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Centonovantatré giorni

Centonovantatré giorni

La campagna di crowdfunding è terminata, ma puoi continuare a pre-ordinare il libro per riceverlo prima che arrivi in libreria

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Consegna prevista Aprile 2022
Bozze disponibili

Stella una giovane impulsiva e intraprendente lasciò il suo paese natio partendo per Milano, questo suo nuovo inizio le insegnò ad amare se stessa, i nuovi scenari e soprattutto Giacomo con il quale iniziò la sua favola d’amore. La vita le riservò ripetute sfide nonostante lei riuscisse sempre a cogliere ogni frangente di felicità, fino al giorno in cui fu travolta e scaraventata in un pozzo buio. Il destino o chi per esso giocò contro di lei, mettendo a repentaglio tutto ciò che l’amore aveva consolidato. Sovrastata da un ingestibile dolore, incapace di amare come un tempo e di proseguire in una finta normalità, si chiuse in un silenzio smettendo di ridere alla vita. Ancorata alla musica, fogli bianchi e inchiostro scrisse il suo dolore fino ad un freddo Natale in cui ci lasciò, forse alle mamme speciali come lei era stato riservato un posto altrove, perché anche questa volta centonovantatre’ furono i giorni che la separarono dal suo posto nel mondo.

Perché ho scritto questo libro?

Perché ho imparato su pelle la percezione della “Saudade”, perché la vita segna e c’insegna, perché la scrittura ci permette di esprimere quello che a parole non saremmo in grado e forse chissà com’è stato per me affiancare qualche animo triste.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Si posa una farfalla sulla spalla

Oggi mi siedo e resto ad ascoltarla

Poi dice che non è più tempo di parlare

Che poi domani ha un’altra vita da incontrare

Mi dice: Lascio ai bimbi il sogno di volare

Io ti porterei

In un posto dentro

In quel posto dentro me…

(Farfalla Bianca)

Ultimo

Il suo posto nel mondo

Diventò quello il suo posto nel mondo, l’unico luogo dove trovava uno “strano senso di vita”. Anche la terra sotto i suoi piedi conosceva alla perfezione, il perimetro ed il peso delle sue natiche, la posizione che assumeva con le ginocchia piegate ed i piedi incrociati, la medesima ogni singolo giorno, non mutava mai, l’angolatura del suo corpo rispetto alla lapide era sempre la stessa, affinché potesse avere la visuale perfetta per i suoi fermo immagine. Inconsciamente non perse mai la speranza di riuscire ad immortalare qualcosa di differente, ma l’unica variazione nelle sue centinaia di foto fu il divario di colori e genere di piante e fiori. Non aveva mai amato queste delicate forme di vita, ne collegava la visione a infinite distese di lapidi, detestava accettare la morte come il proseguo della vita e apporre uno o più girasoli sulle lapidi dei suoi cari ogni qualvolta ritornava nel suo paese natio, le infondeva la stupida idea di rendere vivo chi ormai non c’era più. Il girasole rappresentava per lei “ il fiore della vita”1 e lei trovava confortante sovrapporlo alla morte. Era denominata dal fioraio del paese come la ragazza dei girasoli, lasciava la sua scia di presenza sulle lapidi di famiglia, quella distesa di fiori gialli annunciava il suo arrivo a chiunque fosse successivamente passato per un bacio scoccato e un segno della croce. Uno dei vani testativi di esorcizzare il dolore che la divorava era quello di curare il suo personale giardino, non un comune giardino dinanzi al proprio ingresso di casa, ma uno spazio del quale t’impossessi, dal momento che parte di te è sotto le tue stesse scarpe, al centro di un campo numerato, CAMPO numero 6. Affascinata dagli ornamentali e maestosi alberi di cipresso sparsi tutt’intorno, quasi a formare una barriera dal mondo dei mortali, né ricercò il motivo che li accomunava nell’inabissale silenzio di ogni cimitero.

Per nessuna credenza biblica o dantesca di una vita dopo la morte, di un’anima che lascia il corpo, di un paradiso, di una connessione tra la vita e l’anima, ma per una sua personale forma di devozione Stella venerava quel cancello vecchio ruggine con su un grosso catenaccio, quell’entrata secondaria era l’ingresso dal suo inferno al suo posto nel mondo. Enormi cipressi, inquietanti angeli, arcangeli, madonne di rame, bronzo, legno, sovrapposti a lastre di marmo imponenti, viste dalla sua prospettiva, suggestionata nell’ascoltare quell’interminabile silenzio, riusciva a percepirne i loro movimenti mentre una bic blu sporcava le pagine bianche del suo quaderno giallo, giallo come il suo fiore della vita. Poggiò la penna sul foglio il giorno del primo mese dall’assenza di suo figlio, da sentirne la quotidiana necessità nei suoi giorni a venire. Si accomodava ogni giorno al medesimo posto, un foglio immacolato, fermo, impaginato si lasciava sporcare, non parlava, non consolava, non pronunciava frasi cliché. Era come se parlasse con lui, i suoi pensieri nascosti, le sue parole non dette, idealizzava illusoriamente che suo figlio percepisse quanto l’amava e quanto gli mancava. Al suo arrivo bisbigliava un saluto d’amore, poggiava la borsa al suolo, eliminava i fiori secchi rimpiazzandoli con quelli freschi, (aveva sviluppato il pollice verde e ampliato le sue conoscenze su specie di fiori e piante), innaffiava il suo amato giardino, si accomodava con l’innaffiatoio ancora tra i piedi, rollava il suo tabacco, impugnava la bic che sostituiva la sua voce ed entrava a tutti gli effetti nelle vesti di mamma fantasma. Raccoglieva la sua distesa di mozziconi una volta a settimana, spenti e abbandonati ai piedi della lapide provvisoria, suo figlio avrebbe saputo che lei era stata lì anche quando si sarebbe svegliato e non l’avrebbe trovata. Accompagnata sempre da un venticello che si alzava come in segno di benvenuto, insetti, zanzare e lo scricchiolio di sassolini dei passi dei visitatori con i loro occhi indiscreti. A rompere quel religioso silenzio era quotidianamente il gracchiare di una cornacchia in cima ad uno di quei tanti cipressi e l’ometto anziano con i suoi occhiali da sole, in sella alla sua graziella, Stella lo seguiva con lo sguardo mentre varcava il cancello, scendeva dalla sua bicicletta e trasportandola a mano percorreva il lungo vialetto fino al suo posto nel mondo, dalla sua amata perduta.

2021-07-30

Aggiornamento

Un grazie speciale ad ognuno di voi che avete contribuito al raggiungimento del primo step dei 200 goal, fondamentale ( ancora di più lo è stato raggiungerlo in questa giornata particolarmente speciale per me) grazie davvero a tutti, mi avete regalato una stupenda emozione. Ora proseguiamo fino a chiusura campagna (70 e più giorni) per tentare il raggiungimento di altri traguardi. Un abbraccio e un bacio che vi avvolga tutti. Sira

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Commovente, bellissimo, emozionante.
    Si legge in un fiato e tiene con il fiato sospeso.
    Si sente fra le righe l’amore incondizionato di questa donna/mamma/moglie /figlia.
    Complimenti.
    Lo consiglio soprattutto a tutte coloro che devono trovare la forza di rialzarsi nonostante tutto.

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Sira Apicella
Nata il 7 maggio 1985 a Cava dei Tirreni (SA) cresciuta a Maiori, un paese della Costiera Amalfitana, fino al trasferimento in Lombardia nel novembre del 2006.
Diplomata ragioniera ed estetista, lavoro che a tutt'oggi svolgo in un piccolo centro estetico ad Arcore in autonomia. Sin da piccola amante della lettura e scrittura, con il sogno nel cassetto di scrivere qualcosa di mio.
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