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Bellagente

Bellagente
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Consegna prevista Aprile 2022
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Ti è mai capitato di ammirare chi la mattina prepara la colazione per Instagram, anziché farla in mutande? O chi, su due piedi, ti spiega cos’è un ‘think thank’? O di sentirti complice di chi al supermercato sposta le confezioni di latte per prendere quello più fresco?
Cosa ci piace, ci intriga, ci fa simili agli altri?
La risposta è un periscopio sulle abitudini della gente.
Bellagente è una carrellata di quel campionario umano che piace, una lente di ingrandimento sulle persone che ammiriamo, o troviamo interessanti, commoventi, simpatiche. Un percorso di osservazioni curiose che finiscono col restituirci i suggerimenti per essere la persona che vorremmo incontrare.

Perché ho scritto questo libro?

Invidio la gente, la ammiro, la osservo e penso a cosa certe persone hanno che io non ho.  Le persone che ci circondano sono uno spettacolo da cui attingere per essere migliori.
Ho scritto questo libro per rendere omaggio alle persone degne di stima e gettare una luce positiva sugli altri, in un mondo dalla critica facile e il meme pronto.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Ammiro quelli che si ricordano di tenere sempre la schiena dritta.

Anche al supermarket, mentre rincorrono il nastro trasportatore e improvvisano il tetris con i surgelati; o sfogliano Focus dal dentista intenti a chiedersi se qualcun altro prima di loro ha bagnato la punta del dito medio per sfogliare pagina.

Le donne che indossano tacco dieci e collant supervelato a metà gennaio. Scomodo, gelido e volontario non è una raffinata linea estetica, è l’asse del male. L’eleganza è per chi non ha freddo.

Quelli che mentre si fa conversazione, con disinvoltura aprono davanti ai tuoi occhi l’archivio foto del loro cellulare. Si mettono a sfogliare su e giù con il dito in cerca di un’immagine precisa, in tutta tranquillità e senza il minimo timore d’incappare in qualcosa di sconveniente. E hanno pure impostato il salvataggio automatico delle foto in arrivo.
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Le persone che, al momento di partire, non si fanno prendere dall’ansia d’esser in ritardo. E venti minuti prima che il loro treno lasci la stazione sono ancora a casa a domandarsi se portare o meno la piastra per capelli.

Quelli che preparano la colazione per Instagram. Tovaglietta beige come la tazza, yogurt in ciotola di vetro, frutta esotica tagliata a cubetti con lama giapponese. Io faccio colazione in mutande.

Quelli che ‘dormirò quando sarò morto’ e vivono ogni notte come facesse ancora parte del giorno: alle undici e mezza si siedono a guardare due puntate consecutive della loro serie tv, cercano le chiavi della Yaris o il codice fiscale per andare a prendere le sigarette. Io al massimo mi alzo a fare la pipì e non tiro l’acqua.

Se non dormo almeno otto ore, al mattino sono un grizzly dagli occhi pesti iniettati di sangue.

Chi alle sette del mattino porta giù a pisciare il cocker, il cane che ogni santo giorno gli lascia orde di pelo sul divano nuovo di alcantara. A quell’ora, io faccio fatica a infilarmi le adidas già allacciate per accompagnare alla fermata mio figlio, quello che mi ha commosso con una poesia inventata per la festa della mamma, mi ha regalato un eye-lyner di YSL, e una volta con le ditine mi ha stanato l’orecchino di acquamarina giù sotto il tappo del lavabo.

Chi arriva a casa di una persona e con disinvoltura leva veloce le scarpe lasciandole accanto al portaombrelli fuori dalla porta. E’ certo dell’integrità dei calzini indossati alla penombra dell’alba, come del fatto che stamattina è sorto il sole. Amen.

Quelli che si fanno i selfie in palestra e poi li postano sui social – come dire ‘io c’ero’. Li ammiro perché almeno in palestra ci vanno.

Quelle che la sera, di fronte al marito che rincasa, si sentono a loro agio con la pantofola di spugna ‘Pensione Gloria’, il mollettone verde della doccia e la felpa da combattimento di acetato che sa di melanzana sfrigolata. Ma in cuor loro, hanno messo tacchi all’anima e sculettano col cervello.

Quelle famiglie che la domenica riescono a starsene in casa per l’intero giorno. Tutti insieme, genitori e figli. E alle otto di sera, nessuno che senta il bisogno di mordere il prossimo che entra nella stanza.

Quelli che passano davanti alle vetrine degli ottici e tirano dritto. Io sono tentata di cambiare montatura già dopo sei mesi. E prima che siano trascorsi, mi fermo comunque. Per scuotere la testa e allontanarmi soddisfatta di aver scelto il migliore modello sulla piazza.

Quelli che quando si parla di mattonelle, sanno distinguere uno spinnaker blu da un azzurro malva, da un’acqua di baia sardinia, ma anche da un cielo del Sahara. Per me, una mattonella azzurra può essere solo pulita o sporca.

Quelle che hanno solo dieci minuti al giorno per scorrere le notizie on-line e confessano di aver letto tutto l’articolo “Come diventare un Angelo di Victoria’s Secret”.

Chi fa una bonifica del telefono ogni sei mesi. Elimina contatti superati, applicazioni futili, immagini inutili. L’app iFart, il numero di telefono del proprietario di una sella comprata otto anni fa, la foto di dove ho parcheggiato la Punto il sette marzo 2015. E guadagna una manciata vitale di giga.

Quelli che nel piatto della cena versano qualcosa che allo stesso tempo è: salutare, bio, nutriente, multivitaminico, miniporzionato, organico. Talvolta liquido. Dopo cinque forchettate (o cucchiaiate), ciascuna al costo di un ombretto di Dior, il piatto è pulito. E quando portano al lavandino le posate con appese un paio di germogli, si sentono pieni e soddisfatti.

Quelli che riescono a distinguere il confine tra esasperare i figli e chiedere loro un giusto sforzo. Un sette in storia, la pulizia dello zaino ogni tre mesi, “per favore” accanto a “passami il sale”. Chiedo troppo?

Quelli che si trattengono dall’avere sempre pronto anche un piano B. Io preparo sempre un piano B, e talvolta anche un C. Forse è per questo che quello A alla fine non mi riesce quasi mai.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Marcella Manghi
Marcella Manghi - emiliana d’origine e milanese di importazione – a partire dal 2009 ha pubblicato il saggio “Via col tempo”, i romanzi “Qualcosa di diverso” e “Mamma mongolfiera”. “Ventinove Colazioni” è uscito nel 2020 con Bookabook. Ha lasciato una laurea in Matematica nel cassetto, per dedicarsi - prima alla realizzazione di booktrailer - poi, alla scrittura (articoli di costume e società per magazine on-line), al marito e ai tre figli.
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