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The Fairy Queen

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Consegna prevista Aprile 2027
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E se per conquistare la ragazza che ami… dovessi diventare il suo gatto?
Peter è innamorato di Daisy da anni, ma non ha mai trovato il coraggio di parlarle.
Per questo, insieme al suo migliore amico Will, decide di chiedere aiuto a una donna misteriosa.
Ma qualcosa va storto e i due ragazzi si risvegliano trasformati nei gatti di Daisy.
Per spezzare l’incantesimo, Peter dovrà farla innamorare di sé prima del plenilunio… oppure rimarranno gatti per sempre.
Tra cacce al tesoro, creature spaventose e misteri da risolvere, i ragazzi dovranno imparare ad affrontare i propri sentimenti.

Perché ho scritto questo libro?

The Fairy Queen è nato molti anni fa come un semplice sogno.
Un giorno ho iniziato a scriverne la storia, costruendola pezzo dopo pezzo. Volevo raccontare una fiaba in cui magia e umorismo accompagnassero temi come il rifiuto, la paura del giudizio e la perdita.
Più che eroi senza paura, desideravo protagonisti imperfetti, impacciati e profondamente umani, con cui il lettore potesse ridere, emozionarsi e, magari, riconoscersi.

 

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ANTEPRIMA NON EDITATA

Prologo: L’Emporio dei sogni

«Ripetimi ancora una volta perché ti sto seguendo sotto questo diluvio», sospirò Will, stringendosi nella giacca.

Solo pochi minuti prima Peter l’aveva trascinato fuori di casa, blaterando qualcosa su una donna in grado di risolvere tutti i suoi problemi.

E ora si ritrovavano a camminare per le strade deserte di Rye, fradici e infreddoliti.

«In un negozio chiamato L’Emporio dei sogni», gli rispose Peter, con gli occhi azzurro cielo che brillavano di ottimismo. «Appartiene a una certa Feny Queria.»

«E sentiamo, come hai scoperto questa donna?» indagò Will, scrollandosi le gocce d’acqua dai capelli rosso fuoco.

«Ho trovato un volantino a terra, vicino al nostro College», spiegò Peter.

«Posso vederlo?»

«L’ho perso…»

«Certo. Perché conservare l’unico indizio utile sarebbe stato troppo semplice», borbottò Will, scuotendo la testa.

Il ragazzo biondo fece una smorfia imbarazzata. «In ogni caso, diceva che si trova lungo Magic Street, una strada che non compare sulle mappe, perché ogni giorno cambia posizione…»

«Non è affascinante?» aggiunse con un sorriso.

«No, Pete. Sembra l’incipit di un film horror.» Will lo fulminò con lo sguardo. «Ma perché non le chiedi semplicemente di uscire?»

Peter si fermò di colpo, assumendo un’aria pensosa. Rimase fermo per qualche secondo, prima di girarsi di nuovo verso di lui. «Hmm… No, troppo banale!» Ridacchiando, riprese a camminare.

«Sei davvero impossibile…» bofonchiò Will, massaggiandosi le tempie, che gli pulsavano per il nervoso. Quella storia non gli piaceva per niente.

L’Inghilterra era certo la patria delle fate, ma un conto era leggere una favola, un altro cercare una svitata nascosta in qualche vicolo buio.

Possibile che Peter non avesse un briciolo di buon senso?

Eppure, eccolo lì, a fischiettare spensierato, con le mani intrecciate dietro al collo.

«Tranquillo, andrà tutto bene!» esclamò in quel momento, quasi avesse sentito i suoi pensieri.

«Il mio istinto però mi dice il contrario. Spero solo di sbagliarmi…» mormorò Will. 

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Serrò i pugni, cercando di scacciare un angoscioso presentimento.

Quando infine giunsero davanti al negozio, la sera era già scesa a ricoprire la città con il suo morbido mantello cobalto.
I lampioni, di un giallo freddo, illuminavano sommessamente il vicolo scuro, mentre l’insegna al neon lampeggiava insicura, tingendo la strada di sfumature viola.

I due ragazzi si guardarono intorno, confusi. Non ricordavano neppure come fossero arrivati fin lì.

Peter prese un respiro profondo e mosse un passo verso l’entrata, ma Will lo afferrò subito per un braccio, fermandolo.

«Sei assolutamente sicuro di quello che stai per fare?» gli chiese, con la voce carica di preoccupazione.

«Sì, fidati di me», rispose Peter, appoggiandogli una mano sulla spalla.

Will lo lasciò andare con un sospiro. Lo seguì all’interno, scostando una pesante tenda di velluto.

I loro occhi impiegarono qualche istante ad abituarsi al buio del negozio, così diverso da quello della strada. 

Solo allora notarono, in fondo alla stanza, un’ampia scrivania di legno scuro illuminata da una luce fioca. Dietro, immobile, sedeva una donna incappucciata.

Dava quasi l’impressione che li stesse aspettando.

Peter si avvicinò a lei lentamente, senza prestare attenzione a Will che, alle sue spalle, cercava di richiamarlo indietro. Era come attratto da una forza misteriosa e la paura iniziale aveva lasciato il posto alla curiosità.

A ogni passo, gli strani oggetti del negozio erano più nitidi.

Tutto sembrava disposto con precisione, come la scenografia di uno spettacolo teatrale.

Accanto alla sagoma misteriosa, erano posati un barattolo trasparente colmo di lucciole colorate e una sfera di vetro, che catturava strani riflessi di luce.

L’oscurità lasciò lentamente spazio a una grande libreria colma di boccette di forme e colori differenti.

Peter si soffermò a osservarle, cercando di decifrarne le scritte: Lacrime in polvere, Primo bacio, Sogni di bambino

Feny Queria, infastidita per non essere più al centro dell’attenzione, si alzò in piedi di scatto, facendolo trasalire.

Lasciò ricadere all’indietro il cappuccio, rivelando un viso dai lineamenti delicati e lunghi capelli argentati. I suoi occhi, di un viola surreale, sembravano quasi brillare nella penombra.

«Ce ne avete messo di tempo ad arrivare… Peter e Will», osservò con voce cristallina.

Il suo sguardo si spostò dal ragazzo biondo a quello rosso, che si era avvicinato all’amico, pronto a proteggerlo se fosse stato necessario.

«Bu-Buonasera», balbettò Peter.

Will si limitò a lanciarle un’occhiata diffidente.

La donna schioccò le dita pigramente e due sedie apparvero dal nulla, facendoli trasalire.

«Ci conviene iniziare subito. Abbiamo molto su cui lavorare…» Rivolse loro un sorriso malizioso. «Se vogliamo conquistare Daisy.»

Spostò il mantello con grazia e si sedette, gustandosi lo sconcerto sui loro volti.

Per qualche istante nessuno dei due ragazzi riuscì a muoversi. Si limitarono a guardarsi, cercando di dare un senso a ciò che stava succedendo.

«Forza, sedetevi», ordinò Feny Queria, già spazientita.

Peter, dopo un attimo di esitazione, le ubbidì.

Will, sebbene l’istinto gli gridasse di scappare via, decise di fidarsi dell’amico e si sedette accanto a lui.

1 – Primo giorno: Magia imprevista

Il mattino seguente, due gatti si osservavano riflessi in uno specchio. Dall’espressione stupita, sembrava quasi che si vedessero per la prima volta.

Uno era grassottello e dal pelo rossiccio, con zampe corte e grandi occhi gialli. L’altro, più giovane e magro, aveva il pelo bianco e occhi tondi e azzurri.

«Sono un maledettissimo Scottish Fold!» esclamò a un certo punto uno dei due, rompendo il silenzio. «Ti rendi conto, vero? Sono uno stupido gatto grasso con una patologia genetica. Non mi sono mai sentito tanto umiliato in vita mia…»

Il gatto rosso osservò disgustato la propria immagine riflessa. Serrò una zampina e sospirò. «Ti prego, dimmi che è solo un brutto sogno.»

«Un sogno… Sì, è un sogno bellissimo!» esclamò l’altro gatto, che, già ripreso dallo stupore, aveva iniziato a curiosare, sollevando vari oggetti lasciati in giro.

Will si girò lentamente verso di lui, chiedendosi se fosse definitivamente impazzito. Sembrava la persona — o meglio, il gatto — più felice del mondo.

La stanza era ampia e luminosa, decorata da una delicata carta da parati color panna. In un angolo, una scrivania era sommersa da fogli e colori; sul lato opposto, accanto a una grande libreria e a un letto a baldacchino, c’era la toletta davanti alla quale Will si stava ancora specchiando.

Terminata la sua esplorazione, Peter tornò dal gatto rosso con un agile balzo.

«Riconosco la stanza dalle foto sui social… siamo diventati i suoi gatti!» esclamò con entusiasmo. «Ora potrò stare sempre con lei!»

Will sollevò lo sguardo incredulo verso l’amico, mentre la coda cominciava ad agitarsi nervosamente.

«I tuoi genitori ci staranno cercando ovunque. Non sappiamo cosa quella pazza ci abbia fatto, né se sia possibile tornare umani. E la tua unica preoccupazione è una ragazza?!»

Peter sollevò gli occhi al cielo. «Will, respira. Se la magia ci ha trasformati in gatti, potrà anche farci tornare umani. Ai miei dirò che siamo scappati di casa per fare un viaggio. Una classica follia da adolescenti, no?»

Will, intuendo che farlo ragionare era impossibile, finse di assecondarlo.

«E sentiamo, come pensi esattamente di riuscire a farla innamorare di te, se sei un gatto?»

«Potrei ad esempio camminare sulla tastiera e scrivere Peter. Così si ricorderà di me, penserà che sia il destino ad averci uniti e mi scriverà.»

«E tu, dopo tutto questo spreco di neuroni, non potrai risponderle perché sei uno stupido gatto», concluse l’altro.

Peter parve rifletterci per una manciata di secondi, poi il suo ottimismo, come sempre, prevalse.

«Per quello troveremo una soluzione. La cosa più importante è che ora ho la possibilità di conoscerla meglio.»

«La cosa più importante è trovare un modo per tornare a casa e magari nei nostri corpi. Possibile che non ti sfiori mai la minima preoccupazione?!»

Will cercava di mantenere la calma, ma più vedeva la propria coda agitarsi senza controllo, più si innervosiva.

«Tu invece ti preoccupi sempre troppo!» sentenziò Peter. «Le cose, molto spesso, si sistemano da sole.»

«Disse Candido, ovvero l’ottimismo

«Non so di cosa tu stia parlando, ma di certo è, come al solito, qualcosa di poco costruttivo.»

«Io sarei poco costruttivo?!» soffiò il gatto rosso, mentre una cresta di peli irti gli correva lungo la schiena. 

«Tu dovevi soltanto chiedere a una ragazza di uscire e invece no, andiamo a chiedere aiuto a una squilibrata magica!»

Peter gli rispose con una linguaccia e Will, incapace di trattenersi oltre, gli si lanciò contro.

In un istante, i due rotolarono sul pavimento tra graffi e morsi.

«Che state combinando?» li interruppe una voce femminile, carica di apprensione.

Sulla soglia era appena comparsa una ragazza minuta, con lunghi capelli biondo caramello e grandi occhi grigi. Indossava un vestito azzurro con nastrini e pizzo, che sembrava uscito da un’altra epoca.

«È Daisy…» sussurrò Peter in preda al panico, spingendo via Will e mettendosi seduto composto.

«Achille, Tobia…» li riprese lei, dispiaciuta. «Non riuscite proprio ad andare d’accordo?»

Allungò le mani verso di loro: il gatto bianco non perse tempo e le andò incontro, inarcando la schiena ed emettendo fusa impacciate.

Il rosso, invece, si schiacciò contro il mobile, emettendo un basso ringhio. Poi saltò via goffamente, non prima di aver sussurrato un veloce «Sei patetico» all’altro gatto.

«Ma che antipatico!» borbottò la ragazza, mentre Will la squadrava da sotto il letto. «Lily, vieni a prendere Achille, sta infastidendo di nuovo Tobia!»

Daisy prese Peter in braccio e si avviò a passo spedito verso il salotto, canticchiando. Inciampò un paio di volte nelle ingombranti ciabatte unicorno, accompagnata dalle fusa allegre del gatto.

«Perfetto, il mio futuro è in mano a due imbecilli», commentò irritato Will, mentre li guardava allontanarsi spensierati.

Almeno aveva un po’ di tempo per riflettere e trovare una soluzione all’enorme problema in cui il suo amico li aveva trascinati.

Ciò che lo preoccupava di più era il vuoto di memoria: tutto, dal momento in cui si era seduto sulla sedia in poi, era confuso. Cosa gli aveva fatto quella donna?

Si sforzò di ricordare. A poco a poco, nella sua mente riaffiorarono alcuni frammenti: Avete poco tempo per farla innamorare… Mezzanotte…

E poi quella luce chiara che li aveva avvolti, sollevandoli in aria…

«Achilleee!»

Una voce squillante lo riscosse bruscamente.

Girò di scatto la testa e vide una bambina correre rumorosamente verso di lui. Ricci ribelli si agitavano intorno a un viso paffuto, cosparso di lentiggini.

Intravide, stretta nelle piccole mani, una cuffietta di pizzo e non riuscì a trattenere un sospiro di amarezza.

L’universo stava sicuramente cospirando contro di lui.

Rassegnato, la osservò avvicinarsi e si lasciò prendere in braccio.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Ho avuto il piacere di leggere questo libro in anteprima ed è bellissimo! Consigliatissimo!

  2. (proprietario verificato)

    Trama avvincente ed allo stesso tempo spiritosa! lo leggerò con piacere

  3. Gio

    (proprietario verificato)

    Ho iniziato a leggere le bozze e promette molto bene… un mix perfetto tra magia, sentimenti e avventura! 😀

  4. (proprietario verificato)

    La storia è originale e intrigante e non vedo l’ora di iniziare a leggere questo libro!

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Gaia Soia
Mi chiamo Gaia e vivo in un piccolo paese vicino a Milano. Dopo il liceo classico ho capito che il mio sogno era creare libri per bambini e ragazzi. Da allora mi sono dedicata a studiare e approfondire questa meravigliosa arte: ho conseguito una laurea in Pittura e Arti Visive al NABA, una specializzazione in Illustrazione alla Scuola del Fumetto e un corso di Grafica alla Super Scuola d'Arte Applicata. Negli anni ho continuato a formarmi tra scrittura, sceneggiatura, marketing, pittura digitale e tradizionale e illustrazione. Da quasi dieci anni lavoro nell'ambito del marketing e della comunicazione, ma ogni momento libero lo dedico a ciò che amo di più: scrivere e disegnare storie in cui perdersi. Nel tempo libero mi piace sfornare dolci o perdermi tra le pagine di una nuova storia. Spero che i miei racconti possano farvi sognare, emozionare e, perché no, regalarvi un sorriso!
Gaia Soia on InstagramGaia Soia on Wordpress
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