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Anveersia - Il Centromondo

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Consegna prevista Agosto 2020
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Anveersia, Impero post apocalittico. Con il decreto di preclusione delle arti magiche, Ludvig Marfen ha reso illegale l’uso della magia. In questa particolare ambientazione sociale, Alan e Debora Grammell, due gemelli sedicenni, ricevono un pacco anonimo contenente una misteriosa pergamena. Scoprono così di essere un oggetto dotato di capacità uniche, che li porta a compiere un viaggio oltre ogni immaginazione.
I ragazzi sono affiancati da fidi compagni di squadra, ma i pericoli sono dietro l’angolo: da un lato gli stratiàponi, i militari comandati da Marfen, incaricati di arrestare maghi e streghe che infrangono il decreto di preclusione. Dall’altro, la grande alleanza dei ribellanti, un’organizzazione di stregoni criminali che brama contro la loro missione.
I gemelli si accorgono ben presto di essere finiti in una questione altamente pericolosa, dove nulla è come sembra.

Perché ho scritto questo libro?

Perché mi piace far immergere il lettore nel mondo che ho creato, renderlo partecipe del viaggio mentale che ha preso forma nella mia testa. Vorrei anche sfatare il mito secondo il quale un romanzo fantastico sia un semplice mezzo di intrattenimento. Nella storia ho deciso di affrontare due temi, che desidererei trasmettere a chi legge: il primo è la disobbedienza civile, il secondo è il concetto psicologico di “identità”.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Estratto del secondo capitolo 

Dopo un breve viaggio in direzione della periferia di Dormut, arrivarono finalmente a destinazione. 

Appena scesi si trovarono di fronte a un alto cancello argentato, che dava accesso a un immenso giardino.

In mezzo a esso spiccava un’elegante villa che si sviluppava lungo tre piani ed era costruita interamente in legno. 

L’ingresso si raggiungeva attraverso un portico rialzato e sormontato da una serie di colonne tortili. 

Timpani triangolari e sporgenti svettavano oltre le finestre dei piani superiori; il blu cobalto delle pareti esterne si sposava bene con le tegole viola dei tetti spioventi. 

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Un ometto dai capelli bianchi raggiunse il cancello. 

«Benvenuti a Villa Oconnor» annunciò aprendo il lucchetto. 

Il gruppo varcò la soglia ed entrò nel giardino, per poi seguire il maggiordomo. 

Dopo aver sorpassato una fontana di pietra, raggiunsero l’abitazione passando tra cespugli e alberi.

Addentrati nella villa, si ritrovarono in un grande salone di ingresso, illuminato da carta da parati dorata. 

I gemelli si aspettavano di trovare l’ambiente pullulante di uomini e donne di servizio, ma con loro grande sorpresa si accorsero che il salone era invece animato da numerose sferette luminose che volavano da una parte all’altra, trasportando oggetti come stracci o secchi contenenti biancheria.

«Questi sono i miei aiutanti» disse l’uomo entusiasta. 

«Sapete, un solo cameriere non basta per portare avanti il lavoro qui dentro, quindi madame Oconnor ha pensato bene di farmi questo regalo. Non so di che tipo di incantesimo si tratti, ma so per certo che è stata un’ottima idea. Sono efficienti, veloci e competenti nel proprio lavoro. Non potevo chiedere aiutanti migliori! Ho saputo che per voi non è un problema l’utilizzo della magia, quindi le ho lasciate libere. Solitamente quando abbiamo ospiti, siamo costretti a tenerle nascoste…» e continuando a parlare si fece seguire fino al piano di sopra. 

Debora era sempre più meravigliata: prima il signor Kafka che custodiva nel proprio museo oggetti illegali e adesso il sindaco Oconnor che usava la magia per mantenere l’ordine e il pulito in casa propria. 

Raggiunsero un’ampia stanza sormontata da un lampadario di cristallo; al centro troneggiava un tavolo circolare.

«Questa è la sala dei ricevimenti» disse il maggiordomo. 

«La cena verrà servita qui» poi indicò una porta a due ante di legno che si trovava in fondo alla stanza: «Madame Oconnor è nel suo ufficio, appena avrà finito vi raggiungerà».

Fece un inchino e si voltò, avviandosi verso le scale per tornare al piano terra. 

«L’ufficio postale cade a pezzi e questa qui vive nel lusso più sfrenato!» commentò acidamente Sparrow appena furono lasciati soli. «È vergognoso». 

«Questa villa apparteneva alla sua famiglia» rispose Cameron «l’ha semplicemente ereditata». 

«E con questo? Stai cercando di farmi credere che non sia una donna schifosamente ricca?» continuò il pennuto guardandosi intorno. 

«Chiudi quel becco» lo rimproverò Romilda «si trova nell’altra stanza, potrebbe sentirti! È possibile che tu debba essere sempre così maleducato?». 

Sparrow stava per rispondere male, ma decise saggiamente di stare zitto. 

Si rese conto, infatti, che insultandola avrebbe rischiato di beccarsi un manrovescio da Cameron: con le mani che si ritrovava, lo avrebbe fatto volare fin sopra al lampadario. 

«Ma il sindaco usa la magia così indisturbatamente?» domandò Debora per cambiare argomento. 

«Sono rimasto sorpreso anche io» rispose Marvin «soprattutto perché ero un po’ spaventato dal fatto che Kafka le parlasse di questa situazione. Per lo meno sappiamo che è una persona affidabile su questo tipo di cose». 

«Un po’ spaventato?» gli fece eco Cameron. 

«Appena ti ho detto che Rufer avrebbe avvertito il sindaco sei diventato dello stesso colore di questa parete» e indicò il muro dall’intonaco biancastro. 

«Pensavo saresti svenuto da un momento all’altro», aggiunse sorridendo. 

Debora tirò fuori il cellulare e sbloccò lo schermo. 

Il lieve bagliore illuminò il suo viso lentigginoso. 

«Non ti ha ancora risposto Dafne?» domandò Romilda. 

La ragazza scosse la testa. «Sono giorni che non la sento. Non so, sembra quasi che mi stia tenendo il muso». 

«Magari si è stancata di avere sempre intorno una come te» si intromise Alan. 

«Dafne?» ripeté Cameron incuriosito. 

«La Collins» precisò Romilda, «quella ragazzina minuta che abita vicino al signor Goldon, ricordi? Due anni fa i suoi genitori morirono in un misterioso incendio. In paese non si parlava d’altro». 

Il fidanzato allora annuì, facendo ondeggiare le flaccide guance da criceto. 

«Come dimenticarlo» disse Sparrow «si chiedevano tutti cosa avessero combinato per meritarsi una fine del genere». 

Debora alzò la voce: «Che vorresti dire?». 

«Oh, andiamo» replicò il pennuto «pensi sul serio che sia stato un incidente? Evidentemente i genitori di quella ragazzina erano capitati in una brutta situazione e qualcuno ha deciso di farli fuori». 

«Non si specula sulla morte delle persone» affermò Marvin serio «tanto meno divertendosi a fare teorie del genere». 

La discussione venne interrotta da un rumore secco. 

La grande porta di legno, posta dietro a loro, si spalancò. 

Entrò nel salone Annabel Oconnor, il sindaco di Dormut. 

Una donna sulla cinquantina, molto attraente e dal portamento regale. Indossava un tubino nero che le metteva in risalto i fianchi formosi.

I capelli color inchiostro erano legati in una lunga treccia. 

Una collana di perle ornava il collo da cigno. 

Con dei tacchi vertiginosi, avanzò per avvicinarsi agli ospiti. 

«Buonasera» disse con voce armoniosa e stringendo la mano a tutti gli invitati. 

Da più vicino si poteva notare il neo che aveva appena sopra la parte destra del labbro. 

«Spero che Arnold vi abbia accolto nel migliore dei modi» continuò. 

«Non potevamo chiedere accoglienza migliore» rispose Cameron con un sottile tono di imbarazzo. 

Lei sorrise: «Ne sono felice» rispose, poi dopo una piccola pausa riprese a parlare: «Deduco che voi due siate i famosi gemelli Grammell, giusto?» 

Alan e Debora si limitarono ad annuire timidamente. 

La signora Oconnor era in grado di causare una discreta soggezione nei propri interlocutori.

«Accomodatevi» continuò la donna, usando un tono più simile a un ordine che a una proposta. 

Appena tutti furono seduti, Annabel schioccò le dita e il salone venne invaso nuovamente dalle curiose sferette luminose che il gruppo aveva già visto al piano terra. 

Alcune trasportavano teglie traboccanti di cibo, altre bottiglie di vino e bicchieri. 

«Penso che al signor Kafka non dispiaccia se iniziamo a fare un piccolo aperitivo in attesa che lui arrivi» disse la signora Oconnor. 

«Arriverà con il professore?» chiese Alan afferrando una delle pagnotte che erano appena state servite. 

«No» rispose il sindaco «il professor Torrier ci raggiungerà dopo cena. Si trovava in uno dei suoi soliti viaggi, ma appena Rufer gli ha parlato di quel che vi è accaduto ha fatto di tutto per poter tornare a Dormut. Ha detto che dovrebbe riuscire ad arrivare per le nove». 

«Deve stargli molto a cuore questa pergamena, vista la reazione che ha avuto» sussurrò Romilda. 

«È la stessa cosa che ho pensato anche io» replicò Annabel. «A quanto pare si tratta di una faccenda importante, altrimenti non vedo il motivo di tutta questa agitazione». 

Udendo quelle parole, i gemelli sussultarono. 

«Lei non sa niente riguardo a questa faccenda?» domandò Marvin un po’ sgarbatamente. 

La signora Oconnor sorseggiò il vino dal calice e poi rispose: «Non vedo come potrei saperne qualcosa. Non sono molto esperta di oggetti magici, anche se mi hanno sempre affascinata». 

A un tratto gli invitati non credettero ai propri occhi, quando videro un pavone uscire dallo studio del sindaco. 

«Eccolo, si è svegliato finalmente!» esultò Annabel. 

«Vieni qui Narciso, abbiamo degli ospiti!» 

L’animale si incamminò lentamente verso la padrona. 

La luce del lampadario faceva risplendere i suoi colori sgargianti, dal verde smeraldo del collo alle sfumature brillanti della coda. 

L’uccello si appollaiò sotto alla sedia della donna. 

«È molto timido» si giustificò lei «non è abituato a vedere così tante persone». 

«Ma è bellissimo!» si complimentò Cameron. 

«Sono animali molto eleganti» rispose la donna fiera: «Da piccola ho sempre desiderato averne uno. Temo tuttavia di averlo viziato un po’ troppo, forse addirittura più di mio figlio». 

«Non sapevo avesse un figlio» disse Cameron sorpreso. 

«Viene a scuola da noi» si intromise Debora. 

«Sospettavo conosceste Bentley» replicò Annabel. 

«Dopotutto avete la stessa età. Sedici anni, giusto?». 

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Ho cominciato a leggere le bozze non editate, mi trovo al quarto capitolo.
    Che dire, non mi aspettavo un libro del genere. Scene descritte davvero molto bene, riesci a immaginartele come se stessi guardando un film. Una trama che sembra essere abbastanza originale e imprevedibile. Ma, soprattutto, uno stile davvero molto semplice (ma non per questo povero) che rende la lettura scorrevole e che fa subito senitre il lettore a proprio agio.

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Gregorio Bisio
Mi chiamo Gregorio Bisio, classe 1998. Studio Chimica e Tecnologie Farmaceutiche presso l’Università degli studi di Genova. Tuttavia, oltre alla scienza ho anche un grande interesse per le storie: sin da piccolo ho divorato una lunga serie di romanzi, sopratutto fantasy e fantascientifici, che poco a poco mi hanno avvicinato al mondo della scrittura. "Anveersia – Il Centromondo" è il mio romanzo d’esordio, idealmente il primo di una saga.
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