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Dopodomani

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Consegna prevista Aprile 2027
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Osvaldo Rella si ritrova, stanco e malato, sul letto di un ospedale. Un medico gli consiglia di buttare giù qualche riga per non stare troppo a rimuginare sulla propria sventura.
Così, il protagonista riavvolge il nastro della propria esistenza, cominciata nel ’46, tra i postumi di un atroce conflitto armato e dentro la casa stretta di una famiglia contadina del sud Italia.
Quel bambino si farà uomo in un contesto complesso e dalle prospettive perennemente striminzite e scolorite con riferimento al domani dei più giovani.
Rabbia, delusione e ambizione lo indurranno a pretendere un dopodomani assai più scintillante di quelle tristi premesse.

Perché ho scritto questo libro?

Dopodomani tenta di conciliare due grandi passioni personali: le storie e la Storia. Spero che possa risultare un racconto popolare, semplice ma efficace. Per tutti, di tutti.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Mi chiamo Osvaldo. Ho settantacinque anni.

Li portavo con invidiabile decoro fino al mese scorso.

Tutto si trasforma, Antoine-Laurent Lavoisier.

Il dottore che, di tanto in tanto, si ferma a scambiare due parole con me e il mio compagno di camera mi ha consigliato di buttare giù qualche riga.

“Scrivere asciuga le angosce” ha precisato.

Dopo una caparbia resistenza, mi sono deciso a cedere. Il problema consiste nel fatto che il mio rapporto con le penne si è ridotto all’osso per parecchi decenni.

In tutto quel tempo mi sono limitato ad apporre la firma sotto a bolle, cambiali, contratti, multe e pagelle. Cose di questo genere.

Gemma, la mia secondogenita, ritiene che la grafia di cui risulto capace sia molto più banale dei concetti che riesco a formulare durante le nostre chiacchierate.

Sorvolo sul rimprovero e mi tengo il complimento.

Da quattordici giorni, due volte al giorno, mi attaccano a una flebo che gocciola piano piano.

Mattina presto e pomeriggio tardo. Non chiedo cosa ci sia in quell’ampolla sospesa a mezz’aria.

Accolgo la sostanza misteriosa con fiducia.

A mezzogiorno tocca a una siringa bucarmi il ventre. Il personale resta distaccato ma gentile.

All’origine li ho guardati con leggero sdegno, come se si fossero prodigati loro a instillare nel mio apparato quel disturbatore.

Preferisco limitarmi a chiamarlo così, anche se ho ben chiaro di chi si tratti.

Certo che ho paura. Non c’è menzogna che tenga.

Mi spaventano il non essere, l’aldilà, il loculo, i vermi, la mia salma inerte, l’idea che gli ultimi ricordi dei miei cari si incolleranno a una faccia di cera.

Mi capita di piangere, al buio. Da solo.

Qualche volta mi tradiscono i singhiozzi e Nuccio se ne accorge.

“Osvà, mento alto e schiena dritta” si raccomanda, con la voce tremolante che gli resta.

Quella consolazione mi provoca un sorriso. Ha novantadue anni e lo scheletro tutto rattrappito.

La sua schiena assomiglia a quei circuiti complessi su cui sfrecciano le macchine da corsa.

E’ probabile che sarebbe stato più agevole pure per me, alla sua età, accettare il momento del trapasso. Io, però, fino a cinque settimane fa pedalavo una Bianchi e mi arrampicavo sugli ulivi.

A giugno ho montato un letto a castello per i miei nipoti in perfetta scioltezza.

La verità è che non sono pronto per scomparire.

Mi aiuti questo inchiostro a restare.

Mi aiutino l’ospedale, il medico.

Mi aiuti Dio.

Mi aiuti il ricordo di mia madre.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Federico Peloso
Federico Peloso è nato ad Andria nel 1994. Dopo aver conseguito la maturità classica, si laurea in Giurisprudenza presso l’Università “Aldo Moro” di Bari e, nel 2021, si abilita all’esercizio della professione forense. Attualmente, lavora come funzionario nella Pubblica amministrazione.
Nel 2025 pubblica il suo primo libro (Nel mezzo, ed. Bookabook), secondo classificato nella categoria libri editi al XIX Premio Letterario Nazionale Città di Taranto.
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