ANTEPRIMA NON EDITATA
01 agosto
Tempo sospeso
Finalmente agosto!
Sono salito sulla terrazza a fare colazione. Si respirava pace.
Il sole, appena nato, illuminava le increspature delle onde che solleticavano il bagnasciuga. I campi di ulivi intorno si svestivano dalle ombre della notte e un vento gentile accarezzava le mie guance. La natura si stava risvegliando al canto delle cicale e l’odore del caffellatte rendeva tutto ancora più magico.
Anche la crostata ai mirtilli oggi sapeva di buono.
Sono contento di essere ritornato alla villa!
Forse l’estate comincia a piacermi. O forse sono solo entusiasta di questo nuovo giorno.
L’ho aspettato così tanto da non riuscire a chiudere occhio per tutta la notte!
Anche il paese faceva eco al mio buonumore.
Qui non è come in città: ci conosciamo tutti e la gente ti saluta quando passi per la piazza. Ogni cosa sembra andare al giusto tempo: il contadino fa crescere la sua verdura, l’insegna al neon della sala giochi brilla all’impazzata e i bambini corrono liberi per la spiaggia.
Credo che l’estate sia la stagione del tempo sospeso. È come se il lavoro, gli impegni quotidiani e i pensieri nella testa assumessero una dimensione più rarefatta. È un tempo in cui tutto è permesso: arrivano le ferie, ce la si può prendere con calma e le decisioni di vita si rimandano a settembre.
Anche se di una cosa sono già certo: non farò l’avvocato.
Ho studiato Legge, ma non mi potrei mai alzare tutte le mattine con l’idea di finire a litigare in chissà quale aula di tribunale! Nulla da recriminare alla Giustizia, per carità!
È solo che questa vita non fa per me!
Devo solo dirlo a papà.
Ma adesso mi godo le ferie come tutti gli altri: ne avrò pure il diritto, no?
Sono le tre del pomeriggio.
Me ne sto disteso sul letto, con la testa sul cuscino e gli occhi sbarrati a fissare il soffitto.
Ho i piedi umidi.
Al mare fa troppo caldo e non sopporto la confusione.
Mi metterei a mollo in piscina piuttosto, ma non ho voglia di uscire.
Ho ben altro di più importante a cui pensare!
Un sorriso spontaneo mi illumina la faccia.
Tra pochi giorni l’avrei rivisto e sarebbe stato tutto diverso!
Peccato che non si sia fatto ancora sentire!
Continuerei volentieri a fissare il muro e a girarmi i pollici fino a consumarli, se questo servisse a far accorciare il tempo del suo arrivo.
Un messaggio.
E se fosse lui?
Un piccolo brivido corre per tutta la schiena e mi solletica le mani.
No, è solo un messaggio. Potrebbe essere chiunque.
Mi mordicchio nervosamente il labbro inferiore.
E se invece fosse proprio quel messaggio?
IL MESSAGGIO in cui mi dice che arriva il giorno x?
Allungo il braccio e prendo il telefono sul comodino.
Il cuore mi sta stretto nel petto e non ho più saliva!
Sono eccitato come un bambino davanti al regalo di Natale prima di scartarlo!
No! È Cleo che mi chiede se ho voglia di uscire con lei.
Le rispondo più tardi.
Intanto agosto è iniziato e lui, come al solito, ha ripreso ad ignorarmi.
Perché fa così? Non lo sa che sto male?
Si che lo sa, ma si comporta da egoista! Io voglio sapere solo quando arriva!
Forse dovrei mandargli un messaggio.
No. Meglio aspettare che si faccia vivo lui!
…
Già.
Ma quando?
…
Quando?
…
Non ce la faccio. Io gli scrivo!
356 pagine indietro.
10 agosto
La magia delle stelle
Dicono che a San Lorenzo si sta svegli tutta la notte a guardare il cielo con la speranza di incontrare una stella cadente.
Io non le ho mai viste, ma questa sera sono sicuro di averne acchiappato una che brillava nei suoi occhi.
E pensare che non avevo nessuna voglia di festeggiare!
Allora ci vediamo da te?
Tutto è cominciato con la solita domanda che si ripete identica di anno in anno, a cui non è possibile rispondere diversamente da: sì, certo, vi aspetto stasera!
Nessun luogo può competere con il fascino della mia villa, che sa di evasione e di libertà. Per tutti, tranne che per me!
Le feste in piscina sono diventate parte della routine e i ragazzi del paese le aspettano come un appuntamento che si ripresenta immancabile da un’estate all’altra, preceduto dal mio trasferimento nella tenuta.
Non mi dispiace stare in mezzo agli altri, divertirmi e ballare in compagnia, ma ci sono giorni in cui preferirei stare da solo piuttosto che rivivere quei momenti in cui tutto è già visto, già sentito, come il nastro di un’audiocassetta riavvolta all’infinito.
Leo e lo spaccio degli alcolici, Bianca a galoppo sul suo fenicottero rosa, Kevin e il suo privatissimo entourage e Cristina che si lamenta con Paola sui gradini della piscina.
Cosa ci può essere mai di così tanto entusiasmante in un paesino di cinquanta anime che si conoscono a memoria? I turisti, forse.
«Almeno hai la scusa per uscire qualche ora prima dalla camera!» mi ha suggerito mamma. Stava andando con papà a trovare il nonno in ospedale e io avrei avuto carta bianca per tutta la sera.
Una festa, seppur monotona e noiosa, si presentava come la migliore alternativa possibile al ripasso mnemonico delle procedure penali.
Controvoglia, ho risposto che ci saremmo visti più tardi.
Le lampadine sui fili creavano un’atmosfera calda e surreale e la musica di sottofondo preannunciava l’inizio imminente della festa.
Stavo infilzando le olive sui tramezzini al prosciutto quando sono arrivati i primi ospiti.
«Queste le teniamo per dopo!» mi ha detto Leo, in costume da bagno, e ha appoggiato le bottiglie di vodka sul tavolo dell’aperitivo.
«Spostati!» gli ha urlato Bianca, urtandolo sulla spalla.
Doveva correre in piscina con il suo animale gonfiabile e non si era accorta che il suo amico era finito sul tavolo traballante.
«Ti rendi conto che stava per cadere tutto?» ha sbraitato lui, come un felino a digiuno da giorni, ma lei si era già tuffata in acqua.
Poi è stata la volta di Kevin o di Ciuffo biondo con occhiali da sole, come lo chiamo io, seguito dalle solite quattro ragazze che pendevano dai movimenti delle sue sopracciglia.
Non che abbiano torto o che lui non sia un manzo da paura, ma se la tira troppo!
«Ti sei messo a fare il cameriere adesso?» mi ha domandato con un sorrisetto istrionico mentre mi passava accanto con il corteo.
«Col costume da pinguino saresti perfetto!»
Mi sta antipatico! Punto.
Cristina si è seduta al secondo gradino e ha aspettato che la mano paziente di Paola la confortasse.
Come da copione, ha sopportato le sue lagne per tutta la sera!
Alle solite facce sono seguiti gli inviti ufficiosi del passaparola. Ognuno era libero di portare con sé parenti, amici e amici degli amici, a patto che non superassero i trent’anni di età.
«Non vedevo l’ora di rivederti!» ha esclamato una voce femminile, abbracciandomi da dietro, mentre giocherellavo con il piede nell’acqua della piscina.
«Anch’io!»
Quella pazza isterica della mia amica Anna era scesa in vacanza da Trieste per due settimane.
«Non è un problema se quest’anno sono venuta con mio cugino, vero?»
«Figurati!» le ho risposto voltandomi.
Lui ha mosso le labbra a forma di piccolo sorriso e ha accennato un tremolio della mano come per salutarmi.
Così ho conosciuto Riccardo. Per caso.
Proprio alla festa che non avevo nessuna voglia di organizzare.
Occhi azzurri, profondi, intensi.
Più li guardavo, più quelle fiamme di luce si alimentavano e qualcosa dentro di me ha cominciato a bruciare.
Con la punta della lingua mi sono inumidito le labbra ma, prima che potessero schiudersi per pronunciare una parola di benvenuto, mi sono ritrovato in acqua.
Cleo rideva divertita con Anna.
«Sei stata tu?»
«Non ti decidevi a entrare e così ho pensato ti servisse una mano!»
Ho sorriso imbarazzato, ma in realtà avrei voluto solo sparire.
Avevo fatto la figura del cretino che si fa spingere in acqua!
Bel modo di presentarsi!
Riccardo mi stava guardando.
Ho perso il fiato.
Le gambe tramavano e non sentivo più la musica.
«Annegherei dolcemente nei tuoi occhi, senza paura, perché è lì dove posso finalmente respirare!», avrei voluto dirgli prima che abbassasse velocemente le palpebre, come chi è consapevole di essere stato beccato.
Invece sono rimasto a mollo, immobile come uno stoccafisso.
Anna si è tuffata in acqua e si è avvicinata per chiedermi se andasse tutto bene.
Ho farfugliato qualcosa, poi fortunatamente la musica ha ripreso a suonare e la conversazione è finita lì.
Riccardo ha raggiunto il muretto della piscina e si è seduto nell’angolo più lontano.
E se si fosse buttato nell’acqua profonda?
Dovevo assolutamente attutire la sua caduta!
Ma poi ho fatto finta che quell’idea non mi fosse mai venuta.
Ho visto gli altri che giocavano a palla e mi sono unito al gruppo con la promessa di distrarmi.
La cosa sembrava funzionare fino a quando non si è sfilato la maglietta e io non ho capito più nulla!
I pettorali si contraevano al ritmo delle schiacciate e le goccioline d’acqua di tanto in tanto rigeneravano la sua corazza addominale.
Quanto avrei voluto fondermi con la sua armatura!
Una pallonata mi ha colpito in faccia.
«Vuoi stare attento? Così ci fai perdere punti!» mi ha rimproverato Leo.
In effetti, non sono un asso della pallavolo e ho trovato subito una scusa per allontanarmi.
«Vado a prendere qualcosa da bere!»
«Si bravo. Vai vai!»
Il tempo di girarmi e Riccardo camminava in piedi sul bordo vasca, a torso nudo, con un asciugamano attorno ai fianchi.
Chissà se indossava il costume da bagno!
Potevo solo immaginarlo, visto che per tutta la sera non si è mai separato dal suo telo viola.
E se glielo avessi strappato di dosso?
Faceva avanti e indietro e il giglio stampato sull’asciugamano accarezzava dolcemente le sue cosce.
La situazione era diventata altamente imbarazzante.
Sembravo una statua di cera. Con le guance rosse.
Avrei preferito sprofondare sott’acqua piuttosto che farmi vedere da lui in quello stato.
Cercavo di nuotare, ma non riuscivo a coordinare neanche le braccia. Volevo girarmi di scatto, ma gli occhi non volevano voltarsi.
Non ce la potevo fare: toccava a lui rompere il ghiaccio!
Con fare disinvolto ha steso la mano verso di me, che non ho osato toccare per non tradirmi, e si è presentato.
«Piacere sono Riccardo, il cugino di Anna!»
«Lo so chi sei!» avrei voluto rispondergli, ma la lingua si è inceppata tra i denti e l’unica cosa che sono riuscito a fare in quella frazione di secondo è stata un sorrisetto da idiota.
Allora lui si è allontanato, si è rimesso la maglietta e ha fissato lo sguardo sul cellulare, ignorandomi totalmente.
Che cosa vuoi dire a un padrone di casa che si comporta da vero maleducato?
Niente!
Infatti, non mi ha rivolto più la parola per tutta la sera, anche quando ci siamo distesi sul prato a guardare le stelle cadenti.
Eravamo capitati vicini io e lui, con Anna in mezzo.
Blaterava qualcosa sulle costellazioni e su quanto Venere fosse la stella più luminosa. Lezioni notturne di Astronomia, che non avevo alcuna voglia di ascoltare!
E mentre lei millantava di pianeti, galassie e universi lontani, ho approfittato per dare una sbirciatina verso Riccardo.
Il mio firmamento.
«Ti immagini se anche lui adesso…» fantasticavo tra me e me, girando la testa.
Riccardo si è voltato nello stesso istante e il contatto visivo è stato inevitabile.
Attimi di silenzio totale, in cui stranamente non ero più imbarazzato, ma incredibilmente felice.
È questa la magia delle stelle?
Ci ha pensato Anna a spezzare l’incantesimo, ricominciando a parlare dell’Orsa Minore e dei segni zodiacali.
«Ricky, tu di che segno sei?» gli ha chiesto.
Lui si è girato istantaneamente a faccia in su e le ha risposto che si era fatto tardi e che sarebbe stato meglio tornare a casa.
Hanno raccolto le loro cose e sono andati via.
dottorvanity (proprietario verificato)
Questo libro sicuramente non è per tutti, ma non per quello a cui si potrebbe facilmente pensare…
Questo libro è per chi vuole ancora scorgere la bellezza, la poesia e la gentilezza dell’essere umano.
Meraviglioso!