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Scelto da Rocco Rossitto
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Quattro richieste d’aiuto corrono tra urla e fumi. È la nuova generazione, sta finendo il liceo in una cittadina pugliese bruciata dal sole e dalla malavita. Tra inni contro il proibizionismo e la ricerca tipicamente giovanile dei propri limiti, si consuma questa storia. Vera e stupefacente. Come le droghe, reperibili ovunque. I vostri figli sanno già dove comprarle. Ma non conoscono i pericoli: la mafia è senza scrupoli. “Accocchiamo?” è la domanda che ogni ragazzo ha sentito. “Accocchiamo” è la risposta che l’autore ha dato. Non ripetete il suo errore.

Perché ho scritto questo libro?

Queste parole vanno alla memoria di un amico che non è riuscito a salvarsi in tempo. È morto di overdose (ci vediamo presto fratello mio). Questo sangue e queste notti insonni vanno a chi cerca una via d’uscita: drogarsi può essere divertente, ma vivere è molto meglio.
Questo libro è per chi non ha più speranza: è una menzogna, basta sedersi su uno scoglio e mangiare una granita al limone. Il mare farà il resto.
Accocchiamo è per te: sei quotidiano, come il pane.

 

La recensione di Rocco Rossitto

Una storia di amicizia, di amore, di amore per la vita. Una storia che racconta la vita, con le sue tragedie, i suoi problemi, ma anche i suoi colori, i campi di grano, il cielo, le stelle. Una vita che a volta deve attraversare il dolore, l’umiliazione, l’annullamento, l’offesa per poter di nuovo sentire la gioia. Bella da vivere quando hai un amico con cui smezzare una Lucky Strike blu di notte e tacere, per dire quello che le parole altrimenti potrebbero solo svilire.

Giovanni, il protagonista, avverte con la sua sensibilità ed intelligenza quanto la vita sia gravida di pesi e contrappesi, bivi e scelte che possono rivelarsi fondamentali. Sente il peso delle aspettative e dei doveri, nei confronti della famiglia ma anche della società, ma sente più forte – e questa è per lui una fortuna – l’istinto a vivere secondo il suo modo di essere e capisce in tempo che è necessario tendere alla felicità. Tale consapevolezza gli è possibile anche grazie all’incontro con Vincenzo, suo migliore amico e compagno di avventure e Chiara, una ragazza all’apparenza fragile, ma di una forza travolgente, capace di rompere gli indugi di Giovanni. E poi c’è Luca, buon amico di Chiara, che grazie alla conoscenza di Vincenzo e alla sua curiosità conoscerà una fetta di mondo a lui ignota ed insieme troveranno conforto in questa nuova amicizia.

Un libro, Accocchiamo, che ci fa tornare ventenni, perché tutti ci siamo sentiti così, persi ma anche capaci di ogni cosa, e ci ricorda da adulti quale fragilità si cela dietro gli schermi e gli schemi, i silenzi, le assenze dei ragazzi. Di come tutto nella nostra vita sia sempre in bilico, ma anche come l’amore per la bellezza, l’affetto vero per chi ci sta accanto, possano sempre offrirci una chance e aiutarci ad essere liberi e felici. In fondo, basta poco: “Attraversarono un campo, tra il fruscio delle spighe gentili. Erano migliaia di carezze leggiadre, avanti e indietro, sfregavano piano le ginocchia, avanti e indietro, musicando dolcemente come infinite corde di arpa”.

 

 

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Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Troppo spesso associamo l’idea di “autore esordiente” alle richieste pressanti da parte di un perfetto sconosciuto per avere un post o un po’ di visibiità per un libro autopubblicato, pieno di strafalcioni e ben lontano dall’idea di “capolavoro” con cui ci viene venduto. Troppo spesso, purtroppo, questo genere di comportamenti danneggia non solo il singolo autore, ma anche tutta la categoria degli esordienti, di quelli che hanno qualcosa da dire e che cercano il loro spazio nel mondo letterario di oggi.

    In questo mare magnum di presunti capolavori, ho trovato Felice Florio e Bookabook. Lui, Felice Florio, è persino più giovane di me: è un giornalista, pieno di sogni e di voglia di mettersi in gioco. Loro, Bookabook, sono una piattaforma su cui vengono lanciate campagne di crowdfunding per finanziare la pubblicazione di un libro. Ovvero: lo pubblichiamo, il tuo libro, sì, se trovi un certo numero di persone disposte a leggerlo.

    Felice Florio ha scritto Accocchiamo, che io neanche sapevo cosa significasse. E per carità, magari non vincerà il Premio Pulitzer, ma credo che Florio abbia scritto un libro bello, un libro che valga la pena essere letto.

    Accochiamo parla di droga – e lo ammetto candidamente, io con questo libro ho realizzato che di droga non ne sapevo nulla. A parte il “è brutta, è cattiva, fa male”, non ne sapevo nulla – e forse è un vanto, il fatto di non essere mai entrata nel mondo della droga, ma forse non mi consente di capire certi meccanismi, o di provare empatia verso i miei futuri ipotetici pazienti. E di dipendenze bisogna parlare – anche all’interno della formazione di un medico-wannabe come me.

    “Non dire stronzate Giovanni. Uno non si droga perché è troppo fantasioso o intelligente. Uno si droga e basta. E soprattutto, una persona sceglie di drogarsi. Almeno la prima volta, senza attenuanti della dipendenza che crea o del piacere che infonde. Un individuo, la prima volta che sceglie di drogarsi, lo fa consapevolmente. Lo fa perché un amico gli ha chiesto di “accocchiare”, è semplice e comune“.

    Accocchiamo parla di quattro ragazzi – due coppie che si intrecciano, essenzialmente. Da un lato Giovanni e Vincenzo, che appartengono al mondo della droga e ne conoscono le dinamiche; dall’altro Chiara e Luca, che invece – un po’ come me – di droga non sanno nulla. Chiara incontra Giovanni, Vincenzo incontra Luca – e i destini di questi quattro ragazzi si intrecciano tra città imprecisate e nuove esperienze.

    Luca, in particolare, è il personaggio che ci consente di capire, di entrare nel mondo di Accochiamo, di colmare le nostre lacune – perché Luca, come me, non sa nulla del mondo della droga – e perché Luca è spinto a imparare. Ed è così che anche noi conosciamo termini, modi, effetti, riti – con la stessa naturalezza con cui, in romanzi ben più leggeri, si seguono le vicende di una qualunque ragazzina alle prese con una storia d’amore.

    Vincenzo fa da mentore a Luca in questo mondo – e in questo mondo rimane invischiato, in modo forse un po’ prevedibile, ma in un modo che ci consegna un messaggio importante: non si gioca con i pezzi grossi, in questo mondo, per nessun motivo.

    Chiara e Giovanni, invece, fanno un percorso inverso: si allontanano dalla città, viaggiano, si conoscono, si piacciono. Fanno anche degli errori – errori per cui, a un certo punto, viene voglia di prenderli a schiaffi sonoramente – ma ci insegnano a rimetterci in piedi, a cercare i lati positivi anche nei momenti più bui, e a andare avanti, con un pizzico di coraggio e un pizzico di incoscienza. E alla fine ci affezioniamo, a questi ragazzi che stanno cercando il modo giusto per muoversi nel mondo, nonostante tutte le difficoltà.

    Tra l’altro, Accocchiamo è un romanzo scritto in modo ricercato, in uno stile che mostra tutta la passione di Florio per la scrittura. Anche quando la scrittura le vicende si fanno più cupe, anche nelle scene più difficili da digerire, Florio usa uno stile curato che ci riporta a galla, che ci da speranza in un lieto fine. Certo, tutto questo mi ricorda molto lo stile di Alexandra Kleeman, stile che è stato criticato perchè troppo artificioso, troppo costruito, troppo poco spontaneo – ma possiamo dire, con un piccolo moto d’orgoglio, che questo italiano ricercato piace eccome, e suona in modo ben diverso dall’inglese artificioso sfornato dalle scuole di scrittura americane.

    Insomma: m’è piaciuto assai!

  2. (proprietario verificato)

    E’ tutto vero. “Accocchiare” è un’usanza che va molto in voga da queste parti. Ed è una tendenza che va fermata.

  3. Vincenzo Enrico

    (proprietario verificato)

    Sfogliare quest’anteprima è stato come farsi una canna, senza fumare ma leggendo.
    “Questa canna è un sogno paranormale. E’ la fonte dalla quale si abbevera la fantasia quando i fiumi sono arsi. Sono secchi come la gola che ne chiama ancora dentro di sé. Non odo voce dal vento. Non odo, sento un bruciore che lento avvolge e strugge il cuore”.
    Questo periodo si trova nella lettera scritta da uno dei protagonisti, Giovanni. L’ho letto dall’anteprima su bookabook.it.

  4. (proprietario verificato)

    Ho iniziato a leggere le bozze e penso che non mi staccherò dal pc finché non le avrò finite. Non potevo immaginare che, ancora oggi, alcune città italiane potessero vivere certe vicende legate alla malavita. Sembra di tuffarsi nel dopoguerra, invece i protagonisti di questo romanzo hanno appena finito il liceo. Per fortuna si sono salvati. Per ora davvero coinvolgente, vediamo l’epilogo.

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Felice Florio

Felice Florio, Bari 1993 dice il mio passaporto. Sempre il passaporto mi ricorda quanto adori viaggiare: Cina, Yucatan, Oman, Malesia e Perù i posti più lontani. Non da turista, ho vissuto quaranta giorni a Dublino, un mese ad Aveiro e una dozzina di giorni all’anno vado a Istanbul. Dunque ho tre famiglie adottive sparse per il mondo e la quarta, la più cara, in Puglia. Ho anche una seconda casa ad Almeria: lì ho vissuto sei mesi in Erasmus. Di ritorno il 110 e lode in Lettere. A tredici anni, per gioco, ho pubblicato delle poesie. A diciotto, per passione, un romanzo. A ventidue, per lavoro, un saggio di filologia islamica. Ora vivo a Milano e lavoro per Il Giorno. Ho scritto parecchi articoli dimenticati e tante lettere d’amore bruciate nei caminetti. Ma sono fortunato: parlo tante lingue, conosco un sacco di gente e ho viaggiato molto. Ma i viaggi non sono mai abbastanza.


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