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A ciascuno la sua solitudine

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Consegna prevista novembre 2019

Spesso non è facile affrontare i perigli e le incertezze della vita. Quando il paesaggio annebbia, quando la moltitudine delle possibili strade paralizza il nostro incedere, quando la pesantezza dell’esperienza zavorra il volo dell’anima è necessario trovare complici cui accompagnarsi, e condividerne gli affanni, e ascoltare le loro storie. Questo libro ne racconta alcune: per trovare il sentiero che forza il grigiore e riconsegna all’aurora.

Perché ho scritto questo libro?

Ho scritto questo libro per trovare me stessa e per dimostrarmi il mio affetto.

ANTEPRIMA NON EDITATA

RETRÒ

Si era svegliato alla solita ora, quella per andare al lavoro, anche se l’azienda l’aveva licenziato ormai da tre mesi, perché “si era interrotto il rapporto di fiducia”, come recitava la formula di rito sulla lettera che gli era stata recapitata; poco importava poi che se ne fosse andato lui, pressato, obbligato, dal sindacato… Rapporto di fiducia? Ipocriti bastardi, rapporto di sudditanza, di subordinazione, di schiavitù sarebbe meglio dire, mormorò una volta di più. Quante volte al giorno ci pensava, quante volte al giorno annaspava in quel tempo moribondo, cercando disperatamente qualcosa da fare, qualche progetto da iniziare, senza mai trovare un motivo valido per impegnarsi. Ma cosa sono tre mesi contro trent’anni, aveva sospirato, ce ne metterò di tempo ad abituarmi. Eppure quando lavorava il suo orologio biologico era perfettamente in sintonia con la sua vita: sabato e domenica, se non doveva fare straordinario, dormiva tranquillamente fino alle otto e mezza, il lunedì la sveglia interna si riposizionava alle sei e tre quarti; e poi la doccia, la colazione, l’autobus, il lavoro, la mensa, l’uscita, dopo gli altri perché trovava sempre un lavoretto da finire, un file da riguardare, e anche perché erano i momenti più “intimi” con il suo lavoro. Che gli piaceva, che aveva sempre fatto con piacere, che gli mancava. Era stato proprio in uno di quei fazzoletti di tempo che aveva scoperto l’ammanco, e soprattutto chi aveva sottratto la somma: Z., uno dei dirigenti importanti, uno che sembrava non dovesse aver bisogno di quei tremila euro per vivere. Continua a leggere
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La notte aveva dormito poco e male; la mattina appena arrivato si era fiondato dal suo superiore, ma aveva avuto l’impressione, molto netta, che lui sapesse già: cosa vai a curiosare in affari che non ti riguardano, aveva tuonato, chiederò, cosa vuoi che ti dica… Non è stato per mettere il naso negli affari altrui, aveva risposto piccato, era perché i conti non tornavano con i giustificativi che erano stati forniti… Mi ero fermato oltre l’orario proprio perché mi pareva impossibile, e volevo lavorare tranquillo a ricostruire il tutto, senza casino intorno… Non dire balle, ti fermi sempre oltre l’orario (Giordano era arrossito)… Sì, ma… Ma che ma e ma, Z. si sarà dimenticato lo scontrino da qualche parte, o l’avrà perso… Tremila euro di scontrino, mi pare un po’ tanto per perderlo. Senti, ti ho già riposto, no? chiederò e chiuderemo la cosa. Ma non aveva chiesto; e la cosa lui non voleva chiuderla, perché a lui piaceva lavorare bene, e anche perché non voleva essere coinvolto se fosse venuto fuori da altre parti. E forse avrebbe dovuto far piacere anche all’azienda avere maestranze precise e corrette. O no? Era andato dal delegato sindacale per chiedergli consiglio. Un altro muro di gomma: se dovessimo star dietro a tutte queste cose… Ma sono tremila euro! E cosa vuoi che siano per loro! Sarà andato a puttane e non vuol farlo sapere… Ma Giacomo stai scherzando, vero? Ci avete spiegato in assemblea che l’azienda non può permettersi di applicare l’aumento, minuscolo!, che avevate strappato con il contratto nazionale perché non ha una lira, e adesso tu te ne vieni fuori che se l’ingegnere spende i soldi dell’azienda per andare a puttane, va bene? Non correre! Era una battuta! Magari ha avuto una spesa imprevista e la rimborsa il mese prossimo… E poi: i soldi dell’azienda per andare a puttane! Sacrilegio! Giordano, non è che stai diventando un po’ moralista, per caso? lo sbeffeggiò Giacomo. Ma che cazzo di moralista e moralista, aveva imprecato lui, anche se li avesse spesi per far curare sua figlia avrebbe dovuto chiedere un’autorizzazione, e io mi sarei trovato una delibera del CdA come giustificativo… O vi va bene anche a voi ‘sto andazzo? aveva inquisito. Calma Giordano, non insultare neh… io e i compagni del sindacato non ne sappiamo nulla di questo ammanco, ti ringraziamo di avercelo segnalato e indagheremo… Stai tranquillo, si capirà tutto… E invece gli era arrivata la lettera di licenziamento: era andato da Giacomo furibondo, chiedendogli di mobilitarsi. Il sindacato pareva altrettanto incazzato: ce la pagheranno, stai tranquillo che non la passeranno liscia… Licenziare un lavoratore? Dopo tutto quello che ci hanno promesso? Dopo tutto quello che abbiamo fatto e dato per andargli incontro? No, caro, dovranno passare sul nostro cadavere prima… Bene, vedo che la pensiamo allo stesso modo, si era rasserenato Giordano; io domani mi presento al lavoro e voglio vedere se hanno il coraggio di sbattermi fuori…

No, questo non farlo, non diamogli appigli, lascia fare a noi… E così, quello era stato il suo ultimo giorno di lavoro. Alla fine di una lunga contrattazione, in cambio di una buonuscita sostanziosa, l’azienda aveva rinunciato a licenziarlo (hanno anche detto che ti faranno delle ottime referenze… ) e aveva firmato lui le sue dimissioni. Il sindacato gli aveva fatto capire che non aveva scelta, in altri tempi ci sarebbe stata una lotta vera, sciopero a oltranza!, avrebbero fermato per mesi la fabbrica, ma adesso la situazione era cambiata, ed era stato già un successo enorme, enorme! strappargli tutti quei soldi: pensa che volevano darti solo le dodici mensilità, ci siamo battuti come leoni… sei contento, no? No, io volevo il lavoro, lavorando guadagno i soldi che mi necessitano, averne di più senza avere certezze per il futuro non mi soddisfa. Eh, le certezze! Le avevano i nostri padri… Se le erano guadagnate con la lotta, mica gliele avevano regalate! Ohi Giordano, mica starai diventando comunista per caso? Perché guarda che son passati di moda trent’anni fa, neh…

Da tre mesi a questa parte, ogni mattina alle sei e mezza si svegliava e, mentre si alzava, faceva colazione, si sbarbava, si raccontava questa storia, torcendosi le mani per non aver fatto causa all’azienda, giurando che avrebbe strangolato a uno a uno tutti i delegati sindacali che lo avevano tradito; poi si calmava (per forza, che avrebbe potuto fare oltre a minacciare?) e, ormai pronto (per andare dove? al diavolo, si rispondeva desolato), si metteva a fare le parole incrociate aspettando le nove. A quel punto, giro delle agenzie a chiedere, a compilare domande, a lasciare curricula per avere un lavoro, un lavoro vero, di quello che imposti tu, che controlli, di cui ti assumi oneri e responsabilità, non di quelli mordi e fuggi/ti chiamo io quando ho bisogno, che ti offrono adesso…. Un lavoro come quello che aveva, e che aveva perso perché troppo zelante, ligio, non perché aveva cercato grane, come gli aveva detto Giacomo durante un litigio, e adesso toccava al sindacato tirarlo fuori dalla merda in cui si era cacciato. Giordano non si rimproverava nulla; il suo sbaglio, madornale, era stato solo quello di aver mitizzato l’azienda, la sua azienda, pensando che non fosse immersa in quella merda in cui vivevamo tutti oramai. E l’azienda l’aveva espulso. Fuori dalla merda, ma fuori anche dalla vita. Finito il giro, se il tempo permetteva, andava a sedersi su una panchina della piazzetta del mercato, come un vecchio, si diceva; e d’altronde ho cinquantadue anni, sono un vecchio. Tirava fuori il suo ebook, e leggeva; nessuno, in quei mesi gli aveva rivolto altro che uno sguardo incuriosito ma silente. Quella mattina stava leggendo Conrad, Chance per l’esattezza.

Zara! Zara! Zaraaaa! Vieni qui! cristo, aiutatemi a prenderla mi è scappata… La donna correva disperata, incespicando per via della borsa della spesa che la squilibrava, indicando una cagnolina che stava attraversando a tutta birra la piazzetta. Giordano, alzati gli occhi dalla sua lettura, la vide avanzare verso di lui, e poi esitare un attimo per guardarsi attorno; si alzò velocissimo e bloccò con il piede il guinzaglio che la bestiola si trascinava dietro; ti pare il modo di scappare dalla tua padrona? la rimproverò. La donna arrivò trafelata: grazie, grazie, ah se non ci fosse stato lei… Sa, è che l’ho presa qualche mese fa al canile dove aveva passato tutta la sua vita e niente, appena riesce a scappare attacca a correre, come… come inebriandosi di libertà… solo che qui è pieno di macchine, l’autobus, c’è di tutto, e lei non è abituata, e ho paura che poi si spaventi e le succeda qualcosa… Aveva parlato di getto, col fiatone per la corsa, e intanto aveva posato la sporta per terra e aveva preso in braccio Zara che peraltro pareva contenta di essere stata riacciuffata, e guardava la sua umana con occhi umidi di riconoscenza. Giordano se ne era accorto: guardi, secondo me è che la mette un po’ alla prova, non vuole scappare davvero… Dice? Forse ha ragione… perché mi sono resa conto anch’io che poi in realtà non vuole andare lontano, anche una volta che avrebbe potuto correre via e sparire, si era fatta riprendere quasi subito… è che lei non si rende conto dei pericoli… e tutte le volte io mi spavento e faccio queste scene da pazza, sorrise guardandolo. Comunque grazie, grazie davvero… e tu smettila di far le prove, si rivolse alla cagnolina, non hai capito che ci tengo davvero a te, brutto muso? L’aveva poggiata delicatamente a terra, impugnando saldamente il guinzaglio, e si stava ricaricando della sporta. Se vuole, se posso aiutarla… la accompagno, azzardò Giordano, senza nemmeno sapersi spiegare il perché della proposta che aveva appena fatto. Guardi, accetto volentieri, è a due passi comunque. Di qua… Sa, ho accettato perché mi è scappata proprio mentre stavo cercando le chiavi di casa e mi è sfuggito il guinzaglio un attimo. Perché solitamente io prendo lo zaino per far la spesa, così ho le mani libere, ma prima tornando con Zara dai giardinetti ho visto un banco al mercato che aveva della bellissima frutta, e temevo che andando su e poi tornando giù con lo zaino magari andasse finita… no, non è stato solo per questo, confessò, è che sto al quarto piano senza ascensore e non avevo voglia di farmi un’altra volta le scale… Comunque sono arrivata, davvero mille grazie ancora, e mi scusi se parlo tanto, me lo dicono in molti che saper tacere è una virtù, ma non è sicuramente fra le mie, ammesso che ne abbia altre… Beh, si consoli, la confortò Giordano, io di solito parlo poco, e quando parlo combino guai… Per questo preferisco tacere… ma parlare a volte fa bene, sgrava il cuore e la mente, o permette di condividere un’ansia, una preoccupazione… e allora è bello se c’è qualcuno, in quel momento, che ti ascolta. Lei si era spaventata per Zara, e ha dovuto scaricare la sua emozione parlandomene; sono contento di esserle stato un po’ d’aiuto anche in questo. Ascoltandolo, lei era rimasta con le chiavi di casa a mezz’aria, come disorientata dalle sue parole. È vero, sa… la ringrazio anche per questo… Adesso la lascio tornare alla sua panchina… Gli sorrise; ma nella sua voce si indovinava il desiderio contrario, di continuare a parlargli, di non lasciarlo andar via. Giordano lo intercettò, ma non ce la fece a raccoglierlo. Però soggiunse: se non piove, io vengo spesso qua sotto gli alberi a leggere, la mattina. Se uno di questi giorni mi vede e le va, possiamo prendere un caffè insieme…

Le si illuminarono gli occhi: d’accordo, ma offro io neh, dopo il favore che mi ha fatto… anzi, sono una zotica, avrei dovuto chiederglielo subito. Mi scusi, sa, ma ero così… così… Spaventata, concluse Giordano, non si preoccupi, la prossima volta saremo più tranquilli tutti, soprattutto Zara.

Alla prossima, allora; si chinò a carezzare il cane, e si avviò nuovamente verso la piazzetta. Mariella aprì il portoncino d’ingresso sorridendo.

Due giorni dopo, appena scesa, ancor prima di Mariella, Zara aveva individuato Giordano, puntando con decisione verso la panchina dove stava leggendo. Buongiorno, come sta?… ciao Zara, monella… Abbastanza, grazie… Subito dopo Mariella aveva insistito per “pagare il suo debito di riconoscenza”; così si erano seduti nel dehor di un caffè della piazza, intorno a loro il brusio del mercato. Mariella si sentì in dovere di spiegare, di raccontare: sa, ho preso Zara quando sono rimasta sola; il mio compagno è morto dopo una malattia lunga, devastante e debilitante per tutti; era più anziano di me, però ci volevamo ancora bene. Negli ultimi tempi era anche andato un po’ fuori di testa… l’Alzheimer… a volte mi riconosceva, a volte no, e piangeva spesso. L’unico modo per dargli conforto era leggergli i libri che gli piacevano. Allora seguiva tutto con attenzione, fino a quando non si addormentava. Anche lei legge, vero? In quei cosi moderni, gli ebook si chiamano, no? mi scusi, sono troppo curiosa, come al solito non so tenere a freno la lingua… Giordano taceva, Zara mordicchiava un grissino tenendolo stretto fra le zampine davanti e Mariella si sentiva sempre più imprigionata tra le sue ciarle e il silenzio di Giordano. Si rimproverò: e smettila di inquisire, lasciagli il tempo di dire qualcosa, no? ma le pareva che Giordano non volesse parlare di nulla, la guardava sorridendo, annuendo alle sue piccole confidenze. Gli sorrise anche lei, abbassando lo sguardo verso Zara che aveva finito il grissino e ne chiedeva un altro. L’ultimo, d’accordo? sai che non ti fanno tanto bene… sei vecchietta anche tu, mettitelo in testa! Quanto ha Zara? Giordano era uscito dal suo mutismo. Otto anni, tutti trascorsi in canile. Dev’essere terribile, almeno per me lo è il solo pensiero, essere rinchiusi per tanto tempo, sempre ad aspettare…rispose Mariella. Beh, vivere non è così diverso, no? si aspetta, si aspetta, e poi si muore. La voce di Giordano era quasi un sussurro, Mariella si era chinata verso di lui per riuscire a discernere le parole, e rispondeva un po’ frastornata: già… ma cos’altro potremmo fare? se la vita fosse solo questo, tanto varrebbe suicidarsi subito, allora, e non se ne parla più… E cos’altro può essere, la vita, allora? Giordano la interrogava, guardandola con improvviso interesse, come se si aspettasse da lei la risposta risolutiva del suo malessere. Non so, costruire futuro per quelli che verranno, passare il testimone, voler bene, amare; e poi, essere coerenti con se stessi… È… è una domanda difficile, e la risposta è impossibile… Forse la risposta vera è vivere, rispettando se stessi e gli altri, ed esigendo dagli altri identico rispetto, senza farsi troppe domande, altrimenti poi comincia il tormentone religioso, chi siamo, dove andiamo, chi ci ha creati eccetera, congetturava senza più fermarsi Mariella, come se importasse qualcosa, come se facesse la differenza sapere perché siamo qui, abbandonati a noi stessi… Non ci provi, neh! Offro io, non si discute… Giordano aveva voltato la testa, guardandosi intorno come a cercare un cameriere cui pagare la consumazione. La guardò quasi ridendo: no, non ci penso proprio, stia tranquilla! è che le sue parole mi hanno colpito, e… è come fossero le mie, anch’io mi sono un po’ abbandonato a me stesso, alla mia solitudine, alle mie ossessioni, e mi pareva che lei mi avesse scoperto, nonostante il mio mutismo.

Cercavo aiuto, non il cameriere! Mariella si mise a ridere: com’è facile nella vita equivocare, capire fischi per fiaschi… Ridevano tutti e due, adesso. Sorpresa da quell’atmosfera di gioco, Zara era saltata improvvisamente in braccio a Giordano, cominciando a leccargli una mano. Zara! Scendi subito! No, la lasci, mi fa piacere, è simpatica, e anche molto empatica questa piccolina… Ma forse si è stufata di stare ad ascoltare i nostri lamenti, lei che di sicuro ha molta più capacità di godersi la vita di noialtri due… arriviamo fino ai giardinetti di via Bibiana, le va? D’accordo. Posso chiederle una cosa? Certo. Lei come si chiama? io Giordano. Ussignur, non ci eravamo ancora presentati… mi chiamo Mariella; con lei dimentico persino l’educazione, mi scusi, neh… O bastalà, replicò lui divertito.

Camminavano piano, in silenzio, rallentando o accelerando leggermente a seconda delle curiosità di Zara che snasava dappertutto come se fosse la prima volta che percorreva quell’itinerario. A un tratto Mariella prese coraggio: mi scusi Giordano se sono indiscreta, ma… poco fa ha detto che sentiva le mie parole come sue… posso chiederle come mai? Anche lei ha avuto un lutto, una perdita… solo se le va di parlarne, neh, me lo dica subito quando non so stare al mio posto… Lui sorrise alla sua autocritica, e rispose: sì, una perdita ma di altro genere… io non mi sono mai sposato, ma avevo un lavoro che mi piaceva, e in qualche modo dava un senso alla mia vita… adesso che l’ho perso mi sento un po’ smarrito anch’io… E, come se in quei mesi non avesse aspettato altro che di incontrarla, Giordano le raccontò tutta la storia, compresi i particolari più minuscoli, in preda a un’inusuale smania di parlare: adesso sono io che non mi fermo più, non volevo subissarla con questa faccenda così noiosa, si scusò. Ma forse era tempo che ne parlassi con qualcuno esterno a me, per vederla un po’ più dal di fuori, rifletteva intanto. In realtà non gli pareva tanto diversa dal solito la sua storia, era solo che adesso, finito di parlare, si sentiva più leggero, e nello stesso tempo preda di una sensazione vaga, come di colpa, come quando si comincia a disamorarsi, e non ci si dà pace di non fremere più al solo pensiero del proprio partner.

Ma era tutta lì la sua vita? chiese Mariella interrompendo le sue riflessioni; e immediatamente si rese conto della gaffe, no, scusi non volevo dire… Giordano rise: beh, capisco che detta così può non sembrare granché, ma il resto era contorno, le storie, la famiglia, il tempo libero prendeva senso perché c’era quell’impegno lì, e lì io stavo bene, ero nel mio, non saprei come spiegarmi…

No, si spiega benissimo… capisco perché parla di una perdita, era il senso della sua vita, ed è davvero difficile perdere il senso della propria vita… Forse però è ugualmente difficile ammettere con se stessi la miseria della propria vita. Non dica così Giordano, lei ha ancora tanto tempo davanti a sé, e ha l’intelligenza e la sensibilità per trovare un’altra strada, o per ricominciare a percorrerne una simile a quella che ha dovuto lasciare… Spero proprio sia così… sa Mariella, la ringrazio delle sue parole, è la prima volta dopo tanto tempo che riesco a parlarne quasi senza strazio… Si erano fermati perché Zara aveva scovato un interessantissimo rametto, e si era accucciata per sgranocchiarlo come faceva coi grissini, tenendolo tra le due zampine anteriori. È proprio buffa, osservò Giordano, e dicendolo si era voltato verso Mariella, e l’aveva trovata vicinissima, e le aveva sorriso accarezzandole prima i capelli, e poi il viso, e poi si era chinato leggermente e aveva cominciato a baciarla sfiorandole appena le labbra, ma subito dopo inoltrandosi anche se con poca lingua, e poi mordicchiandole il collo, tornando alla bocca cercando con più decisione la lingua e i denti; e la stringeva come un naufrago un relitto, e pareva non riuscisse più a staccarsi da lei; e lei da lui. Ma Zara aveva finito di combattere con il suo rametto, e tentava di arrampicarsi su Mariella per indurla a muoversi. Si erano divisi, come tornando a loro; lei era stata la prima a riscuotersi e, imbarazzatissima tentava delle giustificazioni: io… non so come sia potuto succedere, alla mia età poi, baciarsi… senza nemmeno darsi del tu… È così grave? chiese sorridendo Giordano. No, è… è disorientante. Baciarsi, o farlo dandosi ancora del lei? domandò lui divertito. Rise anche lei: tutte e due, ma più la prima… alla mia età… E qual è questa età, se posso chiedere? Sessantun anni, mica pochi… Beh, io ne ho cinquantadue… Non li dimostra però, gliene davo meno. Anche lei non li dimostra… Ohi, quanti complimenti! Comunque ho quasi dieci anni più di lei, abbastanza per sentirmi ridicola. Non si è mai ridicoli quando si è sinceri, ribatté Giordano con dolcezza. Andiamo? E così dicendo le cercò la mano per incrociarvi le dita.

Quasi senza volere, si erano ritrovati davanti al portoncino dell'abitazione di Mariella; lei l'aveva aperto, si erano guardati un attimo, si erano sorrisi leggermente imbarazzati, e poi erano saliti, arrivando col fiato corto per i quattro piani di scale. Io… non so che senso abbia, sa Giordano… averla invitata qui, voglio dire… questa è la casa dove abito, ma non è la mia. La mia, la casa che ho condiviso con Lelio, con mio marito… non riesco più ad andarci. Quando lui è morto io sono andata a stare da mio fratello per non restare sola là, dove avevo vissuto con lui, e intanto cercavo qualcosa in affitto; mi facevano male, fisicamente, non so se capisce cosa voglio dire, quelle stanze. Non sono riuscita nemmeno a disfarla la nostra casa, è ancora tutto lì, che aspetta… Cosa aspetta la sua casa? E chi lo sa… che muoia anch’io, credo; così non ci saranno più fantasmi ad abitarla, e troveremo pace tutti… Incrociò i suoi occhi, si sentì arrossire: ma basta con questi discorsi così tristi! si riscosse, gradisce un caffè? Si riscosse anche lui: sì, grazie, anche se è già il terzo… Allora faccio un decaffeinato, anch’io dopo le dieci del mattino se lo prendo normale poi non dormo la notte… Grazie, abbiamo alcuni problemi in comune, vedo… Vado a operare! concluse Mariella sollevata, mi scusi neh, solo il tempo di fare la caffettiera… e si avviò verso la cucina. Giordano rimase nel piccolo soggiorno; la casa era piccina, anonima, evidentemente Mariella l’aveva affittata già arredata. Si mise a sbirciare i libri, pochi, mentre Zara gli saltellava intorno pretendendo attenzione; la prese in braccio e continuò a guardarsi intorno, senza sapere nemmeno lui cosa stesse cercando, cosa volesse scoprire. Ecco il caffè! Zara, ma possibile…? Anche a lei piacciono le coccole, come a tutti, sorrise Giordano. E lei è un buon dispensatore di coccole, arrossì Mariella. Si sedettero, Giordano depose delicatamente Zara a terra; vai nella tua cuccia, Zara! La cagnolina si diresse invece verso un divanetto, dove si accucciò con un sospiro.

Okay, va bene anche lì, concesse Mariella. Sorseggiarono il caffè lentamente, gli occhi semichiusi sorbendolo, poi Giordano appoggiò la tazzina con un tintinnio, e guardò Mariella che invece era rimasta con la tazzina a mezz’aria, come imbambolata. Ho… ho visto che guardava i libri, prima… tentò di sviare lei, sa, io non ho molti soldi, e leggo soprattutto quelli della biblioteca; quelli che ho nella casa di là non riesco ancora a prenderli, forse non voglio… Capisco, rispose Giordano, capisco davvero… i libri… i libri sono pezzi importanti della vita… anche per me… leggere… Ma si rese conto che stava parlando a vanvera, cercando con lo sguardo disorientato un oggetto cui appigliarsi che gli permettesse di dire altre banalità, di respingere il desiderio che lo stava assalendo. Non lo trovò. Forse… forse è meglio che vada adesso; si era alzato quasi di scatto, ma era rimasto ritto e immobile, senza riuscire a dirigersi verso la porta. No, la prego, rimanga ancora un momento, implorò lei parandoglisi di fronte, sono sempre così sola… Si erano già addosso, di nuovo quella stretta inesorabile, ma anche il desiderio che dilagava: Mariella! Giordano! Forse non è giusto, alla nostra età… Si può anche far l’amore dandosi del lei, non solo baciarsi… Giordano la prendeva in giro, lei sorrideva arrossendo: ma guarda un po’ cosa mi deve succedere, tutta colpa di quella lì… ha fatto apposta, ha organizzato tutto…, e sospirava volgendo uno sguardo riconoscente a Zara, che continuava a sonnecchiare ai piedi del letto, ma io sono troppo vecchia! Zara dovevi guardare meglio e trovarne uno della mia età, non questo baldo giovine…, rideva, ridevano insieme, continuando ad abbracciarsi stretti nella calura estiva, appiccicosi di sudore e di saliva.

25 maggio 2019

Evento

Casa del Popolo. via Avezzana 24, Chieri (To) Presentazione della campagna di crowdfunding del libro di Luz Bisetti A ciascuno la sua solitudine
Dalle ore 19.30 aperitivo condiviso (grazie se porterete qualcosa…)
Dialogheranno con Luz Bisetti: Loretta Deluca e gli autori Claudio Bettarello e Franco Bellarosa Letture di Rosella e…musica …
07 maggio 2019

Evento

Circolo Terracorta, via Togliatti 65, Collegno (To)
Martedì 7 maggio dalle 21.00 in avanti, presentazione della campagna di crowdfunding del libro "A ciascuno la sua solitudine" di Luz Bisetti.
Loretta Deluca presenta e domanda, Luz Bisetti cerca di rispondere, Rosella Satalino legge. Non mancate!
11 maggio 2019

Evento

Cinema Politeama, via Piave 2, Ivrea (To) Sabato 11 maggio, dalle 17:00 in avanti, al cinema Politeama di Ivrea, via Piave 2, presentazione della campagna di crowdfunding per il libro A ciascuno la sua solitudine di Luz Bisetti. Reading e chiacchiere con l'autrice. Non mancate!
23 aprile 2019

Evento

Circolo ARCI Molo di Lilith, via Cigliano 7, Torino
Presentazione della campagna di crowdfunding del libro A ciascuno la sua solitudine di Luz Bisetti.
Chiacchiere, intervista all'autrice, reading e altre bazzecole; il tutto dalle 21.30 in poi, ma prima si può mangiare e bere a volontà, ché al Molo cibo e vino sono buonissimi e abbondanti.
27 aprile 2019

Evento

27 aprile, Circolo Arci "Fuoriluogo", corso Brescia 14, Torino, dalle ore 18:30
Presentazione della campagna di crowdfunding per il libro A ciascuno la sua solitudine di Luz Bisetti.
Si può anche cenare, bere una birra o un bicchiere di vino, tutto in compagnia dell'autrice.
07 aprile 2019

Evento

Circolo Dopotutto, Via Montenero 4, Avigliana (To)
Domenica 7 aprile dalle 17,30 in poi, chiacchiere e letture con l'autrice.
A seguire aperitivo
16 marzo 2019

Evento

Ex canonica di Pino d'Asti (At), via Maestra 53
L'Associazione Ansema presenta, nella sua sede di Pino d'Asti, la campagna di crowdfunding organizzata dall'editore bookabook per la pubblicazione del libro A ciascuno la sua solitudine di Luz Bisetti.
Si inizia alle 17,30 con la presentazione del libro, reading, chiacchiere e domande, purché non troppo imbarazzanti, con l'autrice. A seguire apericena e musica.
 

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Non vedo l’ora di leggere il tuo libro Lucia! In bocca al lupo per il crowdfunding…

  2. (proprietario verificato)

    Un bel pomeriggio e una bella serata in Canonica con gli amici, Lucia e il suo libro: una piacevole rivelazione.

  3. (proprietario verificato)

    Lucia porta in sé il dono di comprendere, attraverso le parole intense danno vita a questi racconti, le molte sfumature dell’animo umano, con una particolare e rara profondità di pensiero nel saperne cogliere i più intimi recessi. Ma anche con quella leggerezza illuminante che mi piace tanto di lei.

  4. (proprietario verificato)

    Di cosa e di chi scrivere oggi, quando tutto si permea di un grigio scuro e sembra che al mondo quasi non ci sia più luce da raccontare? I personaggi di Lucia ci ricordano che una speranza esiste e forse sta nel cercare ancora un incontro, nel credere in un bacio, in quel trovarsi, insicuri, quasi vecchi e soli, come i protagonisti del primo racconto. Ma sperare ancora e sempre , che l’umano in noi, risalga la corrente fino alle labbra. Per trovare l’incontro tra due salive o le parole per raccontarlo

  5. (proprietario verificato)

    Lucia Bisetti scrive. Non può farne a meno. E una scrittrice anche quando non scrive. Scrivere è per lei una tensione critica, una modalità di esplorare il mondo e i suoi stessi sentimenti.
    Franco Rella

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Luz Bisetti
Maria Lucia (Luz) Bisetti nasce a Torino nel 1954. Vagabonda in Italia cambiando spesso residenza e lavoro per specchiarsi nel mondo. Ultimamente ha deciso di fermarsi e provare a riconoscersi. Ha capito che si piace.
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