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Quell’ultimo treno

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Consegna prevista Luglio 2027
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Giulia ha perso tutto: l’amore, la fiducia, le sue certezze. Samuele non ha più nulla da perdere: un cuore a pezzi, una figlia lontana, una vita che non riconosce più. Due sconosciuti. Due anime spezzate. Una stazione della metropolitana, un attimo prima del buio… e una mano che salva. Da quel momento, il destino di Giulia e Samuele si intreccia in un cammino di rinascita, dolore, forza e amore. Lei lo accoglie, lo cura, lo ricostruisce. Lui le restituisce la bellezza delle emozioni, il coraggio della speranza. Ma il passato non si arrende, e tornerà a bussare alle loro porte con tutta la sua forza. Un romanzo intenso, che attraversa le ferite più profonde dell’anima, raccontando quanto sia potente una presenza vera, quanto possa scaldare una voce amica… E quanto possa nascere quando si decide di non lasciarsi più andare.

 

Perché ho scritto questo libro?

 

Ho scritto questo libro nella speranza che chiunque lo legga, cominci a credere nel riscatto. Perché quando si pensa che non si possa uscire più da un percorso buio, anche solo una luce flebile, può essere una via d’uscita.
Questa storia la sentivo mia, e man mano che prendeva forma, assumeva esattamente quel significato che speravo di dargli. Sperare, perché anche dopo il buio più profondo, arriva sempre la luce.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Quella casa, un tempo luogo sicuro e armonioso, sembrava ormai solo un contenitore di voci strozzate e passi silenziosi. Ogni stanza aveva perso colore, come se la luce stessa avesse scelto di non posarsi più su quei muri. La cucina era spesso spoglia. I pasti venivano consumati in orari diversi, senza scambi, senza racconti. I silenzi erano diventati la norma, e Sofia, con i suoi pochi anni di vita, lo sentiva.

Samuele osservava spesso la figlia mentre giocava da sola in salotto, i peluche disposti come piccoli spettatori attorno a lei. Parlava sottovoce con loro, come se anche i suoi pensieri si fossero fatti più timidi. Rideva meno, chiedeva meno.

Una sera, mentre cercava un calzino nel cassetto di Elisa, Samuele notò un dettaglio che lo trafisse: la fede nuziale non c’era più.

Non era nella scatolina. Non era nel porta-gioie. Non era sul comodino. Non era al suo dito.

Da quanto tempo? Come aveva fatto a non notarlo prima?

I giorni successivi furono una lenta agonia fatta di piccoli indizi. Elisa non cercava più nemmeno di fingere. Usciva spesso, anche senza dare spiegazioni. Rientrava tardi. A volte non cenava nemmeno a casa. La fede? Mai più vista.

Ma fu Sofia a far crollare ogni sua resistenza.

Una sera, mentre la metteva a letto, la bambina si voltò verso Samuele e chiese: <<Papà…ma tu e la mamma non vi volete più bene?>>

Quella domanda, quella maledetta domanda, fatta per la seconda volta. La differenza era che stavolta, non sapeva realmente come rispondere. Gli sembrava di mentire ma non aveva altro modo di rispondere, in fondo era una bambina e doveva difendere la sua innocenza.

<> tentò di sorridere. <>

In fondo non mentiva, seppur non fosse più sua, ma amava con tutto sé stesso Elisa.

Sofia abbassò lo sguardo. <<Però lei piange sempre quando non la guardi. E anche tu lo fai, quando credi che io stia dormendo.>>

Il cuore gli si spezzò, si sentì piccolo e indifeso.

Non rispose, si limitò ad abbracciarla forte, mentre nel petto si apriva una ferita troppo profonda da nascondere.

Rimase con lei fin quando si addormentò. Continuò a fissarla, dormiva profondamente nella sua innocenza da bambina. Stava pagando un prezzo che non avrebbe dovuto. Si sentiva totalmente responsabile, non sapeva cosa sarebbe accaduto e sentiva che stava per perdere anche l’amore della sua piccola.

Era sabato Una mattina grigia, priva di luce come le altre. Elisa entrò in cucina mentre Samuele lavava i piatti.

<>

La sua voce era decisa, priva di esitazioni.

Samuele posò il piatto con attenzione, poi si girò lentamente. Aveva già intuito. Lo sentiva.

<>

Lei si sedette al tavolo, le mani intrecciate davanti a sé. <>

Samuele annuì. <>

Un lungo silenzio li avvolse. Poi lei continuò.

<>

Samuele scattò in piedi <> replicò con fermezza.

<<Sì, di me e Sofia.>>

Samuele andò su tutte le furie. <>

<> Elisa mantenne la calma e cercò di farlo ragionare. <>

<> Chiese lui quasi rassegnato.

<< Ti sto dicendo che dobbiamo decidere. O te ne vai tu…o me ne vado io. Ma in ogni caso, Sofia rimane con me.>>

Samuele alzò gli occhi verso di lei. Per un istante fu come se il tempo si fosse fermato. Il sangue smise di scorrere. L’aria gli mancava.

<>

<>

<> ribatté con una punta di disperazione. <>

<>

Il pomeriggio calò come un sipario. Samuele rimase seduto al tavolo per ore, lo sguardo perso, la mente annebbiata.

Sofia giocava nella sua camera ignara, parlando ai suoi pupazzi. Elisa chiuse la porta della camera e cominciò a preparare una valigia. Non disse se era per lei…o per la bambina. Samuele camminò lentamente fino al salotto, affacciandosi alla finestra.

Il cielo era cupo, denso, immobile. Una domanda martellava nella sua testa: <>

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Amedeo Di Marco
Mi chiamo Amedeo, sono siciliano ma vivo in Umbria. Sin da piccolo ho la passione per la lettura, e ho sempre sentito dentro di me come una vocazione. Ho iniziato a scrivere idee qua e là, poi pian piano frasi di senso compiuto, fin quando ho deciso che era il mio destino quello di raccontare delle storie. Mi piace farlo e mi piace poter regalare a chi legge delle emozioni.
Di giorno sono un operaio, la sera mi dedico alla mia passione, scrivere.
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