Una tiepida brezza si alzava dal mare, facendo ondeggiare delicatamente le palme lungo le strade della California, Los Angeles. Il caldo del mattino preannunciava una giornata di sole splendente, ma Madison non riusciva a godersi appieno la dolcezza del clima. Si trovava nel suo appartamento preso in affitto per il torneo, dallo specchio del bagno, il suono della doccia che scorreva sul pavimento in ceramica e la sua voce interiore che prendeva vita. “Un altro giorno. Un altro campionato, mi sento come se fosse ieri…..come se la mia vita fosse stata un’altra persona, prima di quella notte.” L’acqua calda la rincuorava, ma non riusciva a scaldare il cuore. “Non ero preparata per quello, non ero pronta. Ma chi lo è davvero? Pensavo che la vita fosse mia che il mio destino fosse nelle mie mani e invece…e invece il destino non è mai quello che ti aspetti”. Con un movimento rapido si infilò la divisa da tennis, la maglia aderente, i pantaloncini che permettono di muoversi liberamente. Ogni dettaglio del suo abbigliamento sportivo, i capelli raccolti in un elastico, il viso leggermente truccato e i suoi occhi verdi spenti….sembrava tutta una maschera che metteva per affrontare il mondo. “Questo è ciò che mi resta, la racchetta, la forza e la velocità. Perché non posso più essere quella di prima, no. Ma posso essere più forte. Devo esserlo.” Le sue mani in fretta presero un frutto, un morso veloce per ingannare la fame mentre lo stomaco si contorceva come sempre prima delle partite importanti. “Sono pronta non voglio più guardarmi indietro, non voglio più pensare a quella notte. Ma dentro di me so che non sarò mai la stessa e forse….forse è giusto cosi. Con un ultimo respiro profondo si voltò verso la porta “Andiamo. Non sono più quella che ero, ma non mi fermerò, non oggi.”
Dopo due anni Madison torna sul campo , completamente immersa nel suo allenamento. Le sue mani stringono saldamente la racchetta e ogni movimento è deciso, rapido, come se cercasse di scacciare qualcosa dalla mente. Il suono secco della pallina che colpisce la rete le rimbomba nell’anima, un piccolo sollievo che la fa sentire viva, ma anche il ricordo di Alex, quello che ha fatto a lei, è sempre li…..nascosto dentro di se. Ma non è li solo per il campionato, lo fa per se stessa, lo fa per dimenticare quanto quell’uomo, quella persona che un tempo credeva importante, l’ha ferita. “Non meriti più il mio tempo” pensa, fissando la palina che vola davanti a lei. Ogni colpo che manda fuori dal campo è come una punizione per tutto il dolore che ha provato. Non ha mai perdonato e forse mai lo farà. Grace la sua migliore amica e Lily sua cugina osservano il suo allenamento a distanza senza fare una parola . Sentono la rabbia di Maddie, quella tensione non solo fisica ma anche emotiva, che traspare dai suoi gesti. Loro sanno che non è solo il tennis a tenerla aggrappata al presente ma che ha bisogno di un qualcosa di più, forse un modo per chiudere quel capitolo. “Dai Maddie ancora cinque minuti” urla Lily “Sei una tigre sbrana tutti” aggiunge Grace sempre urlando, cercando di incitarla a rimanere concentrata, ma Madison non le ascolta chiedendo una breve pausa.
A pochi chilometri da lei c’è Alex, l’odore del sudore, il rumore dei guantoni che si schiantano contro il sacco, la boxe è la sua fuga, la sua unica realtà adesso, la sua ragione per andare avanti, per non pensare a tutto ciò che ha lasciato alle spalle. Non ha tempo per i rimorsi, ogni colpo che dà lo fa con ferocia di chi ha scelto di non guardarsi indietro. A un passo dall’assumere il ruolo di allenatore. Gli occhi dei ragazzi che lo osservano, ma lui non se ne accorge nemmeno, perso nel pensiero che la sua vita adesso è solo questa: disciplina, fatica e niente più. Non sa che Madison è tornata in città. Non ha idea che lei sia sul campo a pochi chilometri di distanza, con un cuore ancora rotto dal passato. Eppure La sente la avverte, il suo profumo che gli passa sotto al naso e sorride, ma la sua coscienza gli fa dire ben altro “Lei non ha bisogno di me, ne oggi, domani e sempre, Quello è il suo cammino, non il mio.”
Non c’è nostalgia nei suoi pensieri, solo il desiderio di andare avanti, di dimostrare a sé stesso che la boxe è solo ciò che conta ora. Ma se solo sapesse che Maddie non fa che pensare a lui e a come l’ha distrutta, forse qualcosa dentro di se potrebbe smuoversi.
Finiti gli allenamenti Alex si dirige verso i bagni approfitta che i suoi ragazzi sono ancora impegnati e può rilassarsi un po’ ma di fatto non sarà tanto così o almeno non facendosi solo la doccia. Mentre si toglie i pantaloni da tuta, le scarpe, gli boxer si butta sotto l’acqua calda e in silenzio attraversando la palestra e i corridoi dei bagni una figura femminile arriva silenziosamente dietro di lui. È Sophia la sua ragazza che di sorpresa lo va a trovare, lentamente si avvicina a lui dandogli un bacio sulla spalla, Alex non aspettandosi ciò i gira di scatto spaventandosi e senza nemmeno farlo parlare lo bacia scendendo la sua mano sui suoi addominali… accarezzandoli… per arrivare a quel punto facendolo eccitare toccandolo, lui la prende per i fianchi stringendola a se, lei si bagna tutta, lui gli sposta i capelli all’indietro baciandola prepotentemente, gli toglie la maglia buttandola verso il muro della doccia, e la bacia dal collo al seno sbottonando il reggiseno, lei inizia a sospirare chiudendo gli occhi, Alex la guarda e poi sempre baciandola continua a scendere giù sbottonando la gonna di jeans, la mutanda invece vola via cosi velocemente e quando arriva li Sophia lo spinge con la testa verso di se, e solo quando viene lui si stacca, la bacia e la gira di spalle facendola appoggiare contro il muro, l’acqua scorre su di loro ed è cosi calda che i loro visi sudano, Alex gli mette le mani sul seno, si guardano e lui inizia a spingere, entrambi tirano un respiro forte dopodiché il sesso è sempre più forte che lei urla senza sosta “ANCORA! ANCORA! ANCORA!” Alex nonostante gode si accorge di non aver messo la protezione e giusto due secondi prima ha la lucidità di togliersi, Sophia si rigira e lo bacia emettendo gli ultimi gemiti. Usciti dalla doccia con i corpi ancora intrisi di sudore e vapore, il suono dei loro passi riecheggiavano nel corridoio vuoto. Ma non si accorsero che in fondo al corridoio, a pochi passi dai bagni, c’erano tre ombre ben note. Non erano nemici in senso stretto, ma il loro comportamento e la rivalità che avevano con lui trascendevano il semplice campo della boxe. Non si fermarono ma gli occhi di Alex si. Questi lo osservavano con sguardi freddi e taglienti, le braccia incrociate e un’aria che non lasciava spazio a dubbi: erano pronti per qualsiasi cosa. Uno di loro, con un’espressione minacciosa, fece il primo passo verso Alex, avvicinandosi lentamente. “Spero che il servizio sia stato soddisfacente signorina” fissando Sophia “Se non rispetti i termini, potremmo dover ripetere quello che è successo. E sai bene cosa intendo.” La voce era bassa e carica di tensione, come se stesse parlando di qualcosa di molto più serio di un semplice incontro sportivo. “I tuoi gusti sono sempre sublimi…carina la nuova ….prima una bionda ora una rossa” facendo una mezza risata. Alex, pur cercando di mantenere il controllo, non poté fare a meno di irrigidirsi. Il suo cuore accelerò il battito, un’ondata di rabbia e frustrazione che lo percorse. “Perché?”, chiese, cercando di mantenere la calma, ma il tono della sua voce non lasciava spazio a dubbi: era infuriato. “Cosa volete da me? Non vi basta quello che vi ho dato brutti bastardi se pensate di intimorire me o la mia ragazza…..beh avete scelto la persona sbagliata, ora cazzo portate i vostri culi fuori da qui” puntando il dito verso loro mentre Sophia spaventata stringe il suo braccio. L’altro lo guardò con un sorriso beffardo, privo di calore. “Non dimenticare che le cose non sono mai come sembrano. Puoi fare quello che vuoi, ma ricorda dove devi andare e cosa ti aspetta. L’indirizzo… non dimenticarlo.” Estrasse un biglietto, lo lanciò sul pavimento davanti a lui e si allontanò fischiando insieme agli altri due, lasciandolo con il cuore che batteva furioso nel petto e una crescente sensazione di minaccia. Alex guardò il biglietto per un attimo, lo prese tra le mani e lo strinse con forza, cercando di scacciare quella sensazione di impotenza. “Cos’è questa storia?”, si domandò, ma prima che potesse riflettere ulteriormente, il rumore di passi fece tornare la sua attenzione, “Ehy Sophi stai bene?” accarezzando il suo viso “No non sto bene…chi erano? Cosa volevano? Perché mi hanno parlato cosi?” guardandolo con uno sguardo di paura. “Non ti preoccupare non ti faranno nulla sono solo dei falliti in cerca di soldi…sistemerò tutto” e la abbraccia.
Nel frattempo, più lontano, Maddie era seduta su una panchina, le mani strette intorno alle ginocchia, la testa bassa, il viso sudato. Il panico la stava sopraffacendo, ogni respiro le sembrava difficile, e i suoi pensieri erano veloci e confusi. Ma accanto a lei, ci erano Lily e Grace, che non la lasciavano mai sola. Lily si sedette accanto a lei, posando una mano sulla sua spalla con delicatezza. “Maddie!” iniziò, la sua voce calma ma carica di empatia. “So che è difficile. Ma non puoi arrenderti ora. Devi lottare per te stessa. Lo meriti.” Grace, che le stava di fronte, le guardò intensamente negli occhi. “Non è facile, lo so,” disse con un tono di sostegno che risuonava come una promessa. “Ma non lasciare che la paura ti faccia fermare. Devi trovare la forza dentro di te, anche quando tutto sembra buio. Devi farlo per te. Non puoi più permetterti di restare ferma.” Maddie alzò gli occhi verso di loro, sentendo la calda sincerità nelle parole delle sue amiche. Il panico non svaniva, ma la loro presenza le dava un po’ di respiro. “Non so se ce la farò,” sussurrò, ma dentro di sé sentiva il battito di una speranza che stava cominciando a farsi strada. “Ma voglio provarci. Non voglio più vivere così.” Lily sorrise, un sorriso che non aveva bisogno di parole per essere potente. “E ce la farai. Ti aiuteremo a combattere, passo dopo passo. Non sei sola.” Grace annuì, stringendo le mani di Maddie nelle sue. “Sei più forte di quanto pensi. Non dimenticarlo mai.” Guardandosi “ricordi quando avevi fatto scoppiare l’allarme antincendio? Solo perché non ero preparata in fisica” scoppiando in risate “ecco tu sei quella….un essere speciale” Maddie tira un sospiro “Mh già solo che poi qualcuno si mise in mezzo” Abbassando lo sguardo con un mezzo sorriso.
[FLASHBACK- TRE ANNI PRIMA]
La scuola era quasi al termine, l’estate alla porta tutte pronte per la libertà ma tranne Grace. Aveva un debito in fisica e nonostante ebbe studiato non riusciva a completare quel foglio bianco e iniziava e sudare con la paura di essere rimandata definitivamente. Maddie era lì dietro alla porta e notava la difficoltà dell’amica nonostante gli suggeriva le risposte usando la lingua dei segni così che solo lei poteva comprendere, Ma la professoressa se ne accorge e la caccia fuori dalla scuola. Lei non si arrende e per salvare Grace fa una cosa che mai avrebbe pensato di fare sapendo di scatenare tanto casino, cosi aspettando che si liberava il corridoio si dirige verso l’allarme antincendio e senza pensarci due volte lo fa suonare “andrò all’inferno lo so ma almeno non sarò sola” tutti iniziano ad urlare uscendo dalle aule solo che si attivano anche gli irrigatori per spegnere il fuoco “CAZZO!” Maddie inizia a scappare andando verso l’aula di Grace, il preside e I professori fanno evacuare tutti, Grace uscendo dall’aula e non sapendo che c’è la sua amica dietro a ciò urla il suo nome. Maddie la prende per un braccio e iniziano a correre “Shh Stai zitta corri andiamo via” uscendo dalla porta di emergenza “Maddie perché non siamo uscite di là?” “Perché ti ho salvato da una estate in convento quindi ora non chiedere nulla e andiamo via” “MA SEI IMPAZZITA? NOI ANDIAMO DIRETTAMENTE DA GESÙ ALTRO CHE CONVENTO” Ma mentre stanno scappando arriva Alex in moto che vedendo cosa stava succedendo si scontra con le due quasi investendole “Imbecille non vedi che stavamo attraversando?” Alex si toglie il casco “No ero troppo distratto da una creatura rara e sublime” Grace ride “Senti quando hai finito di essere Shakespeare fammi sapere e vattene” Alex la fissa “Dai su salite muovetevi prima che sappiano che sei stata tu bellissima creatura” Grace senza pensarci sale sulla moto “Ehy ma che fai scendi andiamo a piedi” dice con un tono nervoso “Maddie sali il preside ci sta fissando” Maddie esita ancora alcuni secondi “In tre sulla moto nemmeno morta” poi vede il preside che si dirigeva verso loro e sale dietro a Grace appoggiando le mani sulle spalle “Contento? Ora parti e Amen!” Alex sorride e se ne vanno.
[FINE FLASHBACK.]
Le ragazze si alzano dagli asfalti e si dirigono verso l’uscita.
Alex uscì dalla palestra come una furia, le gambe che picchiavano sull’asfalto mentre il motore della sua moto ruggiva per tutta Los Angeles. Non riusciva a togliersi dalla testa le parole di Jhon, quelle parole enigmatiche e minacciose. “Torneremo a ripeterlo.” Cosa significavano? Cosa aveva in mente? Ogni volta che ci pensava, la sua mente sembrava rimpicciolirsi, come se cercasse di scappare dalla verità che non riusciva a comprendere. Arrivato a destinazione, parcheggiò la moto senza neppure guardare dove stava mettendo i piedi. Il suo cuore batteva furioso, il sudore gli imperlava la fronte. Si diresse velocemente verso la porta, bussò senza troppa grazia e il suo migliore amico gli aprì. Non appena lo vide, capì subito che qualcosa non andava.
“Bro, che succede? Hai il volto come se avessi appena sfidato una bestia selvaggia.” Il tono di Dylan era sarcastico, ma con una punta di preoccupazione. Alex si lasciò cadere sul divano, con la testa tra le mani, rimanendo in silenzio per un attimo. “Non riesco a smettere di pensarci,” mormorò, più a se stesso che al suo amico. “Quello che mi hanno detto… ‘Torneremo a ripeterlo.’ Cosa vogliono da me?” Il suo respiro era corto, le mani tremavano. “Non capisco, non so nemmeno a cosa si riferiscono!” Dylan lo guardò confuso, appoggiandosi contro il bancone della cucina e aprendo una bottiglia di birra. “Alex, calmati un attimo. Non farei tutto questo casino senza prima sapere di cosa stai parlando. Ma ti consiglio di indagare, capisco che sei arrabbiato, ma non rischiare la vita per queste cazzate. Non ne vale la pena.” Alex lo guardò con occhi pieni di frustrazione. “Non posso stare fermo. Devo sapere cosa sta succedendo. Se si riferivano a qualcosa che ho fatto, devo affrontarlo.” Si alzò dal divano e si avvicinò alla finestra, fissando fuori nel buio come se volesse trovarvi una risposta. “Ma non capisco, non riesco a togliermelo dalla testa….quei tre bastardi qualsiasi cosa abbiano fatto me la pagheranno.” Il suo amico scosse la testa, perplesso ma consapevole che Alex non si sarebbe fermato finché non avesse trovato una risposta. “Fai quello che devi fare, ma stai attento, cazzo! Stiamo parlando di Jhon, Mark e Topper…quelli sono degli assassini” “Ma non sanno con chi avranno a che fare bro, ora vado Sophia mi sta aspettando sono le 20:00” prende il casco saluta Dylan con una pacca sulla spalla, accende la moto e sfreccia via.
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