Nella sua villa affacciata sul mare di Marechiaro, Antelma Giordano viene trovata morta nella biblioteca, composta come se dormisse. Nessun segno di effrazione, solo indizi inquietanti: una finestra aperta, sassolini sul tappeto, un profumo sconosciuto, un filo blu scuro. Il commissario Roberto Palmieri capisce subito che non è un delitto impulsivo: qualcuno ha voluto costruire una scena. Le indagini conducono a un vicino troppo impeccabile, a un ex compagno ricomparso all’improvviso e a misteriose lettere sigillate in ceralacca che Antelma bruciava nel camino. L’arrivo della nipote Celeste incrina ogni certezza: la donna nascondeva un passato che nessuno aveva mai nominato. Mentre Palmieri ricostruisce una storia familiare fatta di omissioni e identità spezzate, una figura femminile appare sulla scogliera, avvolta in un foulard blu. Una presenza che non dovrebbe esistere. Il corpo di Antelma è stato trovato. Il suo segreto, no.
Perché ho scritto questo libro?
Ho scritto questo libro per dare voce alla mia Napoli più intima, quella delle ombre e dei silenzi che solo chi l’ha vissuta davvero sa riconoscere. Mi ha mosso il desiderio di raccontare un mistero che nasce dalle pieghe delle relazioni umane, dai segreti di famiglia e dalle ferite che il tempo non guarisce. Palmieri è diventato il mio modo di esplorare ciò che resta nascosto dietro le apparenze.
ANTEPRIMA NON EDITATA
La villa di Marechiaro, una maestosa costruzione dei primi del novecento, sembrava sospesa tra il mare e il cielo, come se la collina l’avesse trattenuta per un ultimo capriccio per rimirare il blu del golfo sottostante. Alle prime luci del giorno di un inverno freddo e piovoso, la luce filtrava attraverso la foschia salmastra e accarezzava le persiane verdi oliva, rivelando un silenzio che non apparteneva a quel luogo. Non un silenzio naturale, ma uno costruito, imposto, come un sipario calato troppo presto.
Il Commissario Roberto Palmieri si fermò sul vialetto di pietra lavica che conduceva all’ingresso principale costituito da un portone in legno intarsiato. Inspirò profondamente l’odore dei limoni che costeggiavano il viale, l’umidità tipica dell’erba dopo una nottata di pioggia e un’eco lontana di alghe portate dal vento. Tutto sembrava al suo posto, eppure nulla lo era davvero. La porta d’ingresso era chiusa, senza segni di effrazione. Un dettaglio che, più di una serratura forzata, gli mise addosso un’inquietudine sottile.
Dentro, la casa lo accolse con un ordine ostinato. Nel salone, un elegante servizio da tè della collezione “Louvre” di Limoges faceva bella mostra sul tavolino di vetro e una bella vetrinetta in mogano antico piena di oggetti in cristallo suggerivano una quotidianità interrotta con garbo, senza rumore. Le sedie perfettamente allineate intorno ad un tavolo ellittico. Un prezioso tappeto persiano su cui faceva bella vista un salotto stile impero. Nessuna nota stonata in una melodia perfettamente orchestrata.
Fu nella biblioteca che il tempo sembrò davvero fermarsi. La finestra socchiusa lasciava entrare una brezza leggera che muoveva appena la tenda, portando con sé il respiro del mare. La signora Giordano era seduta sulla sua poltrona preferita, composta, quasi serena, come se avesse deciso di addormentarsi nel punto più amato della casa. Il plaid di lana era scivolato a terra. Sul bracciolo, un paio di occhiali da lettura in tartaruga marrone. Sul pavimento e sul tappeto qualche minuscolo sassolino sicuramente portato dall’esterno, la cui presenza strideva con la perfetta pulizia di quella stanza.
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