Un vecchio rullino, una macchina fotografica a soffietto trovata in soffitta e un flash capace di squarciare il tempo. Per Zeno e Morgana, un semplice scatto non cattura un momento: apre un portale verso i Tempi Impressi, mondi dimenticati ricchi di meraviglie e insidie.
Dalle piramidi dell’antico Egitto ai labirinti di specchi, fino alla sublime Biblioteca Infinita nel Palazzo di Cristallo, i due ragazzi vivono un’avventura straordinaria. Ma ogni viaggio ha le sue regole, e l’oscurità del Guardiano di Bronzo minaccia di congelare il tempo per sempre. Per salvare la memoria del mondo, Morgana e Zeno dovranno scoprire la forza del vero coraggio e imparare che le cose più preziose sono quelle che scegliamo di custodire nel cuore.
Una storia sull’amicizia, il valore dei ricordi e la magia della crescita. Un viaggio indimenticabile tra meraviglia e nostalgia, dedicato a chiunque non abbia mai smesso di guardare il mondo con gli occhi incantati della scoperta.
Perché ho scritto questo libro?
Ho scritto questo libro per esplorare il potere della memoria e la bellezza del tempo che scorre. Volevo raccontare una storia capace di unire l’incanto dell’avventura al valore delle emozioni autentiche: il coraggio di crescere, la forza dell’amicizia e la custodia dei nostri ricordi più cari. È un tributo alla meraviglia della scoperta, dedicato a chi cerca nel fantastico una chiave per guardare la realtà con occhi nuovi e preservare la parte più vera di sé.
ANTEPRIMA NON EDITATA
Capitolo 1: Villa Smeraldo
La soffitta di Villa Smeraldo non si rivelò un posto per persone comuni. Si dimostrò un labirinto di bauli che profumavano di cedro, specchi opachi che sembravano trattenere riflessi di altre epoche e pile di giornali così vecchi da ingiallire al solo sguardo.
“Zeno, guarda qui!” esclamò Morgana, scostando un pesante telo di velluto rosso che copriva un angolo dimenticato.
Zeno si avvicinò a passi lenti, schivando una ragnatela che pendeva dal soffitto con un movimento fluido del capo. “Un altro baule? Ne abbiamo già aperti tre e c’erano solo vestiti tarlati e spartiti musicali.”
“Questo è diverso,” sussurrò lei, muovendo le mani per invitare il ragazzo ad accostarsi.
Al centro di un tavolino di legno scuro non si trovava un baule, ma una custodia di cuoio rigido, vistosamente consumata dal tempo. Accanto ad essa giaceva un diario rilegato in pelle con un simbolo strano inciso sulla copertina: una lente circondata da ali.
Zeno allungò la mano, ma arrestò le dita a pochi centimetri dal cuoio. L’aria attorno all’oggetto sembrò vibrare, come se la stanza avesse improvvisamente trattenuto il respiro. “Senti anche tu questo… ronzio?”
Morgana non rispose. Con dita tremanti scattò la fibbia metallica, che produsse un secco cigolio. All’interno, adagiata su un letto di seta blu notte, si offrì ai loro occhi una splendida macchina fotografica a soffietto.
Il corpo in legno scuro brillò di una luce propria e l’obiettivo di vetro non apparve nero, ma rifletté un vortice di colori che ricordò una galassia lontana.
“È bellissima,” mormorò Morgana, sollevandola con delicatezza tra le mani. “Sembra che ci stia guardando.”
“C’è un rullino già inserito,” osservò Zeno, indicando la piccola finestrella posteriore con l’indice.
Il contatore meccanico, protetto da un piccolo vetrino circolare, segnò un numero che non avrebbe dovuto esistere: il simbolo dell’infinito.
Proprio in quel momento, un refolo di vento gelido attraversò la soffitta chiusa, facendo voltare le pagine del diario accanto alla macchina. Le parole scritte a mano sembrarono rincorrersi sulla carta ingiallita: “Non è la vista che cattura l’istante, ma il cuore che lo rivive.”
Morgana portò l’obiettivo all’occhio, allungò il soffietto di tessuto nero della fotocamera e inquadrò Zeno, che stava cercando di leggere le istruzioni sul diario. “Mettiti in posa, esploratore,” scherzò lei, muovendo un passo di lato per trovare la luce migliore e cercare di smorzare la tensione.
“Aspetta, Morgana! Non sappiamo se funzi—”
Ma fu troppo tardi. L’indice di Morgana premette a fondo il tasto metallico di scatto.
CLICK!
Un lampo accecante inondò la stanza, scaturendo direttamente dal vetro dell’obiettivo. Il pavimento sotto i loro piedi sembrò sciogliersi in un gorgo immateriale e l’odore di polvere della soffitta fu sostituito istantaneamente dall’aria salmastra e dal calore bruciante di un sole che non vedeva tramonto da millenni.
Quando la luce si diradò, Zeno e Morgana compresero di non trovarsi più a Villa Smeraldo. Davanti a loro, immense e silenziose sotto una nuova e vivida luce, le sagome delle grandi piramidi svettarono contro un cielo di un azzurro irreale.
“Zeno…” bisbigliò Morgana, stringendo ancora la macchina fotografica a soffietto contro il petto. “Credo che abbiamo appena scattato la nostra prima vacanza… nel 2500 avanti Cristo.”
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