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Consegna prevista Aprile 2027

Dicono che in 21 giorni ci si abitua più o meno a tutto. E in 116 giorni invece, cosa succede?
Questo libro nasce come un diario, una fuga dal silenzio rumoroso dell’ospedale, dalle mille informazioni da ricordare e da quelle da dimenticare. Una storia vera che racconta la cronistoria di una malattia e di una sanità che è sempre estremamente sotto processo, che sicuramente ha i suoi difetti ma nella difficoltà di un periodo storico come quello del 2020 ha svelato gli esseri umani che ci stanno dietro, ognuno di loro con un’ enorme dignità. Racconta la difficoltà di chi ti vuole bene nel vederti sotto una nuova veste e a reinventarsi al tuo fianco. Di come una passione possa rialzarti anche nei momenti più bui e di quanto sia importante in un mondo che va così veloce, fermarsi a guardare chi hai di fianco, perché i rapporti umani sono e saranno sempre la cosa più importante.
È la mia storia, ma forse anche quella di molti altri, piena di sbavature, di casini, di cadute, ma l’unica cosa certa è che è terribilmente vera.

Perché ho scritto questo libro?

Perché l’ho scritto?
Per ricordarmi che ogni dettaglio della vita è prezioso, per non dare nulla per scontato, per ricordarmi di ringraziare sempre, per non dimenticarmi che c’è sempre un modo per andare avanti, difficile e complicato ma c’è! Perché l’unico modo di superare qualcosa è passarci attraverso e affrontarla. Per non dimenticarmi mai di nessun volto, di nessuna parola, di nessuna umanità che mi è stata a fianco, di ogni lacrima, di ogni pausa, di ogni cosa!

ANTEPRIMA NON EDITATA

Poi arriva il 9 marzo… Giulio è già uscito di casa per andare al lavoro e Arianna dorme nell’altra stanza. Mi sveglio e c’è qualcosa che non mi torna. Strano. È vero che le mie gambe sono informicolate da giorni, è vero che è diventato difficile anche girarsi nel letto, ma sto facendo troppa fatica: “ARIANNAAAA!”

Lei arriva di corsa con la faccia stropicciata dal sonno e si distende al mio fianco: “Arianna, non si muove niente, non sento niente”.

[…]

Che ci fornissero di un patrimonio di neuroni che man mano durante la vita muoiono senza venire rimpiazzati, di questo ero a conoscenza; ma che il mio cervello fosse stato deturpato e cicatrizzato al pari delle mie ginocchia, come se anche lui avesse fatto il matto come me da quando sono nata, questo non mi sembrava affatto divertente. Porto con molta fierezza le tante cicatrici che ho sul mio corpo, perché ognuna di loro ha una storia, quasi sempre avvenuta di nascosto per fare qualcosa di divertente, ma che anche il mio cervello si facesse cicatrici a mia insaputa non lo trovavo corretto. Però per fortuna, come io nascondevo lividi, cicatrici e succhiotti vestendomi nel modo più adeguato, anche il mio cervello aveva nascosto, con la sua innata plasticità, tutti i suoi danni.

L’unica cosa che mi ha tranquillizzato in quel momento è che chiunque mi parlasse mi raccontava di tantissime persone con questa patologia, che vivevano tranquillamente facendo ogni cosa desiderassero. Anche se, lo ammetto, da una parte mi tranquillizzava, dall’altra mi infastidiva: “Ehiii, stiamo parlando di me, stiamo parlando delle mie gambe che hanno deciso di non parlarmi più! Non mi frega niente di quello che fa tutto il resto del mondo, ci penserò in un altro momento al resto del mondo… per una volta nella vita voglio pensare solo e solamente a me!!!”

E poi fanculo, allora se stanno tutti bene, quando posso andare a casa? Quando posso tornare in palestra? No, perché avrei un sacco di cose da fare, come al solito, non è che posso stare qui a cincionarmi!!!

[…]

Dal mio quadernino giallo: Giovedì 19 marzo 2020 Da Lunedì 9 a Mercoledì 18 – Cortisone 1g Dal 19 al 20 – 0.500 g Dal 21 al 22 – 0.250 g Dal 23 al 24 – 0.125 g

Oggi la fisio mi ha messo seduta. Mi fa strano, un po’ impressione… come di paura, o di emozione, non so distinguere. Però domani ci riproviamo e lunedì vogliono farmi mangiare seduta.

Oggi è l’undicesimo giorno qui dentro.

Ma come dice Giulio, è sempre un giorno in meno per tornare a casa. <3

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Francesca Pivetta
Francesca Pivetta, classe 1988, nasce in Veneto e all’età di 18 anni si trasferisce a Trieste dove vive la maggior parte della sua vita. È psicologa ed educatrice, ama lavorare con le persone e si spende molto nel mondo della disabilità e dell’inclusione.
La danza è la sua passione, balla da quando ha 3 anni e mezzo. È insegnante di danza e danzaterapista diplomata nel metodo Maria Fux presso la scuola Risvegli-Maria Fux di Milano che le ha dato la possibilità di unire movimento, creatività e benessere in un unico percorso.
Nel 2020, mentre nel mondo scoppia una pandemia, scopre in modo improvviso e violento di avere la Sclerosi Multipla e la scrittura insieme alla danza diventano strumenti fondamentali per dare voce alle sue emozioni e al cambiamento.
Questo suo primo libro è stato in primis una via di fuga, ora vuole essere un megafono per chi come lei per un attimo si è sentito perso.
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