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Cronache di un Mesotes. La guerra del Portatore.

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Consegna prevista Luglio 2020

Leon, un giovane praticante di arti marziali, viene scelto per unirsi a un grande esercito composto da diverse specie aliene, contro un nemico comune: il Portatore. Durante il suo viaggio conoscerà diverse figure importanti, dalle imponenti e guerriere Cheimatos, ai piccoli e ingegnosi Psykines, ognuna pronta ad insegnargli qualcosa. Dovrà addestrarsi ed essere pronto a combattere il famigerato esercito nemico mentre imparerà a confrontarsi con il più grande avversario della sua vita… Se stesso. Un viaggio avventuroso e introspettivo che lo porterà a visitare i più disparati mondi, da un morente imperialismo romano, al classicismo greco, passando per la libertà piratesca e la tecnologia psykines. In un percorso interiore verso la battaglia più difficile di tutte, quella per conoscere se stessi e migliorarsi.

Perché ho scritto questo libro?

Cronache di un Mesotes è un tentativo di unire a un’avventura fantasy alcune tematiche filosofiche e morali. Un tentativo di fondere insieme tre elementi che, in realtà, fanno parte l’una dell’altra: arti marziali, filosofia e letteratura. Tutte e tre con lo scopo di aprire la mente, conoscersi e stimolare l’intelletto. Ho voluto scrivere questo romanzo proprio per cercare di trasmettere un messaggio fondamentale, che mi ha cambiato il modo di vivere: conoscere sé stessi.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Capitolo I
Ricordi del passato
«Ehi!»… «Svegliati!».
Quelle parole mi esplosero in testa; «Sono sveglio», risposi con voce roca, ancora addormentata.
«Tutto bene?», continuò la stessa voce.
La testa mi scoppiava, sembrava mi avessero bucato il cranio con un trapano. Cercai di riordinare le idee; «Più o meno», dissi. La voce non mi era famigliare, era una voce maschile e bassa. «Cosa sta succedendo, sto sognando?», pensai confuso. Aprii gli occhi a fatica e mi guardai attorno, ma la vista era annebbiata, sfocata; «È proprio strano, forse…».
«So cosa stai pensando». I miei pensieri vennero interrotti da quella voce; «No, non hai bevuto troppo», disse ridendo, «e no, non stai nemmeno sognando… purtroppo», continuò. Tornò serio; «Mi chiamo Markus Runks, ma puoi chiamarmi Mark. Tu come ti chiami, amico?». Iniziava a tornarmi la vista e, subito, mi resi conto di essere in una sorta di stanza ospedaliera. Ero sdraiato su un lettino rigido e stretto, non particolarmente comodo. Sedendomi, notai una figura china sul bordo del letto accanto al mio. Lo guardai, era un ragazzo robusto e con gli occhi molto chiari, azzurri, una strana garza gelatinosa gli avvolgeva la testa, come una sorta di turbante. «Puoi chiamarmi Leon…», risposi a fatica. Una fitta alla testa mi interruppe e, appoggiando la mano sulla fronte, mi accorsi di avere una medicazione simile alla sua.
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«Piacere di conoscerti Leon, come ti senti? Immagino tu sia disorientato e dolorante».
Rimasi in silenzio qualche minuto, cercando di ricordare cosa fosse accaduto; «Dove mi trovo? Cos’è successo?», troppe domande mi correvano per la testa, ma con questa emicrania pensare era veramente complesso.
«Come ti senti?», ripeté Markus con tono cordiale.
«Sto bene grazie… non ti preoccupare, ho solo una leggera emicrania», risposi. Mi massaggiai delicatamente gli occhi, dopodiché mi guardai intorno cercando qualche indizio per capire cosa stesse succedendo. La stanza era praticamente vuota e completamente bianca, le pareti erano spoglie e lisce, non si riusciva neanche ad individuare una porta o finestra. Girandomi verso l’uomo chiesi; «Sai dove ci troviamo?». Markus fece un sorriso che mostrava più preoccupazione che serenità. Stava per rispondere quando, in quel momento, una piccola parte della parete si mosse creando un accesso. Una piccola creatura entrò a passo svelto, avvicinandosi a noi. La osservai mentre avanzava, era molto minuta e con una strana conformazione del cranio, più grande del normale, la fronte era allungata e accentuata, con pochi capelli ma lunghi e spessi, più simili ad antenne che ondeggiavano lentamente, sembrava non avere occhi mentre il naso e la bocca erano visibili, anche se molto piccoli; «Hai ripreso coscienza, molto bene, riesci a capire ciò che sto dicendo?», disse con voce femminile, fermandosi davanti al mio letto. Confuso guardai Markus, dopodiché osservandola risposi; «Si… riesco a capirla». Avevo molte domande da porle ma quella figura mi confondeva e incuriosiva, tanto da non riuscire a parlare. Mentre cercavo di prendere coraggio per aprir bocca, sfilò da sotto il letto un oggetto elettronico, simile ad un tablet. Per qualche secondo lo studiò, poi lo ripose e andandosene ci disse di riposare. Appena uscì dalla stanza la confusione fu scalzata da un unico pensiero accompagnato da alcune domande: «Quella non è umana! Ma chi è? Dove siamo? Che sta succedendo?». Iniziai ad agitarmi e cercai di scendere dal letto, ma appena mi apprestai a farlo fui interrotto dalla voce di Markus; «È meglio se resti seduto ancora un po’ amico, hai appena subito un operazione».
«Un’operazione?!», dissi con voce tremolante, «abbiamo avuto un’incidente?».
«Non proprio, ma non ti preoccupare a breve ricorderai tutto, parlami di te. Da dove vieni? Cosa fai nella vita? Dimmi cosa ricordi… Ti aiuterà a recuperare la memoria».
Non so perché, ma la voce di Markus mi tranquillizzava. Leggermente confuso iniziai a raccontargli brevemente chi sono; «Come già ti ho detto, sono Leon… abito in un piccolo paese del nord Italia, vicino a Milano. Ho passato gran parte della mia vita in palestra a praticare arti marziali e sono uno studente universitario». Mentre parlavo mi tornavano in mente sempre più ricordi… Rimasi qualche secondo in silenzio, poi continuai; «Tu invece?».
«Ah, bella l’Italia», ribatté Mark; «io invece sono di New York, la grande mela. Sono un ingegnere, inventore, armaiolo… playboy, filantropo!», concluse scoppiando a ridere.
«E magari hai anche un armatura di ferro?», intervenni scherzosamente.
«Citazione colta! Sei un amico nerd quindi», disse prendendomi in giro.
«Diciamo di sì… quindi di che ti occupi? Oltre a sconfiggere il male con i vendicatori intendo», esclamai comicamente.
«Ero un contabile, in banca. Una vita piena di emozioni amico», rispose ridendo.
«Beh, dai, ogni lavoro è un buon lavoro, se fatto con passione! O almeno, così dicono», replicai divertito, poi continuai; «Parli bene italiano, lo hai studiato o sei stato in Italia per lavoro?».
«Non per vantarmi, ma parlo correttamente tutte le lingue conosciute dell’universo», esclamò rallegrato.
«Beato te. Io non conosco a fondo neanche la mia lingua, figurati le altre».
«Sono sicuro che anche tu ormai sia in grado di comprenderle tutte, dato che non sto parlando in italiano», tornò serio incrociando le braccia.
Restai in silenzio qualche istante, quella frase mi fece riflettere… quando, all’improvviso, come un lampo di luce che illumina una stanza buia, mi tornò in mente tutto… Ricordai dove eravamo, cosa fosse successo; «Siamo su una nave spaziale… abbiamo subito un’operazione per poter comprendere i vari linguaggi dell’universo…», dissi con un filo di voce, quasi faticando a crederci.
«Vedo che inizi a ricordare! Ci hanno sistemato anche qualche piccola imperfezione: vista, udito e via dicendo… la cosa migliore è che hanno fatto tutto gratuitamente!», cercò di sdrammatizzare.
Allora era vero, la persona entrata prima non era umana, non era un’allucinazione… tutto iniziava a prendere forma… tutto era reale. Ero lì per mia stessa volontà; Mi tornò in mente il pianto di mia madre il giorno della partenza, la tristezza e la preoccupazione nel volto dei miei famigliari e amici, il mio sorriso forzato per cercare di tranquillizzarli. «Il destino…», pensai, prima di parlare nuovamente; «Ricordo, abbiamo accettato noi di venire, ma dovrebbero esserci anche altre due persone o sbaglio?».
«Esatto! Non so esattamente dove siano, ma dovrebbero essere arrivate a destinazione. Ci hanno separati… a quanto pare, e qui cito le parole del medico, noi avevamo più operazioni da dover fare per essere riparati e ottimizzati», rispose.
«Riparati ed ottimizzati… cosa siamo macchine?!», esclamai infastidito.
«Dai non ti sentire offeso, hanno una cultura diversa, non possiamo coglierne l’intenzione. Magari per loro è normale parlare così! Comunque, mentre dormivi mi hanno spiegato il funzionamento di questa specie di traduttore, provo a spiegartelo ma abbi pazienza, non ho compreso in modo chiaro il suo funzionamento», disse cordialmente. Feci un cenno con la testa e, incuriosito, mi apprestai ad ascoltarlo; «A quanto pare è una sorta di stimolatore neurale che amplifica le nostre capacità cerebrali, soprattutto per quanto riguarda le informazioni che udiamo o vediamo, e ci permette di rielaborarle utilizzando la lingua che conosciamo. In sostanza traduciamo in modo inconscio e involontario utilizzando lessico, forma e sintassi a noi più semplice… In questo modo, ognuno di noi continua a parlare, pensare, ragionare, nella propria lingua ma chi ascolta lo percepisce nella lingua madre. Non è una traduzione letterale, ma di senso. Proprio per questo motivo mi è stato difficile comprendere nello specifico il suo funzionamento… non ho abbastanza conoscenze, la mia mente non è in grado di elaborarlo». Prese fiato poi concluse; «Ma penso che essendo una tecnologia sconosciuta a noi, per qualsiasi essere umano sia impossibile comprenderlo nello specifico senza un’adeguata spiegazione… o studio», concluse pensieroso.
«È davvero incredibile», esclamai meravigliato; «Ma c’è ancora un aspetto che non ricordo, il perché ci hanno presi», continuai.
Il tono scherzoso usato finora finì e Markus divenne molto serio; «Ti racconto quello che il mio governo mi disse prima di partire, forse però è meglio che tu riposi ancora un po’ prima…».
«Non preoccuparti, sto bene, non ho bisogno di ulteriore riposo… mi sembra di aver dormito per giorni! Per favore raccontami quello che sai», replicai stiracchiando i muscoli.
«Quasi cinque per l’esattezza! Mi hai lasciato ben tre giorni senza compagnia», ribadì scherzosamente. «Comunque, cercherò di essere sintetico…», continuò con tono serio; «Svariato tempo fa, alcune forme di vita intelligenti contattarono i nostri governi. Questi ultimi crearono un ente straordinario chiamato: “Organizzazione Mondiale per l’Interazione fra Uomo e Alieno” o “WOAMI.”, formato da intellettuali, scienziati e uomini di potere di vari stati del mondo. Erano dediti alla comunicazione con queste razze aliene, con lo scopo di ottenere conoscenze, informazioni e tecnologie. Queste entità però non sembravano intenzionate a creare un legame, non diedero nessun’informazione riguardante loro o la tecnologia che gli permetteva di muoversi nello spazio, chiedevano soltanto di poter effettuare delle ricerche su di noi, in cambio di alcune conoscenze che non mi rivelarono. Probabilmente conoscenze che gli permisero di guadagnare parecchio, come uno sviluppo tecnologico, dato che, nonostante i rischi, accettarono… ma ad una condizione, che la loro presenza non fosse rivelata al resto della popolazione mondiale per tutto il periodo di ricerca. Dopo quasi un decennio, anche se il primo contatto avvenne circa settant’anni fa, queste entità scelsero quattro individui».
«Quindi c’era già stato un contatto con loro, la scelta non è stata casuale», lo interruppi incuriosito.
«Esatto, beh… da qui in poi dovresti sapere cos’è successo».
«Ora ricordo… si mostrarono a tutto il mondo… improvvisamente, quindi erano già qui? Fu davvero uno shock per tutti!».
«Si, soprattutto dopo che dissero il perché e cosa volevano! Fu molto difficile per i vari governi del mondo mantenere il controllo delle popolazioni».
«È comprensibile. Comparvero all’improvviso, annunciando una guerra e chiedendo di poter portare via quattro persone senza specificarne il motivo… hanno avuto parecchio tatto», dissi sorridendo.
«Hanno specificato però che quella guerra non riguardava noi direttamente… non al momento perlomeno… e ci hanno perfino dato la possibilità di scegliere se andare con loro oppure no… Anche se la stessa possibilità non mi è stata data dal mio paese…», continuò tristemente.
«Sei stato obbligato a venire?», domandai, percependo il tono infelice e lo sconforto crescere nel suo volto.
«Esatto! Non volevano perdere la possibilità di conoscere il più possibile su di loro, anche se non hanno la certezza di un mio ritorno… diciamo che mi stanno usando. Ma cosa poteva fare un semplice contabile contro la volontà del proprio paese!». I suoi occhi diventarono lucidi; «Sinceramente amico, io non sarei mai venuto qui», concluse, mentre una lacrima gli attraversò la guancia. Restammo qualche minuto in silenzio, non era una situazione facile per nessuno dei due ed elaborare tutto ciò che stava accadendo richiedeva tempo. Dopo poco tempo, voltandosi verso di me, continuò; «Tu invece? Perché sei qui?».
Ci misi qualche secondo per rispondere, i pensieri stavano tornando, ma con loro, anche tutte le emozioni provate; «Ho scelto io di venire, non fu una scelta facile… ma non potevo perdere quest’occasione», risposi emozionato.
«Quindi sei venuto in cerca di avventura, di fama… o non ti piaceva la vita che avevi sulla terra?», continuò il mio compagno di stanza.
«No assolutamente, non posso lamentarmi della mia vita, ma non potevo rinunciare», risposi guardandolo negli occhi. Poi, alzando lo sguardo verso il soffitto bianco e liscio, pensai malinconico; «Si sta avverando allora…».
«Beh, comunque», riprese parola con tono scherzoso, «ci sarà un motivo se ci hanno scelti, non credi? Non ho idea di quale sia, ma suppongo riguardi una nostra specifica struttura fisiologica…altrimenti non avrebbero senso i dieci anni di studi… anche se non capisco come ci abbiano studiato. Spero non ci rapissero la notte e usassero strane sonde…», disse ridendo.
«Effettivamente… sarebbe inquietante», risposi a bassa voce, pensieroso, mentre il mio sguardo restava fisso sul soffitto.
Per qualche minuto non parlammo… Entrambi cademmo immersi nei nostri pensieri, nei nostri ricordi. Ma il silenzio durò poco. Una voce elettronica, che sembrava uscire dalla parete, ci esortava ad alzarci e camminare fino alla prossima stanza. Non appena ebbe concluse, una sezione del muro, diversa da quella che si era aperta precedentemente, si mosse, creando un varco. Io e Markus ci demmo una rapida occhiata d’intesa e, senza dir niente, ci alzammo dirigendoci al di là della porta. Le gambe erano intorpidite e camminare risultava difficile, anche se piacevole. Cambiata la stanza restammo entrambi sbalorditi; «Un parco», esclamai, «c’è un parco all’interno dell’astronave!».
«Probabilmente lo usano come riabilitazione post operazione», disse Mark guardandosi attorno, come se stesse studiando il posto. «Ci voleva proprio una camminata in mezzo al verde per riprendersi e riordinare le idee». Dopo qualche passo continuò; «Ti ricordi il giorno della tua partenza? È passata solo una settimana e poco più, ma sembrano mesi», domandò cordialmente.
Feci un timido sorriso, cercando di nascondere l’ansia e la tristezza che quella domanda mi crearono; «Fu molto doloroso quel giorno… faceva caldo, sembrava di essere in estate più che in primavera. Fino all’ultimo istante la mia famiglia cercò di dissuadermi nel partire. Effettivamente è stata una scelta molto egoista da parte mia, non decidevo solo di partire, ma anche di abbandonare tutti e probabilmente non vederli e sentirli mai più. In queste occasioni ci rendiamo conto che la nostra vita non appartiene solo a noi, ma in parte, anche alle persone che ci vogliono bene… nonostante tutto però, non mi lasciai dissuadere e decisi di partire lo stesso. Tutti mi accompagnarono nel luogo destinato alla partenza, era uno spazio isolato e nascosto, a pochi chilometri da casa mia… casualmente mi capitava spesso di andare lì ad allenarmi o rilassarmi, prima di tutto questo. Ad ogni modo era l’ideale per non far radunare troppi curiosi. Arrivato fui accolto solo da un veicolo con il portellone aperto. Ad attendermi non c’era nessuno, nessun alieno, nessuna creatura… fu sicuramente uno dei momenti più tristi della mia vita. Tra abbracci e pianti, salutai tutti e mi avvicinai al portellone. Non si vedeva nulla all’interno… mi girai e con il braccio feci un ultimo cenno di saluto, sforzando di mantenere il sorriso, dopodiché entrai». Gli occhi mi si riempirono di lacrime ricordando quel momento, sospirai e, con tono tremolante, ripresi; «All’interno fui raggiunto da due creature, avevano sembianze umanoidi ma erano completamente coperte, così da celare il loro aspetto. Mi accompagnarono in una stanzetta completamente spoglia, dove mi lasciarono per qualche tempo. Restai seduto in un angolo a pensare alle motivazioni che mi spinsero ad accettare di partire, finché quelle creature non tornarono consegnandomi dei fogli, delle pastiglie e una bottiglia di un liquido che sembrava essere acqua. Sui fogli c’erano scritte delle istruzioni nella mia lingua… Mi consigliavano di assumere tutte quelle sostanze così da sopportare la partenza e che, una volta partiti, mi avrebbero sottoposto ad una serie di analisi e operazioni per prepararmi al meglio a questo viaggio. Ero talmente agitato ed emozionato in quel momento che, senza pensarci due volte, lo feci! Il resto della storia la conosci… mi risvegliai qui ‘ottimizzato’ per il viaggio, citando le loro parole». Mentre parlavamo, percorremmo il parco avanti e indietro, iniziando a riprendere stabilità nelle gambe e recuperando tutti i ricordi; «Tu invece, ricordi il giorno della partenza?», domandai.
Dopo avermi dato qualche pacca sulla spalla, come a volermi tranquillizzare, iniziò a raccontare; «Come sai fui costretto ad accettare… mi costrinsero a rivelargli il giorno della partenza e a non dirlo a nessun altro… non feci neppure in tempo a salutare tutti i membri della mia famiglia, dato che mi tennero con loro parecchio tempo prima del viaggio… il luogo della partenza era una nostra base militare. Fui accompagnato lì da alcuni agenti del WOAMI e del nostro esercito, alcuni di essi provarono perfino a salire sulla navicella con me, ma gli fu proibito l’accesso. Mi dissero di raccogliere più informazioni possibili e che dovevo sentirmi onorato di poter servire il mio paese in tal modo, poi mi lasciarono andare. Entrai e ricevetti la tua stessa accoglienza, rilessi quelle carte almeno venti volte prima di prendere coraggio ed ingerire quelle pillole. Come già ti dissi, mi svegliai tre giorni prima di te. In quei giorni mi spiegarono diverse cose, mi parlarono della nostra operazione e del motivo della nostra separazione con gli altri due uomini… Ti dirò la verità amico, furono i tre giorni più lunghi della mia vita. Chiuso in una stanza vuota, confuso e con un compagno in coma. In situazioni come queste, avere troppo tempo per pensare e riflettere è negativo», raccontò tristemente.
Continuammo a camminare nel parco, anche se l’erba era chiaramente sintetica, era piacevole e rasserenante. Dopo qualche tempo, fummo raggiunti da quella specie di infermiera che ci aveva assistito precedentemente ed iniziò a parlare; «Percepisco che vi siete rimessi, le vostre operazioni sono state un successo, in poco tempo dovreste raggiungere la vostra forma ottimale. Quando lo desiderate tornate nella vostra stanza, troverete del cibo, vi aiuterà a riprendervi e a riposare. Tra non molto arriveremo a destinazione e inizierete subito l’addestramento. Addio». Finito di parlare se ne andò, con la stessa rapidità con cui giunse e senza darci il tempo di dire nulla. Facemmo un ultimo giro in quel parco stupendo, l’aria fresca e il verde della natura ci trasmettevano un senso di rilassatezza e tranquillità.
Tornati nella nostra stanza notammo le stesse sostanze dateci alla nostra partenza; «Spero non sia sempre cosi il cibo da queste parti», dissi ridendo guardando il mio compagno. Dopo averle ingerite mi sdraiai… «Chissà cosa ci aspetta», pensai, «il mio viaggio è iniziato!»

07 novembre 2019

Aggiornamento

Psykines
Dominio: Mesotes
Specie: Psykines
Pianeta d’origine: Psy
Gli Psykines sono una delle quattro specie dell’alleanza universale chiamata: ‘Consiglio’. Essi vivono in una società mondiale Oligarchica, suddivisa in cento zone che eleggono democraticamente l’oligarca. Hanno fondato tutta la loro cultura sullo sviluppo tecnico e mentale, raggiungendo un altissimo livello tecnologico in svariati ambiti che offrono al Consiglio. Sono una società prevalentemente fisicalista, anche se non tutte le correnti di pensiero lo approvano, vedendo il corpo come uno strumento e una macchina che limita le capacità della mente. Nel corso della loro evoluzione hanno sviluppato capacità telecinetiche, riuscendo a spostare oggetti senza il contatto fisico. A causa di questa capacità il loro corpo ha iniziato ad essere sempre più piccolo e fragile, poiché gli sforzi fisici erano ridotti al minimo. Militarmente sono il gruppo più numeroso, sfruttano la tecnologia e le loro capacità mentali per combattere, prediligendo la distanza e le armi da fuoco.
Oltre la bassa statura, un segno distintivo di questa specie è la conformazione del cranio, più tozza e circolare per gli uomini e più sottile e allungata per le donne, e la presenza di piccole antenne, simili a capelli, su tutta la testa.
Molti altri segni particolari distinguono gli Psykines e li caratterizzano, caratteristiche che il nostro protagonista, Leon, imparerà a conoscere nel corso della sua avventura, che puoi trovare su bookabook
27 ottobre 2019

Aggiornamento

Cheimatos
Dominio: Mesotes
Specie: Cheimatos
Pianeta d’origine: Cheima
Le Cheimatos sono una delle quattro specie dell’alleanza universale chiamata: ‘Consiglio’. Esse vivono in una società Monarchica e Matriarcale che vede una vera differenziazione fisiologica di genere e, quindi, un dimorfismo sessuale accentuato. Le donne Cheimatos, infatti, oltre che ad una capacità intellettiva superiore, mostrano evidenti differenze fisiche come: un’elevata altezza, oltre i due metri mediamente, e una struttura muscolare ed ossea molto più elastica e resistente. Grazie a secoli di addestramenti mirati hanno raggiunto un livello di potenziamento fisico estremo e, le più capaci, un totale controllo emotivo e sentimentale che riescono a controllare perfettamente. Nonostante abbiano debellato i conflitti sul proprio pianeta, l’addestramento militare è alla base della loro educazione fin dalla più giovane età, prediligendo uno stile di combattimento corpo a corpo e l’utilizzo di imponenti armi bianche quali spade asce e martelli. In generale, lo sviluppo tecnico nella cultura e società Cheimatos è molto ridotto, principalmente in ambito bellico, poiché lo considerano un allontanamento dallo sviluppo dell’essere.
Insieme agli Psykines, sono la specie più numerosa del consiglio e le più esperte nelle strategie militari e nei combattimenti a campo aperto.
Molti segni particolari distinguono le Cheimatos e le caratterizzano, caratteristiche che il nostro protagonista, Leon, imparerà a conoscere nel corso della sua avventura, che puoi trovare su
09 ottobre 2019

Aggiornamento

Cronache di un Meso...che? Cosa significa Mesotes?
Il termine Mesotes viene usato in Filosofia occidentale per la prima volta da Aristotele nell’Etica. Con questa parola va ad indicare il “giusto mezzo”, ovvero il cercare di mantenere un equilibrio nelle pulsioni, soprattutto per quanto riguarda le virtù etiche. Per Aristotele dunque, rispetto ad ogni passione bisogna evitarne l’eccesso, ma anche la totale rinuncia.
Il concetto di “giusto mezzo” però non viene solo utilizzato dal Filosofo Greco, ma preso anche in tante altre Filosofie, in particolare modo quelle che riguardano l’etica, la morale e lo studio di sé, come il confucianesimo e il taoismo, assumendo tratti e sfumature differenti.
Ovviamente con “giusto mezzo” non si intende una sorta di passiva neutralità del tutto, al contrario, può intendere una saggia scelta tra ragione e sentimento e un ponderato “balzare” tra un estremo e l’altro per generarne il giusto equilibrio.
Il tema del giusto mezzo sarà un punto centrale delle Cronache, soprattutto per il giovane protagonista, che combatte con sé stesso per cercare di raggiungere un maturo equilibrio...

Commenti

  1. La mia recensione per Cronache di un Mesotes, sul mio blog! Grazie ad Alberto per avermi fatto conoscere il suo romanzo e i personaggi che lo compongono!

    Lo stile dell’autore è leggero, dinamico, preciso, non lascia spazio a dubbi di coerenza o a interrogativi senza uscita. L’opera è ben strutturata, dotata di una consecutio temporum ben definita, che non cade in incomprensioni o in incoerenze temporali, sempre nemiche degli autori!
Senso del dovere, morale, strutture di governo, coraggio, cooperazione, amicizia, rispetto delle diversità, abbandono, paura, crescita e consapevolezza. Potrei continuare con la lista, ma questo elenco rispecchia alcne delle grandi tematiche trattate nell’opera. Quale studentessa di Filosofia, non ho potuto fare a meno di sorridere, vedendo temi trattati durante gli anni di studio; ciò che mi ha colpita in particolare è stata l’aria di cambiamento che portavano i dialoghi in cui sono state evidenziate correnti e sistemi di pensiero; un modo apprezzabile per vivificare temi filosofi, etici e morali, che a parer mio, avrebbero dovuto essere sviluppati con maggiore precisione, legandoli al protagonista e agli avvenimenti in maniera stringente.
La contestualizzazione delle razze, dei popoli e dei pianeti sembra essere lasciata da parte, in realtà, man mano che il lettore prosegue, inizia ad affezionarsi ai luoghi; le descrizioni sono precise, stimolano la fantasia e permettono alla mente di penetrare nella storia.
Ciò che ho amato in particolare sono i combattimenti; tutto sta nella descrizione dell’evento senza… la descrizione! Alberto descrive attraverso le azioni, le sensazioni dei personaggi, i momenti di rabbia, gioia, dolore, gli attimi che coinvolgono in battaglia i personaggi sono carichi di patos, sono cruciali per la trama e per la definizione dei personaggi stessi.
L’autore è riuscito a gestire molto bene le componenti sociali e culturali proprie di ogni razza appartenente all’Alleanza, coloro che combattono il Portatore. Interessante la capacità di promuovere l’eguaglianza mantenendo le differenze, il rispetto reciproco e la forza delle comunità unite; non mancano gli screzi, le lotte interne e gli intrighi che pian paino Leon scopre e a cui cerca una spiegazione, una soluzione, fin dal primo momento.

    Leon: il protagonista di Cronache di un Mesotes, ragazzo che si riscopre formidabile guerriero e pensatore; si interroga sui mondi in cui viene inviato per difenderne i popoli dalle armate del Portatore. Non solo si sofferma su ciò che vede e su ciò che sente, bensì elabora ogni informazione e la accresce con la consapevolezza che un giovane può coltivare in una situazione tesa e di pericolo come i campi di battaglia. Ironia, interrogativi, dubbi e speranza (contando un’ottima dose di forza di volontà) sono gli ingredienti della personalità di Leon, visibili all’inizio del romanzo in maniera intermittente e poi più presenti nelle pagine successive.

    13 09: appartenente alla razza dei Ropodarth, rappresenta l’assoluto di un sistema di governo totalitario, in cui l’uno viene surclassato dalla comunità eretta sulla gerarchia di tipo militare. Il viaggio di 13 09 rappresenta l’abnegazione, l’ordine superiore inderogabile, ma possiede una componente libertaria e ascendente che segue la crescita di Leon. I due personaggi infatti sono legati da un rapporto di amicizia, che viene sviluppato nella seconda parte dell’opera.

    Il Portatore e i Creati: e qui si apre un grande punto di domanda che soggiace a tutta l’opera ed è questo il punto vincente per cui ritengo che Cronache di un Mesotes sia una lettura non solo piacevole ma anche intrigante: non sai chi è il Portatore. La figura dell’antagonista è ammantata di domande e informazioni frammentarie, solo i suoi scagnozzi, i Creati, sono conosciuti perché sono l’esercito del Portatore. Il personaggio celato alle conoscenze di Leon riempie di trepidazione e di interrogativi le menti delle forze alleate. Chi può celarsi dietro alla figura del Portatore?
    Atena: proprio lei, la Dea Atena, è presente nell’opera; la sua figura porta con sé l’ideale della saggezza, della conoscenza e del sacrificio, unita alla componente emotiva che la sua presenza provoca in Leon; egli prova un misto di ammirazione e rispetto per Atena, che sarà altro punto fondamentale nella seconda parte dell’opera.
Tenendo conto dei ruoli degli altri personaggi, ho notato una contestualizzazione dei suddetti dopo un centinaio di pagine, inizialmente l’autore si focalizza sullo sviluppo di dialoghi e azioni che fanno da padroni.

    Libro consigliatissimo! Un ottimo lavoro basato sulla sinergia di genere fantasy e filosofia!

  2. Buongiorno! Ecco la mia recensione! Ringrazio l’autore per avermi inviato una copia da leggere!

    SINOSSI:
    “Leon, un giovane praticante di arti marziali, viene scelto per unirsi ad un grande esercito composto da diverse specie Aliene, contro un nemico comune: il Portatore. Durante il suo viaggio conoscerà diverse figure importanti, dalle imponenti e guerriere Cheimatos, ai piccoli e ingegnosi Psykines, ognuna pronta ad insegnargli qualcosa. Dovrà addestrarsi ed essere pronto a combattere il famigerato esercito nemico mentre, nel frattempo imparerà a confrontarsi con il più grande avversario della sua vita… Se stesso.”

    Interessante no?! Il libro comincia con queste parole che ritroveremo ricorrenti all’inizio di ogni capitolo. «Ehi!» … «Svegliati!».
    L’idea di iniziare ogni capitolo allo stesso modo è davvero carina secondo me e da una continuità alla lettura. Il libro è ambientato ai giorni nostri ma ovviamente nello spazio, il narratore è il protagonista (è quindi in prima persona); andiamo a vedere quali sono i nostri personaggi e cosa li caratterizza;
    – Leon: È il protagonista della nostra storia, esperto di arti marziali e studioso di filosofia si ritrova catapultato in una guerra tra pianeti.
    – Markus: primo amico di Leon in questa guerra e secondo umano ad essere stato selezionato per far parte dell’esercito alieno. Sulla terra era un contabile, adesso un esperto di esplosivi.
    – Atena: colei che viene considerata la Dea della saggezza sul nostro mondo in realtà è uno degli Antichi (alieni). Aiuterà il nostro protagonista per tutto il suo percorso.
    – 13 09: altro soldato reclutato per questa guerra che sarà di supporto al nostro Leon. Vive in un mondo militarizzato ed ecco perché il suo nome è un numero. È esperto nell’utilizzo di armi da fuoco.
    – Helen: la protettrice di Leon, lo aiuta quando le è possibile e anche quando non lo è. Figura misteriosa fino alla fine del libro.

    “Nell’istante in cui l’afferrai si generò una potente onda d’urto che si propagò attorno a noi, stordendo tutte quelle creature. Contemporaneamente venni inondato da una strana energia che, in un baleno, scalzò il dolore e mi diede la forza per rialzarmi. Sfilai la spada dal fodero balzando contro il nemico. Con violenza trapassai il mostro corazzato, attraversando la sua testa dall’alto in basso, impalandolo al suolo.”

    Questa è una parte della prima scena di combattimento in guerra. I combattimenti sono fatti talmente bene che ti sembra di essere lì a combattere con loro. E direi che la cosa è abbastanza basilare in questo tipo di storie.

    Ma effettivamente, com’è il libro?
    Allora, dal mio punto di vista è una storia avvincente (tanto che quasi non riesco ad aspettare per il seguito!!!), anche se in un paio di punti, a causa forse del tipo di linguaggio scelto, cala un po’ l’attenzione per la storia, per continuare a seguire il nesso del discorso. Ho trovato molto ben descritti gli alieni e un po’ poco gli umani (ma da una parte potrebbe essere un bene, in modo da lasciare al lettore molta più libertà di immaginazione).
    Quindi, la lettura è stata interessante?
    Assolutamente si! Sono stata estremamente felice di leggerlo, mi ha trasportato in un modo che non avrei pensato. Ho anche imparato cose nuove su tecniche di combattimento e diplomazia di cui non ero a conoscenza! L’autore tramite le parole di Leon parla anche di filosofia e trovo che le sue idee siano condivisibili (almeno per me).
    Cos’ha di speciale questo libro?
    Secondo me questo libro è speciale non solo perchè riesce a trasportarti ma anche perchè l’autore riesce a farti sentire parte della storia e lo fa facendo capire che anche gli Dei (o coloro che per noi sono tali) in fondo sono un po’ “Umani”.
    Ma quindi, lo consiglieresti ai tuoi amici?
    Assolutamente si! Mi è piaciuto e aspetto il seguito! ⭐⭐⭐✨/⭐⭐⭐⭐⭐ (3,5/5)

    IN BREVE:
    – Fantascienza
    – Protagonista umano
    – Combattimenti
    – Scritto in prima persona
    – No storia d’amore
    – Alcune parti, linguaggio eccessivo che porta alla distrazione.
    – CONSIGLIATO

  3. (proprietario verificato)

    Ho iniziato a leggere il libro ma non mi aspettavo di finirlo..di solito non sono un lettore accanito.
    Mi ha stupito il fatto che in pochi giorni l’ho divorato, ho trovato la storia avvincente ed interessante, dietro questo libro fantasy noto diversi riferimenti alla vita reale che ci dovrebbero fare riflettere..
    eh niente..voglio leggere la seconda parte!!!!!

  4. Un cocktail perfetto di fantasy, arti marziali e filosofia. Emozionante e coinvolgente. Consigliatissimo per tutti gli amanti del genere e non!

  5. (proprietario verificato)

    Il libro è un mix di diversi generi che, a prima vista, potrebbero sembrare non compatibili. Invece, leggendo le bozze del libro (scaricabili con il pre-order) sono rimasto piacevolmente sorpreso dalla narrazione e dall’uso della dialettica filosofica che offre spunti interessanti. Inoltre, le citazioni nerd offrono richiami a molti prodotti della cultura pop, è divertente cercare di individuarle.

  6. Idea brillante. Un viaggio alla scoperta di sé e non solo.
    Libro intrigante ed appassionante.
    Grazie Alberto.
    Buona lettura per chi ancora non lo ha letto!

  7. (proprietario verificato)

    Unire filosofia, arti marziali e fantascienza sembrava impossibile… Ma questo libro ha centrato in pieno. Consigliatissimo

  8. alessandro losciale

    (proprietario verificato)

    Appassionante, coinvolgente.
    Consiglio vivamente.

  9. (proprietario verificato)

    Acquistato da pochissimo, non vedo l’ora di leggerlo. Mi incuriosisce il protagonista principale della storia.

  10. (proprietario verificato)

    Libro che merita di essere letto!! È accattivante, scritto molto bene e, pagina dopo pagina, invoglia sempre di più ad andare avanti per scoprire cosa succede..non è per niente scontato anzi a volte mi sono ritrovata a fantasticare su un finale che poi non si è rivelato tale.
    Consigliato!!

  11. (proprietario verificato)

    Nello spoglio panorama fantascientifico della letteratura italiana questo libro è un’interessante partenza per un’affascinante saga nostrana. Una storia che trasporterà il protagonista ed il lettore a esplorare nuovi mondi e a conoscere nuove razze e culture, con le loro filosofie e stili di vita. Tutto ciò all’interno di un conflitto galattico i cui scontri sono sia fisici che morali, dove non esiste bianco o nero e giusto o sbagliato, ma una scala di grigi e interpretazioni.

  12. (proprietario verificato)

    Ho letto il libro e lo consiglio vivamente. L’autore è riuscito ad appassionarmi grazie alla trama coinvolgente e alla capacità di farmi immedesimare nel protagonista della storia. Insomma un libro originale. Da leggere assolutamente.

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Alberto Grandi
Alberto Grandi, classe 1994, nato e residente a Milano. Laureato in Filosofia e istruttore di Arti marziali, che pratica da tutta la vita, è appassionato di letteratura fantasy e videogames. Nel suo romanzo d’esordio, “Cronache di un Mesotes”, riunirà le sue più grandi passioni.
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