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Bankabbestia è la storia di una banca che frana, e si trascina dietro una città.
Di risparmiatori che vedono polverizzati i loro risparmi di una vita in una notte, nella banca cui hanno dato fiducia per generazioni. Di dipendenti che hanno coinvolto le loro famiglie e i loro genitori, nonni, zii, negli investimenti fiduciari che hanno proposto, investimenti che vengono azzerati con un tratto di penna.
È la storia di bancari cui viene tolta la dignità, vilipesi, additati come rapinatori e spergiuri dai familiari e amici più stretti, mentre attorno banchieri ladroni e controllori conniventi continuano a banchettare sui resti di un territorio devastato nelle sue fondamenta.
È una storia di relazioni che si sfasciano, di legami che muoiono e che rinascono sulle ceneri di Ferrara, la cui mortifera resilienza è l’unica garanzia di sopravvivenza alle calamità naturali e sociali.
È la storia di uno squasso tellurico che, come un punk in doppiopetto grigio, distrugge la rete di protezione sociale del risparmio accantonato dai nonni per i nipoti, sempre più precari, sempre più incerti, sempre più soli.
È la storia della gente di Ferrara, di Jesi, di Arezzo, di Chieti, di Vicenza, di Montebelluna, di Siena. Ma è anche una storia di colpi di scena, di audaci triangoli  Ferrara – Roma- Bruxelles, di giardini segreti e inaccessibili, di sindacalisti riluttanti ed avvocatesse singolari, di persone disperate, di persone che non si arrendono.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo libro perché non potevo fare a meno di scriverlo. È un’elaborazione del lutto, una restituzione del dolore sociale che mi è stato riversato addosso dai colleghi, dai clienti, dagli amici, dai parenti. Una testimonianza dell’atto di sabotaggio economico perpetrato ai danni della mia terra.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

  1. saraossi0

    (proprietario verificato)

    Ho vissuto in prima persona il terremoto (quello vero) dell’Emilia, e ho vissuto dall’interno il terremoto finanziario, politico, mediatico che ha investito la banca della mia città, flagellando nel profondo, ma soprattutto nel portafoglio, amici, parenti, colleghi, conoscenti. E ho vissuto sulla mia pelle lo sconquasso psicologico che questo terremoto ha lasciato nelle coscienze di ciascuno. Nessuno escluso.
    Tante volte ci siamo detti: ‘Dovremmo scrivere un libro, per raccontare l’assurdità di ciò che è capitato.’
    Nicola l’ha fatto e, per l’ironia e la diplomazia che lo contraddistinguono, sono convinta che alla fine della lettura questo libro mi avrà stappato un sorriso, un ricordo, uno spunto di riflessione, mi avrà fatto imprecare, mi avrà forse lasciato un po’ di amaro in bocca e magari mi avrà anche fatto scendere qualche lacrima.
    Ecco perché non vedo l’ora di leggerlo.

  2. (proprietario verificato)

    Ho vissuto e sto vivendo il lutto di questa città, le sensazioni provate nel leggere l’anteprima sono esattamente le stesse che ormai accompagnano ogni nostra giornata da troppo tempo….non vedo l’ora di poter leggere il resto.

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Nicola Cavallini
A otto anni con il piccolo chimico feci quasi esplodere il mio balcone. A nove anni mio padre mi regalava i meccano e i modellini da costruire, poi si spazientiva e li costruiva lui, finché finalmente, per i miei dieci anni, mi regalò, con disappunto e un filo di inquietudine, quello che desideravo veramente: Big Jim. È da allora che costruisco storie nella mia testa - a parte un mobiletto Ikea che ho assemblato all'incontrario ma almeno stava in piedi, il mio Everest del bricolage. In ogni luogo abbandono qualcosa: un ombrello, un cappello, un portafoglio, un telefono. Mi è quindi impossibile rendermi irreperibile. Faccio l'avvocato per esclusione, il bancario per masochismo, il sindacalista per disperazione.
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