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Come cicale d'estate

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Consegna prevista febbraio 2020

Dove la luce si incontra, scontra, unisce e divide dalle ombre, lì spesso l’animo umano flette quella luce mostrando un volto sconosciuto. L’amore, è amore ovunque. E certe cose, come il suono delle cicale d’estate, continueranno a ripetersi, a essere l’appiglio che il futuro ha sul nostro presente, sul nostro passato. Da Napoli a Lindos, Diego lo scoprirà presto.
Lasciata l’isola greca che era solo un ragazzino, dovrà tornarci da adulto, quando la vita l’avrà cambiato, mortificato, ferito. Daphne è la donna che non ha mai smesso di aspettarlo. Mario, Paola, Francesco, Emanuele e Antonio invece, i compagni che si legheranno indissolubilmente alla sua vita.
Come cicale d’estate celebra l’incertezza, l’incoerenza, la felicità. Perché laddove esistono incoerenza e incertezza, non è detto che non ci sia felicità.
Come cicale d’estate è un elogio alla normalità, al mare, alla follia, alla gelosia. Perché laddove esistono normalità, follia, gelosia, non è detto che non ci sia profumo di mare, profumo di felicità.

Perché ho scritto questo libro?

Voglio lasciare una traccia? Voglio solo provarci? Ho passato così tanto tempo a leggere e viaggiare, che mi ritrovo a rincorrere i miei sogni. Sì… rincorro l’idea che ho di me stesso. I miei testi sono lo specchio di ciò che sono o di ciò che vorrei essere. Chi può dirlo! Non ho paura di fallire. Ho solo bisogno di scrivere, è un’ossessione. Attenderò l’istante in cui finirete di leggere il mio libro: silenzioso, con l’entusiasmo del primo giorno di scuola, del primo bacio, della prima parola scritta.

 

ANTEPRIMA NON EDITATA

Avete mai sentito parlare di ossimoro? È un linguaggio poetico nel quale, due concetti in forte antitesi o del tutto contrari si associano, si uniscono, si sposano, rendendo unica una nozione, un pensiero, un’idea. Rendendo poesia ciò che nasce come prosa. Sole spento, buio accecante, piacevole male, sono solo alcuni esempi. Ma l’ossimoro che preferisco non è stato un poeta a crearlo, bensì la natura: “uomo e donna”, due esseri contrari che insieme si completano. L’unico ossimoro in grado di crearne altri.

È la storia di un ossimoro assai complicato quella che sto per raccontarvi. Forse lo sarà ancor più gestire le emozioni, le parole, i battiti quasi convulsivi del cuore. Lo sarà di certo spiegarvi che non credo nella fortuna, ma piuttosto nell’umiltà, che ricompensa sempre chi, ingenuamente, chiama fortuna i propri sacrifici.  Non esistono mete raggiunte senza un paio di scarpe usurate, un sorriso, ed un vestito da indossare una volta aperti gli occhi e smesso di sognare. Perché la notte è fatta per sognare, ma è la luce del giorno ad illuminare i passi che ci separano dai nostri sogni.

In questa casa la paura prolifica; non siamo ragazzini, né adolescenti, ma non siamo neanche uomini. Noi siamo semplicemente i figli del ventunesimo secolo, dell’occidente emancipato, della vita facile. Siamo i figli dei reality tv, dell’immigrazione clandestina; la generazione della banda larga, dei jeans stretti e i tatoo sul corpo. Noi siamo quelli che aspettano che qualcosa cambi le nostre vite. Noi non rincorriamo nessun sogno, sono i sogni che vengono a cercarci.

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  Sediamo tutti sul divano dopo cena; molto spesso guardiamo un film, a volte discutiamo di politica, molte altre accendiamo la Play e andiamo avanti fino al mattino. Francesco rincasa sempre molto tardi, a volte resta fuori per giorni e noi non ci preoccupiamo minimante di dove sia. Ci ripetiamo spesso: “è un adulto, non ha bisogno dei nostri consigli”, eppure questa è, forse, la più grande menzogna che un adulto può raccontarsi. I consigli sono fondamentali. Gli adulti raccontano a se stessi questa bugia ogni mattina, poi la notte, poco prima di chiudere gli occhi, si ripetono che domani sarà differente; domani cambieranno passo, lavoro, amicizie. Domani chiederanno consiglio; prenderanno quella decisione che, in qualche modo, cambierà la loro vita. Perché noi conosciamo ciò che vogliamo, sappiamo dove siamo diretti, ma non sappiamo come arrivarci. Intanto il tempo scorre, l’età avanza, i progetti svaniscono nel nulla e le cose rimangono uguali. Ma il vero fallimento non è nell’accorgersi che nulla sia cambiato, ma nella consapevolezza che nulla è stato fatto per cambiare le cose. Forse un consiglio avremmo dovuto ascoltarlo, o quanto meno chiederlo.

 Francesco non dà quest’impressione, lui appare una persona molto decisa, costante, intraprendente. Cambia donna ogni settimana, spesso le porta a casa, passa con loro l’intera notte e al mattino le mette alla porta. Non è una persona a cui puoi parlare sinceramente. La sua ottima dialettica e la conoscenza impeccabile dell’italiano lo rendono uno a cui è difficile tener testa. A volte si ferma a mangiare qualcosa con noi, al nostro tavolo. Lo abbiamo acquistato in centro, è enorme, lo abbiamo posto nel mezzo della sala e solo dopo averlo pagato, ci siamo resi conto di quanto fosse grande.

Lui tiene un panino tra le mani e con la bocca piena ci parla del suo futuro. Desidera una famiglia, dei figli, una casa al mare, tutto ciò che da ragazzino non ha potuto avere. E giurerei, ora, che riuscirà in ogni cosa! Il suo problema sono le donne. Per lui è molto più facile portarne una a letto, che farla uscire da sotto quelle lenzuola.

Antonio siede sempre alla stessa sedia; torno a casa e lo trovo lì, a guardare fuori dalla finestra, come se il tempo si fosse fermato, come se non ci fosse alcuna differenza tra il giorno e la notte, il sonno e la veglia. Per qualche tempo ho creduto che lui non dormisse affatto. Rimane appiccicato al suo portatile per ore, in cerca di una buona idea, in cerca di una soluzione plausibile e un valido motivo che lo spinga ad uscire di casa. Di lui non conosco molto. È giovane, i suoi capelli sono neri come il carbone, le labbra enormi e scure. Il suo corpo sembra fatto di marmo. È di bell’aspetto eppure non l’ho mai visto in compagnia di una donna. C’è qualcosa in lui di misterioso; non adora parlare molto né della sua vita, né del suo presente, tantomeno del suo passato. Il solo momento in cui lo vedo raggiungere noi altri, è quando ormai, sfiniti tutti dalla logorante giornata, sediamo dinanzi alla televisione. Poggia la sua birra su un ginocchio e la tiene in bilico senza mai farla cascare in terra. “Questa è la mia filosofia di vita.” ci ripete soddisfatto. “Restando in bilico tra vita e morte comprenderete che la paura, è l’unico ostacolo che vi separa dalla felicità.” conclude.

Noi non comprendiamo molto quei ragionamenti un po’ confusi, ma non nascondo che le sue parole hanno un certo fascino. Non nascondo che trovo coraggioso il suo stato di immobilità, quella poca voglia di reagire, ma stupida la sua convinzione di vivere una vita sopra le righe, una vita fatta di rischi. Quando l’unico rischio che corre è cadere col sedere a terra dalla sua seggiola usurata.

Mario ha la barba lunga, un intenso odore di muschio bianco sul corpo; è quello del suo profumo. Anche dopo una lunga giornata di lavoro la sua pelle odora di pulito, di muschio bianco. Mario è l’unico in quella casa ad avere una relazione stabile, un lavoro che possa garantirgli un futuro e una famiglia che supporta ogni suo progetto.

Ha ereditato dal padre gli occhi cerulei, i capelli neri, la pelle bianchissima e un’agenzia di viaggi nel centro di Napoli. Ama in maniera viscerale poche cose della sua vita: la sua amata Paola, la sua cagnetta Fiore e il suo lavoro che lo vede spesso lontano da Napoli. Invidio la sua sicurezza, le sue certezze, le sue origini, essendo il solo ad essere nato e cresciuto in questa città che ospita tutti noi sotto lo stesso cielo. Spesso siede sul divano e dispensa consigli a noi sbandati; continua a farlo malgrado la nostra scarsa attenzione, la nostra poca voglia d’ascoltare, malgrado la stanchezza e la casa in disordine. Io rimango in un angolo, spesso lo guardo mentre coccola quella donna fortunata che ha scelto come compagna. La sua bocca parla d’amore, di rispetto, e si nota che non sono solo le sue carni a credere a quelle parole, ma anche la sua anima. Le stringe una mano e la fissa negli occhi. Spesso avvicina il suo capo al suo petto gonfio e si lascia cullare dal profumo di donna che invade ogni pertugio, ogni angolo della casa. Ascolto le sue parole mentre il resto degli inquilini le ignorano. Ora guarda me, da lontano; io resto fermo in un angolo paralizzato. La sua voce mi raggiunge.

“Cosa ci fai lì sulla porta? Siediti!” dice.

“Guardavo te e Paola coccolarvi. Siete una bella coppia.” Non ho alcuna esitazione a rispondere.

“Ti ringrazio! Vieni qui a farci compagnia.”

“Il divano e la tele sono occupati! Andate in cucina a fare le vostre smancerie!” Aggiunge Antonio da lontano, da una lato della camera dove nessuno siede mai.

“Antonio, perché non taci?” Paola domanda irritata, gesticolando parecchio con la sola mano libera dal peso del corpo del suo compagno, che le si poggia accanto.

Io mi accosto con una seggiola al divano e cerco di placare gli animi invitando tutti a sorvolare sull’accaduto. Malgrado le nostre vite siano profondamente diverse, malgrado i nostri passi, le nostre scarpe, le nostre strade provengano da luoghi differenti. Malgrado le nostre abitudini dissimili, storie, caratteri, origini inconsuete, malgrado la vita avesse dato a tutti noi l’occasione per andar via da quella casa, abbiamo imparato a convivere con i nostri difetti, le nostre insicurezze, i nostri problemi. Abbiamo imparato a sopportare le mancanze altrui, perché noi potremmo averne a nostra volta. Abbiamo imparato a sorvolare sulle parole dettate dalla rabbia, dall’istinto e non dal buonsenso. Perché la convivenza è questo: una via di mezzo tra la rassegnazione ed il buonsenso.

“Sei mai stato innamorato tu?” Paola me lo chiede come se mi conoscesse appena e in realtà ormai è un po’ che ci conosciamo.

“Lui innamorato?” È Antonio a dire. “Lui è innamorato solo dei suoi sogni; lui è innamorato solo delle sue aspirazioni, dei suoi progetti. Non c’è spazio per l’amore nella sua vita. Forse non c’è spazio neanche per una vita, nella sua vita.” Conclude scoppiando in una grassa risata.

“Cosa ne sai tu della vita? Cosa ne sai tu che continui a star chiuso qui dentro aspettando che qualcosa cambi? Cosa ne sai tu?” Paola è irritata, a stento lo guarda.

“Antonio, credo che Paola abbia ragione, almeno in parte. Quando smetterai di aspettare qualcosa o qualcuno che ti cambi la vita, ti renderai capace di qualunque cosa, affinché la tua vita cambi davvero. Quando smetterai di pretendere un cambiamento esteriore, capirai che il cambiamento inizia dall’interno. Dentro te stesso! Le persone hanno paura di ciò che hanno dentro, più di quanta ne abbiano di tutto ciò che è lì fuori. L’unico ostacolo al tuo benessere sei tu stesso!” Mario afferma commosso. La sua è un’anima davvero gentile.

“Anche tu alloggi in questa casa come tutti noi. Anche tu devi avere qualche problema! Altrimenti non si spiega la tua ostinazione a restare. Puoi andar via! Perché non lo fai?” chiede Francesco.

“Voglio bene a tutti voi. Ormai siete la mia famiglia. Ormai io non potrei fare a meno delle lamentele di Antonio, delle donne di Francesco, dei silenzi di Diego o delle battute stupide di Emanuele. Io voglio andar via, voglio costruirmi un futuro con Paola ma questa casa, tutti voi, questi corridoi, sono come una finestra che affaccia sulla mia giovinezza. Io, forse, ho ancora paura di crescere. Non sono ancora pronto a lasciare tutto questo. Non sono ancora pronto a separarmi dalla leggerezza che aleggia tra questi quattro muri. Ragazzi io ho ancora bisogno di voi tutti!”

“Propongo un brindisi. Propongo un brindisi all’amicizia. Qualunque cosa accada, noi resteremo comunque noi!” concludo sorridendo.

Corro in cucina, afferro dei bicchieri di plastica, della birra, del vino e dell’acqua fresca di frigorifero e torno subito in salotto. Nel frattempo qualcuno è corso ad aprire la porta; Emanuele è tornato a casa dall’ennesimo provino andato male.

“Cosa si festeggia ragazzi? Perché non mi avete detto nulla? Avrei comperato una bottiglia di vino… quello buono!” così esordisce Emanuele col sorriso appiccicato sul volto. “Festeggiamo il mio ennesimo fallimento? Festeggiamo l’ennesimo: le faremo sapere?” conclude.

“Brindiamo all’amicizia.” dico.

Tutti hanno un bicchiere tra le mani. Qualcuno attende di poterlo riempire, qualcun altro scola di corsa quelle quattro gocce con la speranza di riempirlo nuovamente di fresco e bollicine. Io li guardo, fisso tutti loro. Sono davvero la mia famiglia. E per me che non ne ho mai avuta una, la famiglia è una cosa seria. Credo ancora nel nostro rapporto, nella nostra amicizia. Credo nel dialogo, nelle parole; credo che la virtù di pochi possa fermare le mancanze e l’arroganza di molti. Credo alla storia del calabrone, che a causa del suo corpo goffo e sproporzionato non potrebbe volare, ma ho creduto a coloro i quali urlano al mondo di accontentarsi, perché chi si accontenta gode, a quelli che ti chiedono di non cambiare la strada vecchia per quella nuova e a quelli, ancora, che chiedono a noi tutti, di non fidarsi delle apparenze perché mentono. Ho creduto a tutti loro, poi… Capisci che i bambini sono felici perché non sanno che per volare c’è bisogno di un paio d’ali. Capisci che chi si accontenta muore a metà e l’altra metà vive rimpiangendo la metà ormai scomparsa. Capisci che non dovremmo aver paura dell’ignoto ma solo un profondo rispetto. La luna mostra sempre la stessa faccia, ma nulla mi vieta di credere che al di là di ciò che vedo, ci sia qualcosa che potrebbe riempirmi gli occhi di meraviglia. Capisci che chi vive di apparenze è destinato a morirne, ma raschiare il fondo in cerca di certezze mostra solo metà di quella verità che proprio le apparenze a volte tengono nascosta. Dovremmo tutti essere un po’ calabrone, forse un po’ bambini, e credere che le mani possano arrivare sempre, dove la mente ti può portare.

Alzo il bicchiere in aria, tutti attendono le mie parole. “Brindo all’amicizia, alla famiglia.”

Tutti in coro rispondono: “all’amicizia, alla famiglia.”

“Allora, Emanuele, cosa hai combinato questa volta?” Paola irrompe divertita. Istinto femminile, lei sa che qualcosa è accaduto.

“Ragazzi voi non ci crederete! Ho conosciuto la donna della mia vita a quel provino. Mi avvicino a lei spavaldo, sfodero il mio miglior sorriso, la mia miglior battuta e…”

“Dai cosa è successo? Dai…” incita Mario incuriosito.

“Ragazzi lei era già cotta di me, era evidente. Eravamo fatti per stare insieme, lo sento! Peccato fosse la moglie del produttore. Mi sono allontanato da lei, inciampando ripetutamente tra i cavi elettrici che tenevano le luci accese in sala, con la speranza che si scordasse del mio viso e della mia voce. Secondo me non ci sono riuscito. Ho detto la mia prima battuta e da lontano una voce misteriosa ha urlato: le faremo sapere. E credo che mi faranno sapere molto presto. Il tempo di nascere e morire almeno quattro, cinque, forse sei volte, ma la loro telefonata arriverà.” conclude scoppiando in una grassa risata che invade il salotto in festa.

Tutti noi lo guardiamo sbigottiti, solo lui è capace di compiere tali gaffe. Solo lui riesce a mortificarsi in quel modo e fallire miseramente, rendendo ogni suo tentativo vano.

“Dai, sarà per la prossima volta.” sussurro al suo orecchio.

Francesco tira su una mano, saluta tutti e esce velocemente di casa. Antonio si siede davanti al televisore e afferra tra le mani il joypad; un istante dopo Emanuele, che nel frattempo ha già dimenticato la sua goffa figuraccia, lo raggiunge per la solita sfida al videogame. Io rimango defilato, continuando a sorseggiare il mio bicchiere di vino.

“Allora Diego, come vanno le cose?” chiede ancora Mario.

“Non sono abituato a lamentarmi, da me sentirai sempre dire che tutto va bene. Tutto va nell’unico modo possibile, l’unico plausibile.” Rispondo.

“Perché sei così cinico?” aggiunge Paola.

“Non sono cinico, sono solo realista o forse rassegnato. Dipende che percezione hai della cosa.” dico sorridendo e portando nuovamente il bicchiere alla bocca.

19 ottobre 2019

Aggiornamento

Oggi, 19 ottobre 2019, la testata giornalistica online ireporters.it ci ha dedicato un piccolo articolo.
19 ottobre 2019

Aggiornamento

Siamo finiti su: Il mattino.
Come cicale d'estate è finito su: Il mattino.
Anche la stampa da risalto a questo, piccolo grande, romanzo.
Merito, soprattutto, a chi ha scelto di leggerlo. Merito a chi ha dato fiducia a questo romanzo senza pretendere nulla in cambio. Inoltre, un grazie enorme va alla giornalista Alessandra Tommasino e alle sue parole.
08 agosto 2019

Aggiornamento

Buongiorno a tutti. Oggi è un giorno davvero speciale: il libro ha toccato la soglia delle 200 copie e andrà ufficialmente in libreria. 😲😲😲 Voglio ripeterlo con chiarezza: "andrà in libreriaaaa". Grazie a tutti voi che avete scelto di leggerlo, pubblicizzarlo e, di conseguenza, acquistarlo in campagna di Crowdfunding. ☺️☺️☺️. Ora che si fa?
C'è l'overgoal da raggiungere e ancora molto molto tempo ancora a disposizione per acquistarlo. Grazie mille e se non aveste ancora iniziato a leggerlo... Beh, avete tempo fino al 17 di settembre per iniziare e per sostenere l'associazione no-profit Emmepi4Ever. Grazie. Grazie. Grazie. ☺️☺️☺️
16 maggio 2019

Aggiornamento

Alla felicità daremo sempre la forma che vogliamo e Come cicale d'estate proverà a rendere felice qualcun altro. Gli introiti derivanti dal diritto d'autore, della campagna di Crowdfunding, verranno interamente devoluti all'associazione no-profit "Emmepi4Ever" che combatte i disturbi alimentari della bulimia e dell'anoressia.

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    Questo libro è qualcosa di straordinario. Non aggiungo altro. Potrei parlarne per ore, ma preferisco solo dire… straordinario.

  2. (proprietario verificato)

    Io non saprei bene cosa dire. Sentivo solo il bisogno di dire che… è bellissimo. 🙂 🙂 🙂

  3. Non ho ancora iniziato a leggere il libro ma seguo la pagina dell’autore da molto, molto, moltissimissimo tempo. Non potevo che comprarlo. Sarà bellissimo, ne sono sicuro. 🙂

  4. (proprietario verificato)

    CHE DIRE: UN LIBRO BELLISSIMO! IO HO LETTO ANCHE GLI ALTRI MA CON QUESTO, FORSE, HA CONSACRATO UN TALENTO CHE PRESTO IN MOLTI RIUSCIRANNO A CAPIRE E COMPRENDERE. Auguri per la nuova avventura. LE COSE ARRIVANO A CHI SA ASPETTARE.

  5. (proprietario verificato)

    Un viaggio stupendo. Complimenti all’autore! Citando qualcuna delle sue parole direi: trasforma in poesia ciò che nasce come prosa. Poi… Rodi!!! Chi non vorrebbe andarci, viverci, essere lì anche solo qualche istante. Stupendo!!! E poi in finale, ne vogliamo parlare?!? Qualcosa che sfugge ad ogni regola. straordinario!!! E non esagero.

  6. Un libro stupendo, un’avventura fantastica che proietta mente e cuore in un’altra dimensione, isolandoti dal contesto reale…”un viaggio” stimolante che reclama di essere letto due volte di seguito! Entusiasmante!

  7. (proprietario verificato)

    Un libro fantastico, ma io già conoscevo l’autore avendo letto un altro dei suoi titoli. La caratteristica principale del suo modo di scrivere è: le sue parole sono un viaggio all’interno di sé stessi. È come conoscersi e riconoscersi ogni volta. I personaggi sono solo da contorno, è il lettore che ne diventa il protagonista. Fantastico.

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Luigi Mattiello
Luigi Mattiello nasce a Caserta il 20 Giugno del 1983. Appassionato lettore, pubblica il suo primo romanzo dal titolo “Inciso su un granello di sabbia” nel 2013, a cui seguirà “E poi smisi di morire” edito nel 2016. Lui non è uno scrittore, bensì uno a cui piace scrivere. Questo è ciò che racconta. Sono poche le cose che ama davvero: il mare in tempesta, Londra sotto la pioggia, il latte bianco e freddo. Ha vissuto in diverse città italiane e per circa due anni tra la capitale gallese e quella inglese. Ora lavora al suo quarto romanzo, scrive articoli di viaggio, cura una pagina Facebook che si ispira ai suoi romanzi e studia Lettere all’Università degli studi della Campania “Luigi Vanvitelli”.
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