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Cerberus
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Consegna prevista Agosto 2021
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Margot non poteva immaginare che quel semplice giro nelle segrete del Colosseo le avrebbe cambiato per sempre la vita.
Non poteva immaginare che lei e il suo amico Daniel a causa di un’anomalia gravitazionale avrebbero viaggiato 30 anni avanti nel tempo e che si sarebbero trovati davanti a un mondo post apocalittico devastato da un supervirus. Un mondo in cui l’Italia non esiste più e l’Europa è uno stato di polizia, in cui giustizia e umanità sono solo lontani ricordi.
Attraverso peripezie e disavventure, ma anche amori e nuovi amicizie, ai due ragazzi toccherà l’arduo compito di riuscire a tornare nel presente e salvare l’umanità da un destino terribile.

Perché ho scritto questo libro?

L’idea di scrivere un libro si è sempre aggirata nella mia testa essendo da sempre stato un accanito lettore, tuttavia, tra lavoro e interessi vari, non ho mai avuto il tempo per portare a termine un progetto di tale portata.
L’occasione è venuta col Covid-19. Il tempo passato a casa è lievitato a dismisura e perciò mi son detto: quale occasione migliore per provare a scrivere il mio primo libro?
Così, ho iniziato e non mi sono più fermato.

ANTEPRIMA NON EDITATA

I due proseguirono fino a non riuscire più a distinguere le pareti ed il soffitto di quello strano luogo. Non avendo più alcun riferimento, presto persero l’orientamento e si trovarono a vagare in quella specie di enorme pozzo nero. La presenza di pipistrelli ormai era certa e, Margot, viveva nel terrore che uno di quegli animali potesse volarle tra i capelli.

L’aria ormai aveva preso la consistenza del burro e respirare era diventato particolarmente faticoso.

«Sai che detesto ammetterlo, ma inizio ad avere paura. Torniamo indietro. Chi se ne frega se ci beccano! Che ci potranno mai fare?» disse Margot che, più avanzava, e più aveva la sensazione di avere un macigno appoggiato sul petto.

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«Sicuramente una multa …»

«Non sarebbe la prima oggi»

«Il problema – più che altro – è che ho perso ogni punto di riferimento quindi anche tornare non sarebbe facile. Facciamo così: proviamo ad andare avanti ancora per cinque minuti. Se non troviamo nulla facciamo dietrofront».

«Va bene» disse Margot per niente convinta. In fondo qualche minuto in più lì sotto non avrebbe cambiato molto, pensò.

In breve l’aria iniziò a farsi pesantissima e i due si trovarono ad avere l’affanno. Margot ebbe la netta sensazione di pesare tantissimo. Come se tutto a un tratto la forza di gravità fosse raddoppiata.

Stava per dirlo all’amico quando si trovarono di fronte ad una specie di gigantesca grotta naturale che sembrava un enorme buco nero.

«Non vorrai entrare lì dentro spero»

«Non vedo grandi alternative in realtà. Se vuoi puoi aspettarmi qui. Vado a dare un’occhiata e torno»

«Non ho nessuna intenzione di restare qui da sola. Vengo con te»

Varcarono la soglia della caverna, e Margot ebbe la sensazione di entrare tra le fauci di un animale preistorico. Anche stavolta però non disse nulla per evitare di fare la figura della bambina davanti a Daniel.

L’angoscia e la sensazione di pesare sempre di più crescevano ad ogni passo mosso in quel luogo oscuro. Fortunatamente, dopo solo un centinaio di metri, i loro flash illuminarono quello che sembrava essere un sentiero ripidissimo che puntava dritto verso l’alto.

«Finalmente!» esclamò Daniel «Ero sicuro che ci dovesse essere un’altra uscita! Puoi anche evitare di ringraziarmi Margot!»

«Guarda che scendere qui sotto è stata una tua idea, quindi tirarci fuori è il minimo che tu possa fare. E comunque non siamo sicuri che sia un’uscita!» replicò Margot stizzita.

Imboccarono lo stretto e ripido sentiero e presto dovettero procedere in fila indiana visto che il passaggio andava restringendosi. I muri quasi toccavano le loro spalle ed il soffitto distava circa 10 centimetri dalla testa di Daniel, il quale in alcuni tratti dovette addirittura procedere abbassando il capo.

Nonostante si sentisse come un topo in trappola, Margot, a mano a mano che procedeva in salita lungo il sentiero, avvertì allentarsi la sensazione di ansia che l’opprimeva ormai da diversi minuti ed iniziò a sentirsi più leggera.

Il passaggio si restrinse ulteriormente costringendoli a camminare a carponi. Questa volta sarebbero certamente tornati indietro se non avessero intravisto una luce provenire dall’alto. Decisero quindi ancora una volta di andare avanti.

Proseguirono in silenzio ancora per un paio di minuti prima di sbucare finalmente in uno spazio aperto.

Inspirarono a grandi boccate aria fresca riempiendosi i polmoni quanto più poterono sentendosi finalmente liberi. Non c’è cosa più buona dell’aria quando questa ti viene sottratta.

«Un altro minuto lì sotto e avrei iniziato a dare i numeri. Ricordami di non seguirti mai più nelle tue straordinarie intuizioni!»

«Dai che in fondo ti sei divertita» si difese Daniel.

«Si come no!»

Margot estrasse dalla tasca il suo cellulare per provare a chiamare l’amica, ma si rese subito conto di non avere campo.

«A te prende il telefono?» domandò all’amico «Vorrei chiamare Giulia, ma il mio non ne vuole sapere di funzionare»

«Aspetta fammi controllare» disse Daniel «No, anche a me non prende … proviamo a spostarci che magari le mura del Colosseo fanno da schermo per il segnale».

Così dicendo, iniziò ad incamminarsi verso quella che sembrava un’uscita che dava direttamente sulla strada e Margot lo seguì.

Giunti all’esterno del Colosseo, la ragazza notò che, nel breve tempo che erano stati nei sotterranei, l’aria era diventata più fresca ed il cielo si era fatto completamente grigio con dei nuvoloni scuri che minacciavano pioggia. Anche il vento era aumentato e le raffiche colpivano i loro vestiti primaverili. Sembravano essere in autunno anziché nel mese di aprile.

Una volta fuori tentarono di nuovo di utilizzare i loro telefoni senza alcun successo. I loro smartphone non ne volevano proprio sapere di agganciare il segnale. Provarono anche a riavviare i loro dispositivi nella speranza che tornassero a funzionare, ma anche quello stratagemma si rivelò inutile.

C’era qualcosa di strano, si disse Margot: Roma era eccessivamente silenziosa.

Nonostante fosse l’ora di punta, non si sentivano né le voci dei turisti né il rumore delle macchine. Ad eccezione del rumore del vento il silenzio era assordante. Sembrava improvvisamente di esser tornati alla primavera del 2020 quando a causa del Covid-19 la gente era costretta nelle proprie abitazioni senza poter uscire.

Erano ormai passati due anni da quell’orribile periodo e, in città, nessuno osava ricordarne i dettagli. Come se il semplice parlarne potesse far tornare nuovamente divieti e paure.

«Non ti sembra che qualcosa non vada? Dove sono finiti tutti?» domandò Margot.

«Non lo so … forse c’è stato un attentato o roba del genere» rispose Daniel a metà tra il serio e lo scherzoso.

«Ti sembra il momento adatto per simili battute?»

«Lo sai come la penso riguardo le battute: non c’è mai un momento inadatto allo scherzo. La vita altrimenti sarebbe terribilmente noiosa» replicò Daniel esponendole per la centesima volta una delle sue massime di vita.

Margot stava per replicare, quando una berlina blu dalla forma particolarmente affusolata, con sirena e lampeggianti accesi, si materializzò su Via Dei Fori Imperiali dirigendosi a tutta velocità nella loro direzione.

La macchina – il cui modello non venne riconosciuto da nessuno dei ragazzi – arrestò la sua corsa a circa 10 metri da loro con una brusca frenata che stranamente non fece alcun rumore. Sembrava uscita da un film di fantascienza.

Le portiere si aprirono verso l’alto e ne scesero due uomini con una strana divisa nera.

«Hai visto che roba?» disse a bassa voce Daniel all’amica «Le portiere sembrano quelle delle Lamborghini»

«Diciamo che al momento sono l’ultimo dei miei problemi» replicò secca Margot «Cerchiamo piuttosto di capire che diavolo è successo!».

«Va bene, ma lascia fare a me che sono il più diplomatico dei due».

«Salve!» disse ad alta voce Daniel rivolto ai due agenti iniziando ad avvicinarsi «Vi dispiacerebbe …»

«Non vi muovete da dove siete o saremo costretti ad aprire il fuoco!» lo interruppe quasi urlando il più grosso dei due estraendo la sua pistola dalla fondina e puntandola contro i ragazzi «Mettete le mani bene in vista sopra la testa e non fate alcun movimento azzardato!».

Che li avessero beccati per la loro gita non autorizzata? Si domandò Margot. Per quanto potesse esser grave accedere ai sotterranei del Colosseo la reazione sarebbe comunque stata eccessiva. Sicuramente si trattava di un errore, si disse la ragazza. Forse c’era stato veramente un attentato o qualcosa di simile e gli agenti li avevano scambiati per due criminali. Che poi chi diavolo porta divise completamente nere? Margot era abbastanza sicura che non fossero né della Polizia né dei Carabinieri … che fossero dei Servizi Segreti?

I due ragazzi, vedendosi un’arma da fuoco puntata contro, ubbidirono e Margot – che per inciso non aveva mai creduto che Daniel fosse il più diplomatico tra loro – provò a dire «Signor agente credo ci sia un errore. Noi non abbiamo fatto nulla di male»

«Tecnicamente, signorina, la vostra sola presenza in questo luogo è già un reato» disse lentamente l’altro agente che fino a quel momento era rimasto tranquillo in disparte. «George abbassa quell’arma per favore, sono solo due ragazzi e per giunta sono disarmati» disse pacatamente al collega.

«Ma siamo in zona rossa Maggiore! È il protocollo!»

«Punto primo: il protocollo non prevede di puntare le armi contro due persone disarmate; punto secondo: ai sensi dell’art. 10 del Trattato dell’Unione sullo spostamento delle persone fisiche, gli ordini del diretto superiore prevalgono sempre sul Protocollo che resta un’indicazione di massima per gli agenti.

Ora per favore – e non intendo tornare sull’argomento – metti giù quella dannata pistola» Scandì lentamente le ultime parole chiarendo ad entrambi la sua posizione di potere.

L’agente più robusto – che a quanto pareva sembrava chiamarsi George – ubbidì di controvoglia mettendo giù l’arma senza, però mai togliere gli occhi di dosso dai due ragazzi.

Daniel e Margot, non capendo quasi nulla di quella strana conversazione, si guardarono domandandosi con gli occhi cosa diavolo stesse succedendo.

«Ora veniamo a voi: chi siete e cosa ci fate qui? Esigo che parli solo uno di voi e che mi si dica la verità. Evitiamo inutili perdite di tempo o ne pagherete le conseguenze» disse il Maggiore avvicinandosi ai ragazzi con voce decisa e autoritaria.

Quell’uomo, con occhi azzurri e naso aquilino, incuteva timore ogni volta che parlava, pensò Margot.

«Signore mi chiamo Daniel Petruzzi e lei è la mia amica Margot Lanzinì. Eravamo qui a visitare il Colosseo e francamente non credevamo di fare nulla di male»

«Quindi signor Petruzzi lei mi sta dicendo che non sapevate che in tutta l’area è assolutamente proibito l’accesso ai civili. Non vi avevo forse detto che non volevo esser preso in giro? Direi che qualche ora in cella vi farà venir voglia di dire la verità» disse il Maggiore con voce sibillina. Parlava in modo esageratamente lento scandendo ogni singola parola e questo non faceva che accrescere la sua capacità intimidatrice.

«Signore la prego» intervenne Margot «il mio amico le ha detto la veri…»

Un violento ceffone interruppe a metà la frase di Margot «Avevo detto che solo uno dei due aveva diritto alla parola o sbaglio?»

Daniel – che tutto si poteva aspettare tranne che un esponente delle forze pubbliche aggredisse senza motivo la sua amica – reagì d’istinto e colpì con uno spintone il Maggiore facendolo cadere. Il suo carattere fumantino ancora una volta aveva avuto la meglio: d’altronde poteva sopportare tutto, ma non che una donna venisse picchiata in sua presenza.

In men che non si dica l’altro agente fu addosso a Daniel scaraventandolo a terra. L’amico provò a lottare, ma l’altro era decisamente più grosso e forte di lui. Così, nel giro di dieci secondi, si trovò con la faccia schiacciata contro il cemento e l’agente di nome George a bloccargli e legargli i polsi con una fascetta che al tatto sembrava essere fatta di uno strano tipo di metallo flessibile. Daniel ebbe la sensazione che più cercava di allentare le manette e più queste si stringevano.

Margot, dopo lo schiaffo, assistette all’intera scena senza muovere un muscolo. Il dolore alla faccia e la paura la avevano completamente paralizzata. Avrebbe voluto parlare nuovamente, ma temeva di ricevere un’altra punizione corporale dal Maggiore che nel frattempo si era rialzato e si stava sistemando la giacca.

«Bene bene» disse quest’ultimo «Mi sa che oggi abbiamo catturato dei ribelli George. Ammanetta anche la signora Lanzinì; non vorrei che venisse in mente anche a lei di fare resistenza».

«La prego!» trovò la forza di dire Margot «Non abbiamo fatto niente!»

Un secondo ceffone la fece cadere a terra. Questa volta lo schiaffo era stato veramente violento.

«Bastardo!» urlò Daniel «Prenditela con me se ne hai il coraggio!»

«Non ho voglia di sporcarmi le mani signor Petruzzi, però se proprio lo desidera posso farla accontentare dal mio collega» disse il Maggiore facendo un rapido gesto al suo sottoposto. L’agente George colpì con un potentissimo pugno alla bocca dello stomaco il ragazzo che, tuttavia, incassò facilmente grazie ai tanti anni passati a praticare kickboxing.

«Tutto qui quello che sai fare energumeno che non sei altro?» lo provocò Daniel.

L’agente grugnì ed estrasse il manganello dalla cintura pronto a colpire violentemente il ragazzo. Caricò il colpo mirando alla testa quando una potente scarica elettrica assestata in mezzo alle costole fece svenire Daniel che si accasciò a terra.

«Spiacente di averti tolto il divertimento George, ma ci servono vivi» disse il Maggiore che nel frattempo aveva estratto il suo teaser d’ordinanza e aveva colpito a tradimento il ragazzo.

Margot iniziò a piangere e urlare disperata sperando che qualcuno accorresse in loro aiuto, ma nessuno la poteva sentire né tantomeno aiutare. L’area era completamente deserta. Avrebbe continuato a urlare fino a che avesse avuto aria nei polmoni, ma la manona dell’agente George le premette un panno umido sulla bocca. Avvertì distintamente un odore pungente di alcol, prima che le si annebbiasse la vista e svenisse tra le braccia del grosso omone.

2020-11-23

Aggiornamento

Ce l’abbiamo fatta. Abbiamo raggiunto le 200 copie necessarie per la pubblicazione del mio primo romanzo in meno di un mese! Non sono mai stato bravo nei ringraziamenti, ma questa volta sono dovuti. Avete creduto in me e, soprattutto, nel mio progetto e per questo sono e vi sarò per sempre grato. Se Cerberus verrà pubblicato nelle librerie di tutta Italia sappiate che sarà solo merito vostro. Vi anticipo, però, che non è ancora il momento di sederci sugli allori perché da ora si corre per l’overgoal: abbiamo un ulteriore mese di tempo per riuscire a raggiungere prima le 250 e poi le 350 copie. Si tratta di due ulteriori goal che garantirebbero maggiore visibilità e pubblicità al mio romanzo. Conto su di voi amici miei e dal profondo del cuore, vi dico grazie ❤️

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Libro molto bello e interessante. Devo dire che scorre molto bene e non c’è stato mai un momento in cui ho pensato “mah, che palle…”.
    La storia è avvincente, ambientata in una Roma che fa da cornice perfetta alla storia che mai come adesso è attuale e “possibile”.
    Attendo con ansia il seguito e intanto faccio i complimenti all’autore.

  2. (proprietario verificato)

    Una narrazione fluida che sostiene una storia non priva di colpi di scena che fa desiderare di andare avanti nella lettura! Bella la prima prova di questo scittore!!! Adesso attendo con ansia il sequel 👏bravo bravo

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Alessandro Terracina
Mi chiamo Alessandro Terracina e sono nato a Roma, il 21 dicembre del 1989.
All’età di 23 anni mi sono laureato in giurisprudenza e – dopo aver svolto la pratica forense – mi sono trasferito a Miami, città in cui ho vissuto uno dei periodi più belli della mia vita.
La famiglia, gli amici e, più in generale, i forti legami con Roma mi hanno, tuttavia, spinto a tornare e, ormai, da circa tre anni svolgo felicemente la professione di avvocato, specializzato nel settore penalistico.
Mi piace descrivermi come una persona dai mille interessi: oltre all’ovvia passione per la scrittura e la lettura adoro i viaggi, il calcio, la pesca, lo sci e molto altro.
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