Perché scrivere? Perché ricordare? Perché mettere nero su bianco tutto quello che nella testa succede in maniera talmente veloce e forte che a volte non mi permette di concentrarmi su nulla? Perché definire i miliardi di immagini che si succedono davanti ai miei occhi tutto il giorno? Per non impazzire, per cercare di fissarli su un foglio così da poterli fermare almeno per un attimo. Per avere un pò di pace, per condividerli sperando che possano diventare un pò più leggeri, più lievi, per alleggerire un pò il cuore che è talmente gonfio da tracimare. Per buttare fuori da me tutto il dolore, tutti quei pensieri che ho immaginato potessero rimanere fissi lì sul foglio lasciandomi un pò di respiro. Attraverso le parole ho cercato di attraversare il lutto, costringendomi a tornare alla memoria di noi, costringendomi a definire un prima e un dopo. Creando un legame nuovo e diverso con chi ho perso, mi sono chiesta chi sono diventata dopo questa improvvisa frattura, accedendo a nuove risorse oltre a nuove consapevolezze, trasformando il dolore in un’opportunità. Ma anche per lasciare a chiunque viva o meno inciampi nella vita un messaggio di speranza e di bellezza.
Che giornata particolare, mi sono svegliata prestissimo e appena ho aperto gli occhi il cervello ha iniziato a frullare sulle cose da fare. Come ogni volta che Marta viene a casa e deve poi ripartire mi pervade questa frenesia del dover fare tutto ciò che posso per non farle mancare nulla, tutto ciò che sono in grado di fare perché le resti un bel ricordo. E’ come se volessi lasciarle un po’ di me dentro il suo cuore, un po’ di casa, un po’ di famiglia, un po’ di calore di casa. Questa volta la partenza sarà una cosa ancora più grande, sarà un’avventura immensa, tutto quello che ogni atleta sogna. Le olimpiadi. Marta, mia figlia, parte per le olimpiadi. Ogni volta che penso alle olimpiadi mi viene in mente mia nonna Gina che con nonno Gigetto andava a vedere le gare di atletica, che era stata spettatrice di una qualche olimpiade, che per televisione non perdeva una gara di pattinaggio sul ghiaccio, che quando mio papà la accompagnava veniva a vedere le mie gare di canottaggio alla Standiana, il laghetto di fianco a Mirabilandia e faceva il tifo per me. Chissà quanto avrebbe urlato questa volta per Marta, che tifo avrebbe fatto. Ed era destino che il secondo nome di Marta fosse proprio Gina, l’ho scelto allora e adesso sono convinta sia sempre più appropriato.
Questa partenza è diversa dalle altre, è speciale, in casa c’è un’aria strana. Corro in bici in centro a comprare i cappellacci di zucca, il piatto che più rappresenta la nostra città, passerà a prendere Marta Daniele Molmenti, campione olimpico della canoa slalom e ora suo direttore tecnico. Si fermerà a pranzo, devo preparare qualche specialità di Ferrara, non capita tutti i giorni di avere a pranzo un campione olimpico. Oggi però è lunedì e tutti i negozi di pasta fresca sono chiusi, ma ce la faccio, compro le coppie di pane, meloni, salumi, un ultimo pensiero per Marta, un altro libro, questa volta ho comprato quello di Bebe Vio, appena l’ho visto sullo scaffale della libreria l’ho preso al volo, racconta della sua prima olimpiade, di come lo spirito che la riempiva fosse di leggerezza e puro divertimento. Ecco proprio quello che cercavo. Corro a casa in bici stracarica, ultimo stop nel negozio naturale dove compro un altro pensierino per Marta, la crema per le gambe, il profumo è buonissimo e servirà per farla sentire più leggera dopo gli allenamenti.
Eccomi, Marta non è ancora a casa, è andata a farsi le unghie che ovviamente saranno gialle, arancio e rosse, i suoi colori, i nostri colori, i colori della sua canoa.
Questo senso di frenesia, forse un pò di angoscia, non mi lascia. Devo assolutamente completare il quadernino per Marta e impacchettarlo. Mi dispiace perché quest’idea di regalarle un quadernino dove appuntare ogni giorno sensazioni e pensieri di quando sarà a Tokyo e dove ho fatto scrivere un pensiero per ogni pagina di noi parenti, di tutta la famiglia, con un pensiero per ogni giorno che sarà via sola, mi è venuta troppo tardi, avrei potuto arricchirla con i pensieri degli amici oltre che della famiglia. Quando ho saputo che sarebbe stata così sola in quest’avventura a causa del covid, volevo farle sentire tutto il nostro calore, la forza della nostra famiglia. Sarà un’opportunità grande per crescere, per arricchirsi ancora di più anche se sola. So che farà tesoro di tutto, perché Marta in questo è molto più avanti di me, io alla sua età non ero così consapevole, così grata come lo sono ora, è una dote che si impara con il tempo, le esperienze e l’età, lei invece ce l’ha già e credo sia stupendo perché tutto ti si imprime addosso di più.
Arriva Marta che deve finire le valigie, vedo che le maglie col marchio dei cinque cerchi sono già tutte dentro. Quando le ho lavate e piegate le ho infilato in ognuna un foglietto con uno pensiero e un cuore, sarò con lei ogni giorno. E’ tornato a casa anche Luca che si piazza in camera di Marta sul letto assieme a lei, parlano, si abbracciano, li sento ridere. Anche per Luca, da ex atleta e presidente del Canoa Club Ferrara non ho dubbi sia un’emozione grandissima dopo tutto quello che abbiamo vissuto come famiglia intera per arrivare fin qui.
Preparo il pranzo, Daniele non avrà molto tempo per fermarsi, apparecchio in giardino, l’acqua in frigo, l’apribottiglie, so che Daniele porterà le bottiglie della sua azienda vinicola, l’acqua bolle pronta per buttare i cappellacci. Sento il rumore della macchina, Maya abbaia, Daniele è arrivato; parcheggia davanti casa con le canoe sopra il portapacchi. Esco per accoglierlo, arriva anche un giornalista per fare qualche scatto per i giornali prima della partenza. Si prolunga un pò troppo questo servizio fotografico, in camera di Marta, con noi, senza di noi, con Daniele, senza Daniele, con le valigie, con la canoa, a fianco della macchina, mi sembra un book fotografico. Finalmente se ne va e possiamo sederci a tavola. Pranziamo e chiacchieriamo, ma ho lo stomaco chiuso, so che dovrei mangiare perché nel primo pomeriggio devo andare a fare una lezione di canoa e mi servono le forze, ma non mi entra niente, la frenesia ha lasciato spazio solo all’angoscia, continuo a guardare l’orologio, fra poco partirà. Daniele ci racconta un pò di dettagli sul viaggio e sull’hotel a Tokyo oltre alle mille restrizioni per il covid; Marta sarà sempre in camera sola, vedrà il resto della squadra solo durante gli allenamenti, sembra quasi stia partendo per un viaggio punitivo. Un mese è lungo, tornerà con tanta esperienza in più, bella o brutta che sia. Marta corre a lavarsi i denti e io le corro dietro per la casa ripetendole di tutto, “hai preso questo? E quello? Sicura non manca qualcosa?” E poi alla fine le porgo il pacchettino regalo con la raccomandazione di aprirlo solo quando sarà in aereo. Ci abbracciamo strettissime, inspiro il suo profumo, accarezzo i suoi lunghi capelli profumati, la bacio, chiudo gli occhi e sorrido per trasmetterle tanto amore, caccio indietro le lacrime, non voglio che sia triste ma che parta carica anche se questa volta sarà difficile perché sarà sola, senza le sue compagne di canoa amiche del cuore con le quali ha iniziato questa grande avventura quasi dieci anni fa e che l’hanno accompagnata ovunque per i fiumi del mondo, non ci sarà Raffy il suo ragazzo anche lui canoista escluso dalle olimpiadi per pochi centesimi di secondo, non ci saremo noi che l’aspettiamo sempre sulle tribune dopo le gare e con la prospettiva che Erik, il suo allenatore e quasi secondo papà, torni da Tokyo prima delle gare perché senza pass per le restrizioni. Ho questa stretta al cuore. La canoa è legata stretta sul portabagagli, le pagaie e il casco sono dentro la canoa, le valigie sono stipate nel bagagliaio assieme a quelle di Giovi e Stefy, gli altri compagni di squadra in attesa all’aeroporto. La macchina parte e la guardo svoltare mentre continuo a salutare con la mano il nulla, la mia bambina è partita per le olimpiadi e vorrei urlarlo a tutti ma le parole mi rimangono in gola e gli occhi si inumidiscono. Divertiti amore mio grande, riempi il tuo cuore di tutto quello che vivrai.
Come ogni volta che Marta viene a casa e poi riparte arriva la marea nel cuore ma questa volta è tutto più forte, più grande. Entro in giardino chiudendo il cancello del giardino con sopra i cinque cerchi olimpici che ha costruito Luca per fare una sorpresa a Marta. Il senso di angoscia ha lasciato il posto al senso di vuoto, come se ogni volta che se ne va se ne andasse un pezzettino di cuore con lei. Vorrei piangere ma non lo faccio. Luca mi porge un foglio e scappa in ufficio, deve averla già letta perché anche i suoi occhi sono lucidi. Prendo in mano il foglio, è una lettera di Marta che ci ha lasciato sulla scrivania in camera sua, la camera che ogni volta che parte guardo con un nodo alla gola per qualche giorno. E’ una bellissima lettera in cui come solito ci ringrazia di tutto, di esserci, di supportarla ma anche di saluti tristi e consapevolezza di stare per affrontare un’avventura pazzesca rincorsa per anni. Sola a diciannove anni appena compiuti.
I giorni scorrono, ci scambiamo tanti messaggi dai capi del mondo. Marta si sente sola e piccola rispetto a un’esperienza così grande. E’ la prima volta che affronta una cosa così grande senza la compagnia nostra e delle amiche. Un sogno rincorso per tanti anni, un obiettivo da raggiungere senza una vera consapevolezza che adesso sta diventando realtà. Sarebbe tutto magnifico, è tutto magnifico, ma c’è questa aurea che circonda questi strani giochi olimpici. Il covid anche questa volta rovina tutto. Daniele a tavola ci ha raccontato di tutte le restrizioni che saranno messe in atto, quasi un mese da trascorrere in camera da sola con la possibilità di uscire solo per andare ad allenarsi al campo in navetta, rimanendo in isolamento anche al campo di allenamento chiusi dentro al proprio gazebo. Mi sembra tutto così blindato e strano. Sarà indubbiamente un’esperienza che farà crescere tanto Marta sotto tanti punti di vista.
Il viaggio è lungo, anche questa volta il volo non può essere diretto, la compagnia aerea italiana non carica le canoe e quindi sono obbligati a prendere una compagnia araba e a fare scalo per qualche ora. Chissà quando uno sport come la canoa slalom, dove contiamo campioni olimpici, sarà considerato uno sport degno di attenzione almeno per quanto riguarda il trasporto delle canoe considerate ancora non stivabili. Ricordo ancora anni fa quanto tempo ho perso per trovare il modo di far andare Marta e le altre ragazze da Ferrara a Ivrea, sede del centro federale, autonomamente potendo portarsi con sé le canoe, queste strane imbarcazioni di 3,5 metri chiuse in sacche che si portano a mano. Ancora minorenni in treno era impensabile, le ferrovie italiane trasportano biciclette ma delle canoe nessuno si prende la responsabilità. Nulla lo vieta e quindi nell’indecisione si preferisce non assumersi responsabilità. Altra perdita di tempo con Flixbus, stessa ragione, non esiste divieto, lo spazio in stiva è enorme e capiente, ma anche qui nessuno prende decisioni.
Finalmente il viaggio infinito verso il Giappone è finito, Marta è arrivata a Tokyo, alle olimpiadi di Tokyo. Vorrei uscire dal cancelletto con i cinque cerchi e urlare a tutti, Marta è alle olimpiadi!
Mi manca da morire, la penso tanto, così tanto che chissà se le arriverà tutta la forza della mamma.
Una nuova mattina a Ivrea, strano essere qui senza Marta. Seguo i lavori di ristrutturazione dell’appartamento che Marta si è comprata qui, affacciata sulle montagne a pochi metri dal fiume in quella che diventerà la sua futura casa e città. Sono al campo di canoa che qui si chiama lo stadio della canoa e sfoglio le foto su Instagram degli atleti slalomisti impegnati a Tokyo. Vivo un pò persa tra i pensieri nell’attesa che arrivi il giorno d’inizio. Ogni tanto torno alla realtà ma le telefonate di Luca da casa mi ricordano dell’eccezionalità di quello che tutti noi della famiglia stiamo vivendo, che Marta sia là. Ieri si è finalmente trasferita al villaggio olimpico per i giorni pre gara e ha inondato la chat di famiglia di foto e video della location e delle cose straordinarie che si trova a vivere. Ci video chiamiamo ogni giorno all’ora di pranzo e nel suo entusiasmo colgo comunque preoccupazione per la partenza del suo allenatore Erik che senza il pass per il villaggio è costretto al rientro in Italia. Erik che durante le gare delle sue atlete indossa le cuffie per ascoltare musica classica, che durante le discese di Marta la segue correndo in un percorso parallelo a terra simulando tutte le mosse che fa Marta in acqua per superare le porte come se fosse in canoa anche lui. Un’altra prova importante per Marta, spero che Daniele il direttore tecnico saprà colmare il vuoto.
Quando torno a casa da Ivrea ho pensato di organizzare l’ Olimpic breakfast party. Le gare di Marta saranno nel pomeriggio ma qui sarà l’alba del ventotto e ventinove luglio. Dovrò spargere il più possibile la voce e invitare tutti quelli che vorranno assistere alle gare facendo tutti insieme colazione in giardino. Ho in mente di allestire tutto il giardino con bandiere e bandierine tricolori e condividere questo bellissimo momento tutti insieme, parenti e amici.
23 luglio 2021
Oggi è il giorno dell’inizio, oggi ci sarà la cerimonia di apertura dei giochi olimpici! Ho mille cose da fare prima della diretta tv, devo correre. Eccomi qua davanti alla televisione, ormai la cerimonia è iniziata da oltre tre ore. Mi pervade un’emozione grandissima, diversa da quella che provo quando assisto alle gare di Marta o di sua sorella Lea in canoa, ma comunque forte. Vedere tutti quei ragazzi così felici nonostante le mascherine mi emoziona, si percepisce la gioia, i sorrisi, l’emozione. Le coreografie sono bellissime, le musiche , i colori, è tutto così bello, peccato per quelle immense gradinate dello stadio completamente vuote, quelle si fanno tristezza. Iniziano a sfilare le nazioni, le bandiere, tutti questi ragazzi bellissimi. Il cuore mi scoppia quando viene inquadrata l’Italia, gli occhi corrono veloci sull’intero schermo, su tutti quei visi con la mascherina, la mia bambina è la in mezzo a tutte quelle bandiere tricolori. Mi viene in mentre un flash, un ricordo di anni fa, Marta che mi chiama mentre cerca il suo regalo di compleanno per i suoi otto anni che io e Luca gli avevamo nascosto. Leggeva e eseguiva meticolosamente le istruzioni sui biglietti della caccia al tesoro che gli avevamo organizzato fino al tesoro nascosto in garage, la bicicletta nuova azzurra e arancione. Quando Marta la trovò mi guardò incredula e mi chiese se era veramente per lei. Con la vocina nasale, che l’ha contraddistinta per tutta l’infanzia, dolcissima e grata per quel, come diceva lei, meraviglioso regalo. Cara Marta grazie a te per questo meraviglioso regalo che fai a tutti noi, così tante emozioni che non riesco a trattenere le lacrime, senza di te non avremmo mai potuto vivere tutte queste emozioni, questa meravigliosa avventura.
La squadra dell’Italia sfila veloce, non riesco a riconoscere Marta ma so che è lì e noi con lei con il cuore. Finisce la sfilata e iniziano a squillare i telefoni, arrivano valanghe di messaggi, i social. Quanta gente vive di riflesso tutte queste emozioni, i parenti, i nonni, gli amici, i vicini di casa, i concittadini, tutti a chiedere dov’era Marta in quel gruppone verde bianco e rosso che si sbracciava scorrendo veloce davanti alle telecamere. Quanti amici abbiamo, quanta gente ci vuole bene e segue Marta. Poi arrivano tantissime foto. Mentre scorrevo tutti i messaggi sul cellulare ecco che chiama Marta in videochiamata per salutarci prima di andare a letto e per dirci che gli manchiamo tanto. Gli occhi le brillavano era stanchissima. Siamo lontani ma così vicini.
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