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The Boxer’s Clan

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Consegna prevista Aprile 2027
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Vivere a TysonVille condanna a una vita senza sogni, intrappolando dentro di sé chiunque ci metta piede. Un paese senza regole, tra povertà, gang e omicidi. Jordan ci è cresciuto a TysonVille. Ha visto persone uccidersi con le proprie mani e altre condannarsi per il piacere di avere soldi “facili” nelle tasche. Indotto sin dalla tenera età a condurre una vita di stenti, decide di intraprendere una strada diversa da quella che suo padre aveva scelto per lui. Il mondo del pugilato sembra essere l’unica via d’uscita da quell’universo in cui ha sempre vissuto. Ma se dalle sue scelte derivassero i problemi di un’intera comunità? Perché Jordan non è solo il campione dei pesi massimi. Lui è El Salvadores, capo di una delle bande più temute del territorio. Ma quando Altea, figlia del suo avvocato, entrerà a far parte della sua vita, sarà costretto a scegliere tra il potere e ciò che conta davvero. Lei è tutto ciò che non gli è mai stato concesso: una speranza. O forse è solo una condanna.

Perché ho scritto questo libro?

L’idea è arrivata nel periodo più difficile della mia vita. Non ho raccontato a nessuno quel periodo, un giorno mi sono detta: “Perché non provare a scrivere qualcosa che possa, anche solo per qualche pagina, distrarre chi sta attraversando la mia stessa lotta?”. The Boxer’s Clan è nato come una valvola di sfogo. Altea è stata la mia terapia, raccontare dal suo punto di vista ciò che stava accadendo a me mi ha aiutata tantissimo. Desidero che chiunque lo legga si senta capito.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Prologo

Altea Mavis aveva sempre ammirato suo padre sin da bambina. Tutte le mattine si nascondeva dietro le gambe della madre per fissare con aria ammaliata il capo della famiglia: si abbottonava la camicia, stirava la giacca con gesti veloci delle mani e andava via lasciando la scia del suo profumo. Aveva sempre un’aria stanca, ma i suoi occhi brillavano d’orgoglio ogni volta che si parlava di processi e giustizia. Altea era solo una bambina, ma sapeva benissimo che, un giorno, avrebbe voluto rendere fiero suo padre. Avrebbe avuto anche lei un piccolo spazio tutto suo in cui parlare delle continue ingiustizie nel mondo.

Jordan Ares Jones era un bambino tranquillo. Non parlava mai, gli piaceva restare in disparte per osservare le gesta dei suoi coetanei. Sin dalla tenera età, suo fratello Ocèane, quello più grande dei tre, gli aveva insegnato che trovare qualcosa o qualcuno che fosse la vulnerabilità di qualcun altro gli avrebbe sempre creato un vantaggio. Jordan era un bambino normale, anche se spesso si guardava allo specchio e non capiva perché Travis, il suo compagno di avventure, fosse così diverso da lui. Il colore della pelle era solo uno dei tanti motivi, ma nonostante questo, sapeva benissimo di essere speciale e di avere un dono dentro di sé. Tutti i pomeriggi si intrufolava nella palestra del Signor Walker per ammirare e contemplare i pugili del quartiere: i suoi occhi luccicavano alla vista dei guantoni rossi da combattimento. Era solo un bambino, ma sapeva benissimo che un giorno sarebbe salito sul ring e avrebbe scalato le classifiche di tutto il mondo.

Capitolo 1 Jordan

Procedo velocemente, lotto contro la voglia di restare. Guardo indietro ogni volta che sento i lamenti delle bestie provenire da ovest, ho vinto la battaglia ma non la guerra. Ho perso l’unica persona capace di amarmi sul serio. Il lieto fine di un

romanzo criminale scritto male.

Un rivolo di sudore scende lungo le clavicole, mentre continuo a tirare pugni all’uomo davanti a me. Tremo, bramo la vincita come un carico di cocaina da mezzo milione. Pretendo la vittoria a tutti i costi. Vivere a TysonVille mi ha condannato ad una vita senza sogni, non è mai stato il luogo giusto per averne: povertà, gang e omicidi. La combinazione perfetta per un suicidio in piena regola: un solo passo falso ed un proiettile dritto nel cranio. Prima di entrare nel giro della droga, ero solamente un pugile e quando sono diventato il campione dei pesi massimi, nulla mi ha proibito di divenire socio del mio nemico. Perché qui, ogni zona esige la regola del migliore e se sei forte divieni automaticamente il capo: tutti ti rispettano.

«Jordan riesci a concentrarti per un secondo? Non riesci a schivare un colpo. Stai pensando al cazzo floscio che ti ritrovi nelle mutande? Non è lui che ti porterà lontano» dice Tyron.

Non è stupido, mi conosce e sa benissimo che qualcosa tormenta i miei pensieri. Ho conosciuto Tyron tredici anni fa, la stessa notte in cui ho commesso il mio primo omicidio. Non ero io il carnefice ma, quando hai tredici anni e uno dei tuoi fratelli impone delle regole, non riesci a tirarti indietro. Non sei libero di poter scegliere.

Ocèane è stato il Caronte che mi ha reso facile la scesa agli inferi.

Rimuovo il paradenti e scendo dal ring con aria stanca, sono nove ore che continuo ad allenarmi senza sosta.

«Il vostro culetto bianco è arrivato!». Travis fa la sua entrata in scena con tanto di sorrisetto derisorio dipinto sulle labbra e i lunghi capelli tirati indietro da un’enorme

quantità di gel.

«Porto notizie dal Confine! La merce è arrivata sana e bianca. El Diablo dice che l’accordo salta nello stesso momento in cui iniziamo a spacciare nel suo territorio». El Diablo è il mio unico nemico qui a TysonVille. Prima di me governava come se tutto gli fosse dovuto, ogni spicciolo guadagnato era nelle sue mani: nessuno aveva il potere più di lui.

«Jordan…» la supplica di Tyron mi fa ritornare con i piedi saldi sul pavimento. El Diablo non mi fa paura, non più ormai. Non ha nessun potere nella mia zona. Mi dirigo nello spogliatoio, ignorando la voce profonda di Travis. Dovrei cercare dello scotch per fermare quel fiume di parole che fuoriescono dalle sue labbra. Il suo è un carattere particolare, totalmente opposto al mio.

«Ascoltatemi bene, El Diablo non farà nulla se Los Salvadores continueranno a vendere droga solamente nel nostro territorio. Ocèane si occuperà dei niños inesperti e delle piazze di spaccio, la tregua non cesserà e vivremo tutti ricchi e felici» con calma mi infilo dei jeans puliti. Odio dover usufruire delle docce comuni, continuo a sentire lo sporco che impregna la pelle anche dopo essermi lavato. Noto la maglietta bianca piegata all’interno della sacca, Danika avrà sicuramente pensato che al suo fratellino ne serviva una pulita. Mia sorella ed Isa, sono le uniche donne ad essere mai entrate in casa mia. Molte volte i giornaletti di Gossip mi hanno descritto come un playboy, un rubacuori senza sentimenti. E sì, ho visto tanti corpi nel corso della mia fama, ma mai nessun cuore per me.

«Devo parlare con i ragazzi di tutto questo, organizziamo una riunione al Confine entro venerdì» cammino con passo felino, ignorando i continui sussurri degli uomini all’interno della palestra. Ocèane, insieme agli altri, mi attende posizionato accanto alla Mustang che gli ho donato il giorno del suo ventiseiesimo compleanno. Indossa la solita cuffietta nera e i calzini bianchi alzati sul polpaccio, potrebbe assomigliarmi se solo non fosse lui il traditore della storia. Mi avvicino come un leone pronto a sbranare la preda e, pur essendo più grande, sa benissimo che non deve mettersi contro di me. Lecca ripetutamente la cartina, accendendola subito dopo.

«J. non sapevo di trovarti qui!» stanco di assecondare le sue stronzate, lo ignoro.

Sventola un giornale per richiamare l’attenzione, gli viene sottratto quando leggo il mio nome in prima pagina:

‘’ Il campione assoluto dei pesi massimi Jordan A. Jones è stato accusato di uso illegale di stupefacenti durante le competizioni. Per questo motivo non vuole che si parli della sua vita privata? Cosa nasconde di così importante? Il suo avvocato Henry Mavis sarà bravo a difenderlo anche questa volta?’’

L’articolo non è firmato. Farò causa alla sede giornalistica, come di consuetudine, riportano delle notizie fasulle per avere più lettori. Tutti i test confermano che non ho mai fatto uso di stupefacenti, preferisco gestire traffici illegali piuttosto che farmi di quella roba. Non potrei combattere se mandassi la polverina bianca in circolo per il mio corpo. Non potrei schivare, né centrare l’avversario con i miei colpi secchi e diretti.

«Spero abbiano un avvocato che sappia difenderli bene, perché questa volta ho intenzione di andare fino in fondo» nessuno proferisce parola, ringhio come un animale in gabbia.

«Mavis si occuperà di difenderti, l’ha già fatto in precedenza. Non è stupido e nemmeno tu lo sei, ma queste accuse contro di te non fanno altro che infangare la tua carriera sportiva» vorrei rispondere che ci ero arrivato anche da solo ma, è inutile versare benzina sul fuoco. Ho bisogno di parlare con Mavis. Ma non posso lasciare gli affari in sospeso. Raduno la maggior parte dei Salvadores nel grande piazzale adiacente alla palestra. Non è qui che ci riuniamo solitamente, ma questa è un’emergenza. Ho bisogno dell’attenzione di tutti i presenti, persino di quelli che non hanno un ruolo rilevante.

«Lo so, non faccio mai questo tipo di riunioni fuori del Confine ma ci tenevo a parlarvi adesso» mi ascoltano attentamente.

«Il carico è appena arrivato al porto. Ocèane si occuperà di organizzare bene le dosi per ogni piazza, nessuno di voi tornerà a casa senza uno spicciolo in tasca. Non voglio nessun entrometido tra i cojones, capito? Ci vediamo venerdì al Confine, nessuno escluso» dichiaro con voce ferma, acconsentono come burattini. Odio dover

lasciare un compito così importante nelle mani di mio fratello, ma ho questioni più importanti da risolvere: non ho intenzione di finire chiuso in cella per delle accuse infondate. E se proprio devo, vorrei andarci per dei motivi provati. Damon mi guarda da lontano con la cicca all’angolo della bocca, accenna un saluto con la testa a cui non ho intenzione di ribattere.

Isabel è così diversa da lui, a volte stento a credere che sia sua figlia.

«Mavis ci aspetta sveglio, ma in cambio non vuole che la sua famiglia venga a sapere che viene coinvolto in affari loschi» ridacchia Travis, riponendo il cellulare nel retro dei pantaloni. Ci spostiamo verso l’auto, l’orologio al polso segna le ventitré e trentotto. Questa città non dorme mai. TysonVille non dorme mai. La puzza di Marijuana mi demoralizza e eccita simultaneamente. Sono strano: amo la guerra ma preferisco di gran lunga la pace, non mi piace tirare troppo la corda. Amo arrivare subito al sodo, senza troppi giri di parole. Nessuno osa mancarmi di rispetto, perché io stesso ho una certa stima verso gli altri. Mi piace essere disponibile, ma odio quando pensano di essere più furbi.

Odio quando pensano di fottere la mia mente malata. Sono Jordan Ares Jones, nessuno può ingannarmi.

Io sono il Re dei giochi.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Faya Pascale
Faya Pascale, pseudonimo di Fatima Di Pascale. Sono nata in un piccolo paesino in provincia di Napoli, 23 Aprile del 2003. Scrivo da quando aveva tredici anni, ed esordio su Wattpad nel 2016, dove comincio dar voce alle storie che mi hanno accompagnata sin dalla tenera età. Sono cresciuta in una famiglia umile, ritengo che sia grazie al loro sostegno se continuo a vivere infinite vite attraverso la sua scrittura.
‘’The Boxer’s Clan’’ è il mio primo romanzo.
Faya Pascale on Instagram
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