albero nel giardino dell’accademia.
Xones aveva un’aria stanca e i suoi capelli grigi erano più arruffati del solito, come se avesse avuto fin troppi grattacapi.
«Ascolta Rubio, so che vorresti andare nel Regno Monolita per poter provare di avere ragione, però questo non è assolutamente la maniera giusta per farlo!»
Xones fece una breve pausa, facendo impallidire Rubio.
(Sì, sono fottuto).
Xones poi continuò: «Cercare di fare pena ai professori per convincerli a lasciarti andare non funzionerà, perlomeno non con tutti, quindi ho deciso di darti una mano.»
L’anima di Rubio rientrò nel suo corpo dopo queste parole.
(Aspetta, ho fatto pena ai professori? Che comportamento indecoroso per una futura leggenda!)
Xones continuò: «Nel caso riuscissi… Beh, complimenti-» disse con un singolo battito di mano a simulare un applauso.
«E nel caso fallissi, beh, la potremmo chiamarla una lezione di vita. Sappi inoltre che se deciderai di percorrere questa strada, rimarrai un po’ indietro rispetto agli altri tuoi compagni.»
Rubio annuì con sguardo decsio. Era già indietro rispetto ai compagni, ma quell’esperienza poteva essere la sua chance per distinguersi.
Xones abbassò lo sguardo, e con tono rassegnato rispose:
«Molto bene, allora è deciso. Ti spiego il programma: ti manderemo a fare il Cammino di Nox sul confine tra il nostro Impero e il regno Monolita.
Dopo di che, io e alcuni altri professori abbiamo deciso di darti dei fondi per percorrere la parte finale del viaggio fino alla tua destinazione. Da lì in poi farai bene a cercarti un lavoro temporaneo per poter andare avanti, e a meno che non scopra una maniera per lanciare magie nel regno in fretta, farai bene a farti crescere dei bei muscoli.»
Nonostante Xones volesse aiutarlo, non riusciva a nascondere un mezzo sorriso malizioso al pensiero di Rubio che sgobbava.
Rubio c’era riuscito, magari non nella maniera che avrebbe voluto, ma non era il momento per pensare al ai dettagli superflui.
Ora era tempo di dare la bella notizia ai suoi amici.
~~~
*Pochi minuti dopo*
Katrina stava ridendo a crepapelle.
«Per pietà!? Hahahahaha».
Rubio, rosso come un pomodoro rispose:
«Non è divertente.»
Paulus stava sorridendo, ma la sua espressione era più preoccupata che divertita.
Katrina continuò: « E non solo ti mandano la per pietà, si aspettano anche che tu lavori nel regno Monolita usando l’olio di gomito?! Hahahahah, una persona che per tutta la sua vita non ha mai fatto niente se non sollevare il proprio ego.»
Rubio stava stringendo i pugni e la fissava con un’espressione l’arrabbiata e l’imbarazzata; sembrava che Katrina avesse toccato un nervo scoperto, ma Rubio non poteva fare nulla per controbattere.
Paulus chiese: «Sei veramente sicuro di quello che fai? La rimarrai senza la magia o supporto, e se ti derubassero? Se ti facessi male e non ci fosse un guaritore? Se qualcuno provasse a farti del male?»
Paulus faceva fatica a nascondere la sua preoccupazione per Rubio; i tre erano amici sin dall’infanzia, e Paulus era sempre stato il “fratello maggiore” del gruppo, proteggendoli da coloro che provavano a dargli fastidio e proteggendoli dai pericoli.
Paulus sperava dal profondo del cuore, che Rubio col tempo sarebbe rinsavito, unendosi a loro nel cammino verso città dorata, la capitale della teocrazia di Syv, un posto abitato da innumerevoli razze, completamente gestito dai paladini e chierici, seguaci della divinità chiamata Syv.
Katrina, invece, sembrava che fosse figlia di un elementale del fuoco. I suoi capelli arancioni e selvaggi, la sua indole e la sua inclinazione all’usare magie di tipo fuoco sembravano tutte prove a supporto di questa teoria. Non era entusiasta di andare a visitare la città dorata, ma comunque gli avrebbe fatto piacere rimanere con i suoi amici.
Rubio era sempre stato il più piccolo del gruppo, cercando costantemente di stare al centro dell’attenzione con la sua personalità solare e esuberante.
A questo punto Paulus non era più semplicemente preoccupato, era arrabbiato.
«Perché devi farci questo amico? Dovevamo rimanere insieme come un team! Come fai a essere così egoista da non vedere le persone che hai intorno!?»
Rubio si pietrificò; era da tempo che Paulus non alzava la voce.
«Continui a parlare di obiettivi impossibili senza curarti delle persone che hai attorno. Saremmo potuti andare tutti assieme nella città dorata passando un’estate fantastica! Invece hai scelto di andare in uno dei luoghi abitati più freddi del pianeta, senza nessuna magia, con un obiettivo impossibile e per giunta completamente da solo.
Non ti aiuteremo con questa cavolata.»
Rubio non pianificava di portare i suoi amici con sé per non rovinargli le vacanze; questa missione era una sua.
Però, accecato dal suo orgoglio, non si rese conto che ciò che i suoi amici volevano era solo la sua compagnia.
Rubio, con gli occhi gonfi, si volse verso la sua stanza e se ne andò; non aveva idea di cosa dire o come controbattere.
Alle sue spalle, Paulus si limitò scrollò la testa in disappunto.
Una volta arrivato in camera, Rubio chiuse la porta e immerse immediatamente la sua faccia nel cuscino, inzuppandolo rapidamente con le sue lacrime.
L’unica domanda che continuava a echeggiare nella sua mente era: (Sto veramente facendo la scelta giusta?).
~~~
Rubio continuò a chiederselo per mesi, fino al giorno della partenza.
A questo punto la decisione era presa; anche se nel profondo ancora indeciso, non aveva più tempo per cambiare idea, era giunta l’ora di partire.
Di prima mattina tutti gli studenti si radunarono nel cortile principale della scuola, eccitati per l’imminente partenza.
Paulus lo stava guardando dall’altra parte del cortile con disprezzo mentre Katrina semplicemente non voleva incrociare lo sguardo con lui.
(Avrò fatto la cosa giusta?)
Lo zaino era pieno di provviste per il viaggio, libri con all’interno le basi per lanciare incantesimi semplici e pozioni per recuperare il mana. Per riuscire a lanciare magie nel Regno Monolita gli servirà un bel po’ di pratica e del mana extra sarebbe stato essenziale per prolungare al massimo i tempi di sperimentazione.
Preside Barton, un uomo di tarda età con un megafono incantato, iniziò il discorso.
«Studenti del quarto anno della Scuola Ceneri della Fenice!
Questo è un grande giorno per molti di voi, l’inizio di un’avventura!»
La folla in delirio applaudì ed esclamò gioiosamente.
«Conoscerete culture nuove, magie native da altre nazioni, imparerete a crearvi una vostra identità e vi forgerete il vostro grimorio personale!
Conoscerete persone nuove in posti meravigliosi!
Ma state in guardia, potreste incontrare gente pericolosa durante i vostri viaggi. Per questo abbiamo deciso di donare a ogni singolo studente una pietra del richiamo.
In caso vi troviate in difficoltà, vi basterà attivarla per ritrovarvi in questo cortile.
Mi raccomando, state attenti, e divertitevi!»
Una pietra lavica con delle incisioni blu apparve dal nulla nelle mani di tutti gli studenti.
Rubio, al contrario degli altri, non si sentiva sollevato; questa pietra non avrebbe avuto effetto dentro il Regno Monolita, perdendo il suo incantamento nel giro di poche ore una volta attraversato il confine.
Il preside Barton poi continuò:
«I vostri trasporti arriveranno a momenti, ricordatevi i vostri zaini!»
Nel giro di alcuni minuti, alcuni draghi atterrarono nel cortile trasportando strutture di legno simili a carrozze con i loro artigli.
Erano il trasporto per alcuni ragazzi diretti a est verso il consolato dei draghi.
Poi dei portali luminosi si aprirono nel bel mezzo del cortile; dall’altro lato del portale si poteva intravedere una città dorata.
Paulus stava per attraversare uno di questi portali seguito da Katrina, ma prima di partire, lanciò un’occhiataccia a Rubio.
Xones si avvicinò alle spalle di Rubio senza che egli lo notasse, poi gli sussurrò sull’orecchio: «Ultima possibilità.», guardando prima Rubio e poi i suoi amici.
Rubio strinse il suo zaino al petto, e dopo un istante di esitazione, si volse verso Xones e gli rispose: «No, ho fatto la mia scelta.»
Xones annuì, poi si allontanò per parlare con altri studenti.
Passarono ore; molti studenti erano già partiti. Molti altri portali erano stati aperti sul giardino, alcuni studenti erano partiti trasformandosi in uccelli e volando via tra le nuvole, mentre gli studenti che non dovevano andare troppo lontano salirono a cavallo e si mossero insieme.
Il numero di studenti continuò a diminuire finché Rubio non rimase da solo nel giardino.
Rubio iniziò a preoccuparsi e a guardarsi attorno; lo avevano chiamato senza che se ne accorgesse? C’era stato un errore?
Dopo alcuni minuti da solo, Xones gli si avvicinò e disse: «Il tuo passaggio è arrivato.», indicando una vecchia e malandata carrozza.
Rubio guardò Xones con uno sguardo sorpreso, felice ma allo stesso tempo deluso.
I due si avvicinarono insieme alla carrozza, Xones gli aprì la porta e prima di chiuderla sussurrò a Rubio: «Fai molta attenzione, non possiamo aiutarti da qui in poi.»
Anche se Xones era una persona dura, ci teneva veramente a Rubio, e questo fece scendere sulla guancia di Rubio una singola lacrima.
Poi Xones chiuse la porta e i cavalli partirono.
Rubio era in viaggio, un viaggio che non avrebbe solo cambiato la sua vita, ma anche la vita di tutti intorno a lui, anche se non nella maniera che avrebbe sperato.
~~~
«Cosa posso fare per voi quest’oggi?»
Un ragazzo magro e di bassa statura, con i capelli corvini e la pelle pallida, si trovava al centro di un’enorme sala vuota, con solo una candela sul tavolo come illuminazione.
I muri erano avvolti da un’innaturale e soffocante oscurità.
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Un rumore contorto e per molti incomprensibile suonava dall’ombra con un ritmo simile a della musica.
Delle mani con guanti bianchi emersero dall’oscurità, gesticolando di fronte a lui.
«Un turista?»
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«Non sarà né il primo né l’ultimo a provarci. Perché questa volta dovrebbe essere diverso?»
Un guanto bianco indicò il ragazzo al centro della stanza. Poi continuò a gesticolare con le mani, parlando la lingua dei segni.
La musica sembrava accompagnare ogni suo movimento.
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Una maschera bianca con uno sorriso nero iniziò ad emergere dalle ombre; la figura con cui il ragazzo stava parlando si confondeva con le ombre, rendendo ogni suo dettaglio praticamente indistinguibile, con l’eccezione della maschera e dei guanti bianchi.
Il ragazzo sospirò, poi, dopo essersi inchinato, rispose: «D’accordo, farò tutto quello che sarà necessario. Non vi deluderò.»
Improvvisamente, la creatura parlò, la sua voce composta da un coro di sussurri.
{Sei quasi arrivato alla tua ultima prova. Ho alte aspettative. Preparati per il gran finale. Non ci saranno seconde occasioni.}
La figura scomparve nuovamente nell’ombra, portandosi via la musica che la accompagnava e lasciando un silenzio assordante nella stanza.
Il ragazzo si portò la mano alla fronte per combattere il mal di testa, poi sussurrò: «Mi manca così poco. Un ultimo sforzo.»
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