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Disastrostorie di donne sfigate

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Luna, mamma single alle prese con un’amica combinaguai e un nuovo amore all’orizzonte; Vittoria, che non smette mai di ironizzare, neanche quando è accusata dell’omicidio del marito; Camilla, costretta a lavorare in una libreria di catena, fredda e impersonale, ma con il sogno di aprirne una sua… Sono solo alcune delle protagoniste dei cinque racconti di Linda D. Cinque donne che devono affrontare una quotidianità troppo stretta, tutte accomunate dal desiderio di dare una svolta alla propria vita. Cinque personaggi in cui molte lettrici si  riconosceranno.

LUNA È CALATA

«Ma che dici, se lo prendo al limone o alle fragole il tiramisù è meno calorico?»

«Dico che se stai a dieta o attenta, come dici tu, il tiramisù non dovresti proprio prendertelo!» le rispose Krizia sorridendo sotto i baffi. Era una grandissima amica di Luna da poco meno di dieci anni, sin da quando si erano conosciute al parco dove portavano i loro mocciosi. In realtà, superati i trenta e con la quotidianità tipica della “madre di famiglia”, i figli erano un grande mezzo, anzi quasi l’unico, per fare nuove amicizie.

«Lo so anch’io, questo, ma sono depressa, deve venirmi il ciclo, non fumo, bevo solo fuori casa e in compagnia (cioè molto raramente) e non esco con nessuno… almeno lasciami mangiare qualche dolce, una volta ogni tanto!»

«Per me puoi mangiarti tutto il frigo dei dolci, poi però non lamentarti che sei grassa e non dirmi che ti vergogni a metterti in costume, quando ti chiedo di andare in piscina.»

«Uff, che palle che sei… tanto mangio o non mangio ingrasso lo stesso, per perdere un etto ci metto tre settimane e per riprendere un chilo due minuti. Luca, un tiramisù al cioccolato, per favore, con un megacappuccino al ginseng! E per Miss Italia qui il solito caffè con dolcificante deprimente, grazie!»

«Ecco, appunto» la rimproverò Krizia mentre le scappava da ridere.

«Senti, Kappa: una che si chiama come una stilista anni Ottanta, e come uno dei miei profumi preferiti dell’epoca, dovrebbe solo stare zitta, anzi starsi zitta, come diciamo a Roma!»

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Luca le guardava sorridendo. I loro siparietti quasi quotidiani erano ormai una piacevole abitudine per lui; quello della presa in giro sul nome era abbastanza frequente, ma per lui era una novità.

«Ha parlato il satellite! Ma chi erano i tuoi genitori, due astronomi?! Fortuna che di cognome non fai Eventi, se no segneresti l’una e venti! Senti un po’, ma da quanto tempo è che non ti pesi?»

«Uff,» sbuffò Luna «lo sai che non mi peso mai per partito preso, ho litigato con la bilancia!»

«Buona, la scusa… se non ti pesi come fai a capire se dimagrisci oppure ingrassi? E poi non sei nemmeno motivata a fare qualche sacrificio, se non vedi che cali.»

«Tanto non calo, fidati, la motivazione l’ho persa da tempo» disse rassegnata Luna, affondando con gusto nella sua seconda colazione della giornata.

«E meno male, poi,» infierì Krizia «che i dolci ti vanno di più la sera! Sono le nove del mattino, non oso pensare a cosa mangerai stasera che c’è pure Chi l’ha visto?… il barattolo di Nutella da 630 a cucchiaiate?!»

Sì, perché i programmi sulle tragedie distraevano Luna, piena di problemi, le facevano pensare che alla fine c’è sempre di peggio. Viveva di Quarto grado, Segreti e delitti, la cronaca de La vita in diretta, i film horror… «Ognuno ha i suoi gusti!» rispondeva a chi la criticava.

Krizia invece amava i film d’amore adolescenziali, le classiche favole rosa col principe azzurro. Aveva un marito e una figlia di tredici anni, Anastasia, che ovviamente detestava il suo nome, dato che negli anni bui dell’adolescenza si odia tutto e tutti. Proprio non poteva soffrirlo, quel nome da principessa, troppo lungo, troppo pomposo; alla fine per tutti era Ana, come la protagonista delle Cinquanta sfumature, con grande disappunto di Krizia: sua figlia avrebbe dovuto essere la principessa delle favole e invece era diventata una remissiva amante del sadomaso. In compenso Ana era un po’ sollevata dall’avere il nome di un personaggio moderno e di successo.

«Allora, il tuo Raoul Bova della Garbanza che fine ha fatto? È ancora vivo?» chiese Luna.

Krizia era alla continua ricerca di passione, romanticismo, emozioni, farfalle nello stomaco che ovviamente, dopo diciassette anni di matrimonio, erano tutte stecchite, anche se lei questo non lo capiva, o almeno non lo accettava; voleva credere che se avesse cambiato vita, con un nuovo compagno al posto di Alberto, noioso impiegato in giacca e cravatta il cui massimo svago era guardare la Roma in TV la domenica, quelle emozioni sarebbero state più durature o almeno sarebbe andata anche solo un po’ meglio, con interessi in comune, amici, uscite serali, gite la domenica e cose del genere. Alessio, il Raoul Bova della Garbatella, era per Krizia solo l’ultimo tentativo in ordine cronologico di evadere e di vivere la sua commedia romantica; tutti gli altri erano falliti miseramente, anche perché a quarantaquattro anni, con un marito e una figlia adolescente a carico, era ancora più difficile trovare un uomo in cerca di una storia seria, per non parlare di una convivenza, cosa piuttosto difficile persino per una ventenne col fisico di Kim Kardashian (senza il suo patrimonio, ovviamente; con quello sarebbe stato già più probabile).

«Alessio sta passando un periodo complicato con la moglie e non riusciamo a vederci molto spesso» rispose Krizia pensierosa.

«Perché tu invece, sempre disponibile per lui, stai passando un periodo facile col ragioniere?» infierì Luna.

«In realtà Alberto è geometra, come ti ho già detto non so quante volte, e in fondo non posso dire che il nostro rapporto sia così tanto in crisi.»

«Forse perché il ragioniere vede bene i suoi numeretti e progetti, ma ha le fette di prosciutto sugli occhi e non capisce quanto tu ti sia stancata del solito piattume?»

«Ti ho detto che è geometra!»

«Signore, posso portare via qui?» si intromise Luca «Vi porto magari una bella camomilla?»

«Fai poco lo spiritoso, Luca, che ne sai tu di quanto sia difficile oggi il matrimonio?»

«Tu invece che ne sai, Luna, che non ti sei nemmeno sposata e vivi beatamente sola con un figlio?» chiese ironica Krizia.

«Sei brava a parlare, tu, intanto Alberto ti porta a casa un bello stipendio, ti fa vivere più che bene, chiama e paga i tecnici quando ti si rompe qualcosa ed è lì per te quando ne hai bisogno. E poi non mi sarò sposata, grazie al cielo, ma ho vissuto con il mostro, padre del piccolo mostro, per dieci anni! Direi che è sufficiente per stancarsi.»

«Che poi è esattamente il massimo del tempo per cui tolleri qualcuno dentro casa tua, giusto, Luna?» concluse Krizia.

Luca, che stava preparando un caffè a un cliente, sorrise fingendo di non ascoltare.

«Da quant’è che non uscite la sera, tu e il ragioniere?»

«Ti ho detto che è… uff… be’, è sempre stanco; c’è spesso qualche partita che gli interessa in TV, deve sistemare qualche pratica di lavoro la sera e la domenica…»

«Mamma mia, che noia… tutta vita, proprio.»

«Esci tu con me, allora!» la provocò Krizia.

«Magari! È una vita che non usciamo e che non esco in generale, ma chi me lo tiene il mostro? E poi lo sai che sono sempre al verde.»

«Dai, lo sai che non è un problema… offro io. Potremmo provare a lasciarlo con Anastasia, ormai sono grandicelli, no?»

«Ma certo, come no! Grandi abbastanza da impegnarsi a diventare lui un famoso spacciatore e lei un’ottima terrorista!»

«Esagerata…»

«Hai ragione,» precisò Luna «allora muoveranno insieme i primi passi: Ana sarà una comune criminale e Martin solo un tossico, più in là ci saranno gli step successivi per fare carriera! Dai, andiamo, ché devo accompagnare la vecchia a fare la colonscopia, devo fare la spesa e poi mi esce il mostro da scuola.»

«Ciao Luca, buona giornata» disse Krizia.

«Ciao ragazze, fate le brave!» rispose Luca sorridente, mentre un cliente reclamava attenzione con lo sguardo per la sua giocata al superenalotto.

«Ciao Lu’, a domani!» urlò Luna «Non fare niente che io non farei!»

«Allora che glielo dici a fa’, può fare praticamente tutto!» la prese in giro Krizia.

«Dai, ci whatsappiamo stasera!» urlarono quasi in coro come d’abitudine. Si scambiarono baci e abbracci come facevano sempre, anche se si vedevano ogni giorno, e Luna scappò via verso la sua noiosissima giornata, allo stesso tempo stressante e deprimente.

Luna non aveva un lavoro decente; saltuariamente faceva le pulizie per sostituire le colf “titolari” quando partivano per la Romania e aiutava le persone anziane nelle commissioni e cose del genere. Il guadagno era ridicolo, ma per lei sarebbe stato molto difficile trovare un’alternativa migliore, vista l’età quasi prossima agli “anta” e la scarsa esperienza. Anche la presenza non era più quella di un tempo: gli anni e i problemi l’avevano appesantita, le rughe avevano fatto la loro comparsa, i capelli erano sfibrati e cadevano in gran quantità, i primi doloretti facevano spesso capolino. Oltre al fatto che un figlio in età scolare a casa, quando stava male o quando chiudeva la scuola (per troppi giorni, in Italia) era tutt’altro che un punto a favore. Almeno Krizia e altre sue amiche potevano definirsi tranquillamente casalinghe, lei invece nei documenti e nei moduli scriveva sempre “disoccupata”, perché era assurdo pensare che una mamma single con problemi economici facesse la casalinga.

Quando più tardi – dopo le code, la sudata, la spesa, la riscossione dei dieci euro guadagnati con la vecchia e la corsa per il ritardo – arrivò a scuola, la maestra l’aggredì: «Signora, suo figlio ha dato schiaffi a un compagno anche oggi, io non so più come dirle che dovrebbe rivolgersi a un esperto per gestire questa aggressività!»

Luna guardò suo figlio, che guardava entrambe con un misto di pentimento e sfrontatezza. Proprio in quel momento passò accanto a loro la mamma di un compagno di classe di suo figlio, l’odiosa Beatrice: bella, ricca, perfetta; una mamma da Mulino Bianco, ma anche da red carpet. Le guardò senza salutare, malcelando volutamente un ghigno malefico.

Strega… pensò Luna mentre la fulminava. Cercò poi di concentrarsi sulla maestra: «Allora, le ripeto anch’io che ce l’ho già portato; il cosiddetto esperto di zona della ASL gli ha fatto fare un disegnino, gli ha fatto quattro domande a cui Martin non ha risposto, dopodiché ha detto che a parlare con lui dovremmo andarci periodicamente il padre e io… io potrei anche andarci, con grande difficoltà, se guardarci in faccia una volta al mese dicendogli poco o niente potesse servire a qualcosa; il padre non ci viene neanche se lo paghiamo e non posso permettermi un esperto che sia degno di questa parola, quindi suggerirei di continuare insieme a tentare di educarlo.» Guardando minacciosa il figlio, aggiunse: «Altrimenti lo schiaffiamo in riformatorio o in un bel collegio svizzero, vero maestra?».

Martin non si scompose più di tanto, la maestra alzò gli occhi al cielo e disse, mentre si allontanava rassegnata: «Arrivederci, signora, a domani… mi raccomando, Martin».

Luna portò a casa il figlio e provò con l’ennesima inutile ramanzina; poi, dopo aver messo in tavola qualche panino, si addormentò esausta mentre lui guardava i cartoni animati. Il pomeriggio passò come sempre tra pulizie, panni e TV per lei, e TV, gioco, TV, Nintendo e di nuovo TV per Martin, che al massimo fingeva di impegnarsi su un quaderno, nemmeno quello della materia che avrebbe dovuto studiare per il giorno dopo. Cenarono con un piatto di pasta in bianco e poi si buttarono di nuovo davanti alla TV. Come ogni sera, Luna iniziò a scambiarsi messaggi su WhatsApp con Krizia: era uno dei momenti più piacevoli della giornata, come la loro colazione quasi quotidiana. Si lamentarono e sfogarono entrambe, come d’abitudine, poi successe qualcosa di assolutamente inaspettato.

Ciao! Come stai?

Era Luca. Luna restò sorpresa e scrisse subito a Krizia dell’accaduto, chiedendole come fosse possibile.

Sono anni che te lo dico, secondo me gli interessi, tu dici di no…

Ma dove ha preso il mio contatto, mi chiedo?!

Krizia rispose vagamente che una volta avevano lasciato al bar i loro numeri di telefono per eventuali possibilità di qualche lavoretto.

Ho capito, ma non mi aveva mai chiamato né scritto!

Be’, c’è sempre una prima volta, sii gentile!!

Non vorrei incoraggiarlo…

E perché, scusa? È carino, simpatico, un gran lavoratore…

Sì… però io ho un figlio, tanti debiti, problemi, rischio lo sfratto. Lui è bello, più giovane… ti pare che non abbia già qualcuna di meglio?

In realtà gira voce che sia single, viva da solo ed esca esclusivamente ogni tanto per primi appuntamenti che restano unici… poi fai tu…

Dal silenzio successivo nella chat, Krizia capì che la sua amica stava rispondendo all’uomo e fu felice per lei.

Ciao! Diciamo bene, grazie, e tu?

Lui disse che stava bene e sperava di non essere stato inopportuno, e lei gli rispose che non era un problema. Scambiandosi qualche messaggio capirono di avere molte cose in comune. Parlarono di cosa preferivano guardare in TV, cosa leggevano e cosa mangiavano di solito (e cosa invece avrebbero preferito mangiare!). Fu Luna a dargli la buonanotte, chiudendo cortesemente la conversazione. Era stata una novità inaspettata ma piacevole, e lo capì anche Krizia con il resoconto fattole poco dopo su WhatsApp. Le due si raccontavano sempre tutto nei minimi particolari, ogni giorno o quasi.

Il giorno dopo fecero finta di niente tutti e tre, scherzarono come al solito e le due amiche ebbero le solite conversazioni tranquille davanti al solito caffè per Krizia e al solito cappuccino al ginseng e cornetto al cioccolato bianco (il suo preferito) per Luna.

Trascorsero diversi mesi nella solita noiosa routine per entrambe. Da quando erano diventate mamme, gli anni avevano iniziato a volare veloci, sfuggendo dalle loro mani. Krizia vide e sentì pochissime volte Alessio, ma in compenso lei e Luna lo incontrarono un pomeriggio al centro commerciale, mano nella mano con una bella bionda, entrambi pieni di acquisti. La bella bionda era Elena, una grandissima amica di Beatrice la stronza; i quartieri delle grandi città possono essere quasi del tutto simili a quelli dei piccoli paesi… Alessio sbiancò e lasciò la mano della bella mogliettina, fingendo di cercare il telefono, lei non si accorse di nulla perché stava puntando una gioielleria e Krizia distolse lo sguardo, ma non fu capace di camminare con nonchalance e per poco non inciampò rovinosamente. Luna lo fulminò con lo sguardo e indugiò fino a quando Krizia non la trascinò via.

Non perché fosse sposato, per carità, la maggior parte degli uomini lo è dopo i quaranta, ma per le bugie. In fondo Krizia ammetteva che non avrebbe lasciato facilmente Alberto e la vita tranquilla che le garantiva: era fedele, serio, lavoratore, generoso ma previdente (anche se a volte le due lo prendevano in giro chiamandolo “tirchio”). Non sarebbe stato quindi necessario per Alessio fingersi in crisi, prossimo alla separazione; Krizia non aveva più vent’anni e la libertà di allora, non voleva più sentirsi dire “lascerò la famiglia per te”. Certo, magari l’avrebbe lusingata, ma nemmeno lei avrebbe lasciato la sua per lui, bello ma poco altro.

Si fiondarono in un bar tranquillo e Luna ordinò due Martini, ignorando le proteste di Krizia (erano le cinque di pomeriggio!). Fu Luna a spezzare il silenzio e cercare di ricacciare indietro le lacrime imminenti dell’amica.

«Direi che non sono proprio sull’orlo della separazione, a quanto pare.»

«Stai cercando di tirarmi su di morale?»

«Zitta e bevi, e mangiati questi favolosi antipasti. I discorsi stanno a zero: ti piace? Ci stai bene quelle due volte al mese in cui lo vedi? Ti riempiono di gioia i suoi rari messaggi? Bene, non ti giudico, per carità… però, se vuoi continuare, te lo fai andar bene così. Gli dici di raccontare meno balle e di impegnarsi di più come amante, tanto un marito ce l’hai già e lui ha una moglie, come abbiamo appena visto, quindi poche cagate e tanti fatti, okay? Niente più sospiri, tragedie, drammi, se no sconfiniamo nel ridicolo. Se proprio non potete farne a meno, almeno divertitevi, ridete, uscite, fate del buon sesso. Con leggerezza e basta.»

Krizia rideva e piangeva allo stesso tempo; abbracciò Luna e la ringraziò per la sua pazienza nel sopportare assieme a lei l’ennesima delusione. Un fracasso di cocci le riportò alla realtà: Martin, di cui si erano quasi dimenticate, aveva buttato giù, saltando e correndo, un vassoio con sopra una tazza colma di Baci per San Valentino, dono piuttosto simbolico. Scusandosi con la barista, lanciò al figlio un sacchetto di patatine per tenerlo a bada, minacciandolo che avrebbero fatto i conti a casa.

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Commenti

  1. Aurora Redville

    (proprietario verificato)

    L’inizio è molto promettente, adesso potrò gustarmelo tutto! Preso!

  2. (proprietario verificato)

    ciao Linda sono sicura che ce la puoi fare ormai manca veramente poco.Ancora in bocca al lupo.Angela

  3. (proprietario verificato)

    ciao tesoro, eccomi, che dirti, i complimenti sono banali e scontati, voglio farti pero’ un grosso in bocca al lupo per questo progetto, ho sempre creduto nelle tue capacita’…. non mi sbagliavo quando dicevo che scrivere era una tua dote. qualsiasi sara’il risultato, e’ gia’ una vittoria il fatto di aver realizzato un lavoro simile. non mollare, sono con te…ti abbraccio forte!

  4. (proprietario verificato)

    ecco, ho letto l’anteprima, cosa che non costa nulla e tutti dovrebbero fare (consiglio). Ora però sono rimasta incuriosita…lo hai fatto apposta di lasciare la suspence nell’aria…come va a finire la storia di questa “sfigatella”?
    Carino davvero il tuo filo conduttore realistico di come la vita tende a complicare sempre le aspettative rallentando e impicciando…molto concreto nella vita di tanti. Brava. Ti auguro un goal !

  5. (proprietario verificato)

    Brava Linda.Non sapevo di conoscere una scrittrice.Ho letto alcune pagine del tuo libro e mi hai decisamente incuriosita.Sono certa che raggiungerai il tuo traguardo.
    In bocca al lupo

  6. (proprietario verificato)

    Non è un libro per niente scontato o banale. Ultimamente dal panorama italiano ci si aspettano le solite storie d’amore, magari a volte anche smielate e soprattutto quando si parla di donne autrici. Questo invece è un libro che stravolge, pieno di storie appassionanti, che emoziona. All’inizio di una storia vieni preso talmente tanto che devi andare avanti per forza per sapere come va a finire e penso che questa sia una delle caratteristiche più importanti che un libro debba avere.
    Tanti tanti complimenti!!

  7. (proprietario verificato)

    In alternativa a un mio commento, in quanto coinvolto emotivamente da legami di parentela, vorrei riportare l’opinione del mio amico Toni Valli, temendo che il mio pensiero potrebbe forse, risultare “inquinato” 😉 Questo il parere di Toni su l’anteprima: “Ciao, ho letto con molta attenzione il racconto da te segnalatomi e devo dire che ne sono rimasto piacevolmente impressionato. Intrigante la storia e soprattutto la descrizione analitica della psicologia e dei comportamenti dei vari personaggi. Un plauso sincero all’autrice di questo splendido scritto. Un piccolissimo quasi infinitesimale appunto: magari in qua e in là si potrebbe apportare al racconto qualche leggero smusso per renderlo ancora più scorrevole. Un abbraccio a te e alla bravissima autrice… Ah, mi ero dimenticato anche di sottolineare come il delicato umorismo presente in queste righe renda la storia ancora più piacevole….” Roberto

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Linda D
Linda D. nasce nella città in cui scorre il Tevere. Lettrice appassionata del genere chick-lit, scrittrice per caso, adora i film horror, specialmente i classici degli anni '70-'80. Disastrostorie di donne sfigate è il suo romanzo di esordio.
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