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Cronache di un Mesotes. La guerra del Portatore.

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Il Portatore, colui che crea la vita e distrugge tutto ciò che incontra sul suo cammino, sta guidando l’avanzata di un esercito di creature oscure che minaccia gli equilibri dell’intero universo. Fortunatamente, però, alcune specie aliene hanno deciso di stipulare un’alleanza per fronteggiarlo e quattro Umani sono stati scelti per unirsi alle loro schiere di soldati: tra questi c’è Leon, un ragazzo appassionato di arti marziali e filosofia, con un passato misterioso alle spalle e un futuro ancor più incerto all’orizzonte. Basteranno il suo coraggio e la misteriosa spada Azrael per permettergli di sopravvivere a pianeti sconosciuti, missioni diplomatiche e combattimenti all’ultimo sangue?

Capitolo uno

 Ricordi del passato

«Ehi! Svegliati!»

Quelle parole mi esplosero in testa.

«Sono sveglio» risposi con voce roca, ancora addormentata.

«Tutto bene?»

La testa mi scoppiava, sembrava mi avessero bucato il cranio con un trapano. Cercai di riordinare le idee, trattenendo il senso di nausea che mi stringeva lo stomaco.

«Più o meno» dissi, con tono sottile.

La voce di chi aveva parlato, maschile e bassa, non mi era famigliare. Cosa sta succedendo, sto sognando? pensai confuso. Aprii gli occhi a fatica e mi guardai attorno, ma con scarsi risultati. La vista era annebbiata, sfocata.

«So cosa stai pensando.» Le mie riflessioni furono interrotte da quella voce. «No, non hai bevuto troppo» disse ridendo «e no, non stai nemmeno sognando… purtroppo.» Poi tornò seria. «Sono Markus Runks, ma puoi chiamarmi Mark. Qual è il tuo nome, amico?»

Iniziava a tornarmi la vista e subito mi resi conto di essere in una sorta di stanza ospedaliera. Ero sdraiato su un lettino rigido e stretto, non particolarmente comodo. Il soffitto era di un bianco accecante, monocorde, senza la minima variazione. Sedendomi, notai una figura china sul bordo della brandina accanto alla mia: Markus era un ragazzo robusto, con gli occhi azzurri, e aveva una strana garza gelatinosa e trasparente, dalle sfumature bluastre, che gli avvolgeva la testa, come una sorta di turbante.

«Puoi chiamarmi Leon…» cominciai a rispondere, a fatica, ma una fitta alla testa mi interruppe. Appoggiando la mano sulla fronte, mi accorsi di avere una medicazione simile a quella del mio compagno di stanza.

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«Piacere di conoscerti, Leon. Come ti senti? Immagino tu sia disorientato e dolorante.»

«Sto bene, grazie… Ho solo un leggero mal di testa.» Rimasi in silenzio qualche minuto, cercando di ricordare. «Dove mi trovo? Cos’è successo?» domandai allora. Mille domande mi correvano per la testa, ma con quell’emicrania pensare era troppo complesso.

Mi massaggiai delicatamente gli occhi, dopodiché mi guardai intorno cercando qualche indizio per capire cosa stesse accadendo. La stanza era pressoché vuota, le pareti spoglie e lisce, non si riusciva neanche a individuare una porta o una finestra. Notai solo un paio di mensole e degli armadietti, anch’essi bianchi. Girandomi verso il ragazzo, chiesi: «Sai dove ci troviamo?».

Markus fece un sorriso che mostrava più preoccupazione che serenità. Stava per rispondere, quando una minuscola parte della parete si mosse rivelando un accesso. Una piccola creatura, non più alta di un metro, entrò a passo svelto, avvicinandosi a noi. La osservai mentre avanzava: era molto minuta e con una strana conformazione del cranio, più grande del normale; la fronte era allungata e accentuata, e i pochi capelli lunghi e spessi, simili ad antenne bluastre, ondeggiavano lentamente, raccolti in una coda di cavallo. La creatura sembrava non avere occhi da quanto questi erano stretti, e anche il naso e la bocca, per quanto visibili, risultavano molto piccoli.

«Hai ripreso coscienza, molto bene! Riesci a capire ciò che sto dicendo?» disse, con voce femminile, fermandosi davanti al mio letto.

Guardai Markus per un istante, interdetto, dopodiché osservandola risposi: «Sì… riesco a capirla».

Avevo molte domande da porle, ma mi confondeva e incuriosiva al punto che non riuscivo più a parlare. Mentre cercavo di prendere coraggio e di aprir bocca, la creatura sfilò da sotto al lettino un dispositivo elettronico, simile a un tablet. Per qualche secondo lo studiò, poi lo ripose e, andandosene, ci raccomandò di riposare.

Appena uscì dalla stanza, la mia confusione fu sostituita da un unico pensiero: Quella non è umana! Ma chi è? Dove siamo? Che sta succedendo?. Agitato, cercai di scendere dal letto, ma le parole di Markus mi bloccarono.

«È meglio se resti seduto ancora un po’, amico, hai appena subito un’operazione.»

«Un’operazione?» esclamai, spaventato. «Abbiamo avuto un incidente?»

«Non proprio, ma non ti preoccupare: a breve ricorderai tutto. Parlami di te. Da dove vieni? Cosa fai nella vita? Dimmi cosa ricordi… Ti aiuterà a recuperare la memoria.»

Non so esattamente perché, ma la voce di Markus mi tranquillizzava. Alla lontana mi ricordava quella di un vecchio amico d’infanzia.

«Sono uno studente universitario. Ho passato gran parte della mia vita in palestra a praticare arti marziali e abito in un piccolo paese del Nord Italia, vicino a Milano.» Rimasi qualche secondo in silenzio, immerso nelle memorie che stavano affiorando, poi continuai. «Tu, invece?»

«Ah, bella l’Italia! Io vengo da New York, la Grande Mela. Sono un ingegnere, inventore, armaiolo… playboy e filantropo!» ribatté il ragazzo, scoppiando a ridere.

«E magari hai anche un’armatura di ferro, eh?» domandai, ironico.

«Citazione colta! Sei un amico nerd, dunque!»

«Diciamo di sì… Quindi di che ti occupi? Oltre a sconfiggere il male con i vendicatori, intendo.»

«Ero un contabile, in banca. Una vita piena di emozioni» rispose, ridendo.

«Be’, dai, ogni lavoro è un buon lavoro, se fatto con passione! O almeno, così dicono» replicai, divertito. «Parli bene l’italiano, lo hai studiato o sei stato in Italia per lavoro?»

«Non per vantarmi, ma parlo correttamente tutte le lingue conosciute dell’universo» esclamò allegro.

«Beato te. Io non conosco a fondo neanche la mia lingua, figurati le altre.»

Markus tornò serio e incrociò le braccia al petto. «Sono sicuro che anche tu ormai sei in grado di comprenderle tutte, dato che non sto parlando in italiano.»

Restai in silenzio qualche istante. Quella frase aveva innescato qualcosa, dentro di me… All’improvviso, come un lampo di luce che illumina una stanza buia, mi tornò in mente ogni cosa: ricordai dove eravamo e persino cosa fosse successo.

«Siamo su una nave spaziale… e abbiamo subìto un’operazione per poter comprendere i vari linguaggi dell’universo…» dissi, con un filo di voce, quasi faticando a crederci.

«Vedo che inizia a tornarti la memoria! Ci hanno sistemato anche qualche piccola imperfezione: vista, udito e via discorrendo… La cosa migliore è che lo hanno fatto gratis! Per fortuna, aggiungo, visto che non credo che la mia assicurazione sanitaria copra queste spese!»

Allora era vero, la persona entrata prima non era umana e neppure un’allucinazione… Tutto iniziava a prendere forma, tutto diventava reale. Ero lì per mia stessa volontà!

Mi tornò in mente il pianto di mia madre il giorno della partenza, la tristezza e la preoccupazione dei miei famigliari e amici, il sorriso forzato che avevo mostrato per cercare di tranquillizzarli. Il destino…

«Sì, ora ricordo, abbiamo accettato noi di venire qui. Ma non dovrebbero esserci anche altre due persone?»

«Esatto! Non so esattamente dove siano, ma presumo siano arrivate a destinazione. Ci hanno separati… A quanto pare, e qui cito le parole del medico, noi avevamo più operazioni da dover fare per essere riparati e ottimizzati.»

«Riparati e ottimizzati… Cosa siamo, macchine?» esclamai, infastidito.

«Dai, non ti offendere, hanno una cultura diversa. Magari per loro è normale parlare così! Comunque, mentre dormivi mi hanno illustrato il funzionamento di questa specie di traduttore. Provo a spiegartelo ma abbi pazienza, non ho capito proprio tutto.»

Feci un cenno con la testa e, incuriosito, mi apprestai ad ascoltarlo.

«A quanto pare è una sorta di stimolatore neurale che amplifica le nostre capacità cerebrali, e in particolare le informazioni che udiamo o vediamo. Ci permette di rielaborarle utilizzando la lingua che conosciamo, di tradurle in modo inconscio e involontario nel nostro idioma… In questo modo, ognuno di noi continua a parlare, pensare, ragionare nella propria lingua, ma chi ascolta percepisce ciò che diciamo nella sua. In alcuni casi, poi, il traduttore ci fa parlare in altre lingue, seppur non ce ne accorgiamo. Ad ogni modo, non è una traduzione letterale, ma di senso. Proprio per questo motivo mi è stato difficile comprendere nello specifico il suo funzionamento… Penso che essendo una tecnologia sconosciuta agli esseri umani, per chiunque di noi sia impossibile capirla appieno senza un’adeguata spiegazione o uno studio approfondito.»

«È davvero incredibile!» esclamai, meravigliato. «E a proposito di capire… c’è ancora un aspetto che non ricordo, ovvero il perché ci hanno presi.»

L’atmosfera scherzosa che c’era stata fino a quel momento improvvisamente scemò e Markus divenne molto serio.

«Ti racconterò ciò che il mio governo mi disse prima di partire. Forse, però, è meglio che tu riposi ancora un po’, prima…»

«Non preoccuparti, sto bene. Mi sembra di aver dormito per giorni!» replicai, stiracchiando i muscoli.

«Quasi cinque, per l’esattezza. Comunque, cercherò di essere sintetico… Svariato tempo fa, alcune forme di vita intelligenti contattarono i nostri governi. Questi ultimi istituirono un ente straordinario chiamato “Organizzazione Mondiale per l’Interazione fra Uomo e Alieno” o “W.O.A.M.I.”, formato da intellettuali, scienziati e uomini di potere di vari Stati del mondo. Costoro erano incaricati della comunicazione con le razze aliene, con lo scopo di ottenere conoscenze. Gli extraterrestri, però, non sembravano intenzionati a stabilire un vero legame: non fornirono nessuna informazione che riguardasse loro o la tecnologia che utilizzavano per muoversi nello spazio. Chiedevano soltanto di poter effettuare delle ricerche su di noi, e in cambio avrebbero concesso all’ente qualcosa che non mi fu rivelato. Probabilmente si trattava di conoscenze tecnologiche che avrebbero permesso al W.O.A.M.I. di guadagnare parecchio dato che, nonostante i rischi, i suoi rappresentanti accettarono… Tuttavia c’era una condizione da rispettare, ovvero che la presenza degli alieni non fosse rivelata al resto della popolazione mondiale per tutto il periodo di ricerca. Dopo quasi un decennio, anche se pare che il primo contatto avvenne circa settant’anni fa, queste entità scelsero quattro individui.»

«Quindi c’era già stato un contatto con loro! La scelta non è stata casuale!»

«Esatto. Be’, da qui in poi dovresti sapere cos’è successo.»

«Sì. Improvvisamente, gli alieni si mostrarono al mondo intero… Fu uno shock per tutti!» ricordai, pensieroso.

«Vero, soprattutto dopo che dissero cosa volevano! Fu molto difficile per i vari governi mantenere il controllo delle popolazioni.»

«È comprensibile. Gli alieni sono comparsi all’improvviso, annunciando una guerra e chiedendo di poter portare via quattro persone senza specificarne il motivo… Hanno avuto parecchio tatto» dissi, sorridendo.

«Hanno chiarito, però, che quella guerra non riguardava noi Terrestri direttamente… Non ancora, perlomeno… e hanno perfino concesso ai quattro prescelti di decidere se andare con loro oppure no. Anche se la stessa possibilità non mi è stata data dal mio paese» ammise Markus, tristemente.

«Sei stato obbligato a venire qui?»

«Già. Gli americani vogliono saperne il più possibile sugli alieni, nonostante non abbiano la certezza di un mio ritorno. Diciamo che mi stanno usando. Ma cosa poteva fare un semplice contabile contro la volontà del suo Paese?» Gli occhi gli diventarono lucidi. «Se devo essere sincero, amico, io non sarei mai voluto venire qui» concluse, mentre una lacrima gli scorreva sulla guancia.

Restammo qualche minuto in silenzio.

Non era una situazione facile per nessuno dei due ed elaborare tutto ciò che stava accadendo richiedeva tempo. Dopo un attimo, Markus si voltò verso di me e chiese: «Tu perché sei qui?».

Ci misi qualche secondo per rispondere. Pian piano i ricordi stavano tornando, ma con loro anche tutte le emozioni provate.

«Per mia scelta, e non è stata una decisione facile… ma non potevo perdere quest’occasione.»

«Quindi sei venuto in cerca di avventura e di fama, o perché non ti piaceva la vita che conducevi sulla Terra?»

«No, assolutamente, non posso lamentarmi della mia vita, ma… non potevo rinunciare» ribadii, guardandolo negli occhi.

Si sta avverando, allora… pensai, malinconico, alzando lo sguardo verso il soffitto bianco.

«Comunque,» riprese Markus «ci sarà un motivo se hanno scelto noi, non credi? Non ho idea di quale sia, ma suppongo riguardi una nostra specifica struttura fisiologica. Altrimenti non avrebbero senso i dieci anni di studi. Anche se non capisco come ci abbiano studiato… Spero non ci rapissero la notte e usassero strane sonde!» disse, ridendo.

«Effettivamente, sarebbe inquietante.»

Avevo risposto a bassa voce, pensieroso, con lo sguardo fisso al soffitto e le mani incrociate dietro la nuca.

Per qualche minuto non parlammo. Entrambi eravamo immersi nelle nostre riflessioni, nei nostri ricordi. Ma il silenzio durò poco. Una voce elettronica, che sembrava uscire dalla parete di destra, ci esortò ad alzarci e a camminare fino alla stanza successiva. Non appena si fu concluso l’annuncio, una nuova sezione del muro si mosse, rivelando un varco. Markus e io ci scambiammo una rapida occhiata e, senza dir niente, ci alzammo. Scendere da quel lettino non fu facile: avevo le gambe intorpidite e camminare mi risultava difficile, anche se dopo tanta immobilità lo trovavo comunque piacevole. Una strana luce proveniva da oltre la porta e, varcata la soglia, Markus e io restammo sbalorditi.

«Un parco!» esclamai, mentre i miei occhi si abituavano a quel verde intenso. «C’è un parco all’interno dell’astronave!»

«Forse lo usano per la riabilitazione post operazione» disse Mark guardandosi attorno, come se stesse studiando il posto. «Ci voleva proprio una camminata in mezzo alla natura, per riprendersi e riordinare le idee, anche se probabilmente tutto questo è artificiale…» Mosse qualche passo, mentre con la mano sfiorava alcuni fili d’erba altissimi, e poi aggiunse: «Ti ricordi il giorno della tua partenza? È passata solo poco più di una settimana, ma sembrano essere trascorsi dei mesi».

Feci un timido sorriso, cercando di nascondere l’ansia che quella domanda scatenava in me. Poi, quasi senza accorgermene, cominciai a raccontare.

«È stato molto doloroso, quel giorno… Faceva caldo, sembrava di essere in estate più che in primavera. Fino all’ultimo istante la mia famiglia ha cercato di dissuadermi dal partire. Effettivamente è stata una scelta molto egoista da parte mia, poiché non ho deciso solo di andarmene, ma anche di abbandonare tutti e forse di non vederli e sentirli mai più. In queste occasioni ci rendiamo conto che la nostra vita non appartiene solo a noi, ma in parte anche alle persone che ci vogliono bene…» Sospirai, stringendo i pugni. «Nonostante tutto, però, non mi sono lasciato convincere e ho deciso di partire lo stesso. I miei parenti mi hanno accompagnato nel luogo stabilito, uno spazio isolato, nascosto in mezzo a un boschetto con un piccolo stagno, a pochi chilometri da casa mia. Mi capitava spesso di andare lì ad allenarmi o a rilassarmi, prima di tutto questo.» Socchiusi un attimo gli occhi, ripensando a quegli alberi, al silenzio che li ammantava. «Era il posto ideale per evitare che si radunassero troppi curiosi. Ad aspettarmi c’era solo un veicolo cilindrico di pochi metri, grigio metallizzato, appoggiato a terra con quattro piccoli sostegni. Aveva il portellone aperto, come per invitarmi a entrare. Non c’era nessuno, nessun alieno, nessuna creatura… È stato uno dei momenti più tristi della mia vita. Ma, nonostante l’ansia e la paura, ero anche molto eccitato e incuriosito. Tra abbracci e pianti, ho salutato tutti e mi sono avvicinato al portellone. Non vedevo nulla all’interno… Allora mi sono voltato e con il braccio ho fatto un ultimo cenno di saluto, sforzandomi di mantenere il sorriso, dopodiché sono entrato.» Gli occhi mi si riempirono di lacrime ricordando quel momento. «Subito sono stato raggiunto da due creature molto alte, dalle sembianze umanoidi, che si tenevano coperte per celare il loro aspetto. Mi hanno accompagnato in una stanzetta spoglia, lasciandomi da solo per qualche tempo. Quando sono tornate, mi hanno consegnato dei fogli, delle pastiglie e una bottiglia di un liquido che sembrava acqua. Sui documenti c’erano scritte delle istruzioni nella mia lingua… Mi consigliavano di assumere tutte quelle sostanze per sopportare il decollo e mi spiegavano che, una volta partiti, mi avrebbero sottoposto a una serie di analisi e operazioni per prepararmi al meglio a questo viaggio. Ero talmente agitato in quel momento che, senza pensarci due volte, ho ubbidito. Il resto lo sai… mi sono risvegliato “ottimizzato”, citando le loro parole.» Mentre parlavamo, percorrevamo il parco avanti e indietro, iniziando a recuperare sia la stabilità nelle gambe sia i ricordi. L’aria era fresca e l’odore piacevole, era difficile pensare che ciò che ci circondava fosse artificiale e, soprattutto, che ci trovassimo all’interno di una navicella spaziale.

Feci un lungo respiro e poi domandai a Markus: «E tu, ricordi il giorno della partenza?».

Per tutta risposta, lui mi diede qualche pacca sulla spalla, come a volermi tranquillizzare, poi iniziò a raccontare.

«Come sai sono stato costretto ad accettare… Mi hanno costretto a rivelare loro il giorno della partenza e a non dirlo a nessun altro.

Non ho fatto neppure in tempo a salutare tutti i membri della mia famiglia, dato che mi hanno tenuto con loro parecchio tempo prima del viaggio…» disse, con voce soffocata dalla tristezza. «Il luogo della partenza era una nostra base militare. Sono stato accompagnato lì da alcuni agenti del W.O.A.M.I. e dell’esercito, e qualcuno ha perfino cercato di salire sulla navicella con me, ma gli alieni gli hanno proibito l’accesso. I miei superiori mi hanno ordinato di raccogliere più informazioni possibili, ricordandomi che dovevo sentirmi onorato di poter servire il mio Paese in tal modo, poi mi hanno lasciato andare. Una volta entrato, ho ricevuto la tua stessa accoglienza, anche se le “mie” creature incappucciate erano estremamente basse. Ho riletto le carte almeno venti volte prima di prendere coraggio e ingerire quelle pillole, e poi mi sono svegliato, tre giorni prima di te. Ti dirò la verità, amico, sono stati i tre giorni più lunghi della mia vita. Chiuso in una stanza vuota, confuso e con un compagno in coma. In situazioni come queste, avere troppo tempo per riflettere è negativo.»

Continuammo a camminare nel parco. Anche se mi ero accorto che l’erba era sintetica, la trovavo comunque piacevole e rasserenante.

Dopo qualche tempo, fummo raggiunti da quella specie di infermiera che ci aveva assistito in precedenza.

«Percepisco che vi siete rimessi» disse. «Le vostre operazioni sono state un successo, in poco tempo dovreste raggiungere la forma ottimale. Quando lo desiderate tornate nella vostra stanza: troverete del cibo, che vi aiuterà a recuperare le forze. Tra non molto arriveremo a destinazione e inizierete subito l’addestramento.» Finito di parlare se ne andò, con la stessa rapidità con cui era giunta, senza darci il tempo di replicare. Facemmo un ultimo e silenzioso giro in quel parco stupendo e poi rientrammo.

Tornati nella nostra stanza, notammo le stesse sostanze dateci alla nostra partenza, piccole pastiglie nere e bianche affiancate da una bottiglietta con un liquido trasparente.

«Spero non sia sempre così il cibo da queste parti» dissi, ridendo, con un’occhiata al mio compagno. Dopo aver ingerito le pillole mi sdraiai sul lettino… Gli occhi fissavano il candido soffitto, mentre pian piano la vista si offuscava.

Chissà cosa ci aspetta, pensai, con un brivido.

Il mio viaggio era iniziato.

02 dicembre 2019

Aggiornamento

ROPODARTH I Ropodarth sono una delle specie incontrate dal protagonista durante la sua avventura. Anch’essi, come gli Umani, sono stati scelti in quattro per unirsi alla guerra contro il Portatore. Esattamente come i terrestri sono considerati un popolo indegno dal Consiglio ma comunque reclutati. Vivono su un pianeta prevalentemente acquatico, formato da diverse isole connesse tra loro attraverso ponti e strade artificiali. Dopo il declino del governo precedente si è istaurato un regime militare dittatoriale che si è spinto all’estremo, trasformando i vari cittadini in “numeri” in base al proprio mestiere. 13 09, uno dei quattro Ropodarth, diventerà un grande amico e compagno di Leon, combattendo numerose volte al suo fianco. Moltissime altre particolarità distinguono i Ropodarth! Scoprile nel testo! Preordina ora una copia e ricevi il pdf completo Ropodarth
23 novembre 2019

Aggiornamento

Rook Dominio: Golemaici Specie: Rook Pianeta d’origine: Sconosciuto I Rook sono una delle quattro specie dell’alleanza universale chiamata: ‘Consiglio’. Non si conosce molto del loro passato, si sa solo che sono rimasti in quattro e che vivevano in una tetrarchia che vedeva tre saggi e un gran saggio o Maestro. Il motivo della loro presenza nel Consiglio è ignota e, nonostante il loro supporto militare sia nullo, hanno molto peso nell’Alleanza. Pare siano gli unici ad apprezzare la presenza degli Umano e dei Ropodarth. Sono creature formate da rocce e metalli, simili a golem, molto alti ed estremamente potenti. Non hanno una distinzione di genere e non si sa come possano riprodursi. Pare che ad essi sia legato il motivo del reclutamento del protagonista e che ci sia un legame con il portatore. Molti altri segni particolari distinguono i Rook e li caratterizzano, caratteristiche che il nostro protagonista, Leon, imparerà a conoscere nel corso della sua avventura. Cronache di un Mesotes Golemaici
07 novembre 2019

Aggiornamento

Psykines Dominio: Mesotes Specie: Psykines Pianeta d’origine: Psy Gli Psykines sono una delle quattro specie dell’alleanza universale chiamata: ‘Consiglio’. Essi vivono in una società mondiale Oligarchica, suddivisa in cento zone che eleggono democraticamente l’oligarca. Hanno fondato tutta la loro cultura sullo sviluppo tecnico e mentale, raggiungendo un altissimo livello tecnologico in svariati ambiti che offrono al Consiglio. Sono una società prevalentemente fisicalista, anche se non tutte le correnti di pensiero lo approvano, vedendo il corpo come uno strumento e una macchina che limita le capacità della mente. Nel corso della loro evoluzione hanno sviluppato capacità telecinetiche, riuscendo a spostare oggetti senza il contatto fisico. A causa di questa capacità il loro corpo ha iniziato ad essere sempre più piccolo e fragile, poiché gli sforzi fisici erano ridotti al minimo. Militarmente sono il gruppo più numeroso, sfruttano la tecnologia e le loro capacità mentali per combattere, prediligendo la distanza e le armi da fuoco. Oltre la bassa statura, un segno distintivo di questa specie è la conformazione del cranio, più tozza e circolare per gli uomini e più sottile e allungata per le donne, e la presenza di piccole antenne, simili a capelli, su tutta la testa. Molti altri segni particolari distinguono gli Psykines e li caratterizzano, caratteristiche che il nostro protagonista, Leon, imparerà a conoscere nel corso della sua avventura, che puoi trovare su bookabook Psykines
27 ottobre 2019

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Cheimatos Dominio: Mesotes Specie: Cheimatos Pianeta d’origine: Cheima Le Cheimatos sono una delle quattro specie dell’alleanza universale chiamata: ‘Consiglio’. Esse vivono in una società Monarchica e Matriarcale che vede una vera differenziazione fisiologica di genere e, quindi, un dimorfismo sessuale accentuato. Le donne Cheimatos, infatti, oltre che ad una capacità intellettiva superiore, mostrano evidenti differenze fisiche come: un’elevata altezza, oltre i due metri mediamente, e una struttura muscolare ed ossea molto più elastica e resistente. Grazie a secoli di addestramenti mirati hanno raggiunto un livello di potenziamento fisico estremo e, le più capaci, un totale controllo emotivo e sentimentale che riescono a controllare perfettamente. Nonostante abbiano debellato i conflitti sul proprio pianeta, l’addestramento militare è alla base della loro educazione fin dalla più giovane età, prediligendo uno stile di combattimento corpo a corpo e l’utilizzo di imponenti armi bianche quali spade asce e martelli. In generale, lo sviluppo tecnico nella cultura e società Cheimatos è molto ridotto, principalmente in ambito bellico, poiché lo considerano un allontanamento dallo sviluppo dell’essere. Insieme agli Psykines, sono la specie più numerosa del consiglio e le più esperte nelle strategie militari e nei combattimenti a campo aperto. Molti segni particolari distinguono le Cheimatos e le caratterizzano, caratteristiche che il nostro protagonista, Leon, imparerà a conoscere nel corso della sua avventura, che puoi trovare su Cheimatos
09 ottobre 2019

Aggiornamento

Cronache di un Meso...che? Cosa significa Mesotes? Il termine Mesotes viene usato in Filosofia occidentale per la prima volta da Aristotele nell’Etica. Con questa parola va ad indicare il “giusto mezzo”, ovvero il cercare di mantenere un equilibrio nelle pulsioni, soprattutto per quanto riguarda le virtù etiche. Per Aristotele dunque, rispetto ad ogni passione bisogna evitarne l’eccesso, ma anche la totale rinuncia. Il concetto di “giusto mezzo” però non viene solo utilizzato dal Filosofo Greco, ma preso anche in tante altre Filosofie, in particolare modo quelle che riguardano l’etica, la morale e lo studio di sé, come il confucianesimo e il taoismo, assumendo tratti e sfumature differenti. Ovviamente con “giusto mezzo” non si intende una sorta di passiva neutralità del tutto, al contrario, può intendere una saggia scelta tra ragione e sentimento e un ponderato “balzare” tra un estremo e l’altro per generarne il giusto equilibrio. Il tema del giusto mezzo sarà un punto centrale delle Cronache, soprattutto per il giovane protagonista, che combatte con sé stesso per cercare di raggiungere un maturo equilibrio... Cronache di un Meso

Commenti

  1. (proprietario verificato)

    La storia ha tutti gli elementi di un fantasy/fantascienza. C’è il nemico potente, gli eserciti contrapposti, la conoscenza di diverse razze e civiltà. Insomma tutti i must. Quello che rende particolare Cronache di un Mesotes è il taglio filosofico che viene dato alla risoluzione dei conflitti interiori del protagonista, che accompagna il lettore attraverso temi tutt’ora attuali.
    L esperienza di Alberto nelle arti marziali da un taglio di precisione alla descrizione degli scontri, dove oltre all’azione spesso vengono dati suggerimenti utilissimi per un praticante!
    Che altro dire se non godetevi la lettura!

  2. Yoana Stoimcheva

    (proprietario verificato)

    Leon è il narratore del destino per cui si allontanerà dalla Terra e ben presto da qualsiasi specie di forma di vita a lui conosciuta. Ogni capitolo del romanzo inizia con «Ehi! Svegliati!» ed è letteralmente e metaforicamente un risveglio in una guerra ed un viaggio ambientati tra navicelle spaziali e pianeti ospitanti specie aliene e al contempo elementi prettamente terrestri, da templi greci e covi pirateschi ad armi da fuoco e tecnologie innovative.

    Leon è anche alter ego di Alberto Grandi, l’autore della saga “Cronache di un Mesotes”. Sono entrambi studiosi di filosofia, praticanti di arti marziali e hanno a che vedere con tematiche fantasy e fantascientifiche, con una piccola differenza: Leon le vive in prima persona. E’ sulle loro caratteristiche comuni che mi soffermerò, rappresentando il libro un tentativo di combinarle armoniosamente e, a mio avviso, con successo.

    La filosofia che pervade il romanzo è accessibile con un po’ di attenzione e alla portata di tutti. Gli spunti riflessivi a cui sarà sottoposto il protagonista sono innumerevoli, passando da concetti etici ad una delicata esplorazione dei sentimenti. L’introspettivo percorso di Leon lo guiderà a scoprire sempre più se stesso, paradossalmente lontano dalla realtà in cui è cresciuto.

    Si può toccare con mano la medesima meta solo conoscendo anche le capacità del proprio corpo oltre che della mente e allenandole, è a questo che Leon verrà abituato sia sulla Terra che nei campi di addestramento alieni. Il combattimento è componente peculiare del romanzo in quanto si riescono agevolmente ad immaginare le descrizioni, spontanee e proprie solo di veri appassionati alla disciplina come Alberto.

    Il primo volume presenta un elevato numero di personaggi, e per quanto mi sia concentrata su Leon, ognuno di loro è indispensabile alla sua crescita interiore e caratterizzato impeccabilmente. Le specie aliene hanno distinte caratteristiche psicologiche e fisiche, una loro politica, delle vere e proprie regole e gerarchie. Valori, amicizie e battaglie condurranno il lettore in una guerra ancora… inconclusa.

    “Il vero antagonista della tua storia è il mostro dentro di te, non quello là fuori.”

  3. Cosa succede se unisci spazio, storia e arti marziali? Queste sono solo alcune delle tematiche che l’autore usa nel libro. Ma andiamo con ordine. Leon è un giovane praticante di arti marziali che si ritrova a dover affrontare una guerra più grande di lui. Nel corso del viaggio, incontrerà tanti personaggi diversi, con caratteristiche ben definite e descritte molto bene. Il protagonista durante tutta la storia crescerà, arrivando a riflettere su argomenti importanti, che prima di partire si era posto solo in modo superficiale. La saggezza con cui vengono affrontati certi discorsi (disseminati ovunque nel racconto), mi hanno sorpresa, portandomi a riflettere ulteriormente su quelle stesse questioni. La lettura è molto scorrevole e nonostante sia un genere nuovo per me, l’ho trovato molto interessante. Ti senti coinvolto da quello che succede. La guerra è brutale, avverti intorno a te il rumore degli spari, le urla. La storia si intreccia con la fantascienza creando un mix perfetto. Leon mi ha molto colpito, è un personaggio diverso dagli altri, si pone domande e questo mi affascina.
    Consiglio a tutti la lettura.

  4. Un viaggio lungo e costellato di ostacoli impegnativi da superare, che prevedono prove fisiche in cui le arti marziali hanno un peso importante e prove mentali sempre più difficili e impegnative. Momenti di azione pura e di battaglia, diligentemente descritti seguendo le mosse di Leon, sono intervallati da momenti di riflessione sulle capacità umane di tolleranza, sul sentimento collegato all’azione, sul ruolo della politica nei vari stati e sull’impatto delle leggi nella vita quotidiana e infine sul destino. Ogni dibattito è approfondito e dimostra una conoscenza in ambito filosofico importante da parte dell’autore, anche se a volte tende a perdersi nel ragionamento diventando a tratti poco fluido. Riesce comunque ad alternarli sapientemente a momenti di azione ben descritti. È in ogni caso un viaggio introspettivo che vuole sondare il terreno poco conosciuto del proprio io, analizzandone le mille sfaccettature di cui è composto.

    La scelta di dare voce ai pensieri di Leon raccontando le sue impressioni e i suoi ricordi della vita precedente all’arruolamento sicuramente vincente, consente un avvicinamento del personaggio nei confronti del lettore e lo rende anche più simpatico e “umano”, dettaglio non da poco considerando che il ragazzo è in mezzo ad altre specie aliene e poco inclini a mostrare i loro pensieri e le loro paure.

    Il mio consiglio? Prendete questo libro a piccole dosi, perchè i temi trattati sono impegnativi e va dedicato il tempo giusto per ogni ragionamento proposto.

  5. (proprietario verificato)

    Ho letto il libro e lo consiglio davvero tanto, l’autore mi ha coinvolto dalla prima all’ultima pagina, gli spunti di riflessione che ci dà l’autore grazie al protagonista sono davvero tanti e spesso mi sono fermata a riflettere! Molto originale e ve lo consiglio davvero tanto!

  6. Cronache di un Mesotes. La guerra del Portatore di Alberto Grandi.
    Questo libro non è un semplice libro fantasy, ma è un libro che fonde fantasia, realtà, e problematiche della società attuale. Mi ha conquistato perché è interessante; è bello seguire il viaggio del protagonista, leggere e capire i dialoghi e i ragionamenti con i vari personaggi e collocarli nella nostra vita quotidiana.
    Il protagonista è Leon, una persona normale che pratica arti marziali, è stato scelto insieme ad altri esseri umani per combattere una guerra aliena. Dovrà combattere contro il Portatore e i suoi mostruosi e crudeli Creati.
    Sarà un viaggio che lo porterà lontano da tutte le persone amate, in luoghi sconosciuti e fantastici dove avrà l’ occasione di conoscere personaggi particolari e di trovare anche nuovi amici come Markus un altro umano e 13 09, un soldato appartenente alla specie dei Ropodarth. Incontrerà anche personaggi molto singolari e unici come le Cheimatos, valchirie dalle misure sovrumane e dotate di una forza incredibile sia fisica che mentale, i Psykines, alieni dalla testa allungata e ideatori di tecnologie fuori dal comune, la saggia dea Atena e l’ imperatore Aurelius.
    Il protagonista sarà costretto a superare i propri limiti e le proprie paure per non morire.
    Vi consiglio questo libro perché è scritto molto bene. Ho trovato molto interessanti e intelligenti i dialoghi perché affrontano i problemi della società di oggi come la politica e l’ etica tramite un analisi filosofica e umanitaria. Leggendo siamo spinti a fare un auto analisi su quello che possiamo fare per migliorare la nostra vita anche usando un’ esempio molto significativo come la musica. I racconti dei combattimenti sono avvincenti e descritti molto bene. La figura del protagonista mi ha conquistato perché l’ ho trovata molto reale e soprattutto eroica. Spero di leggere molto presto il seguito di questa storia intanto correte a leggere questo libro. 😉

  7. Universo e filosofia… Una splendida accoppiata senza dubbio. Leggendo, mi ha trasportata in quei luoghi sperduti del cosmo, oltre che avermi immedesimata nel protagonista, tra le paure e i dubbi di un semplice umano, solo, in una guerra tra potenti creature di ogni specie. Consiglio davvero tanto quest’opera e tanti complimenti all’autore!

  8. (proprietario verificato)

    Il racconto scorre in maniera fluida trattando filosofia, arti marziali, eroi, eroine, mondi sconosciuti e tempi passati. E’ bello saltare da uno scontro avvincente a una lezione di filosofia, da un mondo più evoluto del nostro a uno “già visto”. Che altro dire…aspetto il seguito!

  9. La mia recensione per Cronache di un Mesotes, sul mio blog! Grazie ad Alberto per avermi fatto conoscere il suo romanzo e i personaggi che lo compongono!

    Lo stile dell’autore è leggero, dinamico, preciso, non lascia spazio a dubbi di coerenza o a interrogativi senza uscita. L’opera è ben strutturata, dotata di una consecutio temporum ben definita, che non cade in incomprensioni o in incoerenze temporali, sempre nemiche degli autori!
Senso del dovere, morale, strutture di governo, coraggio, cooperazione, amicizia, rispetto delle diversità, abbandono, paura, crescita e consapevolezza. Potrei continuare con la lista, ma questo elenco rispecchia alcne delle grandi tematiche trattate nell’opera. Quale studentessa di Filosofia, non ho potuto fare a meno di sorridere, vedendo temi trattati durante gli anni di studio; ciò che mi ha colpita in particolare è stata l’aria di cambiamento che portavano i dialoghi in cui sono state evidenziate correnti e sistemi di pensiero; un modo apprezzabile per vivificare temi filosofi, etici e morali, che a parer mio, avrebbero dovuto essere sviluppati con maggiore precisione, legandoli al protagonista e agli avvenimenti in maniera stringente.
La contestualizzazione delle razze, dei popoli e dei pianeti sembra essere lasciata da parte, in realtà, man mano che il lettore prosegue, inizia ad affezionarsi ai luoghi; le descrizioni sono precise, stimolano la fantasia e permettono alla mente di penetrare nella storia.
Ciò che ho amato in particolare sono i combattimenti; tutto sta nella descrizione dell’evento senza… la descrizione! Alberto descrive attraverso le azioni, le sensazioni dei personaggi, i momenti di rabbia, gioia, dolore, gli attimi che coinvolgono in battaglia i personaggi sono carichi di patos, sono cruciali per la trama e per la definizione dei personaggi stessi.
L’autore è riuscito a gestire molto bene le componenti sociali e culturali proprie di ogni razza appartenente all’Alleanza, coloro che combattono il Portatore. Interessante la capacità di promuovere l’eguaglianza mantenendo le differenze, il rispetto reciproco e la forza delle comunità unite; non mancano gli screzi, le lotte interne e gli intrighi che pian paino Leon scopre e a cui cerca una spiegazione, una soluzione, fin dal primo momento.

    Leon: il protagonista di Cronache di un Mesotes, ragazzo che si riscopre formidabile guerriero e pensatore; si interroga sui mondi in cui viene inviato per difenderne i popoli dalle armate del Portatore. Non solo si sofferma su ciò che vede e su ciò che sente, bensì elabora ogni informazione e la accresce con la consapevolezza che un giovane può coltivare in una situazione tesa e di pericolo come i campi di battaglia. Ironia, interrogativi, dubbi e speranza (contando un’ottima dose di forza di volontà) sono gli ingredienti della personalità di Leon, visibili all’inizio del romanzo in maniera intermittente e poi più presenti nelle pagine successive.

    13 09: appartenente alla razza dei Ropodarth, rappresenta l’assoluto di un sistema di governo totalitario, in cui l’uno viene surclassato dalla comunità eretta sulla gerarchia di tipo militare. Il viaggio di 13 09 rappresenta l’abnegazione, l’ordine superiore inderogabile, ma possiede una componente libertaria e ascendente che segue la crescita di Leon. I due personaggi infatti sono legati da un rapporto di amicizia, che viene sviluppato nella seconda parte dell’opera.

    Il Portatore e i Creati: e qui si apre un grande punto di domanda che soggiace a tutta l’opera ed è questo il punto vincente per cui ritengo che Cronache di un Mesotes sia una lettura non solo piacevole ma anche intrigante: non sai chi è il Portatore. La figura dell’antagonista è ammantata di domande e informazioni frammentarie, solo i suoi scagnozzi, i Creati, sono conosciuti perché sono l’esercito del Portatore. Il personaggio celato alle conoscenze di Leon riempie di trepidazione e di interrogativi le menti delle forze alleate. Chi può celarsi dietro alla figura del Portatore?
    Atena: proprio lei, la Dea Atena, è presente nell’opera; la sua figura porta con sé l’ideale della saggezza, della conoscenza e del sacrificio, unita alla componente emotiva che la sua presenza provoca in Leon; egli prova un misto di ammirazione e rispetto per Atena, che sarà altro punto fondamentale nella seconda parte dell’opera.
Tenendo conto dei ruoli degli altri personaggi, ho notato una contestualizzazione dei suddetti dopo un centinaio di pagine, inizialmente l’autore si focalizza sullo sviluppo di dialoghi e azioni che fanno da padroni.

    Libro consigliatissimo! Un ottimo lavoro basato sulla sinergia di genere fantasy e filosofia!

  10. Buongiorno! Ecco la mia recensione! Ringrazio l’autore per avermi inviato una copia da leggere!

    SINOSSI:
    “Leon, un giovane praticante di arti marziali, viene scelto per unirsi ad un grande esercito composto da diverse specie Aliene, contro un nemico comune: il Portatore. Durante il suo viaggio conoscerà diverse figure importanti, dalle imponenti e guerriere Cheimatos, ai piccoli e ingegnosi Psykines, ognuna pronta ad insegnargli qualcosa. Dovrà addestrarsi ed essere pronto a combattere il famigerato esercito nemico mentre, nel frattempo imparerà a confrontarsi con il più grande avversario della sua vita… Se stesso.”

    Interessante no?! Il libro comincia con queste parole che ritroveremo ricorrenti all’inizio di ogni capitolo. «Ehi!» … «Svegliati!».
    L’idea di iniziare ogni capitolo allo stesso modo è davvero carina secondo me e da una continuità alla lettura. Il libro è ambientato ai giorni nostri ma ovviamente nello spazio, il narratore è il protagonista (è quindi in prima persona); andiamo a vedere quali sono i nostri personaggi e cosa li caratterizza;
    – Leon: È il protagonista della nostra storia, esperto di arti marziali e studioso di filosofia si ritrova catapultato in una guerra tra pianeti.
    – Markus: primo amico di Leon in questa guerra e secondo umano ad essere stato selezionato per far parte dell’esercito alieno. Sulla terra era un contabile, adesso un esperto di esplosivi.
    – Atena: colei che viene considerata la Dea della saggezza sul nostro mondo in realtà è uno degli Antichi (alieni). Aiuterà il nostro protagonista per tutto il suo percorso.
    – 13 09: altro soldato reclutato per questa guerra che sarà di supporto al nostro Leon. Vive in un mondo militarizzato ed ecco perché il suo nome è un numero. È esperto nell’utilizzo di armi da fuoco.
    – Helen: la protettrice di Leon, lo aiuta quando le è possibile e anche quando non lo è. Figura misteriosa fino alla fine del libro.

    “Nell’istante in cui l’afferrai si generò una potente onda d’urto che si propagò attorno a noi, stordendo tutte quelle creature. Contemporaneamente venni inondato da una strana energia che, in un baleno, scalzò il dolore e mi diede la forza per rialzarmi. Sfilai la spada dal fodero balzando contro il nemico. Con violenza trapassai il mostro corazzato, attraversando la sua testa dall’alto in basso, impalandolo al suolo.”

    Questa è una parte della prima scena di combattimento in guerra. I combattimenti sono fatti talmente bene che ti sembra di essere lì a combattere con loro. E direi che la cosa è abbastanza basilare in questo tipo di storie.

    Ma effettivamente, com’è il libro?
    Allora, dal mio punto di vista è una storia avvincente (tanto che quasi non riesco ad aspettare per il seguito!!!), anche se in un paio di punti, a causa forse del tipo di linguaggio scelto, cala un po’ l’attenzione per la storia, per continuare a seguire il nesso del discorso. Ho trovato molto ben descritti gli alieni e un po’ poco gli umani (ma da una parte potrebbe essere un bene, in modo da lasciare al lettore molta più libertà di immaginazione).
    Quindi, la lettura è stata interessante?
    Assolutamente si! Sono stata estremamente felice di leggerlo, mi ha trasportato in un modo che non avrei pensato. Ho anche imparato cose nuove su tecniche di combattimento e diplomazia di cui non ero a conoscenza! L’autore tramite le parole di Leon parla anche di filosofia e trovo che le sue idee siano condivisibili (almeno per me).
    Cos’ha di speciale questo libro?
    Secondo me questo libro è speciale non solo perchè riesce a trasportarti ma anche perchè l’autore riesce a farti sentire parte della storia e lo fa facendo capire che anche gli Dei (o coloro che per noi sono tali) in fondo sono un po’ “Umani”.
    Ma quindi, lo consiglieresti ai tuoi amici?
    Assolutamente si! Mi è piaciuto e aspetto il seguito! ⭐⭐⭐✨/⭐⭐⭐⭐⭐ (3,5/5)

    IN BREVE:
    – Fantascienza
    – Protagonista umano
    – Combattimenti
    – Scritto in prima persona
    – No storia d’amore
    – Alcune parti, linguaggio eccessivo che porta alla distrazione.
    – CONSIGLIATO

  11. (proprietario verificato)

    Ho iniziato a leggere il libro ma non mi aspettavo di finirlo..di solito non sono un lettore accanito.
    Mi ha stupito il fatto che in pochi giorni l’ho divorato, ho trovato la storia avvincente ed interessante, dietro questo libro fantasy noto diversi riferimenti alla vita reale che ci dovrebbero fare riflettere..
    eh niente..voglio leggere la seconda parte!!!!!

  12. Un cocktail perfetto di fantasy, arti marziali e filosofia. Emozionante e coinvolgente. Consigliatissimo per tutti gli amanti del genere e non!

  13. (proprietario verificato)

    Il libro è un mix di diversi generi che, a prima vista, potrebbero sembrare non compatibili. Invece, leggendo le bozze del libro (scaricabili con il pre-order) sono rimasto piacevolmente sorpreso dalla narrazione e dall’uso della dialettica filosofica che offre spunti interessanti. Inoltre, le citazioni nerd offrono richiami a molti prodotti della cultura pop, è divertente cercare di individuarle.

  14. Idea brillante. Un viaggio alla scoperta di sé e non solo.
    Libro intrigante ed appassionante.
    Grazie Alberto.
    Buona lettura per chi ancora non lo ha letto!

  15. (proprietario verificato)

    Unire filosofia, arti marziali e fantascienza sembrava impossibile… Ma questo libro ha centrato in pieno. Consigliatissimo

  16. alessandro losciale

    (proprietario verificato)

    Appassionante, coinvolgente.
    Consiglio vivamente.

  17. (proprietario verificato)

    Acquistato da pochissimo, non vedo l’ora di leggerlo. Mi incuriosisce il protagonista principale della storia.

  18. (proprietario verificato)

    Libro che merita di essere letto!! È accattivante, scritto molto bene e, pagina dopo pagina, invoglia sempre di più ad andare avanti per scoprire cosa succede..non è per niente scontato anzi a volte mi sono ritrovata a fantasticare su un finale che poi non si è rivelato tale.
    Consigliato!!

  19. (proprietario verificato)

    Nello spoglio panorama fantascientifico della letteratura italiana questo libro è un’interessante partenza per un’affascinante saga nostrana. Una storia che trasporterà il protagonista ed il lettore a esplorare nuovi mondi e a conoscere nuove razze e culture, con le loro filosofie e stili di vita. Tutto ciò all’interno di un conflitto galattico i cui scontri sono sia fisici che morali, dove non esiste bianco o nero e giusto o sbagliato, ma una scala di grigi e interpretazioni.

  20. (proprietario verificato)

    Ho letto il libro e lo consiglio vivamente. L’autore è riuscito ad appassionarmi grazie alla trama coinvolgente e alla capacità di farmi immedesimare nel protagonista della storia. Insomma un libro originale. Da leggere assolutamente.

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Alberto Grandi
classe 1994, è nato e residente a Milano. Laureato in Filosofia e istruttore di arti marziali, è appassionato di storia e mitologia classica nonché di fantasy e videogame. Cronache di un Mesotes è il primo romanzo della sua saga fantascientifica che fonde filosofia e arti marziali in un quadro fantasy.
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