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Dello strano caso di Domenico Cuomo e del Casale Sgambizzo

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Consegna prevista Giugno 2020

Domenico Cuomo è un prete della periferia partenopea. La sua missione è stare al fianco degli ultimi. Il suo padre spirituale è Robin Hood, l’arciere leggendario che sottrae ai ricchi e dona ai poveri. I poveri, dal canto loro, lo amano e rispettano come se egli davvero fosse l’eroe della foresta di Sherwood. Così, per la gente del quartiere, Domenico Cuomo è più semplicemente Padre Robin.
Più complesso e contrastato è invece il rapporto che Padre Robin ha con le istituzioni, sia ecclesiastiche che statali. Insofferente al potere e ai suoi rituali, il suo è un apostolato spontaneo, istintivo per certi versi, confusionario. Ma aldilà di queste inclinazioni, Padre Robin ha un progetto da realizzare: utilizzare il Casale Sgambizzo, un vecchio palazzo nobiliare oggi abbandonato, per sviluppare laboratori e corsi di formazione a vantaggio dei tanti giovani che vivono di disagio e illegalità.
I permessi necessari per ottenere l’affidamento della struttura però, non arrivano. La burocrazia blocca la macchina amministrativa e così il Casale resta chiuso e inutilizzato. Il sospetto, però, è che forze di diversa natura ostacolino le sue nobili intenzioni…

Perché ho scritto questo libro?

Scrivere non è mai un atto totalmente volontario. Dietro ogni pagina c’è sempre una trattativa. Si scopre poi, nel tempo, che è pure di scrittura che si occupa l’istinto di sopravvivenza. Nello specifico di questo racconto, mi sono fatto l’idea che sia la trascrizione di ciò che certe voci mi hanno sussurrato. Spero di essere stato fedele nel riportare i suoi elementi e che, nel leggerlo, mai siate sorpresi dalla sensazione che lo scrivente le abbia riportate usando la sua mano sinistra.

ANTEPRIMA NON EDITATA

Eccolo il suo quartiere, quello che Padre Robin come un Mosè del ventunesimo secolo, avrebbe dovuto condurre in salvo dall’avvocato Marino, il faraone. Ecco pure il popolo da traghettare sulle spiagge della salvezza indicate dal Signore.
In mattinata c’era stata una retata di quelle con volanti che se ne vanno sgommando a sirene spiegate, elicotteri che volano bassi che pare stiano lì per potare i rami degli alberi più alti e poi, assiepata un po’ ovunque, a seguire la scena dai balconi, dalle finestre, dal ciglio della strada, come se fosse stata invitata a godere di un’opera teatrale a cielo aperto, la sua gente.

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Ma quella gente cosa ne pensava dei propositi del Signore? Voleva davvero essere salvata? E poi, cosa avevano di diverso quelli del suo quartiere dal resto degli individui che componevano l’umanità? Meritavano davvero la salvezza? Non erano anche essi parte di quegli individui di cui stava ragionando poco prima? Gli innocenti, quelli che Carabinieri e Polizia ignoravano nel corso delle concitate operazioni di quella mattina, apparivano altrettanto colpevoli nella loro fissità. Il mondo giocava a guardie e ladri, a buoni contro cattivi e loro se ne stavano come davanti ad un monitor, partecipi ma distanti. Ci avevano parlato, si erano scambiati pareri sul tempo che fa, sul modello di cellulare più importante, sull’ultima partita di Champions League passata nel pezzotto. Lo avevano fatto con disinvoltura, come si fa con le persone normali o con quelle classificate come tali. Inconsapevoli o comunque dimentiche delle loro malefatte anzi, complici delle stesse. Un upgrade digitale degli indifferenti di cui aveva parlato Gramsci!
Quella che aveva davanti era il prototipo della generazione di uomini che si erano aperti ai sociàl! Utenti di youtube, fruitori di Instagram, esperti di Twitter sebbene calati nella più tragica e grottesca forma di analfabetismo che si possa immaginare. Individui che pontificano dai blog straziando grammatica e sintassi, che nella migliore delle ipotesi impiegano il loro tempo per raccogliere firme e organizzare petizioni online a vantaggio del bradipo delle foreste pluviali. La generazione degli uomini e delle donne con lo sguardo sul mondo e le braccia incrociate dietro la schiena. Che interagiscono digitando un temerario “mi piace” e che al culmine della partecipazione emotiva, si commuovono della morte di un amico fraterno, con uno stentoreo “R.I.P!”.
Quella era la generazione di persone che, incapaci di grandi sogni, si limitavano a desiderare di diventare famosi per il rutto da primato che avrebbe iscritto il loro nome nel grande libro del Guinness dei primati!
Il mondo andava veloce e, sebbene si sentisse perfettamente calato in quella realtà, da tempo ormai riteneva gli strumenti che aveva acquisito in seminario, inadatti a liberare il mondo dal delirio che conduceva tutti, inequivocabilmente, verso il precipizio.
Quella mattina poi, era particolarmente turbato da ciò che aveva letto nell’articolo di un quotidiano trovato abbandonato nella sala di aspetto della sua stanza. Negli approfondimenti culturali, una intera pagina era dedicata proprio alle nuove tendenze, e alle altrettanto nuove forme di devianza scatenate dal sempre più massivo utilizzo di internet. I dati e gli esempi riportati mettevano davvero paura.
C’erano giovani che, terminate le ore di scuola, si richiudevano nelle loro camerette per uscirne, al meglio, l’indomani mattina. Se ne stavano insieme ad altri come loro, sequestrati da una dimensione diversa da tutte le altre che si erano conosciute finora. Confinati in un aldilà presente, contemporaneo, imminente. Il più insidioso e perturbante che si possa immaginare. Avanzare nella lettura gli aveva consentito di scoprire che in rete, oltre a quelli che senza nessuna conoscenza scientifica si schieravano apertamente contro i vaccini e più in generale contro le case farmaceutiche, c’erano i guru della finanza occulta, gli sciamani delle realtà che non ci raccontano e i tuttologi che conoscono dai risvolti più intimi della vicenda di Bin Laden, ai mandanti occulti degli attentati del 11 settembre.
Non mancavano poi quelli che avevano ospitato una colonia di extraterrestri e quelli che attraverso studi e testimonianze certe avevano scoperto la vera funzione delle piramidi egizie. Una confusione di fonti e di verità che contraddicevano continuamente se stesse, alimentando la cultura del sospetto. Quel sospetto che nel giro di poche righe, digitate tra l’altro dal primo idiota di passaggio, riesce a trasformare l’uomo più illuminato e generoso, nel peggiore dei demoni mai calato sulla Terra. L’analisi e gli approfondimenti però non finivano qui. Il popolo del web era in continua espansione. Così aveva appreso dell’esistenza di vere e proprie celebrità decretate non solo dal talento individuale, bensì dal numero delle visualizzazioni registrate. Personaggi sconosciuti alle televisioni e al grande pubblico dei media tradizionali, ma non ai grandi esperti di comunicazione e pubblicità. Ai guru delle dinamiche del web che in breve avevano fatto di questi involontari fenomeni, dei veri e propri milionari. Tanti di questi, milionari a soli quindici anni. Ragazzini capaci di generare fatturato, influenzare il PIL e scatenare l’inferno con un post. Al fianco di questi c’erano poi comunità di sbandati che facevano cose ancor più pazzesche e imbarazzanti. Così tanto rischiose che più volte nel corso della lettura gli era venuto di chiedersi: “Ma per tutto questo c’è davvero ancora una speranza?”
Giovani e giovanissimi che regolarmente si infliggevano tagli lungo le braccia, le gambe, la schiena. Che si filmavano mentre ciò accadeva e poi raccontavano alle migliaia di follower di cui ignoravano l’identità, le proprie emozioni e le proprie sensazioni a riguardo.
Possibile che ci fosse davvero gente interessata a questo tipo di cose? Come avevano fatto ad incontrarsi? Quali finalità perseguivano? Le forme di devianza erano davvero delle più varie ed incredibili. C’erano quelli delle martellate sui  polpastrelli, quelli delle capocciate nel muro, dei capelli in fiamme, del litro di vodka tracannato in un sol sorso, alla ricerca di stati di alterazione così violenti da divenire cronici ed irreversibili. Tutto questo faceva spavento almeno quanto il proliferare nei supermercati delle vaschette in polistirolo.
Quelli che però più gli avevano messo paura, erano i primi. L’esercito di ragazzini che, isolati nelle loro camerette, potevano starsene a giocare, allo stesso videogioco, per tredici ore di fila. Aggrappati alla tastiera o a un joystick, con le cuffiette che ripetevano incessanti lo stesso ipnotico gingle digitale. Leggere di questa congrega gli aveva messo addosso un’ansia specifica perché, per quanto incomprensibili e spaventosi fossero tutti gli altri, era evidente che continuavano a relazionarsi con il mondo reale, in maniera distorta, psicotica ma comunque pur sempre comprensibile. Gli estremisti della console invece, erano assolutamente fuori da ogni relazione, persino con se stessi. Erano riusciti laddove non avevano potuto gli asceti più rigorosi e intransigenti. La scissione tra corpo e anima era compiuta in loro.
Il mondo si stava dunque popolando di alieni. Di ospiti che lasciavano i propri effetti personali sul letto e vagavano con lo spirito in un altro spazio e in un altro tempo. Cosa fare per loro o contro ciò che erano diventati? C’era spazio per il messaggio cristiano nella loro esistenza? Avevano voglia di partecipare al grande progetto di salvezza immaginato dal Cristo redentore o gli bastava essere salvi a modo loro, distanti da tutto ciò che erano stati gli uomini fino ad adesso?
Pensò più volte, durante la lettura, di approfondire l’argomento. L’idea di ricorrere ad internet la scartò subito però. Gli sembrò che il demonio gli stesse suggerendo di divenire complice delle sue trame. Indagare su internet attraverso internet è un po’ come uccidere, per vendicare un omicidio. Ma allora internet, di cui pure si serviva tanto spesso con fiducia e regolarità, era il bene o il male? Padre Robin preso nella morsa in cui erano stretti genitori, educatori, istituzioni. Nel ragionare sulla questione aveva individuato però una via d’uscita. Come ben evidenziato anche dall’accurato articolista, si trattava come sempre, di educare criticamente all’uso di ogni strumento. Il demonio cambia le forme della seduzione non la sostanza. Era insomma sempre una questione di formazione delle coscienze. Vita reale e vita virtuale offrivano in fondo le stesse opportunità e insidie. Dotarsi degli strumenti necessari all’orientamento, aprirsi alla comprensione e alla tolleranza, era dunque anche stavolta l’unica soluzione praticabile.

Troverai qui tutte le novità su questo libro

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Francesco Aliperti Bigliardo
Scelgo la scrittura perché assolutamente incapace di suonare uno strumento, dipingere, scolpire. Gli effetti di questa presa di posizione contro la comunità civile, sono oggi sotto gli occhi di tutti. Ho già conosciuto il piacere di veder pubblicate alcune mie composizioni, ma a riguardo non mi attribuisco alcun merito. Fornisco anzi di seguito l’elenco di alcune di esse per evitare che qualcuno vi possa fortuitamente inciampare e, più in generale, per via di quel vago senso di responsabilità che da ultimo sta condizionando il mio stare su questa Terra.
“L’annegato”, anno 2007, editore Terra in vista, poi pubblicato anche da Edizione Corsare con l’illustrazione di Sarolta Szulyovzsky nella raccolta “Assurdotempo e l’esatta logica”.
“La grande combustione” anno 2008, Edizioni Mayhem.
“Il quinto giorno” vincitore del premio marilianum, 2011.
“La fabbrica ed il contadino” anno 2012, Caracò editore.
Francesco Aliperti Bigliardo on Facebook
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