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Giustizia!(?)

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Consegna prevista Aprile 2027
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Leandro è un ingegnere informatico preciso, riservato, quasi invisibile. Diana è solare, vitale, istintiva. Due mondi diversi che si incontrano in un teatro e trovano, l’uno nell’altra, qualcosa che non avevano mai cercato davvero.

Durante uno spettacolo comico, però, una serie di battute crudeli trasforma una serata leggera in una pubblica umiliazione. Leandro prova a contenere il disagio, ma quando l’episodio si diffonde e Diana viene nuovamente coinvolta in una spirale di offese, provocazioni e violenza, qualcosa dentro di lui cambia.

Per Leandro la legge è imperfetta, lenta, spesso insufficiente. La giustizia, invece, dovrebbe essere esatta, proporzionata, inevitabile. Così, nella sua mente razionale e ossessiva, il dolore diventa calcolo, il torto diventa errore da correggere, la vendetta assume la forma fredda di un contrappasso.

Mentre Diana cerca di capire fino a che punto l’amore possa convivere con il silenzio, l’ispettore Ermete si trova davanti a un caso che sembra

Perché ho scritto questo libro?

Ho sempre letto. Da giovane più saggistica, che mi ha accompagnato nella formazione. Poi soprattutto romanzi, sia storici che gialli.
La sera o durante le vacanze. Perché il lavoro ha sempre rubato la gran parte delle giornate.
Non appena gli impegni hanno cominciato a diradarsi, ecco che la passione della lettura si è come evoluta nel desiderio della scrittura.
Una storia con alcune suggestioni derivanti dalle mie esperienze, mentre altre le vorrei inserire nelle prossime puntate…

ANTEPRIMA NON EDITATA

La sala era piena. Non completamente, ma abbastanza da creare quel brusio vivo che precede gli spettacoli comici: un’energia diversa da quella della prosa, meno composta, più istintiva, quasi impaziente. Un pubblico che non aspettava silenzio, ma il momento giusto per esplodere. Diana si guardava attorno con gli occhi accesi, come se fosse la prima volta. E non lo era: lavorava lì dentro da qualche anno, ma ogni sera aveva per lei un sapore diverso. E quella, in particolare, ancora più intenso. “Sono perfetti, vero?” disse, inclinando leggermente la testa verso Leandro e indicando con lo sguardo le loro sedute. Lui annuì, osservando la platea da quella prospettiva privilegiata. Prima fila, leggermente defilati dal centro. Abbastanza vicini da cogliere ogni espressione del protagonista, senza essere nel centro del mirino. O almeno, così sperava. “Sì… direi che hai fatto un ottimo lavoro.” Il tono era calmo, misurato, come sempre. Un sorriso accennato, elegante, senza eccessi. Diana lo guardò di lato e sorrise più forte. Era esattamente questo il punto. Leandro era fatto così: preciso, composto, discreto, quasi invisibile se non lo si osservava davvero. E chi lo osservava davvero, di solito non reggeva lo sguardo e lo distoglieva. Curato nei dettagli — camicia scura, giacca leggera, scarpe pulite — ma senza mai attirare attenzione. Un uomo che non cercava lo sguardo degli altri, forse nemmeno l’approvazione, e proprio questo lo rendeva interessante. Per lei, almeno. “Vedrai che ti piacerà”, disse lei, abbassando la voce come se stesse condividendo un segreto. “È bravissimo. E poi ogni tanto devi uscire dalla tua comfort zone”. Lui fece un mezzo sorriso. “Sto già facendo uno sforzo considerevole”. “Oh, davvero?”. “Prima fila. Spettacolo comico. Pubblico imprevedibile…” fece una pausa, “…compagnia impegnativa, specie in questo contesto”. Lei gli diede una leggera spinta con la spalla, ridendo. Accanto a loro, quattro ragazzi stavano finendo una conversazione a metà tra il sussurrato e il rumoroso. Risate basse, qualche parola di troppo, quel tono leggermente alterato che tradiva una birra — o forse più di una — bevuta troppo in fretta per non perdere l’inizio dello spettacolo. Erano grandi. Non solo alti, ma proprio strutturati: spalle larghe, braccia segnate, posture rilassate ma sicure.

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Atleti, quasi sicuramente. Pallavolo, basket… qualcosa del genere. Uno di loro lanciò uno sguardo a Diana, rapido ma troppo evidente per essere casuale, poi tornò a parlare con gli altri con un mezzo sorriso. Leandro lo notò. Non disse nulla, non era il tipo: ma registrò. Le luci si abbassarono lentamente, e la sala si raccolse in un unico respiro trattenuto. Poi un applauso spontaneo, crescente, accolse l’ingresso del comico. Diana si raddrizzò sulla poltrona, le mani già pronte per l’applauso, gli occhi pieni di aspettativa. Leandro si sistemò leggermente, accavallando le gambe con compostezza. Lo spettacolo iniziò. Fin dalle prime battute, la sala si sciolse. Risate immediate, piene, senza filtri. Il comico aveva quel ritmo naturale, quella capacità di agganciare il pubblico senza sforzo apparente. Diana rideva senza trattenersi. Rideva con tutto il corpo, piegandosi leggermente in avanti, portandosi una mano alla bocca, lasciandosi andare completamente. Leandro rideva anche lui, ma in modo diverso. Un sorriso più controllato, qualche risata breve, mai sopra le righe. Come se anche il divertimento dovesse rispettare una certa forma. Ogni tanto la guardava. E forse si divertiva più per lei che per lo spettacolo, una sorta di gradevole compiacimento. Dopo una ventina di minuti, il comico iniziò a muoversi sul palco con più libertà, osservando le prime file. Era il momento più pericoloso, ma anche più atteso, tipico dei suoi monologhi — quello dell’improvvisazione. E inevitabilmente, accadde. “Allora… vediamo un po’ chi abbiamo qui davanti…” disse, socchiudendo gli occhi come se stesse studiando una mappa. Il suo sguardo si fermò su di loro. Diana lo capì subito. Leandro anche. “Voi due!” indicò con decisione. “Sì sì, proprio voi… prima fila, aria da… come dire… coppia interessante”. La sala iniziò a ridere ancora prima che succedesse qualcosa. Diana sorrise, senza alcun imbarazzo. Leandro inspirò lentamente. “Come vi chiamate?” chiese il comico. “Diana!” rispose lei, senza esitazione. Un attimo. “Leandro”, aggiunse lui, con tono composto. “Diana e Leandro”, ripeté il comico. “Già qui c’è qualcosa che non torna”. Risate. “Cioè… Diana!” fece un gesto teatrale verso di lei. “Nome da dea, energia… vitalità!” Poi si voltò verso Leandro. “Leandro… che invece sembra uno che ti fa la dichiarazione dei redditi, a te l’avrà promessa gratuita!” La sala esplose. Diana rise ancora più forte, Leandro invece sorrise, inclinando appena la testa. Il comico non si fermò. “No ma seriamente… siete una coppia?” “Sì”, rispose lei, ancora divertita. “Da quanto?” “Nove mesi”. “Nove mesi?!” fece lui, portandosi una mano al petto e rivolgendosi a Diana. “Tesoro, mi sa tanto che devi cambiare occhiali!” Altra ondata di risate. Accanto a loro, i quattro ragazzi si stavano divertendo particolarmente. “Dai Leandro!” disse uno, abbastanza forte da farsi sentire. “Resisti!” Un altro fischiò piano, guardando Diana con un sorriso allusivo. “Eh però…” aggiunse un terzo. “Diana guardati intorno, nemmeno troppo lontano, eh!” Il quarto non disse nulla, ma fece un cenno d’approvazione, ridendo. Diana li sentì. E sorrise. Non un sorriso imbarazzato. Non un sorriso difensivo: un sorriso consapevole. Leandro, invece, restò immobile per un istante. Poi incrociò le mani sulle ginocchia, lo sguardo fisso sul palco. Il comico colse immediatamente la situazione. “Oh, abbiamo anche il pubblico attivo!” disse. “Mi piacciono questi… questi sono quelli che prima si sono fatti il riscaldamento alcolico, vero?” Risate. “Ragazzi”, continuò, “attenzione… perché questo”, indicando Leandro, “è il tipo che sembra tranquillo… ma poi, se si arrabbia un po’, vi hackera il telefono mentre dormite o peggio, se si incazza proprio, vi cambia tutte le password del computer”. Ancora risate. Diana si voltò verso Leandro, gli occhi brillanti. “Ti stanno adorando”, sussurrò. Lui la guardò e per un attimo ci credette. O ci volle credere. Poi, finalmente, si lasciò andare ad una risata più vera. Non rumorosa, pur sempre contenuta, ma autentica. E per un istante — uno solo — sembrò dimenticare di essere sempre così composto. Sul palco, il comico continuava. Accanto a loro, i quattro ragazzi ridevano, commentavano, si davano di gomito e guardavano… la guardavano. E la serata, senza che nessuno dei due lo sapesse ancora, stava già prendendo una direzione diversa. Molto diversa. Ma nessuno dei due la conosceva ancora.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Mauro Cavallini
Sono nato a Como, oramai 64 anni fa, e vivo a Fino Mornasco (Co).
Ho tre figli, avuti dalla prima moglie, ed una figlia, acquisita dalla seconda.
Inoltre ho - per il momento... - quattro nipoti.
Mi sono occupato di terzo settore, soprattutto nella prima parte della mia carriera lavorativa, ma ho pure lavorato in banca per una dozzina d'anni.
Tuttavia, la larga parte della mia attività (28 anni) si è sviluppata nel settore del turismo: agenzie viaggi, tour operator, network e alberghi.
Amministrazione, finanza, personale, affari legali e societari, ma anche organizzazione e procedure sono stati gli ambiti di impegno.
Dopo l'epidemia di covid, mi sono dedicato ad attività consulenziale, sempre in ambito turistico.
Ho passione per i viaggi, la lettura, il basket e, ahimé, anche per il buon cibo e il buon vino.
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