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Anna & Bibo. Un cucciolo da salvare

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Bibo non è il cucciolo bianco e morbido che Anna ha sempre sognato: è goffo, ha la forma di un salsicciotto ed è anche una vera peste! Così la famiglia Secchielli decide di portarlo a scuola di buone maniere, nel prestigioso Istituto Svizzero per Cani. Ma qualcosa di sinistro si nasconde in quell’edificio…

Un libro dedicato a tutti quelli che hanno – o che vorrebbero avere – un amico a quattro zampe. Una storia per piccoli e grandi lettori sul valore dell’amicizia e della diversità.

CAPITOLO UNO 

Ci sono tanti modi per esprimere un desiderio. E Anna, potete scommetterci, li ha provati quasi tutti. 

Ogni volta che vede un soffione lungo la strada, lo coglie e con uno sbuffo fa volare via tutti quei pelucchi bianchi a forma di ombrellino. E ogni volta che trova una fontana, ci butta dentro una monetina. E quando passa davanti al giardino del signor Tristini, in fondo alla strada, coglie di nascosto una margherita per fare il gioco del desiderio sì, desiderio no, petalo dopo petalo, sperando che si avveri. 

Risultato? Niente, niente e ancora niente. 

La scorsa settimana, poi, il signor Tristini si è accorto che nel suo giardino mancavano dei fiori, così l’ha recintato con del filo spinato e addio margherite! E non contento, ci ha piantato anche un cartello giallo con l’immagine di una scossa elettrica che colpisce uno scheletro. Il signor Tristini è un uomo alto e magro, sembra una specie di lampione, ha un paio di baffi che volano all’insù e possiede un negozio che vende chiodi e bulloni di metallo, la Premiata Ferramenta Tristini. È un tipo preciso, a lui non sfugge mai niente. Anche i vicini lo dicono sempre: «A quello non sfugge mai niente». 

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Anna però non si è arresa, è una tipa testarda. 

E così ogni volta che trova un pozzo, ci mette la faccia sopra e ci sussurra dentro il suo desiderio, sperando che possa avverarsi. E ci pensa intensamente, con gli occhi chiusi, come quando soffia sulle candeline della sua torta di compleanno. E ogni volta che accompagna i genitori al mercatino delle pulci si mette a strofinare le lampade di ottone che trova sulle bancarelle dei robivecchi, non si sa mai, magari c’è dentro un genio che dorme… 

Risultato? Niente, niente e ancora niente. 

 Insomma, Anna ci ha provato in tutti i modi, ma il suo desiderio non si è mai avverato. Finché un giorno, a scuola, Isabella le ha detto come stavano le cose. 

«Ti serve una stella cadente, è il modo più sicuro. Se riesci a vederne una, puoi chiedere tutto quello che ti salta in mente. Un muffin gigante o delle sneakers bianche a pallini rosa.» 

«E se volessi un cucciolo?» ha chiesto Anna. «Uno tutto bianco e peloso, morbido come un cuscino morbido, con la coda soffice e gli occhi dolci.» È così che ha sempre immaginato il suo cane, il suo grande desiderio. A Isa può dirlo, lei è la sua migliore amica. 

«Te l’ho detto, puoi chiedere tutto quello che vuoi. È magia, e non c’è limite alla magia.»  

Isa le ha detto anche che, perché la magia funzioni, bisogna seguire con lo sguardo la scia della stella cadente e trattenere il respiro per otto secondi, non uno di più né uno di meno, otto secondi esatti. Poi bisogna chiudere gli occhi, fare un saltello e dire la formula: «Con la piccola stella della sera, il mio desiderio si avvera». 

«Con la piccola stella della sera? Uhm, sembra una cosa da bambini piccoli…» 

«Da bambini piccoli?» Isa si è guardata intorno con aria sospettosa, poi ha fatto cenno all’amica di avvicinarsi. Sono bastate quattro parole per lasciarla a bocca aperta: «Direttrice Vittoria Grazia Timbuchi». 

«COSA?!» Anna è saltata su. «Vuoi dire che sei stata tu, con un desiderio, a metterla fuori uso?» 

«Shh!!!» Isa le ha tappato la bocca con una mano. «Sei matta, Anna? Se qualcuno lo venisse a sapere, potrei passare dei guai.» 

 La dirigente scolastica Vittoria Grazia Timbuchi è a capo di quella scuola – la primaria statale De Amicis – da circa trent’anni, ed è il terrore di tutti gli alunni. Soprattutto di quelli che frequentano l’ultimo anno, come Anna e Isa, perché ha la brutta abitudine di fare irruzione nelle quinte, interrompere le maestre che stanno spiegando e mettersi a fare domande qua e là. 

Il suo corpo è piccolo, la sua faccia è piccola, anche i suoi occhi sono piccoli dietro un paio di piccoli occhiali da vista. Insomma, è tutto piccolo nella Timbuchi, tutto tranne le orecchie, che sembrano quelle di un elefante africano. E va bene così, perché con i suoi enormi padiglioni auricolari è capace di sentire il minimo rumore anche a distanza di metri. 

Quando cammina lungo i corridoi o entra in una classe, le orecchie della Timbuchi cominciano a muoversi come un radar, a destra e a sinistra. Basta una parola, un sussurro, il suono di una matita che rotola sul pavimento o di un foglietto che viene accartocciato tra le dita e subito… 

«Lamberto, ti ho sentito, mascalzone, fammi subito vedere cosa c’è scritto su quel foglietto!» urla all’improvviso. «Volevi passare un messaggio segreto al tuo compagno di banco, eh? Bene, te lo do io allora un messaggio segreto per i tuoi genitori, portami subito il diario, che ti scrivo una bella nota!» Oppure: «Stefano, Matteo, razza di screanzati, se avete voglia di parlare, perché non venite alla lavagna? Interrogazione di matematica a sorpresa! Sì, evviva, sono la migliore! Ah, ah…» ridacchia con un gelido sorriso. Insomma, è senza pietà. 

La cosa più incredibile però è che in quasi trent’anni di servizio la Timbuchi non ha mai saltato un solo giorno di scuola, né per andare in vacanza né per una malattia. Nessuno! Almeno fino alla settimana precedente, quando è stata vittima di uno strano incidente: investita da un carrello imbizzarrito del supermercato. 

I testimoni dello sciagurato evento hanno raccontato che in quel momento la Timbuchi se ne stava davanti al bancone dei salumi e dei formaggi freschi, aspettando che uscisse il suo numero. 

«Adesso serviamo il cliente numero 17» ha detto un ometto da dietro il bancone. 

«Sono io!» ha risposto subito la dirigente scolastica, facendo un saltello in avanti e tirando spintoni agli altri clienti per farsi largo. «Fermi tutti, questo è il mio numeroooooooo… AAAHHH!» 

È stato in quell’istante che il misterioso carrello, sbucato alla velocità della luce dall’angolo del pane fresco, l’ha colpita in pieno, portandola via lungo il corridoio 4, quello dei detersivi e del cibo in scatola per animali, per andarsi a sfracellare nel reparto sughi e pelati. 

Si dice che la Timbuchi avesse così tanta salsa di pomodoro addosso che i volontari dell’ambulanza non riuscivano a farla stare ferma sulla barella perché scivolava da tutte le parti, e alla fine l’hanno dovuta legare con delle cinghie. 

Risultato: tre settimane di assoluto riposo.  

«Se ti ricordi, il giorno dopo era venerdì. E di venerdì la Timbuchi viene sempre in classe nostra» ha sussurrato Isa, continuando a guardarsi intorno circospetta. «Ma io, la sera prima, avevo visto una stella cadente in cielo e così…» 

«Hai espresso il desiderio, fantastico!» 

Isabella ha annuito, poi ha dato un morso al suo panino.  

«Credimi, la stella cadente è infallibile, è la tua unica speranza per avere un cucciolo.» 

 Da quel giorno, ogni sera, quando mamma e papà chiudono la porta del corridoio, quando quella peste di Franz, il fratellino più piccolo, si mette a dormire e in camera ci sono solo ombre e silenzio… è in quel momento che Anna esce in terrazza, sale con un balzello sul tetto e si mette a scrutare le stelle, con la speranza che una – almeno una – si stacchi dal cielo. 

E meno male che è primavera, altrimenti sai che freddo! 

Arrampicarsi lungo la ringhiera non è difficile, basta un piccolo sforzo. Anna si siede proprio là, sulle prime tegole, attenta a non alzare troppo la testa perché il signor Tristini, dall’altra parte della strada, potrebbe vederla. Quello ogni sera, alle otto in punto spaccate, chiude la ferramenta, sale nel suo appartamento al piano di sopra e si mette alla finestra a scrutare la strada con il binocolo. E siccome il signor Tristini non si fa mai gli affari suoi, se la vedesse seduta sul tetto, andrebbe subito a raccontarlo ai suoi genitori. Allora sì che Anna passerebbe dei guai! 

Vedere una stella cadente, però, non è facile. Isa ha detto che ci vogliono tanta pazienza e occhi bene aperti, come quelli degli esploratori che cercano le isolette in mezzo al mare. 

Anna però è disposta a qualsiasi cosa pur di convincere i suoi genitori a regalarle un cucciolo, anche a rimanere su quel tetto per il resto della sua vita, con la faccia all’insù. Perché sono loro, mamma e papà, il vero problema. Eppure, lei ci ha provato in tutti i modi a chiedere un cane. 

Li ha pregati: «Vi prego, prendetemi un cane!». 

Li ha scongiurati: «Vi scongiuro, regalatemi un cane!». 

Li ha supplicati: «Vi supplico, portatemi un cane!». 

Un giorno si è perfino distesa con la faccia sul pavimento.  

«Pr’ fvr prm’ n’ cn…»  

Che senza il pelo del tappeto in bocca sarebbe stato: «Per favore, portatemi un cane!». Ma loro hanno sempre detto di no. Irremovibili. Senza cuore. 

In realtà è stata mamma a dire subito di no. Papà all’inizio ha detto che ci doveva pensare, come fa tutte le volte che Anna gli chiede qualcosa. 

La sua risposta è sempre la stessa: «Uhm, poi vediamo».  

Qualunque sia la domanda: «Papà, mi compri una maglietta nuova?».  

Oppure: «Papà, mi regali un cellulare, alcune mie amiche ce l’hanno già!».  

Ma anche: «Papà, posso andare in cima a un vulcano in groppa a un maiale cantando una canzone rap?».  

E lui: «Uhm, poi vediamo». Insomma, è senza speranza. Poi però papà ha parlato con mamma e un secondo dopo ha detto di no anche lui. 

Perché non capiscono quanto sia importante per Anna avere un cucciolo? Come possono rimanere insensibili davanti alle sue lacrime? Eppure lo sanno che Isa ha due pesci rossi, Marghe un coniglietto, Giulia un criceto. Insomma, tutte le sue amiche hanno un animale.  

E lei niente! Niente di niente! Solo un fratello! 

E poi non è giusto, ogni volta che Franz chiede qualcosa, mamma e papà gli dicono sempre di sì. 

Lui può chiedere tutto quello che vuole, la maxiscatola delle costruzioni o la macchinina radiocomandata. A Franz basta aprire bocca, fare un piccolo pianto e viene subito accontentato. 

Uffa, sbuffa Anna innervosita. Franz viene trattato come un principino, mentre lei sembra Cenerentola. Ne è sicura: se fosse stato suo fratello a chiedere un animale, il giorno dopo glielo avrebbero subito comprato! 

S’immagina anche la scena… “Ecco il tuo pony azzurro, caro principino Franz Joseph d’Austria, ogni tuo desiderio per noi è un ordine 

E poi rivolti a lei: “E tu, Anna, cosa stai facendo? Hai finito di pulire il pavimento della cucina?. 

Brutta cosa essere la sorella maggiore. 

16 luglio 2020

Aggiornamento

Anna, Bibo, Franz e tutti gli altri protagonisti del romanzo – senza dimenticare l’autore! – vi ringraziano di cuore per il sostegno e la fiducia. Grazie a voi un’idea sbocciata all’improvviso in un giorno d’inverno è diventata prima un’immagine, poi una storia, infine un libro. Ma soprattutto, grazie a voi, le emozioni, le paure e i desideri dei piccoli protagonisti della storia diventeranno quelli di tanti piccoli lettori.
Il traguardo della pubblicazione è stato raggiunto, le avventure di Anna & Bibo tra poco verranno stampate su carta e andranno a infilarsi nello scaffale di una libreria, in attesa che qualche piccola mano incuriosita possa allungarsi. Sono i momenti più emozionanti, quelli della speranza.
Quindi che facciamo? Aspettiamo la nostra copia? Sì e no, perché è ancora possibile fare qualcosa! La campagna di crowdfunding continua: in queste settimane il libro è in corsa verso altri obiettivi, l’extragoal e poi l’overgoal! Se volete dare un altro piccolo aiuto a questo libro, potete raccontare di lui a un’amica, un amico, a un fratello, una zia, un nipote… potete dirgli che esiste un libro che racconta di una bambina e del suo cucciolo. E che possono acquistarne una copia fin da adesso, per loro o per fare un regalo. Perché il libro è il regalo più bello che ci sia. Grazie di cuore.
13 marzo 2020

Aggiornamento

Superato quota 34% dei pre-acquisti!
Cosa vuol dire? Beh, anche se la matematica non è mai stata il mio forte, significa che un terzo dei libri per raggiungere il goal finale è stato raggiunto. Ma per me, significa che tante persone hanno avuto fiducia nella mia storia. E vi ringrazio di cuore. Tutto qua? Eh no, vi chiedo un ultimo sforzo, di condividere e raccontare a tutti quelli che conoscete che esiste un libro, con una storia divertente e commovente, che racconta di un'amicizia tra una bambina e un cucciolo...

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Fabio Leocata
è nato a Firenze nel 1973, dove si laurea in Lettere e Filosofia. Redattore e copywriter in Giunti Editore per oltre quindici anni, dove si occupa di divulgazione scientifica per bambini e ragazzi, dal 2017 diventa responsabile di redazione per Librì Progetti Educativi. Collabora con riviste rivolte al mondo della scuola e ha firmato molti progetti didattici distribuiti nelle classi di tutta Italia. Per i suoi libri e racconti, pubblicati con vari editori, ha ricevuto il fiorino d’oro al Premio Firenze 2018.
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