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Leggiadra

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Consegna prevista Aprile 2027
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Su Leggiadra non esistono dolore, paura o violenza. E’ un mondo dove la felicità, l’amore e la serenità accompagnano ogni giorno della vita. Tutto cambia quando Adina incontra Marco, un uomo misterioso arrivato dalla Terra, un luogo sconosciuto segnato da sofferenza, ingiustizie e disperazione. Sconvolti dai suoi racconti, gli abitanti di Leggiadra scoprono una realtà che non avrebbero mai immaginato e decidono di agire. Adina e i suoi compagni intraprenderanno una missione straordinaria: raggiungere la Terra e salvare le anime pure destinate al loro mondo. Tra emozioni profonde, incontri indimenticabili e storie capaci di toccare il cuore, Leggiadra è un viaggio tra dolore e speranza che invita il lettore a credere nella forza dell’empatia, dell’amore e della gentilezza. Perché, forse, un piccolo pezzo di Leggiadra esiste già nel cuore di ognuno di noi.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto “Leggiadra” perché spesso, davanti alle notizie di violenza, sofferenza e ingiustizia, mi sono chiesta come sarebbe un mondo fondato sul rispetto, sull’empatia e sulla serenità. Da questo desiderio è nata Leggiadra: un luogo immaginario dove la bontà è la regola e non l’eccezione. Attraverso questa storia ho voluto trasmettere un messaggio di speranza e ricordare che ognuno di noi può contribuire a rendere il mondo un posto migliore.

ANTEPRIMA NON EDITATA

È Tabaso mattina e vengo svegliata dalle voci allegre dei bambini che giocano in strada. Li sento ridere, contare a voce alta, correre da una parte all’altra del quartiere mentre giocano a nascondino. Ogni tanto qualcuno urla: “Ti ho visto!” e subito dopo scoppiano risate talmente forti da contagiare chiunque le ascolti.

Ancora oggi, quando ripenso a quel momento, sento una stretta nel petto. Perché quella fu l’ultima volta in cui guardai il mio mondo con gli occhi innocenti.

A Leggiadra il Tabaso era sacro… anche se la parola “sacro” aveva per noi un altro significato. Era semplicemente il giorno più amato da tutti noi. Le scuole chiudevano, gli uffici restavano vuoti, i negozi abbassavano le serrande color crema e le strade si riempivano di musica e buon cibo. Restavano attivi solo i distributori automatici, capaci di fornire qualsiasi cosa servisse: pane caldo, libri, vestiti, perfino fiori appena raccolti. Quel giorno nessuno lavorava. Nessuno era costretto a correre.

Gli abitanti dei quartieri si riunivano nelle piazze, cucinavano insieme, organizzavano giochi per bambini e grandi tavolate che duravano fino a sera. Si leggeva ad alta voce, si guardavano vecchi film proiettati sui muri bianchi delle case, e quando il sole tramontava, iniziavano le danze. A Leggiadra tutti sapevano ballare.

Dal Nudeli al Nerdivì ognuno svolgeva il lavoro che amava. Non esistevano mestieri odiati, né persone infelici di alzarsi al mattino. I bambini andavano a scuola sorridendo. Le lezioni erano spettacoli pieni di colori, scenette, musica e racconti. La storia sembrava un’avventura, la geografia un viaggio infinito tra meraviglie da scoprire. Nessuno veniva umiliato per un errore. Non esistevano annotazioni, punizioni o bocciature. Crescevamo senza la paura di sentirci sbagliati. Oggi conosco parole come ansia, pressione, fallimento. All’epoca non ne avevo mai sentito parlare.

A Leggiadra non esistevano le guerre. Non esistevano religioni. Non esistevano confini. Non sapevamo nemmeno che cosa fosse l’odio. Fino a due giorni prima di quell’evento ignoravo persino l’esistenza di altri mondi. Credevo che l’universo fosse soltanto il nostro cielo color perla, le nostre città luminose e i nostri campi pieni di alberi da frutto. Ero convinta che tutti vivessero come noi.

Da noi si viveva oltre i cento anni in salute perfetta. Poi arrivava l’evaporazione. Nessuno piangeva di dolore quando accadeva. Non esisteva il lutto, perché avevamo la certainty assoluta che le anime si sarebbero ritrovate ancora. Sempre.

Ricordo che quella mattina nonostante fosse Tabaso avevo scritto per ore… Adoravo scrivere… A Leggiadra ero già una scrittrice abbastanza conosciuta. I miei libri di avventura venivano letti ovunque: nei parchi, nelle scuole, persino sugli schermi pubblici nelle piazze. Mi piaceva inventare mondi misteriosi… ed è ironico pensare che non conoscessi minimamente il vero mistero dell’universo.

Quando decisi di fare una pausa, uscii di casa per andare da Eminos. Preparava il gelato più buono della città. Pistacchio dolce, crema di miele e una fragola che sapeva d’estate eterna. Camminavo lentamente lungo le strade bianche di Leggiadra, circondate da fiori enormi e alberi carichi di pesche mature. L’aria profumava di zucchero e agrumi. Alcuni bambini mi salutarono agitando le mani sporche di gesso colorato. Una donna stava cantando mentre annaffiava le piante sul balcone. Tutto era perfetto.

Poi lo vidi. All’inizio pensai che stesse dormendo. Un uomo era disteso a terra, immobile, accanto alla fontana centrale. Alcune persone lo osservavano da lontano senza avvicinarsi troppo.

Ricordo il silenzio improvviso. Ancora oggi credo sia stata la prima cosa ad avermi fatto stare male: il silenzio. I bambini avevano smesso di ridere.

Dentro di me accadde qualcosa di inspiegabile. Il cuore iniziò a colpirmi il petto con forza, le mani tremavano e le gambe sembravano più pesanti. All’epoca non sapevo che quella sensazione si chiamasse paura. Non avevo mai provato nulla di simile nei miei venticinque anni di vita.

Mi avvicinai lentamente. L’uomo aveva il viso sporco, i vestiti strappati e strani segni violacei sulle braccia. Sembrava rotto. Sì, è questa la parola che usai nella mia mente. Rotto. Non conoscevo il significato della parola sofferenza.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Ilaria Meloni
Mi chiamo Ilaria, vivo ad Arzachena in Sardegna, a due passi dal mare. Istruttrice fitness e mamma di due bambini, coltivo da sempre la passione per la lettura e la scrittura. Per me scrivere è un modo per alleggerire il cuore e dare voce alle emozioni più profonde.
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