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Carta canta. Un enigma grafologico per Agnese Malaspina

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Agnese Malaspina è una grafologa forense. Il suo è un lavoro intrigante, soprattutto per chi non sa minimamente in che cosa consista. Proprio come Barbara Bassano, quando contatta Agnese per una brutta faccenda di lettere anonime. L’incarico, accettato più per pietà che per convinzione, assume tutt’altro peso quando Barbara viene rinvenuta cadavere. Quello che sembra il suicidio di una disperata non convince Agnese, che si ritrova suo malgrado catapultata in un autentico intrigo. Inizia così un’indagine per vie traverse, accidentate e accidentali, unite da un solo filo: quello grafico. Altri enigmi, grafologici e non, andranno a scompigliare la strana primavera di Agnese: un testamento scritto a penna rossa, un girotondo di puttini grassi e un paio di scarpe di dubbia provenienza. Il tutto in una girandola di personaggi in tinta con il (fin troppo) generoso contributo che solo una città di mare del Sud Italia può offrire.

Tsundoku: (giapponese) l’abitudine di comprare libri e impilarli in attesa di leggerli.

Da più di trent’anni la prima cosa che faccio appena sveglia, è tastarmi il naso.

All’inizio sognavo spesso che l’operazione non fosse riuscita bene o che, alla fine, mio padre non mi avesse dato il permesso. Avevo degli incubi in cui correvo verso il mare attraverso una pineta e di colpo mi impigliavo col naso in un ramo o mi guardavo allo specchio e vedevo colonie di maggiolini e rivoli di cicerchie fuoriuscire dalle narici.

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Adesso mi capita molto di rado. Faccio ancora sogni urticanti, ma non prevedono necessariamente il coinvolgimento del mio naso. La cosa dà in parte ragione a mio padre che, pur concedendomi a malincuore il suo nulla osta, profetizzò che con una rinoplastica non avrei risolto i miei problemi. Infatti ne ha risolto soltanto uno: il naso.

Come dicevo, mi è rimasto il riflesso di toccarmelo appena riemergo dal sonno e questa mattina l’ispezione ha dato un esito insolito.

«Ma che cazz…?»

Mi metto a sedere di colpo e afferro gli occhiali sul comodino per esaminare il corpo estraneo.

«No…»

Guardo verso l’alto.

«Non potete farmi questo.»

I Rolling Stones iniziano il loro concerto da sotto le lenzuola. Non ho proprio voglia di parlare ma dopo una breve pausa la chitarra di Keith Richards riprende a suonare e allora frugo nel letto e rispondo.

«Che c’è?»

La voce mi esce ruvida e cavernosa.

«Buongiorno! Anche io sono contento di sentirti. Continua così e avrai il certificato di gattara senza gatti.»

Ricasco sui cuscini sospirando.

«Che certifica esattamente cosa?»

«La fuoriuscita spontanea dalla società civile e l’esenzione dalle più banali prassi del saper vivere.»

«Un affarone. Dove devo firmare?»

«Sappi che per non rispondere alle telefonate dei familiari ci vuole il certificato di gattara ufficiale, quella con gatti, e tu non ne hai.»

«Potrei sempre attrezzarmi.»

«Tu? Con un animale per casa? Non ti ci vedo proprio.»

«Invece qui c’è Giorgio a smentirti.»

«Povero cristo. Avrei già chiamato la protezione animali per farlo liberare.»

«Nessuno lo obbliga a stare qui.»

«Sì, va bene, non ricominciare. Comunque, mi spieghi perché fino alle sette ci tieni tutti silenziati?»

«Perché tu e tua nonna siete pericolosi. A prima mattina: toc toc, stai dormendo? Ma una persona che alle sei sta nel letto, c’adda fa’? Le zeppole di San Giuseppe? Se avete problemi di insonnia ditevi un rosario, fatevi un centrino, ma lasciate in pace la gente che dorme.»

«Noi non siamo insonni, solo mattinieri. E ti ricordo che nonna ha ottantadue anni e la minima a novanta.»

«Se nonna la smettesse di attaccarsi al telefono all’alba per fare la conta dei vivi e dei morti, forse la pressione scenderebbe a ottanta.»

«Nonna si preoccupa per te. Anche io a volte mi preoccupo per te. Voce del verbo preoccuparsi. Conosci? La gente normale lo fa.»

«Vi ho detto tante volte di chiamarvi reciprocamente preoccupandovi tra di voi, gente normale. Iniziate più tardi, se proprio dovete, a interpellare la gente “strana” come me. Che poi mica vado a caccia di coccodrilli la notte. Alle undici sono a letto e se proprio voglio fare una pazzia mi metto una goccia di sambuca nella tisana. Non ho capito di che cavolo vi preoccupate.»

«Mi pare di capire che ti sei svegliata felice e rilassata.»

«Sei tu che ti svegli sempre pimpante e logorroico. Sei sicuro di essere mio figlio?»

«Ho pensato un sacco di volte a uno scambio in culla, ma es-sendo uguale ad Armando la vedo difficile. Escluderei anche uno scambio gemellare perché tutti e due somigliamo troppo a papà. Perché quello è nostro padre, vero?»

«Scem’. Intanto ho appena scoperto che l’affresco mi si sta sfrantumando in capa.»

«Ahia. Non avevi già fatto fare un preventivo per il restauro?»

«Sì, un po’ di tempo fa, quando non credevo che avrebbe veramente iniziato a cedere. La cifra mi fece fischiare le orecchie e levai di mezzo l’idea. Adesso ci devo pensare per forza, a meno che non faccia fare una bella imbiancata e non se ne parla più.»

«Non lo faresti mai.»

«Tu mi sottovaluti.»

«O forse ti sopravvaluto, dipende dai punti di vista. Perché non chiedi una mano a papà?»

«No. Vedrò come fare. Piuttosto, tu come stai?»

«Bene. Solite cose, corsi, studio. Solite cose.»

«Elisa come sta?»

«Insomma. Stanotte non ha dormito, è agitata per la tesi.»

«Come siete carini voi e il vostro tempo delle mele.»

«Mai quanto te e il tuo tempo della ricotta e pere.»

È un pedante figlio logorroico, ma anche l’artefice della mia prima risata quotidiana. Talvolta l’ultima.

«Ne’ guagliò, fammi sentire, quando scendi da queste parti?»

«Appena posso. Forse questo weekend mi vedo con Armando. Lo aiuto per il trasloco.»

«Salutamelo affettuosamente, è da una settimana che non lo sento.»

«Lascialo in pace che sta incasinato di brutto tra casa, ristorante, eccetera.»

«Chi te lo tocca! Gemelli coltelli…»

«Vabbè dai, io vado. Richiama subito la nonna, ci teneva a dirti quanto prima che ieri sul fisso di casa sua ti ha cercato una persona.»

«Questo è tutto? Santa funzione che vi silenzia tutti, esagitati delle prime luci dell’alba!»

«Ricordati di annaffiare il bonsai.»

«È schiattato, non te l’ho detto?»

«Pure questo?»

«Dovresti suggerire alla tua fidanzata di regalarti una camicia.»

«Donare un organismo vivente ha un valore simbolico. Ma cosa vuoi capire tu!»

«Io capisco, ma purtroppo questi doni simbolici muoiono.»

«Giorgio è vivo o hai ucciso anche lui?»

«Non ancora.»

«Quando sarà, cerca di non farlo soffrire, mi raccomando.

Ciao ma’.»

«Ciao Artù. E tu cerca di chiamare papà.»

«Sine.»

Lancio il telefono da qualche parte e torno a guardare il girotondo di puttini. Penso di avere la stessa espressione di quando spiavo i miei figli febbricitanti. Solo che lì bastava una Tachipirina, qui ci vogliono quindicimila euro.

Mi metto di fianco e mi scontro con la pila di libri che mi rimprovera dal comodino. Sette, otto volumi intonsi. In cima il responsabile dell’affastellamento: un tomo di milletrecento pagine con cui sto intrattenendo una relazione di lascia e piglia che nemmeno Liz Taylor e Richard Burton.

Fosse almeno l’Ulisse. Che scuorno.

 

Troverai qui tutte le novità su questo libro

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Prima di tutto mi viene da pensare che da questo libro potrebbe nascere un film interessante e divertente con un buon regista e sceneggiatore.. Questa storia mi ha fatto compagnia in queste vacanze con molto piacere.. Una storia dei ns giorni raccontata con grande ironia e soprattutto tanta autoironia della protagonista.. Ma anche con tante piccole verità di vita vissuta e tante pillole di saggezza, qui riportate sempre con semplicità e tanto divertimento.. Traspare così tanto buon senso e tolleranza che è un piacere… Come si dice.. Ridendo ridendo si dicono le verità.. Alla fine storia, dialoghi e narrazione molto piacevole.. Complimenti a questa nuova autrice e spero che la sua ispirazione ci regali altre storie come questa

  2. (proprietario verificato)

    Un’opera prima ispiratissima. Trama avvincente e ben congegnata, personaggi tratteggiati con grande efficacia e dialoghi superbi. Applausi. In attesa della trasposizione televisiva.

  3. Alfio Di Giacomo

    (proprietario verificato)

    Carta Canta coinvolge dalle prime pagine con la filosofia di vita di Agnese e il suo particolare humor che accompagnano il lettore alla scoperta di uno spaccato di vita raccontato con arguzia e comicità a tratti irresistibile. Il coinvolgimento aumenta con l’intrecciarsi dei misteri, insieme al crescente interesse per la trama principale tengono accesa la curiosità il caso Zappa ma anche i mocassini di Steve! Picchi di emozioni si raggiungono nel “vivere” i drammi di Barbara, Aurora ed Emiliano; il racconto del colloquio in procura poi trasmette una tensione da thriller ! Lo stile narrativo così immediato ma anche attento e ricercato rende vividi i personaggi, gli aspetti buffi ma anche le fragilità che fanno appezzare praticamente tutti i personaggi che si alternano sulla scena… tutti tranne Scanocchia e l’avvocato Manzi, ma credo proprio che l’intetnto fosse quello ! Grande Libro !!

  4. (proprietario verificato)

    È proprio il caso di dire che si tratta di uno scritto che “lascia il segno”…..in cui traspare la passione che c’è “dentro le parole”….. Complimenti alla grafologa!

  5. (proprietario verificato)

    Non finisco i libri per principio ma solo per piacere. Dopo un anno di lasciati e persi, finalmente un romanzo che mi fa fare pace con la lettura. La freschezza e la franchezza della sua scrittura mi hanno gettato a capofitto nel dedalo intricato della trama, misteriosa e ben congegnata. I ritmi sono serrati, non lasciano spazio a digressioni descrittive e inutili divagazioni, i dialoghi incalzano il lettore, i personaggi si scambiano dritti e rovesci come in una partita di ping pong tra tensione e curiosità crescenti stemperate da un filo di ironia. Una narrazione intelligente, divertente, cinica quanto basta, lineare eppure allo stesso tempo spigolosa, ma soprattutto schietta, onesta e con quel pizzico di napoletanità che rende tutto più eloquente. Sono gli stessi aggettivi che userei per descrivere la personalità poliedrica di Agnese Malaspina, un personaggio affascinante che non si lascia dimenticare. Spero che Carta Canta possa essere solo il primo di una lunga serie di curiosi casi da risolvere per la nostra grafologa!

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Linda Di Giacomo
è nata a Roma nel 1974. Dopo gli studi classici, si è laureata in Comunicazione e ha lavorato come copywriter presso diverse agenzie pubblicitarie. Nel 2008 ha conseguito il diploma triennale in Grafologia con successiva specializzazione in Grafologia forense. Dal 2011 insegna Storia della scrittura e Grafologia presso la scuola AGI Psicogiuridico di Napoli. Vive a Salerno con il marito Fabio e i due figli Carlo Alberto e Agata. Appena può, studia psicologia, legge e scrive. Carta Canta. Un enigma grafologico per Agnese Malaspina è il suo primo romanzo.
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