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Non sapevo di amarti

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Consegna prevista Aprile 2027
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Noah ed Evelyn sono amici d’infanzia. Sono cresciuti insieme, condividendo sogni, paure e ogni momento importante della loro vita. Per tutti sono inseparabili, ma ciò che li lega è destinato a cambiare.

Quando Evelyn si rende conto di essersi innamorata del suo migliore amico, decide di confessargli ciò che prova, pur sapendo di poter mettere a rischio il loro rapporto. Da quel momento, entrambi saranno costretti a fare i conti con sentimenti che hanno sempre cercato di ignorare.

Proprio quando sembrano aver trovato il coraggio di vivere il loro amore, un evento inaspettato sconvolge ogni certezza, mettendo alla prova il loro legame e costringendoli ad affrontare scelte dolorose, errori difficili da perdonare e verità che sembrano impossibili da accettare.

“Non sapevo di amarti” è un romance contemporaneo che racconta la forza del primo amore, il valore dell’amicizia e quanto sia difficile scegliere tra ciò che il cuore desidera e ciò che la mente considera giusto.

Perché ho scritto questo libro?

L’idea di “Non sapevo di amarti” è nata quando ero adolescente. Prima di addormentarmi immaginavo storie e dialoghi che prendevano vita nella mia mente. Con il tempo ho deciso di trasformare quella fantasia in un romanzo, creando Noah ed Evelyn e raccontando una storia d’amore, amicizia e crescita. È il libro che ha dato forma a un sogno che custodivo da anni.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Capitolo 1

Evelyn

I raggi del sole penetrano nella stanza come lame sottili attraverso le tende, accarezzandomi il viso e costringendomi ad aprire gli occhi. È lunedì mattina e il weekend è già finito. Incredibile come due giorni possano volare via così in fretta.

«Evie, svegliati! O farai tardi!»

Ecco la mamma, con i suoi modi sempre “gentili” di svegliarmi. Sorrido appena tra me e me, ancora mezza addormentata. Mia madre è una delle persone più importanti della mia vita. Abbiamo un legame bellissimo, quasi come fossimo due sorelle. Forse anche perché mi ha avuta molto giovane. Lei e papà si sono conosciuti da ragazzi. Lui le faceva la corte, mentre lei era una delle più belle del liceo, di quelle che tutti guardano quando passano. Dopo qualche anno si sono sposati e poi sono arrivata io.

Il telefono vibra sul comodino. Non ho nemmeno bisogno di guardare lo schermo per sapere chi è. Noah. Puntuale, come ogni mattina. Mi aspetta al parco, come sempre, prima di andare al college. Siamo amici da una vita. Siamo cresciuti insieme, tra pomeriggi passati a ridere, litigare e poi fare pace come se niente fosse. È come il fratello che non ho mai avuto. I nostri genitori sono amici da sempre, quindi passiamo praticamente ogni momento insieme, anche fuori dal college o dal nostro solito gruppo.

Sbuffo e mi alzo finalmente dal letto. Mi vesto in fretta, bevo al volo una tazza di latte e caffè con biscotti e corro fuori, salutando mia madre di sfuggita. Quando arrivo al parco, lui è lì, appoggiato al solito muretto, le mani in tasca, con quell’aria fin troppo tranquilla, con i suoi capelli sempre spettinati che sembrano messi a caso, ma che in realtà gli stanno bene. 

«Ce ne hai messo di tempo!» esclama appena mi vede.

«Su, dai, non rompere,» rispondo avvicinandomi. «Sai quanto odio il lunedì mattina. Sarei rimasta a letto fino a mezzogiorno.»

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Lui sorride appena, inclinando la testa. «Potremmo sempre balzare e non andare al college oggi.»

Lo guardo, alzando un sopracciglio. «Oh sì, così poi la senti tu, mia madre, quando lo scopre.»

Noah è così, se potesse balzare il college, lo farebbe praticamente ogni giorno. Lui è un ragazzo che ama essere al centro dell’attenzione, adora scherzare e raccontarmi ogni dettaglio delle sue solite avventure con le ragazze. Le sue parole mi strappano una risata, come sempre quando si tratta di Noah. È impossibile prenderlo sul serio quando parla così, e forse è proprio questo il suo punto di forza.

Il resto del gruppo arriva poco dopo. Ethan, il migliore amico di Noah, con il solito sorriso tranquillo e quell’aria da bravo ragazzo che sembra non sbagliare mai, e poi Zoe, la mia migliore amica, che mi abbraccia al volo prima ancora di dire qualcosa, come se non ci fossimo viste da giorni.

«Allora, Noah, che hai fatto alla fine sabato sera dopo la festa a casa di Lucas? Non ti ho più visto» chiede Ethan.

«Puoi immaginare» risponde Noah, con quel mezzo sorriso che conosco fin troppo bene. Strizza l’occhio, poi aggiunge: «Ma niente di che.»

Zoe scuote la testa, divertita. «E tu, Evie, continui a sopportarlo?»

Sorrido appena, lanciando un’occhiata a Noah. «Diciamo che dopo tutti questi anni ho imparato a gestirlo.»

Capitolo 2

Noah

La pausa pranzo arriva finalmente a salvarci da ore infinite di lezioni. La mensa del college è il solito caos di voci, risate e sedie che strisciano sul pavimento, ma noi siamo sempre allo stesso tavolo, vicino alla finestra che dà sul cortile interno. Ethan si lascia andare contro lo schienale della sedia e annuisce verso il centro della sala. «Noah, guarda quella ragazza con i capelli rossi. Credo sia nuova.»

Seguo il suo sguardo quasi senza interesse, almeno finché non la vedo davvero. Capelli rame, lunghi fino alle spalle. Felpa grigia oversize e un modo di muoversi tranquillo, come se non avesse bisogno di attirare l’attenzione per essere notata.

«Carina,» commento con leggerezza.

Ethan ridacchia. «Tutto qui? Pensavo avresti già preparato il discorso.»

Sorrido appena, continuando a osservarla. Di solito basta poco: uno sguardo, un sorriso, e so già come andrà a finire. Non devo nemmeno provarci davvero, ma quella ragazza non alza mai gli occhi verso di noi, continua a parlare con l’amica accanto a lei, completamente indifferente a quello che le succede intorno. E, stranamente, la cosa inizia a infastidirmi.

«Aspetta un secondo…» Ethan si gira verso di me con un sorriso divertito. «Tu le stai praticamente davanti da cinque minuti e lei non ti ha ancora guardato.»

«E quindi?»

«E quindi è la prima ragazza del college a non farlo.»

Zoe ride piano, mentre Evelyn alza appena gli occhi dal telefono. «Magari semplicemente non è interessata.»

«Impossibile,» ribatto automatico.

Ethan scoppia a ridere. «Oh, questa me la segno.»

Sbuffo, tornando a guardarla. È assurdo quanto il mio cervello si stia fissando su una cosa così stupida. Una ragazza qualunque che non mi presta attenzione non dovrebbe minimamente toccarmi e invece eccomi qui.

«Secondo me ti direbbe di no,» continua Ethan.

Lo guardo finalmente. «Vuoi scommettere?»

«Fratello, quella non ti considera nemmeno.»

Un sorriso lento mi compare sulle labbra. «Vediamo se continua a farlo.»

Mi alzo dal tavolo sotto gli sguardi divertiti degli altri e afferro al volo un bicchiere d’acqua. Quando le passo accanto, inclino appena la mano, lasciando cadere qualche goccia sulla sua felpa. Lei si gira subito.

«Accidenti, scusami,» dico, trattenendo a stento un sorriso. «Non volevo.»

La ragazza abbassa lo sguardo sulla manica bagnata e poi torna a guardarmi. «Fa niente.»

Niente sorriso. Nessun imbarazzo. Solo totale calma. Le porgo un tovagliolo. «Lascia che mi faccia perdonare. Cena stasera?»

Per un istante resta in silenzio, come se stesse valutando quanto io sia serio, poi scuote leggermente la testa. «No.» Diretto. Pulito.

Aggrotto appena le sopracciglia, quasi divertito. «No?»

«Sono fidanzata, e comunque non sei il mio tipo.»

Alle mie spalle sento Ethan soffocare una risata.

La ragazza gli lancia appena uno sguardo infastidito, poi torna su di me, e per la prima volta da quando mi conoscono, non so bene cosa dire. Non per il rifiuto. Per il modo in cui è successo. Nessuna esitazione. Nessun tentennamento, come se fossi davvero uno qualsiasi, cioè lo sono, ma non mi sento uno qualsiasi.

Lei si allontana senza aggiungere altro, lasciandomi fermo in mezzo alla mensa.

«Noah.» Ethan ormai ride apertamente. «Ti prego dimmi che è successo davvero.»

Lo ignoro, tornando lentamente verso il tavolo.

«Ti ha distrutto l’ego in meno di trenta secondi.»

«Non esagerare.»

«Ah no?» continua lui. «La guardavi come se ti avesse investito.»

Zoe scuote la testa sorridendo. «Forse qualcuno finalmente gli ha dato una lezione.»

Mi lascio cadere sulla sedia, appoggiando il gomito sul tavolo. Cerco di lasciar perdere, davvero. Ma continuo a cercarla con lo sguardo nella mensa senza nemmeno accorgermene. Ed è irritante, perché Ethan ha ragione. Non sono abituato a essere ignorato.

«Sai qual è il problema?» continua lui. «Che adesso vorrai conquistarla solo perché ti ha detto di no.»

Sorrido appena. Forse ha ragione anche su quello.

Alzo di nuovo gli occhi verso di lei. È vicino alle macchinette, intenta a parlare con l’amica di prima e prima ancora di pensarci davvero, mi ritrovo già in piedi. «Noah,» sospira Evelyn. «Non starai seriamente andando di nuovo lì.»

«Guarda e impara.»

«No, ti prego, questa volta voglio assistere,» ride Ethan seguendomi con lo sguardo.

Mi fermo davanti alla ragazza. Da vicino noto gli occhi chiari, il trucco quasi inesistente e quell’aria tremendamente sicura di sé. «Ehi.»

Lei alza lo sguardo. «Ancora tu.»

«Partiamo male se continui a guardarmi così.»

«Forse perché continui a disturbarmi.»

Non riesco a trattenermi dal sorridere. «Sai che sei la prima ragazza a rifiutarmi così?»

«E tu sei il primo ragazzo a pensare che questa frase possa funzionare.»

Okay. Questa mi colpisce davvero.

Mi avvicino appena, abbastanza da vedere il minimo cambiamento nella sua espressione. «Nemmeno un po’ di curiosità?»

Lei incrocia le braccia. «No.»

La fisso per qualche secondo. Dovrebbe infastidirmi, invece sento soltanto adrenalina, perché è una sfida e io odio perdere. Il mio sguardo scende per un istante sulle sue labbra, poi torna ai suoi occhi e prima di pensarci davvero, la bacio. Solo un attimo. Un gesto impulsivo, stupido, completamente fuori controllo.

Lei si scosta immediatamente, guardandomi sconvolta. «Ma sei serio?» Per la prima volta da quando ci stiamo parlando, sembra aver perso sicurezza e la cosa mi fa sorridere appena.

«Adesso almeno mi guardi.»

Lei resta in silenzio per un secondo, poi scuote la testa incredula. «Tu hai qualche problema.»

«Possibile.»

Mi fissa ancora per un istante, combattuta tra il mandarmi al diavolo e lo shock totale per quello che è appena successo, poi si volta e se ne va.

Resto lì a guardarla allontanarsi mentre Ethan quasi mi raggiunge piegato dalle risate. «Noah, tu sei completamente fuori di testa.»

Sorrido appena, infilando le mani nelle tasche. Forse sì, ma una cosa è certa. Quella ragazza è appena diventata molto più interessante del previsto.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Michelle Mancuso
Mi chiamo Michelle Mancuso, ho 24 anni e vivo a Porlezza, in provincia di Como. La scrittura è la mia più grande passione e mi accompagna fin da quando ero bambina. Amo creare storie capaci di emozionare e dare vita a personaggi autentici, nei quali i lettori possano riconoscersi.
Prediligo il genere romance perché credo che l'amore, con tutte le sue sfumature, sia uno dei sentimenti più intensi da raccontare. "Non sapevo di amarti" rappresenta un traguardo importante del mio percorso e il desiderio di condividere con i lettori una storia fatta di amicizia, crescita, scelte difficili e seconde possibilità.
Sono mamma di una bambina di due anni, che ogni giorno mi ispira a inseguire i miei sogni con determinazione. Il mio obiettivo è trasformare la scrittura in una professione, continuando a raccontare storie che possano lasciare un'emozione.
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