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Consegna prevista Agosto 2027

Bea e Saria si conoscono all’interno di una clinica neuropsichiatrica. Condividono la stessa stanza ed entrambe utilizzano la scrittura come forma d’arte salvifica. Tale passione le unisce e fra loro nasce un profondo legame di amicizia. Amicizia che fungerà da stimolo per rimettersi in gioco e per abbandonare quella che si potrebbe definire una prigione dell’anima e del corpo. Ad attenderle la libertà e il paradiso o il pregiudizio e l’ignoranza? Forse entrambe le cose, ma sia Bea che Saria, fuori dalla clinica, attraverseranno strade diverse e vissuti che non immaginiamo. Una riflessione sul sottile confine dei ruoli, ma anche una meditazione sui preconcetti e la follia, gli ex manicomi e la realtà di tutti i giorni, dove, ognuno di noi, pur credendosi libero, forse, è un pò prigioniero del proprio inconscio da cui a volte lotta per scappare e a volte vorrebbe, ma invano non riesce.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo libro per rilegare dei frammenti e per dar voce ad una realtà che spesso non si conosce. Una clinica neuropsichiatria può essere una prigione dell’anima e del corpo, ma anche un luogo salvifico e in cui possono nascere amicizie autentiche e supporti sinceri. La mia idea era creare una meditazione sulla follia, ma dare anche un messaggio di speranza perché la ripartenza e la libertà possono essere dietro l’angolo, dopo aver attraversato le stanze oscure del proprio inconscio.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Le ragazze del reparto femminile della clinica neuropsichiatrica commentavano quanto avvenuto circa la nuova arrivata. Parlavano come se conoscessero meglio degli esperti la sua cartella clinica non ancora scritta. Eppure era arrivata lì solo la sera prima.

Ogni tanto passava un’infermiera che le sgridava, gli diceva di ritornare nelle loro stanze e di stare in silenzio. Ma invano. Il silenzio spegneva i riflettori esteriori, ma non quelli interiori e delle loro anime. Essi parlavano ancora. I dialoghi interiori erano infiniti ed empatici in quanto il male scorreva anche nelle loro vene…

…all’inizio non facevo altro che piangere e più volte ho pensato anche di scappare, ma poi me ne sono fatta una ragione… già una ragione! Secondo quelli che stanno lì fuori noi non abbiamo una ragione, non abbiamo un’anima, ma solo dei grilli che ci fanno svalvolare il cervello!” disse Bea mentre gettava lo sguardo fuori dalla finestra protetta da sbarre di ferro bianche. “Noi siamo anormali, diversi, psicotici, pazzi, ma non è così…

Quest’ultima era appena arrivata, si era appena svegliata in quella tetra stanza 22 in preda allo spavento e al dolore, eppure ha pensato con altruismo alla sua compagna Bea chiedendole di emergere insieme dal buio dell’angoscia. 

Chissà che questo non salvi entrambe dal dolore, visto che spesso affrontare un viaggio in compagnia rende le cose più sopportabili.

“Scrivo perché mi voglio perdere tra i miei pensieri. Scrivo perché voglio attraverso tale arte evadere da questo posto.

Quando si imbocca l’ingresso della clinica, dunque, nell’area di confine tra l’interno e l’esterno di essa, spesso si sentono dei lamenti fortissimi, dei pianti disperati e delle urla intrise di dolore.

Quest’ultimo si cosparge nell’aria che si respira e ti porta a pensare: ‘quanta sofferenza si celerà nel corpo di una di queste anime disperate?’.

Sembra quasi di entrare nel purgatorio, dove degli spiriti sono in attesa di essere salvati.

E tu poi sei lì, inerme, fuori dalle finestre talvolta semi aperte, ma circondate da sbarre di ferro che sembrano quelle di una prigione.

Forse è tale la vita per i pazienti psichiatrici: una prigione dell’anima. 

Quanto è triste, mi dico, tale realtà: spesso attrae, affascina, incuriosisce, però di essa il più delle volte si ha paura. Da essa si scappa, ci si allontana, ci si aliena.

…Finalmente era libera di mangiare e guardare il mare quando lo desidera e non quando qualcuno lo decideva per lei.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Daniela Scognamiglio
Mamma di due bambine. È nata a Napoli e vive a Roma. Dopo la laurea in Psicologia e la Specializzazione in Psicoterapia, ha conseguito un master per insegnare Filosofia e Scienze Umane.
Attualmente ha ripreso l’ hobby della scrittura e “La stanza 22”, che si apre con “Le spighe” - medaglia d’argento al PREMIO SCAFATI XVII TROFEO NAZIONALE DI POESIA E NARRATIVA DEL RAGAZZO Edizione 2001 - SEZIONE NARRATIVA / ISTITUTI SUPERIORI, è il suo primo libro.
Suona il pianoforte, ama lo sport e giocare con le proprie figlie, i libri e i viaggi, la natura e la creatività in tutte le sue forme.
Si nutre con gli sguardi del mare e con quelli della sua famiglia.
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