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Blake - Cronache del Continente Maestro

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Consegna prevista Marzo 2020

Il Regno di Dorica è sul piede di guerra. Il primo Generale della Corona è giunto alla Valle dei Falchi per stanare i cospiratori che si dice abbiano appoggiato il popolo nordico degli Alarici, presunti assassini della primogenita del Re e, a detta degli eserciti di Dorica, pronti a valicare i Picchi del Nord per insediarsi nei ricchi territori a sud del Regno. Le accuse ricadono su Dervis Donovan, Capo Villaggio di Wheeler e padre del giovane Blake. Il ragazzo assiste all’uccisione brutale del padre, viene sfregiato in volto e derubato di un antico oggetto ricevuto in dono dai suoi avi, una moneta che presto scoprirà avere un valore inestimabile. Nove anni dopo, terminata la Guerra delle Trecce, Blake è pronto a vendicarsi. Divenuto meticoloso e letale, temprato da un’adolescenza infame, il giovane Donovan si lancia alla ricerca di Blind e dei suoi uomini per saziare la sua sete di vendetta e per smascherare una delle più infime macchinazioni che il Regno di Dorica abbia mai subito.

Perché ho scritto questo libro?

Da sempre affascinato dal mondo medievale e dalla mitologia, scorgo nel genere fantasy il giusto approdo per mescere questi due elementi. Leggendo la narrativa di questo genere, seppur con qualche eccellente eccezione, ho sentito la mancanza e quindi il bisogno di dipingere su carta la storia di un uomo come tanti – seppur straordinario nelle abilità di combattimento – colmo di difetti. Un non-eroe. Blake è un assassino, eppure è il paladino di questa storia. Sta qui la differenza.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Episodio I – La Lunga Attesa

Anno 1123
I° giorno I° decade di Ledanill, Calendario di Eryan

Regno di Dorica, confine Nord Occidentale

Le nuvole cariche di pioggia cominciarono ad avvolgere la Valle dei Falchi, la vasta verdissima distesa attraversata dall’Antico – uno dei più maestosi fiumi del Nord – e popolata dagli splendidi rapaci che da tempo immemore gli valsero il nome. Il grande corso d’acqua, nato tra le cime dei Picchi del Nord, scorreva impetuoso verso il Mare dei Pirati, mantenendo in ogni suo tratto una straordinaria trasparenza. Per il villaggio di Wheeler, le maestose acque del fiume, cariche di vita, erano paragonabili a una miniera d’oro. La fauna acquatica e in particolar modo i cefali, garantivano al villaggio e ai suoi abitanti di cui vivere e in modo più che dignitoso. Le barcacce di Deivan, la città costiera diverse miglia più a Sud, facevano a gara per accaparrarsi i carichi più freschi. 

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Wheeler era un antico villaggio posizionato sulla foce del fiume, poco distante dalla Baia delle Meduse. Le abitazioni e i magazzini erano stati costruiti sulla sponda Nord del delta, così come gli attracchi per le imbarcazioni. 

Il patrimonio ittico dell’Antico e delle coste del Mare dei Pirati aveva fatto di Wheeler un posto ambito in cui vivere nonostante l’inverno fosse piuttosto rigido, soprattutto quando il Glaciale, il gelido vento proveniente dai Picchi del Nord cominciava a soffiare. 

La Corona aveva imposto al Capo Villaggio e ai suoi popolani una tassa piuttosto salata, pretesa ogni mese dagli esattori del Re, un’imposta sproporzionata ma comunque gestibile. 

Per il popolo di Wheeler, una comunità di 800 anime circa, i veri problemi con il Regno cominciarono dopo le prime presunte incursioni degli Alarici, la popolazione che dalla Grande Isola di Alarin era sbarcata sul continente decisa, si narrava, a ripagare Re Jonas Bedlyn con la sua stessa moneta: invasione, morte e distruzione. Conquistata Rocca Pallida e radunatisi sui Picchi del Nord, gli Alarici, comandati dal loro Re, il temibile condottiero Vakin Grande Treccia, stavano attendendo il momento giusto per agire. Wheeler sarebbe stato uno dei primi villaggi del Regno, a Nord Ovest, ad interagire con gli invasori. Qualcosa fece pensare alla Corona che questa interazione fosse già avvenuta…

Re Jonas Bedlyn, su consiglio del suo Generale, decise di spostare i suoi eserciti lungo tutta la catena montuosa dei Picchi del Nord, da Deivan a Valican, pronto ad affrontare l’invasione e a riprendersi Rocca Pallida, l’ultima roccaforte a Nord che dava sullo Stretto dei Ghiacci. Decise di farlo da solo, senza il supporto del Regno di Dragomare, con il quale perdurava la pace da numerose generazioni.

L’esercito era giunto, la guerra incombeva e a Wheeler tutto era cambiato: i commerci si erano interrotti da mesi e la presenza saltuaria ma incisiva dei miliziani della Corona, alcuni dei quali dediti più alla razzia che alla salvaguardia dei sudditi, era diventata un serio problema. 

Udito l’ennesimo tuono e controllato ancora una volta il carico consistente di pesci appena pescati e raccolti nella nassa di vimini, Blake Donovan decise di rincasare. Nonostante la sua giovane età, il ragazzo si era dimostrato forte, agile e soprattutto utile, almeno quanto gli adolescenti iniziati al lavoro dal Capo Villaggio, suo padre. Dervis Donovan, durante gli equinozi di primavera, sottoponeva i ragazzi che avevano compiuto 16 anni al Rito delle Acque, una cerimonia iniziatica che consisteva nell’attraversamento del fiume in un punto preciso, dove le acque scorrevano con estrema veemenza. Il Capo Villaggio assicurava personalmente la corda di canapa legata al Maestro Vigile – un possente pioppo tremulo – alla vita dei giovani uomini e assieme agli altri anziani seguiva l’attraversamento con grande attenzione, pronto ad intervenire laddove le cose fossero andate per il verso sbagliato. Il giovane Blake e il suo amico Lyo Darren avrebbero affrontato quel rito di passaggio, ufficialmente, tra due lunghi anni. Tuttavia, incuranti del pericolo e sfrontati, avevano sfidato l’Antico già tre volte senza la supervisione di nessun adulto. In una di quelle occasioni, Lyo era scivolato battendo la testa e solo la prontezza di riflessi di Blake scongiurò la tragedia. Il Rito delle Acque, quello ufficiale, rendeva i giovani uomini adulti, plasmando i loro valori e la loro saggezza. Blake non ebbe mai modo di affrontarlo, il destino gli aveva riservato un futuro molto più oscuro.

“Padre sono a casa” disse il ragazzo poggiando la nassa a terra vicino la porta d’ingresso. Il sorriso di Blake scomparve immediatamente. Dervis era seduto nel salone dinanzi al camino spento, teneva tra le mani una lettera, la cera nera del sigillo era frantumata ai suoi piedi. Aveva visto suo padre seduto in quel modo solo un’altra volta, quando di anni ne aveva 6, il giorno in cui sua madre perse la vita. “Chiudi tutte le porte coi chiavistelli ragazzo, tranne quella sul retro” disse l’uomo senza neppure voltarsi. Stava succedendo qualcosa e non era nulla di buono. Senza ribattere alcunché il giovane Donovan eseguì gli ordini del padre che nel frattempo aveva cominciato ad accendere il fuoco del camino. 

Il ragazzo tornò nel salone, una sorta di Stanza dei Bottoni del villaggio. Spesso di fatti gli anziani si riunivano in casa sua, proprio dinanzi al camino, per discutere le faccende di Wheeler. Blake sin dalla più tenera età si nascondeva sulle scale che davano alle stanze del primo piano per ascoltare ciò che si decideva.

“Ebbene?” domandò Blake cercando di capire cosa stesse succedendo.

Il fuoco divampò scaldando i suoi abiti umidi.

“Stanno arrivando, il Generale Blind e i suoi uomini stanno venendo qui” rispose il padre volgendo lo sguardo su suo figlio.

“Cosa vogliono? Che succede?” riprese Blake sempre più spaventato.

Dervis gettò la lettera che aveva tra le mani nel fuoco. “Devi scappare, prendi la Moneta di Akanto, è sul tavolo, e vai a Sud, a Deivan, alla Locanda del Sale… chiedi del Gobbo, lui saprà cosa fare.”

Il ragazzo non ebbe modo di fare altre domande: il rumore sordo di numerosi zoccoli sul pesante manto erboso colse la loro attenzione. Un gruppo di uomini a cavallo avanzava rapido verso la loro abitazione. Dervis si avvicinò alla finestra e vide almeno dieci cavalieri, uno di loro portava lo stendardo reale, quattro soli su uno sfondo blu notte. La luce della Casata Bedlyn risplende su tutto il popolo si diceva, La luce della Casata Bedlyn risplende anche di notte ed ha la potenza di quattro soli…

“Vai di sopra, nasconditi! E appena puoi sgattaiola via!”

Blake prese la moneta dal tavolo e corse verso le scale. Si fermò nella postazione strategica che abitualmente adoperava per origliare i Consigli del villaggio. 

I cavalieri si fermarono dinanzi la casa dei Donovan, tre di essi scesero e con estrema calma, nonostante la pioggia avesse cominciato a battere, si avvicinarono alla porta d’ingresso. 

“Dervis Donovan fateci entrare, veniamo per conto della Corona” disse uno dei cavalieri.

Il padre di Blake non rispose e non si mosse. Prese tempo per dare a suo figlio modo di trovare un nascondiglio che potesse permettergli di fuggire non appena ne avesse avuto l’occasione. Sapeva quanto Blake fosse sveglio ma avrebbe comunque dovuto concedergli più tempo possibile.

“Dervis – intervenne uno degli uomini scesi da cavallo – evitiamo questa farsa, facci entrare e parliamo da uomini. Se il tuo cavallo è qui fuori, il tuo culo è sicuramente lì dentro. Non farmi perdere la pazienza.” La voce del Generale era roca, il suo tono intimidatorio.

Ancora nessuna risposta. Blind fece un cenno ad uno dei suoi sgherri. L’uomo al suo fianco si avvicinò al cavallo di Dervis Donovan. Lo accarezzò e disse: “Buono… un animale fantastico… crini foltissimi e ondulati… impeccabile mantello morello… robusto, possente, infaticabile… un esemplare straordinario.” Poi, con un gesto potente e repentino, Jake Cornell detto Il Vento aprì la gola dell’animale con una lama affilatissima. Il cavallo cominciò a scalciare, a dimenarsi, a strattonare il palo di legno a cui era stato legato, lacerando ancora di più la profonda ferita. Il sangue fuoriusciva a fiotti dalla sua gola, un taglio netto in un punto preciso, studiato. L’animale non ebbe scampo, i suoi nitriti colpirono il cuore del Capo Villaggio come dardi avvelenati. Passarono diversi interminabili minuti, dopodiché l’animale si accasciò a terra e si lasciò morire. 

“Credimi Dervis, potremmo riservare lo stesso trattamento a tutti i cavalli della tua comunità – riprese il Generale – e poi a tutti gli uomini… quindi – aggiunse – penso che tu debba aprire questa dannata porta e farci entrare.”

Il padre di Blake si decise, non poteva fare altrimenti. Gli uomini del Generale Blind erano paragonabili alla feccia dei sobborghi di Deivan, troppo pericolosi per non essere presi sul serio. Aprì i chiavistelli e poi la porta d’ingresso. Vide ancora una volta il suo cavallo a terra. Avrebbe voluto correre dall’inseparabile amico per salutarlo un’ultima volta ma desistette, cercò di mostrarsi ancora più forte di quanto in realtà già fosse. Abbassò lo sguardo ed invitò il Generale e i suoi uomini ad entrare.

“Decisamente una serie di pessime scelte mio caro Dervis – disse Blind entrando per primo nella casa del Capo Villaggio – per alcune di esse ci vuole coraggio lo riconosco… per altre, come ad esempio non aprirci la porta al primo avviso… avresti potuto risparmiare la vita del tuo cavallo…”

Blake da sopra le scale vide per la prima volta il Generale. Era un uomo ancora piuttosto giovane, alto molto più della media, robusto. I suoi capelli come i suoi lunghi basettoni erano neri, folti e poco curati. I suoi occhi erano castani, piccoli e leggermente incavati. Indossava il busto di una pregiata armatura di piastre – sulla quale era stato inciso il simbolo di una torre – e un mantello blu scuro per metà infangato dal quale s’intravedeva l’elsa di una lunga spada.

 “Stavo sbrigando delle faccende al piano di sotto, nella cantina – rispose Dervis Donovan infuriato – non vi ho sentito, maledizione! Per quale motivo pensate che non abbia voluto aprirvi? Perché avete ucciso il mio animale? Farò rapporto alla Corona per quello che avete fatto!”

“Calma i bollori Donovan, non sei nella posizione per minacciare” rispose il Generale, sfoggiando un sorriso beffardo e mostrando la sua dentatura storta e giallastra. “Possiamo accomodarci?” chiese come se nulla fosse successo.

Dervis si limitò a fare un cenno con la mano per invitarli a sedersi mostrando tutto il suo disappunto.

Blind e i suoi due uomini si misero comodi. Cornell aveva ancora in mano il pugnale affilato con cui aveva sgozzato il cavallo. Si sedette poggiando i piedi sul tavolo. Estrasse un fazzoletto di velluto rosso e pulì la lama dai residui di sangue.

Blake osservava la scena dall’alto. Attento a non farsi vedere, era sdraiato sugli scalini di legno e teneva stretta in mano la Moneta di Akanto. Aveva sentito parlare di colui che chiamavano Il Vento, una figura sinistra quanto letale. L’uomo al servizio del Generale era di media statura, dal fisico asciutto e nerboruto. Aveva i capelli di un nero corvino, lunghi sino alle spalle e raccolti in una coda. I suoi occhi erano leggermente allungati e di colore verde, il naso aquilino e le labbra sottili. A differenza del Generale, Cornell non indossava il mantello della Corona. Questo permise al ragazzo di scorgere la sua armatura di cuoio, che sembrava essere un tutt’uno con la sua pelle tanto era aderente. Alla cintura portava due foderi per pugnali, entrambi a destra. L’arma ancora infoderata sembrava essere identica a quella che stava pulendo.

Il Generale Blind soffermò per un attimo il suo sguardo sul camino Jarite. 

“Per noi uomini della Gola del Drago, le temperature qui a Nord sono pungenti, piuttosto rigide per l’autunno, questo è sicuro… per voi immagino debba fare ancora caldo… ed è strano vedere il camino acceso… Adesso che ci penso in tutta Wheeler l’unica casa fumante è la tua… sia mai che tu abbia dovuto bruciare qualcosa in tutta fretta?” 

Blind non era solo un temibile guerriero, la sua arguzia gli aveva permesso, almeno quanto i suoi terribili fendenti, di divenire il Primo Generale del Regno. L’uomo si alzò e cominciò a camminare verso il Capo Villaggio. 

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Ne vale certamente la pena!!!!! Un racconto avvincente, ben ideato e una lettura piacevole per chiunque…un viaggio intricato e mai scontato per appassionati della letteratura sempre più rara dei mondi di mezzo, tra medioevo e fantasy. Nello stile, fa sognare un fantastico crossover con o contro il mitico Drizzt! 😉

  2. (proprietario verificato)

    ho iniziato la lettura sono al 4° capitolo e diventa sempre più interessante e coinvolgente.

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Cristiano Nesta
Laureato in comunicazione e cultura editoriale e da sempre appassionato di lettura, pubblica il suo primo romanzo nel 2010, un thriller psicologico ispirato alle storie più introspettive del suo "autore maestro", Stephen King. Il romanzo, edito nuovamente nel 2017 in Self-Publishing e attualmente reperibile, contraddistingue una delle due vene letterarie dell'autore. Se da un lato la passione per l'horror-thriller ha radici ben profonde, dall'altro, più intima e viscerale, scorre la passione per il fantasy medievale e Blake, il suo secondo lavoro, ne è la prova. Lo stile Hard Boiled è catapultato nella narrativa fantasy, rendendo la narrazione - e in particolar modo le descrizioni - crude e realistiche. "Fantasy realistico", un ossimoro che pare essere la scommessa principale dell'autore.
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