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Anveersia - Il Centromondo

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Sono trascorsi vent’anni da quando Ludvig Marfen ha messo al bando la magia su Anveersia: chiunque sia scoperto a praticare le arti occulte sarà perseguito dalla legge. Un bel problema in un mondo popolato da streghe, sciamani e creature fantastiche, in cui la magia fa parte del DNA degli esseri viventi. E un problema ancora maggiore per i gemelli Grammell, che una mattina di settembre ricevono a casa uno strano pacchetto, contenente un oggetto magico tanto enigmatico quanto illegale.

Chi glielo avrà inviato? E perché proprio a loro? Ma soprattutto, saranno disposti a mettere a repentaglio le loro vite per risolvere il mistero che nasconde?

Con questo breve discorso inauguro ufficialmente la mia investitura politica. Penso ormai sappiate che prediligo un linguaggio semplice, comprensibile da tutti: per me il rapporto con i cittadini è una priorità.Come promesso durante la campagna elettorale, domani entrerà in vigore il decreto di preclusione delle arti magiche. Diverrà illegale ogni tipo di incantesimo, pozione o rituale. Una decisione che avrà riscontri positivi per la nostra società, dove l’uso incontrollato dei poteri ha portato a gravi situazioni di disordine sociale. In seguito alle numerose, nonché violente, proteste degli ultimi mesi, mi vedo costretto a formare la squadra mobile delle guardie imperiali, gli Stratiàponi, che avrà il compito di arrestare coloro che infrangono il decretodi preclusione.Cominceremo a diffondere gli strumenti tecnologici usati nel Mondo Primitivo, ideati e distribuiti dai miei fidi ingegneri. Il Parlamento avrà meno libertà rispetto alle precedenti legislature, come avevo già anticipato. Quando troppe ideediverse si scontrano, diventa impossibile prendere decisioni costruttive. Per questo motivo io, da oggi, divento il detentore del potere legislativo e lascio ai miei colleghi parlamentari l’opportunità di apportare solo piccole modifiche alle leggi che introdurrò. Seguitemi con fedeltà e rispetto e sono sicuro che, insieme, torneremo a far splendere la nostra amata e preziosa Anveersia.

Ludvig Marfen -4 marzo 56

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PROLOGO

Il fruscio delle pagine risuonava nella caverna, accompagnato dal rumore di acqua che gocciolava dalle stalattiti.Seduta al vecchio tavolo di legno, Vermiglia sfogliava un grosso volume polveroso, schiena ricurva e occhi strizzati per leggere meglio nella penombra che la circondava.Giunta al capitolo che le interessava, puntò l’indice scheletrito sul titolo, “Amòrfia”; passò poi a scrutare l’elenco di ingredienti, assicurandosi di avere tutto ciò che occorreva per la ricetta.Era sicura di avere ancora delle scorte di germogli riccioluti, ma la pozione richiedeva anche un’abbondante dose di linfa granulare, che ormai scarseggiava nei barattoli della dispensa.Improvvisamente, la strega udì un frastuono familiare che la costrinse a distogliere l’attenzione dal libro: si alzò di scatto, talmente veloce da rischiare di far cadere la sedia all’indietro. Raggiunse l’entrata della grotta a passi svelti, il lungo mantello che strisciava sul pavimento roccioso. Appoggiò le mani sui bordi frastagliati dell’imboccatura e si affacciò all’esterno. Gettò lo sguardo sulle isole imponenti che si innalzavano dal mare, con le caratteristiche catene montuose di roccia bianca che rendevano l’arcipelago di Kronor unico nel suo genere. Abbassò gli occhi sulla distesa d’acqua spumeggiante.Una figura nera si stagliava all’orizzonte, circondata dal cielo arrossato dal tramonto. Volava grazie a possenti ali di pietra, sollevando il fragore che Vermiglia aveva subito riconosciuto: Gargesmod Quibec stava venendo a farle visita. La strega s’innervosì all’istante, abbandonò l’entrata e corse alla specchiera. Sistemò minuziosamente gli adorati capelli, una lunga chioma porpora che le raggiungeva i fianchi. Osservò anche il riflesso del viso, agliato a metà da una profonda crepa che percorreva la superficie dello specchio.Gargesmod, intanto, atterrò con un tonfo all’interno della caverna. Mezzo gargoyle, si presentava come un uomo alto e muscoloso, con gigantesche ali di granito e artigli di pietra su mani e piedi.Rimase in ginocchio a testa bassa per un paio di secondi, poi sollevò il capo e le rivolse la parola: «Ciao, Marabeth».La faccia di Vermiglia si deformò in un ghigno di rabbia.«Se sei venuto solo per darmi fastidio puoi anche andartene» rispose lei, fredda. Poi si voltò e si avvicinò alla credenza, decisa a riprendere la preparazione del filtro.«Ti ho semplicemente chiamato con il tuo nome» ribatté lui, alzandosi da terra e ripulendosi dalla polvere. Fingeva di non sapere quanto le desse fastidio essere chiamata in quel modo.«Ma per favore!» tuonò Vermiglia, mentre rovistava negli scaffali alla ricerca di sangue di Slepnir. «Quello non è più il mio nome.»Gargesmod raggiunse il tavolo, dove il ricettario aperto mostrava pagine ingiallite fitte di calderoni illustrati e liste di piante.«Amòrfia… pozione che migliora l’aspetto fisico…» lesse. «Non hai ancorasmesso con questi intrugli inutili?»«Mi aiutano a star meglio con me stessa.»«Già mi immagino la scena: tu che, dopo esserti bevuta quello schifo, passi ore davanti allo specchio fissando le tue nuove sembianze, fino a quando l’effetto non svanisce… È roba da squilibrati.»Ma lei non rispose, impegnata a frugare tra barattoli e scodelle e a sollevare un gran frastuono. Sembrava quasi facesse rumore di proposito, per evitare di sentire le continue critiche.Gargesmod si diresse verso il tavolo di marmo posto al centro della grotta, continuando a provocarla, un passatempo che lo divertiva particolarmente. «Comunque mi spiace dirtelo, Marabeth, ma i tuoi genitori sono pur sempre i tuoi genitori. Il vostro litigio non può certo…»«E cosa ne sai tu del nostro litigio?» sbraitò Vermiglia, interrompendolo. Aguzzò gli occhi, osservando i lineamenti del volto di Gargesmod, duri e spigolosi come la pietra. «Io non ho niente a che fare con quei marchiati» continuò, i denti stretti dalla collera.L’uomo picchiettò con gli artigli sul tavolo. «Non offri niente al tuo ospite?» chiese, mantenendo un’espressione derisoria.La strega s’incamminò nella sua direzione, reggendo nelle mani due capienti calici di cristallo.«Dai, sai cosa penso veramente. Hai fatto bene a scappare da quei luridi marchiati» riprese Gargesmod. «L’unico aspetto negativo è che sei costretta a vivere in questo posto» aggiunse, gli occhi che scrutavano pareti e soffitto della caverna.Vermiglia appoggiò i bicchieri sul tavolo e versò del Marniba, un liquore pregiato ricavato dai fiori di papavero. «Fino a quando Marfen starà al potere sarò costretta a vivere qui» replicò.«Sai che è solo questione di tempo,» commentò Gargesmod, dopo aver sorseggiato dal calice «prima o poi riusciremo a risolvere il problema. Marfen non può comandare per sempre.»«Sì, ma… ma…» balbettò lei «… ci toccherà eliminare anche molti civili. Dalle voci che mi arrivano, non sembrano essere tutti contro le sue leggi, anzi…»Gargesmod si ripulì la bocca con il dorso della mano.«Meglio così. Bisogna fare pulizia. Sono un branco di ingenui senza cervello, marchiati e non. Chi vuole stare dalla nostra parte è ben accetto, tutti gli altri vanno eliminati.»La strega si allargò in un sorriso compiaciuto.«Versamene ancora!» ordinò lui a gran voce.Vermiglia lo accontentò, senza nemmeno abbassare lo sguardo.«Ieri ho parlato con Nebulos» continuò Gargesmod. «Mi ha detto che non ha ancora nessuna notizia della pergamena. Per di più, adesso non si riesce nemmeno a trovare Ganam.»La strega inarcò un sopracciglio. «Oggi quella dannata pergamena è l’ultima cosa a cui voglio pensare» disse. A udire le sue parole Gargesmod rischiò di farsi andare di traverso il Marniba. «Ma che stai dicendo?» esclamò, sbattendo violentemente il calice sul tavolo.Per tutta rispostalei indicò la mano dell’uomo. «Te la cavi piuttosto bene a reggere quel calice, nonostante gli artiglietti che ti ritrovi» constatò, con una risatina acuta.Il mezzo gargoyle tirò un colpo al bicchiere, il liquido magenta inondò la superficie del tavolo.«Non stiamo giocando, Vermiglia. Hai idea di quello che sta per accadere?» sbraitò Gargesmod con espressione seria. «Questo è l’inizio della nostra ascesa, non possiamo permetterci di fare sbagli. Se la cosa non ti interessa, nessuno ti costringe a seguirci. L’unico motivo che ti spinge a farlo è che senza di noi saresti completamente sola. Il che non è da sorprendersi, visto come ti comporti.»Le parole furono crudeli e glaciali, esattamente come chi le aveva pronunciate. La strega rimase immobile a fissarlo, senza battere le palpebre.«Lo sapevo che non dovevamo coinvolgerti. Sei solo una squilibrata in continua ricerca di attenzioni e…»«Vattene» sussurrò Vermiglia.Gargesmod aggrottò la fronte e per un attimo sembrò titubante sul da farsi, quando lei esplose in un urlo: «Vattene via! Sparisci!».L’ospite vide i capelli della strega farsi sempre più lunghi. Una parte si sollevò in aria andando ad avvolgere l’antico lampadario appeso al soffitto che, dopo uno strattone violento, fu sradicato e cadde sul tavolo con uno schianto assordante. Il marmo si crepò sotto al suo peso, il bicchiere di Marniba cadde a terra.In men che non si dica, Gargesmod si alzò e raggiunse l’entrata della caverna, di corsa. Sapeva quanto potevano diventare pericolose le sfuriate di Vermiglia. Dietro di lui, la strega continuava a urlare, i capelli che roteavano nell’aria come dotati di vita propria. Non riusciva mai a contenerli, quando era in balia di forti emozioni.Gargesmod si buttò nel vuoto, per poi aprire le gigantesche ali di pietra e sollevarsi. Cominciò a volare dirigendosi verso l’orizzonte.Vermiglia rimase immobile a guardarlo mentre scappava via, poi si voltò verso lo specchio e si toccò ripetutamente le guance, scavandosi la faccia con fare deciso, i capelli impazziti che si dimenavano in ogni dove. Subito dopo, iniziò a piangere. Gargesmod aveva detto una cosa falsa, o per lo meno non del tutto vera: oltre che per non sentirsi sola, lei si era immischiata perché quella faccenda era di importanza colossale. Le importava davvero della pergamena, e Gargesmod lo sapeva bene. Infatti, lui non aveva dato peso alla sceneggiata. Anzi, quello era un teatrino quotidiano a cui dovevi abituarti, se avevi a che fare con streghe come Vermiglia.

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Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Ho appena terminato la lettura. Lo stile scorrevole e la trama avvincente rendono la lettura piacevole, il tempo è volato. La descrizione dei personaggi è uno dei punti di forza, sembra di averli conosciuti di persona.
    Interessante anche la diversità di possibili chiavi di lettura, da quella immediata relativa alla storia esplicita, a quelle sottostanti di tipo politico e psicologico.
    La conclusione sembra fatta appositamente per farci attendere il proseguimento della saga.

  2. Ho appena terminato il libro e il primo commento che mi viene in mente è “wow”. Una storia che con una base Fantasy, da tanti spunti di riflessione per situazioni che viviamo nel reale. Facilissimo mettersi nei panni dei personaggi e sentirsi coinvolti nella storia e dai loro ragionamenti, mi è sembrato quasi di far parte del gruppo. Lo stile, semplice e diretto, è perfetto per chi è nuovo a questo tipo di lettura e apprezzabile da chi, al contrario, già ne ha preso le misure. Non mi aspettavo di essere così entusiasta e sono felicissima di averlo letto.

  3. (proprietario verificato)

    Ho cominciato a leggere le bozze non editate, mi trovo al quarto capitolo.
    Che dire, non mi aspettavo un libro del genere. Scene descritte davvero molto bene, riesci a immaginartele come se stessi guardando un film. Una trama che sembra essere abbastanza originale e imprevedibile. Ma, soprattutto, uno stile davvero molto semplice (ma non per questo povero) che rende la lettura scorrevole e che fa subito senitre il lettore a proprio agio.

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Gregorio Bisio
nasce nel 1998. Vive a Cogoleto, in provincia di Genova, e frequenta la facoltà di Chimica e tecnologia farmaceutiche. Ha sempre avuto la passione per la lettura, prediligendo libri fantasy, fantascientifici e gialli. Anveersia - il Centromondo è il suo romanzo d’esordio, idealmente il primo di una saga.
Gregorio Bisio on Instagram
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