La notte era ancora giovane, con le luci soffuse dei lampioni arancioni, i neon delle vetrine e i fari delle automobili. Le strade e i marciapiedi erano umidi e scivolosi; solo poche ore prima aveva piovuto, ma ciò non rese i pub, i club e tutti i ritrovi notturni meno affollati. Al contrario, sembrava che la vita pulsasse nella grande città. La gente chiacchierava tra loro, degli argomenti più disparati. Lungo i marciapiedi e dentro i locali il chiacchiericcio si sovrapponeva alla musica che proveniva da pub, ristoranti, discoteche e fast food. A quell’ora della sera non si vedevano molte macchine transitare per la carreggiata, anche se autobus rossi a due piani londinesi e i taxi sfrecciavano lungo la strada con cadenza regolare. Una moltitudine di giovani delle più disparate etnie e classi sociali brindava con pinte di birra, cocktail dagli ombrellini colorati e calici di vino rosso. Erano le dieci e trenta del venerdì sera. La primavera era arrivata già da due settimane, ma il freddo proveniente dal nord ancora la legava all’ultimo gelido inverno. Eppure, l’euforia di un nuovo fine settimana con un bel bicchiere di alcool in mano e una buona compagnia, faceva dimenticare il freddo che ancora ammantava la città. Donne e ragazze nei loro abiti minuscoli e uomini in camicia, sfidavano stoicamente le temperature della notte, aiutati dall’alcool che circolava nei loro corpi, ridendo, bevendo e socializzando. Uomini ubriachi molestavano gruppi di ragazze più giovani, donne mature importunavano ragazzi allupati in un’eterna e ossessiva ricerca di un contorto sentimento giovanile ormai sparito da tempo.
Un gruppo di giovani ridanciani con in mano dei boccali di birra era piegato in due dalle risate; risate dovute alle battute che il più alto della compagnia aveva appena raccontato in modo evidentemente esilarante. Si trovavano sul marciapiede scivoloso, coperto da un sottile strato di umidità, davanti alla vetrata di un locale stravagante, sulla cui porta in legno verniciato di viola era affissa una locandina che ritraeva un gruppo musicale di fine anni Ottanta. Dalla porta del locale arrivava un gran fragore di batteria e chitarra elettrica e dalle vetrine si potevano vedere decine di persone che saltavano, si spingevano, urlavano e si abbracciavano a ritmo di musica. Il gruppetto di giovani – tutti tra i venticinque o ventisei anni – era eterogeneo. Il ragazzo più alto, che aveva appena fatto ridere tutti, si chiamava Roy ed era circondato da due ragazze bionde e provocanti, praticamente identiche. Due gemelle di nome Brin e Christine, al fianco delle quali c’era Jeff, un ragazzo muscoloso di colore, seguito da un basso e tozzo giovane dai capelli biondi di nome Gary. Poi Isabel: alta, snella, con i capelli castani e gli occhi nerissimi. Infine, c’era lui. Il suo nome era William Blackbridge. Capelli rossicci ondulati, che gli arrivavano dietro la nuca, occhi verdi e carnagione chiara, non era molto alto né particolarmente attraente. Aveva un fisico nella media e il suo aspetto era tutt’altro che fuori dall’ordinario. Indossava un paio di jeans e una camicia scura, sotto un giubbetto di pelle color borgogna, che si abbinava perfettamente ai suoi capelli. Il soprannome – Wiki – glielo avevano affibbiato i suoi amici e riguardava la sua ossessione: cercare notizie su un famoso sito online.
Passava molto tempo sul suo notebook a cercare informazioni sulle sue serie tv preferite, libri, personalità del mondo dello spettacolo, sportivo e culturale, singoli eventi, nozioni geografiche, scientifiche, e così via. Aveva venticinque anni e da qualche mese frequentava un corso specialistico in chimica. Usciva con quel medesimo gruppo di amici sin dai tempi della scuola superiore, ma tra tutti era particolarmente legato a Jeff. Al contrario di lui, Jeff era una persona flemmatica, a cui non interessava scoprire notizie e acquisire conoscenze di tipo generale. Amava concentrarsi di più su un argomento in particolare, come ad esempio la storia, la materia sulla quale aveva fondato tutta la sua carriera accademica. Jeff era un grande amante di storia e lavorava all’università come assistente di storia e cultura medievale. Tuttavia, tra tutte le informazioni che potevano essere approfondite, gli argomenti storici erano quelli che più annoiavano William. Non era un grande amante del passato, non lo era mai stato.
La sua visione personale della vita non prevedeva il voltarsi indietro per guardare ciò che era stato. Preferiva concentrarsi sul presente, con un occhio aperto verso il futuro. Non vedeva niente di utile nel perdersi dentro memorie vecchie e andate, buone o meno che fossero state. Quella sera il presente dei suoi pensieri erano i suoi amici, in particolar modo Isabel. Era terribilmente attratto da lei. La considerava una ragazza simpatica e bellissima, ma era sicuro che le attenzioni della sua giovane amica erano più che altro rivolte verso Roy. Alto, bello, capelli scuri tagliati secondo la moda corrente, gli abiti all’ultimo grido e la battuta facile, lo rendevano sicuramente il più attraente della comitiva. Non aveva, al contrario di Wiki, nessun problema nel socializzare. Roy gli era simpatico, nonostante la tendenza – a volte fastidiosa – nel prendere in giro il prossimo. Lavorava come impiegato in un’agenzia immobiliare di grande prestigio, nel centro di Londra. Era una persona solare, amante della vita e dei suoi piaceri. Dalla sua aveva anche un carattere estremamente generoso. Wiki si giudicava una persona nel complesso tranquilla, ma aveva qualche difficoltà nell’entrare in confidenza con le persone. Qualcosa dentro di lui lo bloccava, o per lo meno ostacolava la voglia che aveva di comunicare con il mondo e con il prossimo. Il freno era spesso tirato e le emozioni faticavano a venire fuori. Con i suoi amici era più facile. Li conosceva da una vita. Ma il blocco psicologico ogni tanto riaffiorava anche con loro, come una barriera invisibile che lo isolava da tutti.
Christine e Brin stavano ridendo dietro un paio di ragazzi ubriachi, che le avevano apostrofate in maniera non troppo educata.
«Ci vediamo a casa tua, tesoro! Anzi a casa vostra? Cristo, devo aver bevuto troppo, ti vedo doppia!» disse uno dei due sbigottito, rivolto alle gemelle, cercando di mettere bene a fuoco, mentre l’altro lo teneva per le spalle. Evidentemente la serata si era rivelata movimentata, tanto che il ragazzo che si era rivolto a Christine e Brin si piegò improvvisamente in due, vomitando in maniera spettacolare in mezzo al marciapiede.
«Stasera, non credo che tu sia in grado di fare niente, idiota! Guarda, ti si è ammosciato anche il ciuffo dei capelli! Porta via quel sacco di patate prima che allaghi il marciapiede di vomito!» disse Christine ridendo al compare, mentre il giovane finiva di vomitare e veniva portato via in spalla dall’amico, palesemente imbarazzato per la figura appena fatta. Wiki considerava Christine e Brin un po’ superficiali. Sempre avvezze a pettegolezzi e chiacchiere, passavano più tempo dall’estetista che al lavoro. Erano super appariscenti nel loro look. Lavoravano nel negozio di cosmesi di famiglia e sembravano avere un grande occhio per gli affari. Ma, come Wiki sapeva, avevano entrambe un buon cuore (“per non parlare del davanzale generoso che madre natura aveva concesso loro”, pensò il ragazzo), ed erano molto simpatiche. Loro due, e anche Roy, potevano considerarsi la sua antitesi. Simpatici, parlantina svelta e facilità nei rapporti interpersonali, erano persone che non passavano inosservate.
«Che ne dite di un ultimo giro? Un’altra birretta non sarebbe male, domani è sabato e l’ufficio è chiuso. Grazie a Dio! Ho bisogno di staccare la spina e resettare tutto. L’ultima settimana è stata un incubo. Perciò, stasera baldoria!» disse Roy, affibbiando una sonora pacca sulla spalla a Gary, il quale sussultò per l’improvvisa botta.
«Offre Gary, eh? Avanti non fare il tirchio, sono tre settimane che non tiri fuori una sterlina. È il tuo turno, noi abbiamo pagato tutti a giro!» Gary sbuffò e annuendo si avviò verso il locale. Passando dietro Roy non poté fare a meno di lanciargli un calcio nel fondoschiena, e ridendo sgattaiolò oltre la porta viola.
«Ehi! Che brutto figlio di baldracca…» protestò Roy, ma non finì la frase, perché Isabelle gli tappò la bocca con le mani mentre rideva. Secondo Wiki, anche Gary e Isabelle potevano considerarsi agli antipodi. Lui era basso, tozzo e biondo. Pelle chiara e occhi azzurrissimi, non era per niente atletico e non aveva molta cura della sua immagine. Sembrava a prima vista taciturno e introverso. Era un informatico e lavorava per un’importante azienda di software, dove, nonostante la giovane età, dirigeva un gruppo di esperti nel progetto di creazione di nuove tecnoloigie. Adorava i giochi di ruolo online e collezionare fumetti, ma in realtà era molto più di ciò che sembrava. Poteva venir scambiato per il classico introverso della compagnia, era invece tutto l’opposto: inaspettatamente ironico e divertente, anche nei momenti di goffaggine, aveva una forza di spirito e una risolutezza fuori dal comune, come se non avesse paura di niente. Carattere d’acciaio e irriverenza celati sotto una maschera di sbadataggine e finta timidezza. E come Gary diceva sempre, “Questa attitudine mi aiuta enormemente a rimorchiare.”
Se Gary era il nord, o il nerd, a seconda dei punti di vista, Isabel era il sud. Alta, snella e bellissima, con lunghi capelli setosi, appariva sempre perfetta in ogni occasione. Aveva occhi neri così profondi e brillanti da sembrare due ossidiane, ma esprimevano allo stesso tempo calore e incertezza. Mondana, e sempre con il sorriso, si mostrava determinata e decisa, ma Wiki ne intuiva una fragilità e un’insicurezza interiore che a volte traspariva, malcelata da situazioni di instabilità emotiva. Era insegnante presso una scuola elementare nei pressi di Maida Vale, e passava il tempo libero gestendo un piccolo negozio online di oggetti vintage. Wiki la stava fissando, mentre si appoggiava ridendo a Roy, e quest’ultimo se ne accorse, sottraendosi delicatamente alla sua presa e girandosi verso il locale, in attesa del ritorno di Gary con le birre.
«Ma quanto ci mette quel maledetto nerd? Ancora è in fila con le nostre birre? Diavolo, se ho sete! Ho bisogno di rimettere in circolo un po’ d’alcool, inizio ad avere freddo» disse Jeff, stringendosi le braccia intorno al torace muscoloso. Indossava una maglietta bianca molto aderente, che ne metteva in risalto ogni singolo muscolo del tronco.
Le gemelle lo guardarono storto, quasi all’unisono, e Brin disse: «Non sei tu che guidi stasera? Hai deciso di tornare a piedi o accompagnato da un paio di uomini vestiti di blu?» Jeff sbuffò sonoramente. Aveva un aspetto molto particolare. Era scurissimo di carnagione. Portava i neri capelli ricci rasati corti, un pizzetto molto curato e gli zigomi alti. Gli occhi del colore dell’uvaspina matura contrastavano magnificamente con la sua carnagione color cioccolato.
«Non stasera.» rispose Jeff a Brin. «Stasera me ne vado in metro, come quasi tutti voi. Tu, piuttosto. Viste le attenzioni che attiri faresti meglio a incamminarti. Vedo che arrivano altri due ubriaconi, chissà, forse uno di loro potrebbe essere il sogno della tua vita. Sono sicuro però che quello che cercano loro è amore – poco – e sesso – molto» concluse il ragazzo in maniera piuttosto acida. Brin si portò le mani ai fianchi e iniziò a protestare. Wiki soffocò una risata guardando la scena. I due battibeccavano praticamente sempre tra loro, ma si vedeva lontano un chilometro che erano attratti l’uno dall’altra. Non erano mai stati insieme, almeno non ufficialmente, da quello che sapeva Wiki. E lui era amico di Jeff da tempo immemorabile.
Si erano conosciuti quando Wiki si trasferì con sua madre a Queensbury. Lui aveva solo cinque anni e la sua vita fino ad allora era stata un continuo spostarsi. Non aveva mai conosciuto suo padre e sua madre non era mai stata esaustiva riguardo l’argomento, nonostante le sue richieste. Anzi, aveva tenacemente sostenuto di non sapere chi fosse il suo genitore. E secondo Wiki era probabile che lei dicesse la verità. Sua madre aveva avuto una vita molto movimentata. Wiki nacque quando lei aveva solo diciotto anni e, da quel che il ragazzo sapeva, di avventure la donna ne aveva avute a sufficienza. Oltre che saltare da un uomo all’altro, saltava anche da un lavoro all’altro.
L’infanzia di Wiki non fu semplice e lo portò a sviluppare un carattere solitario e introverso. Tuttavia, quando lui e sua madre si trasferirono a Queensbury le cose cambiarono. Conobbe un ragazzino della sua stessa età, il figlio dei loro nuovi vicini di casa. Jefferson, detto Jeff. I due andarono subito d’accordo e tra loro nacque una sincera e profonda amicizia, che li legava tuttora. Il suo carattere mutò e riuscì a fare dei progressi nella socializzazione. Non scoprì mai chi fu suo padre e la ferita con il tempo e molto gradualmente, andava rimarginandosi. Sua madre morì di cancro quando lui aveva appena terminato l’università. Un bel tiro mancino della vita. Lei non era mai stata un tipo materno e la sua condotta sregolata fu sempre un ostacolo nel rapporto tra i due. Rapporto che, secondo Wiki, non si era mai veramente sviluppato. Le voleva bene, su questo non aveva dubbi, ma il carattere della donna lo aveva pian piano allontanato da lei…
Il battibecco tra Jeff e Brin terminò nel momento in cui Gary uscì fuori dal locale con le birre in mano. Quando si chiuse la porta alle spalle la musica arrivò loro ovattata e piacevole.
«Finalmente!» sbuffò Roy. Strappò di mano una birra al tozzo ragazzo biondo, al quale per poco non caddero per terra le altre. Gary distribuì le bottiglie a ciascuno dei suoi amici, che si erano messi in cerchio tra loro vicino a un lampione.
«Ultimo brindisi della serata, poi tutti a casa, sto morendo di freddo» disse Gary, alzando la birra in alto. «Oh, il povero culone ha freddo» lo prese subito in giro Roy, dandogli una spallata. Ma il ragazzo alzò in alto la birra, facendola cozzare con l’altra e tutto il resto del gruppo fece lo stesso. Il brindisi finì presto e i ragazzi bevvero avidamente tra chiacchiere e risate. Wiki stava parlando con Christine, ma la sua mente era assente. Era molto abile nel fingersi interessato a un determinato argomento, mentre in realtà i suoi pensieri vagavano altrove. Sua madre morta da quasi cinque anni e dalla sua scomparsa lui si era trasferito in uno piccolo appartamento nel nord di Londra, ad Highgate Village. Riusciva a pagare le spese del flat e il corso specialistico con i pochi risparmi che lei gli aveva lasciato e vendendo la vecchia casa nella quale avevano vissuto. Inoltre, lavorava part-time per un’azienda chimica nel nord-est della città, ma quel lavoro non era particolarmente appagante. La morte di sua madre aveva aperto in lui un senso di vuoto. Anche se la donna era stata ciò che era stata, la sua perdita lo lasciava completamente solo. Non aveva un solo parente in vita, che almeno lui sapesse. Fu grazie ai suoi amici che venne fuori da quel palesarsi di limiti e identità.
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