Il romanzo inizia nell’antica India (circa 15.000 anni fa) con un bambino di 5 anni donato al tempio della dea Inanna. Durante un rituale di incarnazione, il demone del fiume si impossessa del ragazzo, trasformandolo in Amar, il primo vampiro. Scopre di essere vulnerabile alla luce solare e inizia un viaggio millenario verso nord per sfuggirgli. Divora intere popolazioni, perfeziona un sistema di “allevamento umano” e costruisce Stonehenge per catturare il Sole. Il suo vero amore è Luna, di cui si innamora guardandola nel cielo. Dopo millenni di tentativi, riesce a evocare in forma umana sia Luna che Sole, anche se solo per pochi secondi. Migliaia di anni dopo, in un mondo dominato dai vampiri, un uomo misterioso si risveglia senza memoria. La sua ricerca lo porta a scontrarsi con varie comunità vampiresche, mentre Madre, la Luna controllata da Amar, governa dal suo castello. Nell’ultima feroce battaglia, quando l’uomo e Luna si riabbracciano, il potere del loro amore libera il mondo.
Perché ho scritto questo libro?
Dopo aver letto la saga delle Fondazioni di Asimov, quella della Torre Nera di King e Il Signore degli Anelli di Tolkien, ho deciso di dedicarmi anch’io a una lunga saga che attraversasse la storia. La costruzione e lo scopo di Stonehenge mi hanno sempre affascinato e ho deciso di ambientare la maggior parte del romanzo lì, utilizzando gran parte delle informazioni reali e romanzandole ai fini del racconto. All’interno ho inserito anche info storiche frutto di miei studi sull’era prediluvio.
ANTEPRIMA NON EDITATA
Davanti alle pietre di Stonehenge, tutte perfettamente in piedi e di nuovo al loro posto, il gruppo di vergini esegue il rito di evocazione:
“Noi ti invochiamo Sole, Luce vibrante e Fuoco dell’Eterno Maschio.
Dalle sommità degli spazi giungi, materializzati, riempi con i tuoi effluvi questo Sacro Tempio …”
In un buco nel terreno poco distante 4 occhi di fuoco si aprono nell’oscurità.
Con un ruggito balzano fuori dal buio e cominciano a correre verso le evocatrici.
Le donne ringhiano a loro volta come lupi.
Le due enormi tigri bianche le divorano!
E’ come se il rito prevedesse sacrifici umani all’insaputa degli officianti, tanto che di loro non resta più nulla dopo il passaggio dei due grandi felini bianchi.
Tigri con artigli di metallo e vestite di una leggera armatura ornamentale, forse egizia o forse più antica ancora.
Le vecchie pietre sono il loro territorio di caccia e dimora. Sono lì come se attendessero qualcuno, forse il loro antico padrone Amar.
Il rito delle vergini appena mangiate sembra avere successo e poco prima che spunti il Sole, per istinto, le due tigri si nascondono di nuovo.
Si rintanano nella buca poco distante, loro tana sotterranea.
Le nubi si diradano e illuminano le pietre di Stonehenge.
Il Sole evocato si fa largo nel cielo fra la polvere e il fumo.
Compare un uomo nel cerchio più interno, quasi trasformandosi dal Sole con un balzo, come fosse sceso con un paracadute: è nudo e interamente irradiato di luce.
E’ un uomo, magro, biondo, con gli occhi del colore del cielo.
La sua bionda chioma cade in onde dorate sulle sue spalle. Forza, dolcezza e magia irradiano dai suoi occhi intensamente azzurri, nei quali si confondono i dardi del sole con le carezze della luna.
Quando si guarda intorno non ci sono più tracce delle vergini né delle tigri, né del Sole in cielo, visto che le nubi si sono richiuse.
Le due tigri sono al sicuro, al buio, nel cuore della terra.
L’uomo si muove allontanandosi dal sacro sito.
Le due tigri tornano fra le antiche pietre e vi pisciano sopra, risegnando con le unghie le pietre già scalfite.
La donna ha una visione, la stessa che ha contemporaneamente l’uomo: due amanti abbracciati, all’interno del cerchio sacro di pietre.
Nella visione lei è bianca come il latte, con i capelli neri come la notte e gli occhi azzurri come l’acqua, vestita con un abito di seta bianco, semplice ma elegante. Lui è magro, biondo, con gli occhi del colore del cielo.
La donna non ricorda nulla di sé né dell’uomo che l’abbraccia, né immagina il senso della visione.
Lui invece si riconosce nell’uomo, ma non ricorda nulla della ragazza.
La donna sente migliaia di voci che la chiamano telepaticamente e all’unisono: “Madre…”. Un velo di inquietudine traspare dal suo volto.
Accarezza le 2 tigri bianche vicino a lei mentre le voci nella sua mente si fanno più forti: “Madre, torna da noi! Torna al tuo castello!”
L’uomo cammina visibilmente indebolito dalla fame.
Raggiunge un fiume, il fiume Avon, si ferma per bere e prosegue sulla sponda lungo una vecchia pista ciclabile di cemento rosso.
Sorpassa un ponte e alcune case diroccate.
Continua a camminare e poi si ferma all’improvviso.
Ha di nuovo una visione di lui e la donna, che camminano sulla stessa strada, ma diversa, più selvaggia.
Proseguendo arriva ad un’ansa dove riaffiora un ricordo: è il tratto del fiume dove ha bevuto con lei.
Si inginocchia nello stesso punto per bere nuovamente, prendendo l’acqua con le mani, ma sembra non saziarlo mai, come se avesse il fuoco dentro.
Le immagini del presente si sovrappongono a quelle di lui e della ragazza.
Ha la testa piena di domande: “Chi sono io? Chi è lei? Dove stavamo andando? Perché nelle visioni è tutto più selvaggio, non ci sono ponti, non ci sono strade, non ci sono case? Dove sono io e dov’è lei?”
Si guarda intorno. Non c’è nessuna traccia di umani a perdita d’occhio. Ci sono solo rovine decrepite, vecchie strade e ponti semidistrutti.
Dopo un po’ di cammino vede un edificio lontano che sembra abbastanza integro rispetto agli altri.
La sua pancia si lamenta sonoramente.
Lo raggiunge ma è vuoto e diroccato.
Entra nell’edificio facendosi largo fra le macerie.
Attraversa corridoi e stanze inondati dai crolli e dalla polvere. Sale delle scale.
Giunge in una cucina ben conservata all’ultimo piano.
Fruga qua e là in armadi e cassetti e trova delle provviste in scatola.
Continua a cercare finché non trova un coltello a punta con cui apre le scatolette e divora il contenuto in breve tempo.
“C’è qualcuno in questo mondo o sono l’unico essere sulla Terra?” continua a domandarsi, fino ad urlarlo più forte che può. Non giunge nessuna risposta.
Chiude la porta della cucina, una delle poche ancora in piedi, si prepara un giaciglio e si addormenta a pancia piena.
Rigenerato esplora meglio il luogo. Le strade sono deserte e distrutte da radici e piante.
Intorno ci sono molti alberghi attraenti, B&B, negozi, ristoranti e locande, tutti devastati e abbandonati da lungo tempo.
L’uomo entra in un museo che contiene i dettagli della città dai tempi del Mesolitico.
In una teca ancora miracolosamente intatta c’è un plastico di Amesbury, la cittadina in cui si trova, fatto di capanne di paglia e pietra.
Ha di nuovo una visione o forse un ricordo: otto capanne rotonde, raccoglitori e cacciatori intenti nei preparativi di una qualche celebrazione. Lui e la donna mano nella mano.
E’ l’alba. L’uomo riprende il cammino inseguendo i suoi ricordi, costeggiando le sponde del fiume, per giungere dove un tempo c’era l’antico villaggio della sua visione. Trova invece un’area di scavi archeologici recintata da paletti di metallo e nastri di plastica.
Entra oltre la recinzione. Rivive momenti nel villaggio con lei… la visione è confusa: si sono sposati qui con la donna e poi … poi sono andati nel cerchio di pietre di Stonehenge per tornare da sposi nel cielo. Lui è risalito per primo, ma lei non è mai arrivata.
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