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Alle tre del mattino ora italiana

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“Alle tre del mattino ora italiana” è il racconto di una distopia in divenire che sembra sul punto di esplodere, ma non esplode. Forse. È una distopia col silenziatore, il racconto in soggettiva del giorno in cui il mondo si è svegliato senza  parole:  le persone non riescono più a parlare né a sentire le parole degli altri. Si legge e si scrive con fatica, si comunica a gesti.
E il protagonista si perde in una sgangherata ricerca di qualcuno che possa essersi accorto del momento esatto in cui la parola è sparita: è successo nel cuore della notte ma nessuno sa niente di preciso e nessuno sembra preoccuparsi più di tanto di questa condizione, come se in fondo non cambiasse niente, come se non ci fosse niente di cui stupirsi. Passa una sola giornata e alla fine il motivo della scomparsa sembra svelato, sciolto, superato e nello stesso tempo rimane quasi sullo sfondo, come irrilevante, sussurrato.
“Alle tre del mattino ora italiana” si inserisce nel filone della narrativa sapodista (da sa podis, in dialetto parmigiano, o se podeisa, in dialetto piemontese: se potessi, se avessi potuto): poteva essere un lungo romanzo di riflessione, a tratti epico, sulle sorti dell’umanità e invece. Invece è breve, brillante e scanzonato (in superficie), a ricordarci di prestare attenzione ai gesti minimi, alle divagazioni, ai particolari, alle cose di cui ci possiamo stupire sempre.

Perché ho scritto questo libro?

Il tappeto sonoro che punteggia le nostre giornate, i gesti che le persone fanno con le mani, la luce che c’è in certe mattine feriali, i versi degli animali, le espressioni di un volto: non li vedi, non li senti, non te ne accorgi, se non li togli dall’imballaggio delle abitudini, se non ti sposti di lato a guardare, se non fai attenzione, se non fai memoria, se non ti stupisci di niente. Per questo ho raccontato questa storia, da una mattina qualunque a una sera che finisce con un sussurro.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Diego Finelli
Diego Finelli (1972) è nato a Torino. Vive lì vicino, in un piccolo paese attaccato ai boschi con Ada, Il Rosso, Mafalda, Volpasso, Ciobo e altre creature fantastiche. Lavora in città, in una banca un po' strana che si chiama Banca Etica e in paese, dove dirige - si fa per dire - da più di dieci anni la biblioteca comunale.
Scrive racconti, poesie (ha vinto qualche premio) e romanzi: "Primo: non entrare in banca" (Stampalternativa); "Perché i matti" (Neos Edizioni); è tra gli autori del "Repertorio dei matti della città di Torino" (Marcos y Marcos), a cura di Paolo Nori.
Ha collaborato come blogger con Il Fatto Quotidiano e ha la tessera n.76 dell'associazione To Sorela Entertainment.
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