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Calabria a sud dell'anima

Calabria a sud dell'anima
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Consegna prevista Novembre 2021
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Se solo si trova il coraggio di partire e di affidarsi al proprio destino, un viaggio può tutto. Basta fare un biglietto, salire su un treno e tenere occhi e cuore ben aperti. C’è una forza inimmaginabile nelle anime che si connettono tra di loro e una luce intensissima nella vita vissuta momento per momento. Le restrizioni di una pandemia non possono spezzare i ponti tra le persone, se queste si guardano negli occhi e decidono di condividere le loro storie. La paura di ogni cosa svanisce davanti al mare d’estate. Francesca adesso lo sa, perché il treno che l’ha portata da nord a sud dell’Italia, l’ha portata anche a sud della sua anima.

Perché ho scritto questo libro?

Questo libro è nato dal momento in cui ho messo piede su un treno con direzione Scalea, in una domenica pomeriggio di fine giugno 2020. Credevo che il treno viaggiasse solo da nord a sud dell’Italia, ma mi sbagliavo. Quando si va veramente a Sud, c’entra anche l’anima. La Calabria mi ha inondata di bellezza e di storie e il viaggio mi ha ricordato che la possibilità di vivere una vita piena di significato esiste anche in piena pandemia.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Bentornata a casa

Una delle cose che noto sempre, al rientro di un viaggio, è la stranezza di riaprire la porta di casa e di trovare lì tutto come l’ho lasciato.  […]
Il viaggio ha il potere di aprirsi varchi e crearsi spazi nell’anima e nel corpo. Quando viaggio, scopro di avere sacche infinite da poter riempire con luci diverse, forme, odori, gusti, sensazioni. Accade tutto in modo molto semplice e naturale, quasi osmotico. Semplicemente, accade. Non c’è bisogno di forzare, né di progettare, né di pianificare come, quando, dove e gli step necessari.  Tutte cose che, invece, si fanno normalmente per tanti ambiti della vita – lavoro in primis. Dobbiamo fare tutte quelle cose perché, semplicemente, non sono naturali.

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Non avvengono come avviene la bellezza, come avvengono i tramonti, come avviene il succedersi delle stagioni, come avvengono gli arcobaleni; non avvengono come avviene la notte, come avviene il giorno, come avviene il nostro respiro e come avvengono le lacrime, il desiderio, il calore, il sonno, la voglia.
Gli spazi che ogni viaggio crea sono sacche leggere, volatili, trasparenti. Sono tessuti bianchi da cui si intravedono il mare, la luce del cielo, valli e montagne rocciose, grattacieli e traffico di grandi città. Sono sacche che contengono sorrisi, volti, storie, strette di mano, sapori di cibi mai provati prima e tante altre cose. Ogni chilometro che percorri allarga queste sacche e loro, semplicemente, vanno a creare ancora spazi dentro la tua testa e dentro la tua anima.
Quando torni e apri la porta di casa è come se il vento smettesse di soffiare, come se i sacchetti che volano gloriosi nel cielo, pieni di storie e di vita, precipitassero rovinosamente a terra, senza più aria dentro, immobili. Se questo accade in inverno, diventa molto difficile consolarsi. Il vuoto che ha lasciato il viaggio si incontra con il piattume dei colori, con le giornate corte, con i cieli grigi e con la gente rintanata nelle case. Servono molte consolazioni: le candele aromatiche accese, dosi elevate di internet, massaggi olistici, spese folli su Amazon, messaggi compulsivi in Whatsapp, shopping improvvisato nei centri commerciali, poi ancora Facebook, poi ancora Youtube, poi tentare di uscire il più possibile e di rimanere fuori con qualsiasi scusa pur di non pensare.
Pur di non rimanere lì a sentire il tonfo sordo del silenzio che è calato addosso all’anima.
Pur di non sentire quel formicolio nella pancia che ti dice che stare ferma non è la tua dimensione, non è la tua vita ideale e non è quello che può farti crescere.
Pur di non sentire che il tempo che è iniziato da quando sei ritornata è tutto tempo perso e sottratto alle infinite possibilità di conoscenza e di viaggio nel mondo. Tempo che stai buttando via, secondo dopo secondo, che non ti farà sconti e che non tornerà più indietro. […]

Fuochi d’artificio

Così, senza nemmeno il tempo di guardare la stanza, di aprire o disfare la valigia, ero già docciata e pronta ad uscire per esplorare un po’ Scalea ma, soprattutto, per mangiare qualcosa. Tutto il giorno in treno con un pacchetto di cracker in pancia non era una grande prospettiva per il palato.
Domenico si era offerto di darmi un passaggio in centro, visto che il bed and breakfast distava un paio di chilometri a piedi e non era il caso di perdere altro tempo. Anche se le cucine al Sud chiudevano più tardi, non era certo di quanto potessi trovare aperto a quell’ora.
Mi ha lasciata davanti ad un pub in centro dove facevano panini e piatti veloci. La terrazza era tutta all’aperto, su una via frequentatissima del paese che portava dritta al lungomare: in quei giorni doveva esserci una sagra perché c’erano delle giostre in un piazzale non lontano e svariati banchetti di dolcetti siciliani e calabri lungo le vie intorno. La gente sembrava rilassata e di buon umore. C’erano molti giovani e poche famiglie con bimbi. Ho visto tante persone ridere di gusto e scherzare.
Nessuno sembrava prestare particolare attenzione al fatto che fossi lì da sola a cenare e questo mi ha messa tranquilla. Non è mai semplice gestire la curiosità che ancora esiste verso chi viaggia da solo, soprattutto essendo donna. In alcuni luoghi, esiste la possibilità concreta di venire sottoposta a dei veri e propri interrogatori: come mai sei qui da sola? Non hai amici? Non hai un marito? Non hai figli? Non ti piace la compagnia? Scappi da qualcosa?

Purtroppo, spesse volte, il giudizio affrettato degli stanziali nei confronti dei nomadi non lascia il tempo alle riflessioni, non lascia lo spazio al confronto. In quanto femmina, la situazione si complica. C’è chi ancora crede che una donna viaggi da sola per cercare avventure sessuali o perché sia una poco di buono che non ha trovato un marito e una stabilità familiare. Sembra che, da qualche parte, in qualche tacito accordo, sia stato stabilito che il viaggio debba essere fatto necessariamente in compagnia di qualcuno: marito, figli, amici, parenti, colleghi. Qualcuno deve viaggiare con te perché il tutto sembri normale.

Io ho provato a esserlo. Ho fatto due, tre viaggi in compagnia di familiari e amici. Non è funzionato. Non funziona così. Quella è la vacanza che si fa per continuare ad essere uguali in coordinate GPS diverse. Quando ho viaggiato con una mia amica, tanti anni fa, non ho sentito aprirsi i varchi e i sacchetti che volano nel vento. Non ho sentito il potere curativo del cambio di orizzonti e di vibrazioni intorno. Non ho sentito nemmeno l’energia incredibile che ti arriva addosso quando vedi per la prima volta un paesaggio bello che non conoscevi, la sorpresa che ti dona, l’entusiasmo che ti infonde. Sentivo solo noiosi obblighi sociali, tempi accorciati, la castrazione della scoperta e la necessità di continue giustificazioni per potermi fermare all’improvviso a fare delle foto in un punto dove non era previsto che ci fermassimo perché stavamo andando dal luogo A al luogo B e saremmo arrivate in ritardo. Una fatica immensa, per me.
Da quel viaggio avevo già avuto conferme sufficienti che, fino ad allora, avevo fatto bene a muovermi per i fatti miei. Nel tentativo di normalizzarmi, ho provato comunque negli anni successivi a fare un altro paio di viaggi insieme ad altre persone: niente, se una scarpa non è il tuo numero, ti starà stretta indipendentemente dal modello che scegli.
Per chi è abituato ad intendere il viaggio come momento di introspezione e di cambiamento, è molto difficile poter avere compagni di cammino. A meno che questi compagni di cammino non siano veramente sulla tua stessa lunghezza d’onda. Un po’ come fare sesso con amore: allora diventa veramente una esperienza mistica. Tutti sanno che sono esperienze bellissime proprio perché rare da trovare e da vivere.
È chiaro che ci sono stati tanti momenti in cui avrei voluto condividere un cielo stupendo, un profumo inebriante o una energia forte con qualcuno; a volte, mi è proprio mancato voltarmi e dire: “Wow, hai visto?”. A Santorini, per esempio, continuavo a dirlo ad alta voce a me stessa, con i turisti intorno che mi credevano pazza.
Come scriveva il protagonista di Into the Wild, “la felicità è vera solo se è condivisa” e, a volte, lo credo anche io. Comunque, credo che ci sia spazio per grandi gioie interiori anche in solitudine. È che, in quel caso, la gioia trabocca dal vaso perché è troppa per una persona sola. Lo senti, quando non puoi contenere tutta la bellezza e la grazia di un momento di immensa felicità. In quei momenti, io mi sento fortunata e sfortunata allo stesso tempo. Fortunata perché sono spettatrice di qualcosa di meraviglioso che si disvela proprio davanti ai miei occhi generosamente. Sfortunata perché nessuno ne sarà testimone assieme a me e nessuno potrà capire fino in fondo cosa è accaduto, perché vivere un momento non è come raccontarlo a posteriori.

Nel frattempo, avevo divorato un hamburger con un piatto infinito di patatine.
“Desiderate qualcos’altro? Un caffè, un amaro?”
Mi sono fermata un attimo a guardare gli occhi sorridenti di quella giovanissima cameriera con la bocca coperta dalla mascherina.
“No, grazie, sono a posto così. Mi può portare il conto?”
Che strano vedere le persone a metà e non poter immaginare il resto del volto. Non poterle nemmeno riconoscere. Le mascherine ci hanno tolto metà della faccia e dobbiamo ben sperare che almeno ci rimangano sempre visibili gli occhi.
Ho pagato, mi sono alzata e me ne sono andata direttamente verso la spiaggia, che era a due passi da lì. Dopo la giornata in treno e tanti mesi senza vedere il mare, era il mio unico desiderio. Qualche minuto più tardi, stavo guardando un bellissimo cielo stellato, con i piedi nella sabbia fresca e il rumore delle onde lente e calme tutto intorno. Sulla destra c’erano delle vecchie barche abbandonate, sulla sinistra un lido con ombrelloni e lettini pronti per il giorno dopo. In fondo alla spiaggia sembrava ci fosse un ristorante, ma era troppo lontano per poterlo riconoscere con certezza.
Ho camminato per un po’ immersa nel silenzio, respirando l’aria tiepida e profumata della sera. C’era tanto di quel romanticismo in quel luogo che non capivo come i calabresi non fossero sempre a baciarsi in spiaggia o a fare l’amore sotto le stelle davanti al mare. C’erano veramente tutte le premesse perché non potesse succedere altro che quello. La Regione avrebbe dovuto distinguersi per le sue atmosfere degne di un romanzo rosa e diventare famosa proprio per quelle. Invece, le prime cose a cui la gente pensava quando sentiva parlare di Calabria erano la ‘ndrangheta e le situazioni malavitose. Prima della mia partenza, più di un amico e di un familiare si erano pronunciati con raccomandazioni al riguardo.
Pensavo a quanto fossero strane e inadeguate quelle parole davanti alla pace assoluta del cielo stellato, alla sabbia, al silenzio e al mare.
Camminavo per ritornare in centro e prendere un taxi per il B&B, non sapendomi ancora orientare per tornare a piedi; ero tutta assorta in quei pensieri contrastanti e mi chiedevo come potesse esserci pericolo in quell’apparente paradiso quando, vicinissimi a me, sono iniziati dei botti molto forti, delle esplosioni a raffica di che mi hanno fatta trasalire per l’adrenalina.
Ma non era una sparatoria e non erano nemmeno bombe: nel cielo, decine di fuochi d’artificio disegnavano fontane luminose di tantissimi colori diversi.
La mia prima serata calabra si è conclusa con un lunghissimo spettacolo pirotecnico che ha preso in giro i miei timori e mi ha invitata a gustare pienamente il qui e ora. Ho sentito che quello era il mio benvenuto.
Gustati la bellezza e lascia stare il resto. Sei qui per aprire il cuore e, allora, aprilo.

2021-02-25

Aggiornamento

E' uscita oggi la mia prima intervista per il sito "Noi calabresi che"! Ringrazio Francesco Papa e Salvatore Baronelli per lo spazio che mi hanno dedicato!! Trovate l'articolo qui: https://noicalabresiche.com/.../25/calabria-a-sud-dellanima/
2021-02-22

Aggiornamento

Ciao a tutti!! Da oggi, il libro ha anche un suo profilo su Instagram! Seguitelo per vedere tutte le foto che raffigurano luoghi e momenti descritti nel libro... La Calabria è da mangiare con gli occhi! Buon appetito! :) <3 https://www.instagram.com/calabria_a_sud_dell_anima/
2021-02-13

Aggiornamento

Sulla pagina di Facebook dedicata al libro iniziamo a scoprire uno ad uno i personaggi che si incontrano nel romanzo. Chi sono? Che messaggio portano? Per tutte le curiosità, seguite questo link: https://www.facebook.com/calabriaasuddellanima
2021-02-08

Aggiornamento

Buon giorno a tutti! Ora è disponibile e attiva anche la pagina Facebook dedicata al libro, la trovate qui: https://www.facebook.com/calabriaasuddellanima Faremo un viaggio insieme per scoprire luoghi, aneddoti, profumi, colori, musiche e personaggi che troverete nelle pagine del libro: vi porterò con me lungo le coste che hanno ispirato il romanzo. 🙂 Benvenuti!!!

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Ho terminato da poco la lettura della tua opera. Ho apprezzato nella fluidità della tua scrittura sia la parte narrativa (descrizione dei paesaggi delle situazioni ambientali) che della parte più intimistica, più profonda ( rappresentata dal tuo essere presente e passato con il tuo volere e desiderio più intimo).
    Momenti lirici accattivanti si sono conseguiti nei tuoi vissuti. Da leggere !

  2. (proprietario verificato)

    Libro letto tutto d’un fiato! L’ho trovato molto intenso e coinvolgente. Ci sono tanti spunti di riflessione e perché no, domande da porsi sul vero significato della felicità. Le descrizioni dei luoghi visitati mi hanno portato lontano con la fantasia e non è difficile immaginarsi proprio lì al posto della protagonista. Io aspetto già il prossimo libro!

  3. (proprietario verificato)

    Racconto romanzato di un viaggio vero e recente. Quando lo inizi, vorresti avere più tempo per passare capitolo dopo capitolo, e scoprire il racconto successivo. Coinvolge molto la descrizione del territorio e delle persone incontrate. Ti fa sentire dentro l’avventura. Bello dall’inizio alla fine. Mi fa venir voglia di programmare una vacanza simile. Buona lettura….

  4. (proprietario verificato)

    Bel libro che si legge tutto d’un fiato. Descrizione di luoghi e paesaggi che ti sembra di vedere con i tuoi occhi. Molto bello il modo di esprimere le emozioni dell’autrice, fa riflettere sulle diverse visioni della vita. Incontro con diverse persone, tutte interessanti e che rendono la storia ancora più curiosa. Da leggere!

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Maddalena Cipriani
Sono nata alla fine di maggio e alla fine degli anni '70. Nella piccolissima borgata di campagna dove sono cresciuta, solamente la piccola tv in bianco e nero che vedevamo la sera ci portava notizie ed il mondo sembrava sempre così lontano e solamente narrato, mai realmente esistente. In quel mondo bucolico, ho iniziato a sentire la curiosità per tutto ciò che non potevo vedere e che non potevo capire. È stato proprio lì, negli eterni pomeriggi estivi passati nei campi, che ho iniziato a coltivare i miei sogni di viaggio. Crescendo, ho fatto sempre tutto il possibile per rimanere connessa con “il mondo là fuori”. A diciotto anni ho preso il mio primo aereo per Londra e da lì non mi sono più fermata. Credo molto nella potenza salvifica di un viaggio fatto con profondo abbandono e apertura mentale e credo nella non fatalità degli incontri.
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