Ma chi è Celeste?, vi starete forse chiedendo. E soprattutto, perché mai è una “qualunque”?
Celeste è una giovane donna che si trova a fare i conti con una vita che scopre andarle piuttosto stretta.
Attraverso questi racconti brevi entrerete nella sua vita, esplorando il suo passato fatto di relazioni difficili che la portano a chiudersi sempre di più, passando per il suo presente, in cui comincerete a conoscere i suoi sogni e le sue ambizioni, ma anche le sue paure più profonde e le sue insicurezze.
E il futuro? È proprio qui che entra in gioco quel “qualunque”, in un futuro che è tutto da scoprire, mutevole e incerto. Proprio come quello di qualsiasi persona, come quello di tutti noi, che arranchiamo nella quotidianità rincorrendo desideri e speranze.
Questo libro è non solo un viaggio nel profondo animo di Celeste, ma anche un invito all’introspezione e a ritrovarsi negli occhi di chi ci circonda.
Perché in fondo, come scoprirete con stupore, c’è un po’ di Celeste in ognuno di noi.
Perché ho scritto questo libro?
Ho sempre scritto, nella mia mente. Grazie alla psicoterapia, ho iniziato a riversare i pensieri su carta, e da ancora di salvezza per far fronte a un periodo molto buio, la scrittura è diventata il modo per esprimere tutto ciò che avevo dentro.
Così, piccole frasi scritte a mano sul mio taccuino si sono trasformate in racconti, e il mondo di Celeste ha cominciato a prendere forma.
I fogli pieni di parole sono diventati il tramite per aprirmi agli altri, la matita un’estensione della mia anima.
ANTEPRIMA NON EDITATA
LA PRIMA VOLTA NON SI SCORDA MAI?
Vi siete mai chiesti quante prime volte si possono avere nella vita?
Non sto parlando delle prime volte da bambini, quando tutto intorno a noi è nuovo e ogni cosa è una scoperta, ma di quelle che cominciano a fare capolino con l’adolescenza, quando ci approcciamo al mondo e alla vita vera. E soprattutto delle prime volte da adulti, che forse sono quelle che spaventano di più, perché quasi sempre comportano delle responsabilità, e non sempre sono positive.
Quando siamo piccoli, il mondo intorno a noi è uno sconosciuto, al quale ci si approccia con curiosità e con l’incoscienza che caratterizza il nostro essere bambini. Tutto è nuovo, tutto è bello e, anche se ci spaventa, non vediamo l’ora di avventurarci nell’ignoto.
Da adolescenti le cose cambiano leggermente. L’ incoscienza un po’ resta, legata a doppio filo alla curiosità e alla voglia di fare nuove esperienze, di sentirsi grandi in una dimensione in cui non sei più considerato bambino ma nemmeno adulto. Anche se siamo titubanti, tendiamo a provare cose che ci fanno paura o per le quali non ci sentiamo pronti, magari spinti dal gruppo, dagli amici, dalla paura di restare un passo indietro e di mostrarci deboli. L’unione fa la forza, o forse in questo caso l’unione porta a fare cose stupide, cose che da soli non avremmo fatto, ma con gli altri va bene, ci sentiamo coraggiosi, perché la paura è condivisa e se lo fanno gli altri allora ci sentiamo legittimati, non c’è nulla di male.
Quando si entra nell’età adulta, tutto è diverso. Non c’è più traccia della spavalderia dei ragazzini, del “io posso fare quello che voglio”. Adesso che realmente possiamo fare quello che vogliamo, siamo fregati da mille dubbi e mille ansie, passiamo il tempo a chiederci se sia la cosa giusta da fare finendo, il più delle volte, per perdere quell’occasione di una nuova prima volta.
Per non parlare poi delle prime volte “brutte”, dolorose, che non ti aspetti e che mai vorresti vivere. Per quanto facciano parte del cerchio della vita, non siamo mai pronti, speriamo sempre ci capitino il più tardi possibile , se non addirittura mai.
Celeste si era sempre sentita un passo indietro rispetto agli altri, per quanto riguarda le prime volte.In perenne ritardo, inadeguata, soprattutto (inutile dirlo) in campo amoroso.
Se le ricordava tutte, quelle prime esperienze, fatte per la maggior parte in un’età diversa rispetto ai suoi coetanei.
Primo fidanzatino. Età media: 10-11 anni. Celeste: 14 anni. Un amore che con gli anni a venire si sarebbe ripresentato, ma al momento semplicemente un amico con cui tenersi per mano e scambiarsi messaggini.
Primo bacio. Età media: 12-13 anni. Celeste: 17 anni. E no, non con quel primo amore, ma con un tizio completamente a caso che non era nemmeno sicura le piacesse e che le aveva letteralmente mangiato la faccia. Non era una cosa che aspettava da tempo, come quando ti piace un ragazzo e cominci a conoscerlo, a frequentarlo e ti scopri a fantasticare su come sarebbe stare tra le sue braccia, il sapore delle sue labbra. No. Era capitato, semplicemente. Un pomeriggio in auto, in giro con ragazzi più grandi, lo stupore di aver attirato l’attenzione di uno di loro. Lui che si siede dietro con lei. Vicini, sempre più vicini. Il braccio di lui intorno alle spalle. Celeste finge di sapere quello che fa, e a quanto pare funziona. Fine. Un bacio che non ha portato a niente di più. Non è diventato l’amore della vita, anzi è caduto nel dimenticatoio per entrambi ed è diventata solo una buffa storia da raccontare.
Prima volta. Età media: 17-18 anni. Celeste: 25 anni. Scioccante, vero? Celeste era arrivata a perdere la verginità a quell’età non per scelta, e riguardo a questo si sentiva particolarmente frustrata. Anche in questo caso, sentiva di aver “buttato” questa prima volta. Di averla gettata via per liberarsi dal peso di essere arrivata a 25 anni illibata. Perché appunto, non era stata una sua volontà.
A 18 anni Celeste pensava di aver trovato il grande amore. Il primo vero amore della sua vita. La prima volta in una relazione seria, matura. Lui, 29 anni, scrittore/cantante dal fascino un po’ rock un po’ poeta maledetto, con quel famoso spleen verso la vita che la affascinava così tanto. Quel malessere esistenziale si era però rivelato presto qualcosa di più grosso, una malattia mentale, di quelle che ti fanno passare la voglia di alzarti al mattino e di affrontare la giornata. Celeste era rimasta al suo fianco e, appena diciannovenne, si era ritrovata ad affrontare una prima volta di quelle dolorose, una realtà per la quale non ci si sente mai davvero pronti: il tentato suicidio della persona amata. La paura, la confusione. La richiesta di lui di aiutarlo a uscire dal baratro, la decisione di lei di restare, nonostante la sofferenza. Anni bui, fatti di ansia e paranoia, in cui tutto ruotava intorno a lui, al suo benessere e al suo equilibrio.
Celeste non ha rimpianti. Lo amava. Ma oggi ha capito a quante prime volte ha rinunciato per lui. Gli amici uscivano, si divertivano, andavano in discoteca, restavano fuori fino all’alba. Lei restava con lui, lo seguiva come un’ombra, per assicurarsi che stesse bene, che non ricadesse in quel mondo di pensieri oscuri.
Capite bene che per sesso e affini non c’era proprio spazio. E Celeste aspettava pazientemente che lui stesse meglio e tornasse a cercarla, ad amarla come meritava. Per poi scoprire, un giorno, che per quelle cose nella vita di lui c’era spazio eccome, solo non con lei.
Quando si erano finalmente lasciati Celeste si era ritrovata quindi con una verginità scomoda, che portava quasi con vergogna. Per le persone intorno a lei era impensabile che una relazione di quasi 8 anni non si fosse “consumata”.
E subito dopo era arrivato Enea. Proprio così, la prima volta di Celeste è stata proprio con quello che, qualche anno dopo, sarebbe diventato il papà di Mattia.
Con Enea la passione era esplosa, e dopo anni passati ad aspettare che qualcuno la guardasse, la toccasse e la desiderasse così, Celeste aveva ceduto molto in fretta. Voleva liberarsi di quel peso, voleva sentirsi finalmente come gli altri, voleva godersi la vita.
Non era stato programmato, niente scene romantiche come quelle che si vedono nei film… niente luci soffuse, musica romantica, candele profumate. Pochi preliminari e togliamoci il pensiero. Eppure non se ne pentiva. Era stato bello, non vedeva l’ora di rifarlo, con più calma, gustandosi il momento e senza il pensiero della castità che la perseguitava.
Il fatto che la storia con Enea fosse poi continuata, non era previsto. Come abbiamo già detto, lui doveva essere solo uno sfizio. Poi come sono andate le cose già lo sapete.
Insomma, le prime volte di Celeste sono state forse un po’ particolari, fuori dalle righe, e ce ne sono alcune che non ha mai avuto (mai una prima sbornia, mai un viaggio da sola, mai una banalissima prima volta in una spa, per esempio) e altre che ha vissuto sempre un po’ più tardi degli altri (la prima volta in discoteca a 22 anni, il primo concerto a 24 anni, i primi fiori ricevuti a 36 anni e la prima volta a una festa sulla spiaggia proprio quest’anno).
Celeste però stava cominciando ad apprezzare il fatto di essere in ritardo su alcune cose… insomma, quante persone della sua età possono vantare il privilegio di avere ancora delle cose da vedere, da provare?
Il lusso di lasciarsi ancora stupire dalle novità, che magari agli occhi degli altri sono già viste e riviste?
A volte Celeste si sentiva appunto privilegiata da questo punto di vista: il suo essere vintage, essere in ritardo sui tempi rispetto agli altri, le permetteva di provare ancora quello stupore verso la vita che hanno solo i bambini che si approcciano per la prima volta al mondo.
Nonostante avesse vissuto tante brutte prime volte un po’ in anticipo forse, guardava verso il mondo con occhi grandi e sognanti, occhi da bambina, disillusi a volte, ma sempre pronti a lasciarsi sorprendere, anche dalle cose che per gli altri risultavano banali.
E la vita così, le regalava gioie, esperienze, momenti magici. Era degna di essere vissuta.
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