Il mio libro: un semplice passatempo per bambini o un viaggio introspettivo?
La mia esigenza di scrivere è nata da un profondo processo di auto-osservazione, con un obiettivo ambizioso: mappare la complessa topografia del mio paesaggio emotivo.
E come si traduce, in pratica, questa altisonante operazione psicologica? Semplice: attraverso un linguaggio ritmico in rima baciata e la rappresentazione grafica dell’inconscio da personalizzare. Insomma, per dirla in parole povere (e senza camice): sono filastrocche da colorare.
La verità è che ho scelto di fare una cosa da grandi usando gli strumenti dei piccoli. I bambini hanno un superpotere che noi adulti, a volte, perdiamo per strada: non hanno sovrastrutture, non mettono filtri e non si complicano la vita con i pregiudizi. Guardano il mondo per quello che è. Per toccare le corde più profonde dell’anima mi sono servita proprio di questa purezza disarmante; i loro strumenti sono i vettori più eloquenti per ritrovare la nostra bussola interiore.
A volte, per capire meglio la realtà, non serve aggiungere complessità, ma toglierla. Less is more.
Perché ho scritto questo libro?
Tutto è partito da un quesito apparentemente banale che mi è stato posto parecchie volte: “Quale emozione stai provando?”. La mia risposta si limitava quasi sempre a un bivio: “felice” o “triste”. Un po’ pochino, non trovate?
Così ho deciso di mettermi in gioco. Ho scavato nei frammenti della mia memoria per provare a dare un nome a quello che sentivo: gioia, tristezza, paura, rabbia, sorpresa… (per il disgusto e il disprezzo ci stiamo ancora attrezzando!).
Il mio obiettivo è arrivare al cuore di chi legge attraverso episodi di vita vera. Se riuscirò a sbloccare un ricordo anche a uno solo dei miei lettori, permettendogli di specchiarsi nella mia storia… beh, avrò fatto goal!
Anche se, a dire il vero, una vittoria straordinaria l’ho già ottenuta prima ancora di pubblicare. È stato un effetto collaterale meraviglioso: vedendomi scrivere tutte le sere, mossa da una passione così travolgente da rubarmi ore di sonno prezioso, mia figlia si è lasciata contagiare. Ha preso carta e penna e ha deciso di scrivere il suo primo libro giallo, in perfetto stile Jessica Fletcher.
Dopotutto, i figli non ci ascoltano quando parliamo: ci guardano quando agiamo.
Questo è un progetto nato per far sorridere, riflettere, liberare la mente e far scivolare la mano sulla carta. Siete pronti a colorare il vostro inconscio?



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